Bamboccioni

tanguyNon siamo stati in molti a trovarci d’accordo con la dichiarazione di Tommaso Padoa Schioppa, qualche tempo fa. Fuori dal contesto in cui è stata pronunciata, intendo: non mi interessa fare politica in queste righe, la lascio volentieri ai restanti sessanta milioni di italiani, nei ritagli di tempo concessi dal mestiere di allenatori della nazionale di calcio. Siamo bamboccioni. Condivido in pieno l’analisi, anzi per me questa caratteristica squisitamente italiana (e anche spagnola, d’accordo, ma negli ultimi anni da loro le cose stanno cambiando: Londra e l’Irlanda sono piene di giovani iberici a far esperienza di inglese e di vita, per esempio) è una delle cause della profonda crisi in cui riversa il Bel e Mal Gestito Paese. I nostri nonni hanno superato la guerra e si sono goduti il boom economico degli anni ’50 e ’60 con relativa euforia, le lavatrici, i detersivi sbiancanti, i televisori ecc. Poi i nostri genitori hanno avuto una casa e un lavoro e si sono accomodati per bene tra pensioni precoci e generose, secondi lavori più o meno regolari e piccoli investimenti immobiliari. Oggi noi paghiamo il conto degli eccessi e i nostri figli saranno sul lastrico. Limpido come un bicchier d’acqua. Ma in ogni caso l’Italia è un paese fondato sulla famiglia: c’è crisi e si sta male, dicono, ma c’è sempre un appartamento pagato da mamma e papà, di bmw e audi non ne ho mai viste così tante in giro, le settimane all inclusive nei villaggi vacanza fioccano e i vestiti griffati sono sempre più comuni. Come è possibile? Si vive a casa da mamma e papà fino a 25, 30, 35, 40 anni con la scusa che non ci sono i soldi per un affitto -magari da condividere in tre, fattibile direi invece, e anche divertente- e poi si va a zonzo con vestiti impeccabili e occhiali da sole di marca, su macchine costose, verso villaggi turistici sulla costa? Non è un controsenso? Per di più malsano: chi non impara cosa vuol dire fare un bucato, pagare una bolletta, cucinarsi una cena con quello che c’è, pulire un cesso, tenderà a schiavizzare chi avrà accanto in futuro -se gli riuscirà- o andare in tilt alle prime vere difficoltà della vita. Se poi è un manager o un dirigente, non saprà prendere le decisioni giuste e contribuirà a rendere il mondo del lavoro, qui da noi, ancora più brutto e avvilente di quello che è. Un manager dovrebbe saper gestire, appunto. E la sua palestra dovrebbe essere la vita di ogni giorno. In altri paesi a vent’anni si parte, zaino in spalla e pochi soldi dentro una carta di credito, molti meno di quelli che papà ha speso per la nostra Twingo fiammante o per comprare un appartamento che in linea teorica non ci meritiamo (ancora). Si sbarca da qualche parte in Asia o in Sudamerica e ci si SBATTE per cavarsela in un contesto totalmente diverso da quello originario. Certo, non si fa vita da nababbi, niente camere a quattro stelle, corsi di sub ecc.. Si spende il mimino e, nel caso, ci si trova un piccolo impiego per prolungare la permanenza in giro. Volete provare a spiegarlo a vostra madre? Bamboccioni, sì. Immaturi dal look perfetto e dalla miccia corta. La nostra scusante storica è l’eterna figura accomodante della mamma italiana, famosa e famigerata, brava e buona, in fondo, ma indubbiamente troppo presente. Troppo ansiosa, troppo precisa. Troppo. Mi sta bene sorriderne al pensiero, e adoro anch’io mia madre, ma ogni tanto potrebbe anche andarsene un pò a quel paese. Un’altra diffusa presunta attenuante è quanto costa cara la vita, gli affitti, le bollette, il pane bla bla bla. Ma dipende dalle priorità: a 25 anni, volendo, con un lavoretto e condividendo uno spazio modesto con altri giovani, si può uscire di casa e cominciare a prendere la propria strada, finalmente, come fanno un pò ovunque nel mondo, anche nei paesi più poveri e disgraziati del nostro. Sono forse tutti dei pazzi? Chi lo ha fatto ne è testimone: funziona. Oggi con ogni probabilità è una persona più equilibrata di chi non ha mai mosso un dito e non sa nemmeno come farlo. Priorità: meglio farsi i fatti propri nel proprio buco di mondo, liberi, senza soldi e spettinati, oppure mettere le gambe sotto il tavolo appena alzati da letto e farsi servire e riverire? Farsi viziare, schiavizzando? I figli sono piezz ‘e core, si sa, ma anche loro (noi) potremmo andarcene affanculo prima o poi. Schiodarci e affrontare le cose a viso aperto, magari in disordine, magari senza sciarpina protettiva, con la t-shirt non stirata, magari facendo figuracce con le amiche della mamma incrociate al mercato. Ma almeno essere noi stessi, non dei principini del cazzo, che tra l’altro non possiamo permetterci di essere. Questione di priorità, di visione del mondo.

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3 thoughts on “Bamboccioni

  1. Standing ovation 🙂
    Per dieci anni ho avuto coinquiline di tutti i generi, a diciotto anni ho imparato a pagare bollette, cucinare e fare le pulizie, sostituire prese elettriche e altri lavoretti di casa.
    Non ho avuto problemi a fare la cameriera in pizzeria e nei pub.
    Oggi sto bene rispetto alla media nazionale, ma la gavetta mi è servita.

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  2. Pingback: I taliani « : kaizenology :

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