Così Annarita Briganti su La Terza Metà

mucchioL’intervista per Mucchio:

Saranno delusi quelli che speravano che il fenomeno si sgonfiasse. Il giallo, noir, thriller o come lo si voglia chiamare, si rinnova partendo dalla Storia e dalla cronaca per raccontare la società e sfornare libri da leggere. Come il nuovo romanzo di Guglielmo Pispisa, La terza metà (Marsilio), che narra un’apparente piccola storia personale per fare i conti con la Storia. Con Pispisa parliamo di letteratura, politica, verità, scrittura, Sud e, perché no, amore. Non perdetelo di vista.

Nell’era di Internet & reality, “ti racconto tutto di me”, la tua biografia dice “e nato a Messina nel 1971”. Punto. Non il neanche in Facebook (siamo in due). Guglielmo Pispisa ha voglia di fare una breve auto-intro o restiamo così, nel mistero?

In realtà su Facebook compaio come Kai Zen G, ma anche lì le mie note biografiche scarseggiano (mi hanno detto che Facebook gira alla ClA i dati di cui entra in possesso, anche se non vedo davvero cosa diavolo possa farsene la ClA dei miei dati). Per arrotondare aggiungo che faccio l’avocato e sono parte di Kai Zen, un ensemble narrativo che pratica la scrittura collettiva. Potrei dire anche che non amo i social network come Facebook o MySpace e in genere tutti quegli spazi multimediali che vengono spacciati per occasioni di aggregazione ma sono in realtà usati per garantirsi pubblicità gratuita. Un fiorire continuo di “guardatemi ho fatto questo e quest’altro/”. Tutti che parlano usando solo superlativi e nessuno che ascolta, tutti attori e nessuno spettatore; una triste declinazione della modernità. Certo, fare questo pistolotto moralistico durante un’intervista rilasciata in occasione dell’uscita di un mio libro forse è un po’ incoerente, ma insomma …

La terza metà gioca con i colpi di scena senza sbavature. raro nei pageturner. Sullo sfondo una scrittura molto curata. Musa dell’autore il la realtà italiana degli ultimi decenni, romanzata in modo che fatti e fantasia! sembrino indistinguibili. Perché raccontare proprio la storia di Hieronimus?

Lui è il protagonista. Un agente dei servizi segreti infiltrato nel nuovo terrorismo rosso assiste da lontano al proprio funerale. Si comincia così. Il romanzo si ispira, più o meno liberamente, a fatti accaduti negli ultimi trent’anni in questo paese, dal piombo e dai veleni dei Settanta fino a quelli più recenti, ma allo stesso tempo questa Storia con la S maiuscola è riletta attraverso il filtro di una storia con la s minuscola, quella del protagonista e della sua poco tradizionale famiglia. Una storia nella quale la ricerca di un padre, forse morto e forse no, condurrà Hiero incontro alla sua sorte, ineluttabile e beffarda.

Lui va alla ricerca della verità. in particolare della terza metà. muovendosi in un contesto familiare. sociale e politico basato sulla menzogna come unica regola da seguire. Intuiamo fin dalle prime pagine che il prezzo da pagare sarebbe stato alto. Quali verità della Storia del Paese o della sua storia vorrebbe scoprire. se potesse, e a quale prezzo?

Le verità da svelare, o anche solo da provare in tribunale, della Storia d’Italia sono talmente tante che viene il capogiro a pensarci. Potremmo cominciare con la strage di Bologna, proseguire con quella di Piazza Fontana, passare per il falso comunicato numero sette delle BR durante il sequestro Moro e tutto ciò che ne consegue in termini di depistaggi e responsabilità. la curiosa coincidenza per la quale un covo delle BR si trovava in uno stabile in cui erano ubicati numerosi immobili di pertinenza dei Servizi Segreti, e poi ancora le finalità della strategia degli attentati del ’93 a Firenze, Roma e Milano e l’improvviso eclissarsi di tale strategia. Questo tanto per cominciare. Sulla mia storia personale c’è poco da sapere o da chiedersi. Sono una persona normale e nella mia vita ci sono più errori che misteri, per fortuna. Dunque il prezzo da pagare per conoscere i miei misteri privati dovrebbe essere molto basso. I misteri nazionali, invece, mi sa che sono fuori mercato.

“Cosa sarebbe successo se”, quante volte ce lo chiediamo. la trama si basa anche su questo modo di ragionare e ci vuole talento a non perdere il controllo delle vicende narrate. Nel finale del romanzo tutto ha un senso evitando derive hollywoodiane, ovvero non aspettatevi l’happy end. Tornando ai giorni nostri, cosa sarebbe successo se in America non avessero eletto Obama? E se in Italia non avessero eletto Berlusconi?

