Ispirarsi alla storia 2

berserk

CHI ERANO I BERSERKIR ?

Se dico Berserkr cosa viene in mente a un giovane d’oggi che si interessa d’arte? Un sacco di cose, immagino. Il fumetto manga di Miura, per esempio, oppure il ciclo di romanzi fantascientifici di Saberhagen. O ancora il mitico videogioco degli anni ’80, il gruppo EBM degli APOPTYGMA BERZERK e quello metal dei BERSERK. Sono tantissimi e tutti diversi i riferimenti che il termine Berserkr (al plurale Berserkir) richiama alla mente. Facciamo un po’ di ordine allora, cominciando col vedere l’origine di questo termine. Secondo il dizionario etimologico Cleasby-Vigfusson deriverebbe da “berr”, orso (dal tedesco baer) e serkr, maglia (dallo scozzese sark cioè shirt), “cappotto d’orso” quindi. Sembra invece non trovare riscontro l’interpretazione etimologica del termine che vorrebbe la prima parte “berr” tradotta con “bare” (“nudo” in inglese) ottenendo quindi una traduzione che suona più o meno “a torso nudo”. Chi erano dunque i Berserkir? Principalmente erano guerrieri vichinghi che attraverso un giuramento al dio Odino (massima entità degli dei vichinghi e nordici in genere) entravano in possesso, secondo la mitologia, di poteri soprannaturali che li rendevano insensibili alle ferite a al fuoco. Venivano  assoldati dai re nordici danesi e norvegesi come truppe d’elite e durante le battaglie combattevano nella prima fila dello schieramento, completamente nudi e coperti solo da pelli d’orso o di lupo (in questo caso il nome si tramutava in ulfhednar -“mantello di lupo”). Si narra anche che, prima di ogni scontro per effetto del giuramento a Odino, entrassero in uno stato di agitazione fisica e psichica conosciuto col termine di berserksgangr. Questo stato viene così descritto: il soggetto comincia a tremare, battere i denti ed è pervaso da una sensazione di freddo nel corpo. La faccia si gonfia e cambia colore. Segue una grande rabbia, l’ululare e una forte propensione alla rissa. Quando la rabbia svanisce, il berserkr è completamente stremato, condizione che perdura anche per diversi giorni. Non sono poche le saghe che descrivono questi guerrieri negli avamposti dell’esercito schierato a battaglia, mentre ululano, sbattono la spada sugli elmi, mordono i loro scudi e infine si avventano sul nemico come animali assetati di sangue. Pare che l’unico modo per fermarli fosse asportare loro il cuore oppure la testa, in quanto erano completamente insensibili al dolore e in preda a un raptus che spesso li costringeva ad attaccare non solo gli avversari ma anche gli alleati. In alcune saghe, per esempio, si narra che dei berserkir, una volta terminata lo scontro col nemico, per esaurire la propria furia omicida avessero attaccato e saccheggiato dei villaggi amici, violentandone le donne. Nella leggenda di Hrolf Kraki, invece, il campione berserk di quest’ultimo, Bothvar Bjarki (personaggio che è stato fonte di ispirazione anche per il buon vecchio Tolkien) stando a quel che si dice, combatteva con le sembianze di un grosso orso. Anche nella Saga di Volsunga il guerriero Sigmund e suo figlio Sinfjotli indossavano pelli di lupo, usavano il linguaggio dei lupi e ululavano quando attaccavano. Tornando ai riferimenti prettamente storici pare che Erik il Rosso, colui che scoprì l’America quasi 500 anni prima di Colombo, fosse un berserk e Harald Bellachioma (Harald I di Norvegia) era fra quei re prima menzionati che usava questi potenti guerrieri come truppe d’elite. In generale quasi tutti i re pagani del nord utilizzavano queste soldati come guardie del corpo: una squadra di dodici uomini è la formazione più comunemente riportata nelle fonti. Anche durante le battaglie navali, che fra i popoli del nord erano frequenti, i feroci guerrieri consacrati a Odino avevano un posto in prima fila. Combattevano infatti sul castello di prua della nave del re; lo spazio tra la poppa e la mezzeria era chiamato rausn, o difesa avanzata, e questo era il posto destinato ai berserkir. Ma la loro fortuna nelle fredde lande del nord era purtroppo destinata a finire con l’avvento del cristianesimo. Intorno all’anno mille in Islanda (il primo vescovo islandese viene consacrato tale nel 1056) la furia dei berserkir fu in pratica dichiarata fuori legge e i ferini combattenti furono considerati come una sorta di demoni satanici; le saghe del periodo li rappresentano come buffoni pazzi adatti soltanto a essere fatti a pezzi da un vero eroe. Anche nella penisola scandinava Erik Jarl di Norvegia nel 1015 lì bandì dal regno seguendo la legge cristiana. In pratica nel 1100 i berserkir organizzati erano spariti. Spariti per entrare nella leggenda.

