Consapevolezza e polveri sottili

windmillPrendevo per il culo i miei soci bolognesi: va che è meglio vivere dove sai meglio identificare chi sta dall’altra parte, dove la linea di demarcazione è netta e ben visibile. Quello che amo e quello che rifiuto. Di lì i SUV del cazzo e le abbronzature ridicole, gli aperitivi splendidi, la gazzetta dello sport stile tabloid e gli ospiti dei talk show quali modelli di vita. Di qui i mezzi pubblici, l’Internazionale, gli asian market sotto casa e i succhi di frutta (d’accordo, nel weekend dopati di vodka). Di lì corso Como, le colonne di San Lorenzo e gli show à la page del Teatro del Ventaglio, di qui Macello Magnolia, Cox 18 e Atomic Bar.

Così succede a Milano, è tutto comodo, distinto. Non ti puoi aspettare empatia e fratellanza se non la vai a cercare come si deve, amico. Come diceva la migliore band dal vivo di tutti i tempi: know your enemy. A Bologna invece no, tutti con i piercing, tutti contro, tutti freak. Alla fine non si capisce più contro cosa, e freak in che senso.
Meglio Milano, dicevo loro. Anche se Dio mi fulmini se non mi definisco sestese. Chi ha conosciuto un sestese sa cosa intendo. Meglio Milano, e mi dava fastidio dirlo, un pò come quando siamo in vacanza in Asia a vent’anni e a cena con una tavolata di gente di tutto il mondo ci ritroviamo a difendere stronzate italiane. Quelle su cui sputiamo la maggior parte del tempo, a casa. Meglio Milano, ma non consideravo le polveri sottili. Una volta dal balcone di casa dei miei avevo una pittoresca panoramica sugli stabilimenti Falck in incessante produzione. Sirena di cambio turno, clangore e ottusi rumori metallici, palettate di smog. Ma quello ruspante di una volta: nebbia fitta, batuffoli di schifezza solida, grigia e ben visibile. A Milano la nebbia si tagliava ancora con il coltello. Poi è sparita. Oggi ci sono i motori di nuova generazione e le polveri sottili, che ti penetrano fin dentro i polmoni, fino alle ossa. L’aria puzza, la bocca è amara, tosse, indisposizione, fastidio. Questo è quello che offro alle mie figlie oggi, a Milano. Consapevolezza e merda da respirare. Alcune cose vanno, certo, meglio che altrove. Se nascerà mai un’Italia multirazziale sarà stata fondata qui, se il piglio critico dei milanesi sfocierà anche in AZIONE oltre che nello sdegno, se il loro senso civico supererà per importanza la fretta, se i professionisti e i benestanti sfrutteranno un po’ meno la città per far soldi dal lunedì al giovedì per poi sgasarle in faccia nel weekend, in fuga verso il lago o il mare o i monti. Allora forse avrò ragione.
Ma per ora è solo consapevolezza e polveri sottili. Un binomio insopportabile, sarebbe meglio non sapere. E tutto peggiora. Mentre nel mondo si studiano rimedi, si bloccano i centri delle città al traffico, si potenziano i mezzi pubblici, si costringono i ricchi ad andare a prendere le mozzarelle di bufala fresche della Campania nel negozietto apposta (se mai possa accadere ad Amburgo o in Normandia) senza permettergli di farsele portare sotto casa da camioncini inquinanti da far schifo parcheggiati in quarta fila, accanto alle audi e bmw delle mamme isteriche che vengono a prendere bambini dai caschetti biondi e dalle facce da schiaffi. Futuri strafottenti da polveri sottili. Qui peggiora, e peggiorerà ancora di più con l’Expo. Perchè tanto i visitatori del mondo ci staranno pochi giorni, a Milano. Diranno ‘Wonderful’ guardando il duomo con il fazzoletto davanti alla bocca, prenderanno un panzerotto da Luini e poi se ne andranno. E qui la merda si respirerà ancora, e sempre di più. Ma io sarò già in Olanda con le mie bimbe, a quel punto. Perchè bisogna sapere gettare la spugna quando la ferita sanguina troppo, altrimenti l’ostinazione diventa incoscienza. Lo sanno tutti, chiedetelo a un allenatore di Boxe.
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