Se negli USA non avessero eletto Obama, avrebbero eletto McCain. Se in Italia non avessero eletto Berlusconi, avrebbero eletto Berlusconi qualche mese dopo, come già accaduto. È una cosa che fa la differenza.

Esiste una comunità culturale dove abiti, a Messina? C’è interesse per questo tipo di attività, fermento. voglia di cambiare il mondo?

Quello che vedo nella mia città è un gruppo non molto nutrito di forti appassionati che cercano in tutti i modi di promuovere iniziative e attività culturali. Pochi ma buoni a fronteggiare il disinteresse generale. Ma se non c’è di mezzo la politica e/o un possibile tornaconto economico è difficile smuovere le persone, farle uscire di casa, coinvolgerle. Mi sembra vada meglio con i giovani e con gli anziani. E mi sembra che ci sia un rinnovato, anche se ancora timido, interesse per il teatro.

“Stai a casa: leggi un libro”, dal sito dei Kai Zen lo ci credo. ma come con vincere gli altri, soprattutto se giovanissimi?

Non credo si possa convincere qualcuno a leggere. Sarebbe come convincerlo che il sesso è fantastico o che la cioccolata è buona. Devi provare per credere, come diceva quel tale.

Hai modelli letterari, autori mito, libri da consigliare?

Vado alla rinfusa. Coscine di pollo di Tom Robbins, Che ve ne sembra dell’America di William Saroyan, Dostoevskij (qualsiasi titolo va bene), Manhattan Transfer di John Dos Passos, Lo straniero di Albert Camus, Una questione privata di Beppe Fenoglio, 11 consiglio d’Egitto di Leonardo Sciascia, I fiori blu di Raymond Quenau, Giochi sacri di Vikram Chandra, Lunar Park di Bret Easton Ellis, Infinite Jest di David Foster Wallace, Nove gradi di libertà di David Mitchell. Bastano?

Che rapporto hai con la musica e la musica con la sua scrittura?

Sono un consumatore saltuario ma compulsivo. Nel senso che non sono un esperto, ma quando trovo qualcosa che mi piace la faccio girare all’infinito sul “piatto”. Soprattutto mentre scrivo. La terza metà ad esempio è frutto di un connubio fra la mia creatività e l’influenza delle sonorità dei Massive Attack, soprattutto di Mezzanine e di 100th Window, e dei Radiohead …

Da La strategia dell’ariete (Mondadori) di Kai Zen e stato realizzato un booktrailer. Ti è piaciuto? Come si evolverà il linguaggio tra contaminazioni e tecnologie?

Sono stato molto contento di quel booktrailer, che fra l’altro è frutto della generosa iniziativa di Monica Mazzitelli, una scrittrice e regista grande amica di Kai Zen Questa forma di pubblicità dei libri è ancora marginale perché le produzioni scontano ovviamente il basso budget, un problema difficilmente risolvi bile, allo stato. Ma spero che l’evoluzione delle tecnologie di ripresa e montaggio accelerino l’interazione fra scrittura e videocamera, soprattutto in un approccio dal basso. Sta già accadendo, basta andare in giro in Rete e vedere quante piccole produzioni di corti in digitale ci sono.

Molti scrittori e registi si dedicano a reinterpretare la Storia ottenendo un buon riscontro di pubblico e critica (Gomorra il caso più clamoroso) e il noir da anni scala le classifiche. Intuito commerciale. desiderio di verità, entrambe le cose o … ?

Penso che i fenomeni di rilievo nascano sempre come reazione a esperienze di segno opposto. L’attenzione crescente della letteratura contemporanea per storie forti che attingono alla realtà, cronaca o Storia, è forse una reazione a decenni di intimismo borghese. Storie piccole, deli· cate, poetiche, costruite su cenni e sguardi e sensazioni, che francamente alla lunga avevano un po’ rotto le palle.

Hai mai pensato di scrivere un romanzo d’amore come non se ne trovano più in giro?

Col romanzo rosa patrocinato da Kai Zen abbiamo provato a farlo insieme a chi ci segue. Ne è venuta fuori un’esperienza interessante, anche se forse molti partecipanti hanno preferito virarla più sull’avventura che sul sentimento. Finora non avevo mai lavorato ad una storia solo di sentimento, però confesso che adesso potrei aver cambiato idea.

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