Bollettino della brigata partigiana Andreas Hofer, 3 marzo 2013

Kriegbericht der Alpenjäger-Abteilung Andreas Hofer / Foliet de vera dla Brigade partisan André Hofer

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La guerra di Teo

Il mese scorso frequentavo il terzo anno della scuola alberghiera, a Merano. Il Ritz lo chiamavamo, non tanto per presa in giro, ma perché si chiama proprio Cesare Ritz. E poi è un bel posto pulito e tutto quanto. Stavo a convitto lì, in stanza con due ragazzi, uno di Bressanone e l’altro di Salorno. Tetano e Ludwig. Tetano non è che si chiami davvero così, il suo nome è Alboino, ma tutti gli dicono Tetano per via della ruggine. Nel senso che non vede una ragazza da quando è nato. Tetano è neanche brutto, in fondo. Giusto gli occhiali un po’ spessi e pallido. Ma di fisico è messo bene, salta in lungo come un grillo, è arrivato secondo ai campionati regionali. Però con le donne non ci sa fare. Niente. E allora, Tetano. Ludwig manco lo capisco perché si è iscritto all’alberghiera. È una mente, sa un sacco di cose di politica e legge tutto il tempo. Penso sia per via dei genitori che hanno un B&B. Chissà, magari se Ludwig era più portato per servire ai tavoli ora non stavamo qui. Io sono discreto in italiano e geografia, buono in cucina e sala-bar e parecchio scarso in tutto il resto. Tutto a posto con le ragazze, altro che Tetano. Mi basta per stare a galla, non mi sono mai lamentato di niente. Ma sto divagando, e non ho tempo per divagare. Avevamo appena iniziato il secondo quadrimestre e la pagella del primo non era neanche male. Filava tutto liscio, poi un pomeriggio accendo la Tv e mi scoppia la guerra nucleare in faccia. Niente di quello che ti è accaduto prima può prepararti a una cosa del genere. Niente. Ludwig però sembrava sapere già cosa fare. E quello che avrebbe fatto non aveva niente a che spartire con la gestione di un alberghetto. In quei giorni le lezioni furono sospese e gli ospiti del convitto rimandati a casa. Oltre alla guerra, sul fronte nazionale già da tempo c’erano segni di tensione, episodi di intolleranza fascista, rappresaglie, solite storie. Io i genitori non ce l’ho, dovevo tornare da mio zio, ma non mi andava di sorbirmi i suoi deliri di stratega militare mancato. Sicuro come la morte che si era messo a oliare tutto l’arsenale in previsione e nella speranza di utilizzarlo. Quando gli dissi che rimanevo al convitto, Ludwig mi scrutò a lungo. Poi disse: “Le lezioni non riprenderanno, Teo. Non più. È meglio se vieni con me.” Risposi che magari i suoi non avrebbero avuto piacere a ospitarmi in un momento come quello. “Non vado mica dai miei” disse lui. “È ora di fare qualcosa di più che parlare a vanvera e rifugiarsi a casa dalla mamma.” Mi parlò della Brigata Andreas Hofer per tutta la notte. Partimmo all’alba per le montagne. Era solo il mese scorso. Sembra una vita fa.

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