NUOVE TEORIE SUI BERSERKIR

In tempi recenti il tema è tornato d’attualità. Soprattutto l’analisi e lo studio sulla condizione di berserksgangr ha portato alcuni studiosi ad avanzare delle teorie suggestive. Secondo il professore statunitense Jesse L.Byock, questa rabbia potrebbe essere stata causata dal morbo di Paget, che comporta l’ingrossamento delle ossa del cranio e come prova a sostegno cita le teste grosse e sgradevoli di Egill Skallagrimssonar nella saga di Egil. Altri associano la condizione di rabbia e tremore incontrollato all’epilessia e all’isteria. In particolare la tesi sull’epilessia risulta interessante se pensiamo che l’essere Berserk era una condizione ereditaria come quella di epilettico. C’è infine chi crede che le società dei feroci guerrieri nordici facesse uso di infusi a base di amanita muscaria, un fungo allucinogeno, i cui effetti sono molto simili a quelli provocati dal berserksgangr. Ragionando sul fenomeno anche al sottoscritto è venuto l’ardore di azzardare qualche teoria che non ha a che fare né con la scienza, né con la storia, ma più che altro con le credenze mitologiche che in passato, ma anche ai nostri giorni, si sono tramandate di generazione in generazione nelle culture occidentali ma non solo. Penso alla figura mitica dei lupo mannaro o del vampiro, per esempio. Il fatto che per uccidere questi guerrieri bisognasse staccar loro la testa o il cuore, che si vestissero da lupi e che parlassero come loro e soprattutto che a volte rivolgessero la loro rabbia anche contro amici e alleati, in pratica contro chiunque gli si parasse davanti non può non farmi tornare alla mente i licantropi e i figli del buio assetati di sangue umano che hanno regalato tante notti insonni alle nostre generazioni. Che tutto sia nato in una fredda landa del nord una notte di 1300 anni fa? La cosa non mi stupirebbe. D’altronde i miti e gli archetipi nascono e si trasformano nel tempo e nello spazio da sempre: il mito del guerriero invincibile che sfida e sconfigge l’uomo-bestia inferocito e cattivo,  il brutto e deforme incompreso che si rifugia nella solitudine e anche il numero di dodici (penso agli apostoli) soldati alla corte del re, devoti e instancabili servitori (anche se poi nel caso degli apostoli ce n’è uno che tradisce). Figure e numeri che tornano dal profondo della storia, per rivelarsi sotto nuove forme e nuove pelli. Quelle di lupo e di orso dei berserkir.  

 

Fonti:

– wikipedia on web: http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale

Johannes Bronsdsted: I VICHINGHI – Einaudi Tascabili

Rudolf Portner : L’EPOPEA DEI VICHINGHI – Garzanti Editore

ARCHEO Attualità del Passato n°2 Febbraio 2009 – Mensile De Agostini

I. Heath e A. McBride: THE VIKINGS – Osprey Publishing

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