Cepu land

cepu_1Sono appeso a una delle maniglie di cuoio pendenti dell’autobus 63, accanto a me Joop, ennesimo parente olandese in visita. Fuori bel tempo, cielo limpido e una luce accattivante di fine pomeriggio. Milano non è neanche troppo male, a parte l’indecenza del traffico. Nei pressi di Largo Cairoli, immensi cartelloni pubblicitari a coprire i lavori in corso di un edificio dietrostante (Gilberto Kassab a Sao Paulo inorridirebbe… e anche io). ‘Cepu’. L’olandese fiutando lo scoop mi chiede di cosa si tratta, e io -che sapevo, oh! se sapevo… quel maledetto Murphy- tergiverso, poi temporeggio, infine cambio discorso. ‘Bello il Castello Sforzesco a quest’ora, vero? Pensa che soltanto…”
Vengo interrotto. ‘Sì, ma di cosa tratta quella pubblicità?’ C’è Carolina Kostner sui pattini in corpetto rosso fuoco, accanto alla scritta a caratteri cubitali. Capisco attragga l’attenzione.
‘Quella? Ehm, è una società di… recupero scolastico, o roba simile.’ Mi rigiro verso il Castello. Mi vergogno. Già adesso.
‘Recupero scolastico? In che senso?’
Fanculo, fiammingo. ‘Nel senso di iscrizione al Cepu per recuperare anni scolastici lasciati indietro.’
‘Non capisco. Non c’è istruzione pubblica qui da voi?’
‘Certo, ma questa è una società privata con dei tutor personali che ti permette di comprimere più anni scolastici insieme ed essere ammesso poi agli esami statali di conclusione del corso.’
L’olandese ride. Io odio l’Italia. Vorrei ridere con lui, perchè tutto questo FA RIDERE, ma per il momento sono troppo impegnato a essere incazzato. È nauseante dover difendere l’indifendibile, solo per questioni di passaporto. Ci provo.
‘Credo che serva soprattutto a chi magari lavora e vuole raggiungere un titolo di studio comunque.’
‘Non avete i corsi serali?’
‘Sì, li abbiamo ma hanno la stessa durata del corso normale. Cinque anni per il diploma superiore ecc.’
‘E…-si gira verso il manifesto, ormai in lontananza- Sepu invece, no?’
‘Non lo so, ma immagino siano corsi molto più brevi e costosi, quelli di Cepu.’
‘Ma come si fa a comprimere un programma scolastico? Dove si taglia?”
‘Joop, non sono un tutor, e nemmeno un iscritto.’
‘A me sembra ridicolo. Che senso ha dire: ragazzi, studiate cinque anni per diventare questo. Ma se avete soldi, fatevi iscrivere a… Sepu, lì, e studiate meno, studiate in modo più compresso. Tanto poi il diploma lo ottenete lo stesso. Come si può permetterlo, a livello legislativo?’
Ora sono io a ridere. ‘Pardon? Siamo in Italia, Joop, si permette tutto a tutti qui. Ma dici che siamo gli unici ad avere roba simile? No, dai…’
‘Mai sentito da nessun’altra parte. Di sicuro esistono corsi di recupero, ma non così popolari da permettersi pubblicità simili.”
Guardo fuori dal finestrino e impreco dentro di me. Paese di merda.
Joop infierisce, non contento. Non lo sarei neanch’io. ‘E la preparazione di questi studenti compressi?’
‘Scarsa, immagino.’ Ormai sono senza inibizioni, conviene farsi vedere brillanti, quasi fossi l’unico italiano intelligente. ‘Se non inesistente. Ma tanto, cosa vuoi? Alcuni prenderanno posti da quadro o da dirigente, grazie a quei diplomi comprati, e ovviamente non sapranno fare il loro lavoro. Moltiplica il tutto per l’intera nazione e ottieni l’Italia, oggi. Un tessuto sociale molto valido ma competenza e professionalità a livelli microscopici. E ciò che va peggio da noi è proprio la classe dirigente. Sanguisughe da 5.000 euro al mese che non fanno e non sanno fare niente, hanno solo un titolo. E quelli sotto nella scala gerarchica che possono fare? Lavorano male, a un certo punto se ne fregano, e si prendono i vaffanculo degli interlocutori spazientiti diretti in faccia. Funziona così.’
Joop mi guarda con gli occhi sgranati.
Ora il colpo di grazia. ‘Ma sai cosa fa più schifo di tutto, in questa storia?’
Joop credeva di aver già toccato il fondo. ‘Cosa?’
‘La ragazza che volteggia sui pattini nella pubblicità è una famosa sportiva italiana. Un’immagine popolare e vincente -anche se mi sa che ha vinto ben poco… non me ne intendo. Prima di lei il testimonial era Vieri, un calciatore, che adesso dirige uno degli organismi di ricerca e sviluppo del MIT di Boston.’
Joop mi guarda e non sa se ridere. Poi scoppio io, e mi segue a ruota. Mezzo autobus si gira a guardarci, io piccolino e scuro, lui gigantesco e biondo.
‘Questi prendono l’istruzione e la sbattono nella monnezza, poi prendono un paio di famosi e li riempiono di soldi e con questo creano un business da non so quanti milioni di euro l’anno. Ma tanti. E lo fanno alla luce del sole, davanti a tutti, vantandosene, e appiccicando pubblicità trendy in tutto il paese.’
‘Nessuno dice niente…’
‘Nessuno dice niente.’
Uno strattone. Le porte automatiche si aprono, veniamo risucchiati dalla gente che scende. Joop mi guarda quasi con compassione. Faccio per comprare i biglietti della metropolitana per tutti e due. Si avvicina e mi mette la mano sul portafoglio, appena estratto dai jeans. ‘Lascia stare, pago io.’
Detto da un olandese non è poco.

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One thought on “Cepu land

  1. Concordo a pieno con la tua analisi,
    non riesco a capire con che faccia uno Stato possa mantenere legale un esercizio come CEPU. Non riesco proprio a rilevare un motivo valido, se non quello di rendere più ignorante il popolo per controllarlo meglio.

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