Jan Dix, il giallo a regola d’arte

Jan Dix Ogni nuova uscita di casa Bonelli è un piccolo evento. Ogni “numero uno” un piccolo tesoro per appassionati. Carlo Ambrosini, già all’opera come disegnatore e autore sulle pagine di Ken Parker, Dylan Dog e su quelle particolarissime di Napoleone, ha dato i natali a Jan Dix, un “investigatore”, a sua volta, molto particolare.
Ho incontrato Ambrosini per farmi raccontare qualcosa in più su questa miniserie bimestrale di 14 numeri appena approdata in edicola.
Chi è Jan Dix?
Un conoscitore, un osservatore d’arte; piccolo collezionista e mercante; pubblicista e scrittore (sempre d’arte) nonché consulente del Rijksmuseum di Amsterdam. Quarant’anni, fidanzato con Annika Hermans, la trentenne direttrice di una sezione della pinacoteca del museo. Dix gira il mondo per recupero, attribuzioni e acquisizioni di opere d’arte, ma anche per consulenze e conferenze. Vive ad Amsterdam in un loft in centro dove riceve la fidanzata, clienti vari e… ammiratrici.
Da quanto tempo sei al lavoro sul personaggio?
Sono occupato da Dix praticamente a tempo pieno da più di due anni, dalla chiusura di Napoleone.
Doveva chiamarsi Pollock…
Già… ma la legislazione sulla tutela del diritto d’autore degli artisti morti da meno di settant’anni ci ha costretto (in virtù della sua fumosità) a rivedere, l’utilizzo del nome.
Cosa rappresenta l’arte per Dix? E per il suo autore?
Direi che per entrambi è uno strumento per gettare uno sguardo sul mondo. Una via preferenziale per acquisirne la conoscenza.
Quali sono state le fonti di ispirazione per la creazione delle storie e del personaggio?
Per la caratterizzazione dei protagonisti, ho creduto di ispirarmi a dei modelli fisici quali quelli di Jeremy Irons e di Giulia Roberts che vogliono essere solo riferimenti di massima ai quali i disegnatori, me compreso, dovranno attenersi ma che sono liberi di interpretare con il loro segno. Irons ha un fisico sufficientemente atletico per rincorrere e ammazzare qualche cattivo (infatti spara, anche se con una certa riluttanza) ma anche un viso credibile come studioso capace di approfondimenti intellettuali. Giulia Roberts, d’altro canto, mi sembra molto bella senza essere troppo stereotipata. Il debito con la fisionomia degli attori per me è funzionale soprattutto a comunicare con i disegnatori per intenderci sulle tipologie di massima. Altri due componenti fissi della serie sono il giudice Hilman (un vecchio giudice in pensione, mentore e confidente di Dix il cui nome è un omaggio al grande psicanalista e filosofo) e per finire, Gherrit, il suo assistente, un venticinquenne carino, dinamico e scanzonato studente di architettura.
Le attività di Dix nelle sue avventure saranno quella di perseguire i responsabili di furti, truffe o trafugamenti di opere d’arte, ma anche, forse soprattutto, quella di gettare uno sguardo più consapevole sulla realtà che lo circonda attraverso l’osservazione, lo studio e l’interpretazione dei contenuti tematici e poetici dei quadri, delle sculture e della produzione artistica in genere. Il taglio sarà quindi quello di un noir psicanalitico con rimandi (più o meno espliciti e in conformità con le leggerezza del linguaggio del fumetto) all’aspetto filosofico ed esistenziale del discorso artistico.
Sembra esserci un filo che lega “la corte dei miracoli” del giudice Hilman ad alcuni personaggi del mondo psichico di Napoleone…
Sì, anche i barboni del giudice sono scorie umane e quindi scorie psichiche. Naturalmente le scorie, nell’osservazione dei fenomeni, sono più significative di quello che si espone in vetrina. Posso dirti però che non hanno certo l’importanza che avevano gli spiritelli di Napoleone. Questi vivono aneddoticamente molto più sul fondo.
Jan Dix è una miniserie. Una scelta che in qualche modo sta dando nuova linfa alla Bonelli. Ha pensato immediatamente a Jan Dix in questi termini oppure poteva essere una serie classica?
La bimestralità prevista nelle uscite non è propriamente classica, ma mi consente di avere più cura del prodotto. La lunghezza della serie dipende dal gradimento e dalla pazienza dell’editore, diciamo che i 14 numeri sono garantiti, poi vedremo. Io comunque non ho pensato a un romanzo conclusivo di 14 puntate.
Gli artisti che abbiamo trattato nei primi numeri sono: Vermeer, