C’è un altro uomo? Un uomo radioattivo?

“Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve allargarle. Un libro deve essere un pericolo” (E.M. Cioran)

radioattivoSi torna al nucleare? E noi torniamo al 2004. Da questa settimana pubblicheremo, a puntate, su : kaizenology : il romanzo totale di cinque anni fa, una sorta – concedetecelo – di Verdenero ante litteram, “La Potenza di Eymerich“, firmato da noi e da un collettivo nato per l’occasione, anzi “durante l’occasione”, Emerson Krott.

Alla stesura del testo hanno partecipato anche Wu Ming 5 e il Laboratorio Scripta Volant di Potenza e una serie di interessantissimi illustratori. La versione cartacea, in copyleft e carta ecologica, è stata pubblicata da Bacchilega Editore.

Partiamo canonicamente dall’introduzione di Valerio Evangelisti:

La vitalità e la credibilità di un personaggio letterario può essere verificata anche attraverso un fenomeno non nuovo: il tentativo di persone diverse dall’autore di farlo agire per proprio conto. Ciò è abbastanza normale se i media impiegati sono diversi. È’ piuttosto raro se il medium è uno solo: la narrativa.
Questa sorte è toccata al mio inquisitore Nicolas Eymerich, che già vantava due apocrifi: un romanzo mai pubblicato, Altereymerich, compilato su mio spunto da un gruppo di appartenenti alla mailing list dei lettori più fedeli, e un’antologia di racconti – I segreti di Eymerich, Delos Books, 2003 – frutto di un concorso indetto dal sito Grimalkin, specializzato in giochi
di ruolo. Sono poi reperibili in rete ulteriori apocrifi, per lo più in chiave satirica. Ed ecco questo La Potenza di Eymerich del collettivo Kai Zen, dopo del quale potrei dirmi soddisfatto. Ho avuto in vita la sorte toccata, dopo il decesso, ad autori immensamente più popolari di me, come Ponson du Terrail, Emilio Salgari, Maurice Leblanc, Arthur Conan Doyle, Rex Stout, Ian Fleming e non molti altri. Vi è chi ha ripreso il mio personaggio più noto, quasi fosse indipendente da me, e gli ha fatto vivere nuove avventure. Cosa che tanti scrittori, finché viventi, non accetterebbero mai, e anzi considererebbero un oltraggio. In realtà, il mio caso (per meglio dire: il caso di Eymerich) è molto diverso da quello degli autori che ho elencato. Se la scintilla che è alla base è indubbiamente la fama che si è conquistato il protagonista di otto dei miei romanzi – e presto di un nono – lo svolgimento successivo ha poco a che fare con le regole del feuilleton e dei suoi derivati, incluso il cinema di genere. Discende piuttosto dal tenermi a contatto con la società in cui vivo, fino a essere io stesso a sollecitare la proliferazione di apocrifi. Mi spiego. L’esistenza di Internet può facilmente paragonarsi, ai miei occhi, al passaggio dal manoscritto alla stampa. In quella fase storica, l’unicità o l’esistenza in poche copie di un originale andò perduta. Le opere di un autore prima misconosciuto ai più poterono moltiplicarsi in tutto il mondo civile, e apparire, sia pure a distanza di tempo, in svariate edizioni e traduzioni. Va da sé che anche i contenuti cambiarono. Ora l’autore scriveva con la consapevolezza che i parti del suo ingegno erano in grado di raggiungere un pubblico vasto e cosmopolita, ancorché minoritario. Si adeguò. Se prima dell’invenzione della stampa il testo poteva toccare solo tematiche destinate a una élite, o addirittura a una singola comunità, adesso era d’obbligo passare ad argomenti di interesse generale, anche al di là delle
frontiere regionali o nazionali. Un bell’incentivo, per chi aveva qualcosa da comunicare. Si passò rapidamente dai codici contenenti solo libri sacri, canti o preghiere, oppure trascrizioni diligenti di opere greche o latine (siano benedetti i benedettini), a un ventaglio tematico molto più largo: filosofia, poesia, narrazioni epiche o leggendarie, scritti profetici, resoconti storici. Furono per la prima volta divulgati contenuti proibiti: esoterici, alchemici, erotici, eretici. Tenere sotto controllo questa letteratura divenne uno dei primi scopi dell’Inquisizione.
Non seguirò il processo dell’allargamento progressivo della fascia dei lettori, legato non solo al grado di alfabetizzazione, ma anche al raffinarsi e allo sveltirsi dei processi di stampa. Sostanzialmente, si trattò dell’espansione nei secoli di tendenze già attive in età medievale, e di un’evoluzione tecnica dagli immediati risvolti sociali. L’unica vera accelerazione si ebbe con il romanzo d’appendice che, attraverso la lettura collettiva(con i portinai che leggevano le puntate de I misteri di Parigi al condominio riunito; come sarebbe successo, meno di un secolo dopo, ai primi utenti televisivi radunati al bar), democratizzò
enormemente la fruizione letteraria. Per capire quanto ciò fosse legato al perfezionamento del medium, basta leggere Illusioni perdute di Balzac, che quei processi analizza con straordinaria perspicacia. Il quadro cambia radicalmente solo con l’avvento di Internet, paragonabile, per portata storica, al passaggio dal manoscritto alla stampa. Siamo ancora nel mezzo del processo ed è difficile scorgerne tutte le evoluzioni. Difficile soprattutto per gli editori, che, con la goffa scommessa sui cosiddetti “e-books”, hanno per un attimo cercato di mantenere l’antica priorità in nuovi abiti. Senza considerare che ogni cambiamento di portata così ampia del comunicare investe necessariamente aspetti contenutistici (solo un pazzo leggerebbe on line il “Don Chisciotte”: sarebbe come leggerlo da un televisore), ruolo dell’autore, modalità di fruizione.
Ciò che si è anzitutto ampliato enormemente è il bacino degli utenti, sia in qualità di lettori passivi che di creatori (o anche rielaboratori) attivi. Lo scrittore dotato di cervello sa che non deve temere questo fenomeno, né che testi suoi circolino in maniera selvaggia. Come la televisione non abolì il cinema, né tantomeno la radio, così la dimensione web non intacca per nulla la quota di diritti spettanti all’autore di un libro cartaceo. Al contrario, la dilata. Tanto che, se ha un alleato fedele, quello è proprio la “pirateria”. Con buona pace dello scrittore imbecille che, da un anno in qua (2004 N.d.KZ), ha messo la propria immagine al servizio di una campagna contro le contraffazioni cinematografiche.
Ma lasciamo perdere gente del genere. Sta di fatto che, a mio parere, chiunque scriva deve tenere presente il nuovo assetto mediatico che si sta profilando. L’opera cui ha dato vita, nell’immediato futuro, non sarà soltanto sua. I personaggi che ha creato potranno finire in mani altrui. Che problema c’è? Emilio Salgari non fu affatto danneggiato dai figli Omar e Nadir, che ne seguirono le tracce. Non è difficile riconoscere l’unicità di uno stile. Se poi Sandokan o il Corsaro Nero passano ad altri, be’, per l’autore è un segno solo confortante. Nella peggiore delle ipotesi, dovrà lottare per rendere le proprie creature ancor più singolari e ancor più vincolate all’identità di chi, per primo, le ha fatte vivere. Un sfida magnifica e stimolante, in tempi di Internet. Tutto ciò per dire che apprezzo enormemente questo La Potenza di Eynerich, frutto di una sfida in rete lanciata dal collettivo letterario Kai Zen, e ripresa da un gruppo di autori che hanno deciso di chiamarsi “Emerson Krott”. Non so in quale misura il loro Eymerich somigli al mio (lo decideranno i lettori).
Certo è che “Emerson Krott”, singolare parto di un web usato al meglio, ha saputo riprendere con bravura una delle idee di fondo che ispiravano il mio ciclo sul terribile inquisitore: fare riemergere in ambito letterario, sotto le mentite spoglie del romanzo “di genere”, i temi di portata sociale, politica, economica che la narrativa corrente trascura.
Kai Zen ed Emerson Krott hanno, secondo me, raggiunto lo scopo. Preso atto di questo, la somiglianza del loro Eymerich al mio risulta irrilevante. Il mio auspicio è che, grazie a Internet, cento Eymerich sboccino, cento visioni critiche del presente gareggino. Ogni passo in questa direzione lo sentirò come mio, alla faccia del diritto d’autore.

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