Mostri per la masse: armi di distrazione di massa

Mostri per le masse (Marsilio € 16, pp. 240) di Nino D’Attis è un romanzo col turbante. È perturbante, conturbante e disturbante. A prima vista sembra un giallo dai tratti horror: 2005, a Roma alcuni efferati omicidi di stampo satanico sconvolgono la città, già scossa dall’agonia di Wojtyla. Un poliziotto si mette sulle tracce del colpevole intenzionato a portare a termine l’indagine a ogni costo. Con il passare dei paragrafi e dei capitoli si comprende che la prima vista inganna facilmente. La detection è puro pretesto, semplice cornice per descrivere una discesa agli inferi. Non ha alcuna rilevanza l’identità dell’assassino, il meccanismo narrativo ben presto si inabissa verso profondità insondabili, come un televisore che comincia a trasmettere immagini via via sempre meno nitide, con interferenze lampo, effetto neve e rumore bianco, Mostri per le masse si trasfigura nel corso della lettura. Una scrittura secca eppure speculativa, lineare eppure confusa, volutamente confusa. Il romanzo è perturbante nell’accezione freudiana del termine: “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” e D’Attis mette in scena l’orrore del quotidiano. Il disagio che la figura dell’ispettore Graziano Vignola ispira nel lettore non è dovuto semplicemente al fatto che sia uno sbirro corrotto e depravato ma dalla sensazione che la sua corruzione e la sua depravazione siano naturali, innate e inevitabili in ciascuno di noi. È conturbante perché ha una corrente erotica perversa che non smette di ronzare mai ed è disturbante, infine, perché fa sentire sporco il lettore come non succedeva dai tempi di Poppy Z. Brite e del suo Cadavere Squisito.
Se non bastasse, c’è di più. Mostri per le masse sembra rientrare in un grande romanzo collettivo che alcuni scrittori, inconsapevolmente o no, stanno scrivendo assieme. In quest’ottica non sarebbe un caso, o un semplice attestato di stima da parte dell’autore, che uno dei personaggi del libro di D’Attis stia leggendo Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo. Mostri per le masse racconta il tempo presente, racconta una Roma e un’Italia il cui passato prossimo si può leggere nel lavoro di De Cataldo o in Confine di Stato di Simone Sarasso, per citarne solo due. Il denominatore comune in questo caso è il caos veicolato da armi di distrazione di massa. Un elemento da sempre presente nella storia del paese semplice, che però solo D’Attis, per il momento è riuscito a descrivere con ferocia caotica (per l’appunto) eppure con precisione chirurgica. Non importa se le visioni di Mostri per le masse siano pura fiction o se siano cronaca, importa solo che in qualche oscuro, ribollente e sgraziato modo rispecchino l’anima collettiva di questa nazione.

Articolo pubblicato su Panorama.it il 20 settembre 2008

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...