Ispirarsi alla storia 3

nevski3Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone… (Esodo 14,28)

Questo versetto dell’Antico Testamento chiude il famoso episodio in cui gli ebrei attraversarono il mare in fuga dai trecento carri da guerra egiziani che il Faraone Amenophis II (1450-1423 a. C.), pentito, aveva inviato al loro inseguimento. Il mare, dopo essersi aperto per miracolo e aver fatto passare Mosè e il suo popolo, si richiuse sui cavalieri egiziani annegandoli tutti. È uno di quei passi che io considero di forte impatto evocativo, quasi possedesse un potere narrativo che trascende e in qualche modo supera il carattere religioso proprio dei racconti biblici. In fondo la Bibbia intera, prima che un libro di religione, è un racconto d’avventura in cui le figure archetipiche quali il viaggio, il maestro, il discepolo e l’eroe, per citarne qualcuna, si riconoscono e addirittura sono le fondamenta del processo di creazione narrativa. In questo contesto, all’episodio delle acque che inghiottono un intero esercito per volere di Dio possiamo senz’altro attribuire il carattere di metafora; è la giustizia divina che si realizza attraverso la forza degli elementi e  discerne i buoni e i giusti da coloro che hanno peccato. È un passo biblico ripreso spesso, più o meno coscientemente e più o meno in modo esplicito, dalla letteratura antica e da quella moderna. Nell’Odissea, per esempio, il tema dell’immensa massa d’acqua (rappresentata dal mar Mediterraneo) che inghiotte e trascina giù nell’oblio è un archetipo narrativo che torna spesso. Anche nelle Avventure di Pinocchio di Collodi il mare dove il piccolo protagonista si perde e il ventre oscuro della balena pieno anch’esso d’acqua putrida (un mare nel mare), dove il povero burattino rincontra suo padre (o forse in questo caso sarebbe meglio dire il suo creatore) senza riconoscerlo, richiamano lo stesso archetipo. Che c’entra tutto questo con la storia è presto detto. Io credo che in molti episodi storici del passato questa stessa struttura archetipica sia stata ripresa non solo dai cronisti dell’epoca ma anche da storici e letterati successivi, tramutando un fatto realmente accaduto in un mito. Per problemi di tempo e di spazio (e anche di voglia forse) ne prenderò in esame soltanto due.

            Il primo, in ordine cronologico, ebbe luogo durante la battaglia del lago Peipus del 1242 (conosciuta anche come battaglia del Lago Ghiacciato) in cui l’esercito russo guidato da Aleksandr Nevskij sconfisse i cavalieri teutonici comandati dal vescovo Ermanno Von Buxhovden di Tartu. Fino a un po’ di tempo fa (non molto a dire il vero) era uso comune attribuire la vittoria dei russi di Novgorod alla rottura della superficie ghiacciata del lago che, cedendo sotto il peso delle armature dei cavalieri teutonici, li inghiottì uccidendoli tutti. Era talmente radicata questa convinzione che anche su wikipedia, fino a qualche mese fa, sotto la voce “Battaglia del lago ghiacciato” si trovava una descrizione dello scontro del tutto simile (Lo ammetto, sono stato io a correggere l’errore). In realtà sappiamo che la vittoria delle truppe di Nevskij si è concretizzata attraverso un movimento avvolgente delle ali dello schieramento russo (formato da reparti a cavallo delle guardie druzhina da un lato e degli arcieri alleati mongoli e turchi dall’altro) che ha  prima circondato la cavalleria teutonica, già fermata nella sua carica dalle lunghe lance della milizia cittadina di Novgorod, e poi l’ha costretta alla fuga sterminandone una buona parte. A questo bisogna aggiungere poi che gli ausiliari estoni dell’esercito di Buxhovden, vista la brutta aria che tirava, si erano dati alla fuga senza neanche combattere e poi oggi sappiamo che la sponda del lago ove si svolse lo scontro era quella russa dove le acque non superano i 30-50 centimetri. E allora come mai, ancora ai giorni nostri, si faceva risalire l’esito dello scontro a una sottile lastra di ghiaccio che spaccatasi sotto il peso delle armature aveva inghiottito un intero esercito? Come mai cronisti di storia, romanzieri vari e, valga per tutti un nome, addirittura un regista del calibro di Sergej M. Ejzenstejn, nel riproporre le gesta eroiche di Nevskji nel film omonimo a lui dedicato, l’episodio viene rappresentato ancora nello stesso modo? Le torbide acque che si aprono per un intervento supremo inghiottendo l’esercito nemico e regalando la vittoria ai poveri contadini russi dell’intrepido Aleksandr Nevskij? Senz’altro la carenza di fonti scritte certe sull’episodio ha giocato un ruolo importante. E senz’altro quella del regista sovietico è una pellicola propagandistica di stampo nazionalista-antinazista e quindi nell’enfatizzare e mitizzare alcune scene e caratteri della battaglia il regista trovò il suo tornaconto politico. Però non può bastare a spiegare perché un episodio storico come questo si sia tramutato in mito. E allora forse la mia interpretazione trova il suo motivo d’essere, forse proprio la condizione di figura archetipica che possiede la metafora delle acque che si aprono per un volere superiore e inghiottono l’esercito dei peccatori dà una chiave di lettura (è proprio il caso di dirlo) plausibile. È curioso notare come in questa specifica situazione i peccatori siano i crociati del vescovo di Tartu mentre coloro che vengono sostenuti dall’intervento divino siano gli avi dei futuri comunisti russi; siamo incappati in un duplice ossimoro storico, mi verrebbe da dire, ovvero i santi (crociati) peccatori opposti ai comunisti (atei) miracolati. 

              Il secondo episodio, invece, è più recente. Durante il rigido inverno del 1805 in Europa centrale e più precisamente nei pressi di una cittadina che al tempo aveva il nome di Austerlitz (ora si chiama Slavkov u Brna) e che si trova nell’odierna repubblica Ceca si sta svolgendo la battaglia dei Tre Imperatori (meglio conosciuta come Battaglia di Austerlitz). Napoleone Bonaparte, Imperatore di Francia, sta affrontando e sconfiggendo  il più numeroso esercito alleato austro-russo. Le armate alleate, ufficialmente guidate da Alessandro I, Zar di tutte le Russie (l’altro imperatore Francesco II d’Austria era presente come osservatore) sono ormai in rotta; l’esercito è stato respinto su tutto il fronte da nord a sud e in più ha perso, in uno scontro epico con la Guardia Imperiale Francese, quasi tutta la sua guardia imperiale e ora sia i russi che gli austriaci cercano un modo per ripiegare subendo il minor danno possibile. In particolare sul fronte meridionale del campo di battaglia i resti delle due colonne alleate guidate dal generale russo conte Buxhoewden (non è un errore di ortografia, si tratta di una quasi omonimia con il vescovo di Tartu prima citato) stanno cercando di ritirarsi verso est, lungo un sentiero che costeggia lo stagno ghiacciato di Satschan. Purtroppo per loro il paesino di Augezd, che è l’ultimo ostacolo alla ritirata delle due colonne del conte, è già occupato dalle truppe francesi (2° divisione di Vandamme) che con l’artiglieria iniziano a cannoneggiare le truppe alleate in fuga. Ai poveri soldati di Buxhoewden non resta che ripiegare verso sud in direzione dello stagno ghiacciato e provare ad attraversarlo. A questo punto, secondo il 30° Bollettino Napoleonico della Grande Armée  redatto il giorno seguente, “Il corpo d’armata nemico, circondato e scacciato da tutte le alture, si trovava in piano, e vicino a un lago. L’imperatore (Napoleone) accorse in quella direzione, con 20 pezzi di artiglieria. Il corpo fu scacciato posizione dopo posizione; avemmo allora il terribile spettacolo, di 20.000 uomini che si gettavano in acqua, lasciandosi affogare nel lago.” Eccoci di nuovo con l’esercito di nemici che sprofonda nelle gelide acque e scompare nei suoi torbidi flutti. In realtà in questo caso più o meno tutti sappiamo che le cose non andarono così. Furono pochissimi i soldati russi o austriaci che perirono annegando nello stagno di Satschan (che nei racconti mitizzanti la vittoria francese come per magia si tramuta in un lago). Tempo dopo, infatti, i maggiori quotidiani dell’epoca riportarono che nella primavera successiva alla battaglia lo stagno in questione era stato prosciugato e si erano trovati i resti di una trentina di cannoni, un centinaio di cavalli e ben tre (!) cadaveri di soldati russi. Per molti anni a venire però, anche in resoconti ufficiali, il mito dell’esercito scomparso nelle fredde acque venne sostenuto con forza. Louis Lejeune, per esempio, ufficiale dello stato maggiore francese e abile disegnatore di battaglie e uniformi (le sue opere si trovano ancora in vendita in internet), raccontando dell’evento riportò che “6.000 soldati nemici che si trovavano sul lago ghiacciato, nel breve spazio di di un paio di minuti sparirono sotto il ghiaccio spezzato con tutte le loro armi e i bagagli, senza che ne scampasse uno solo.” Sostenne inoltre che “Dopo pochi istanti il ghiaccio si richiuse su di loro, presentando nuovamente la sua superficie luccicante.” In questo caso è evidente il riferimento all’episodio biblico, il Lejeune usa quasi le stesse parole, “il ghiaccio si richiuse su di loro”, a testimonianza che la narrazione di accadimenti storici di grande importanza evoca in chi si trova a viverli e a scriverne, figure archetipiche ben radicate. Non si può sapere se l’ufficiale francese in questione leggesse la bibbia, ora è troppo tardi per chiederglielo. Sappiamo però che molti graduati dell’esercito di Napoleone erano soliti portare con loro una copia della Sacra Bibbia; in questi casi, però, due più due non può dare quattro: aborro un risultato algebrico per gli addendi della narrativa.

 

FONTI:

LA SACRA BIBBIA – CEI editore

METAFORA E MENZOGNA – H. Weinrich – Il Mulino edizioni

IL SENTIERO NEL LABIRINTO – M.T. Moscato – Editrice La Scuola

IL VIAGGIO COME METAFORA PEDAGOGICA – M.T. Moscato – Editrice La Scuola

LAGO PEIPUS 1242 – collana eserciti e battaglie n°94 – Osprey/Del Prado editore

I CAVALIERI TEUTONICI – W. Urban – Editrice Goriziana

LA BATTAGLIA DI AUSTERLITZ – L.A.A. de Langeron – Sellerio Editore

RIVIVERE LA BATTAGLIA DI AUSTERLITZ – Philip Haythornthwaite – Edizioni del Prado (2005)

LA BATTAGLIA DI AUSTERLITZ – K. Von Stutterheim – Compagnia dei Librai

NAPOLEONE – G. Gerosa – De Agostini

ARMI UOMINI ESERCITI – Autori vari – Salani editore

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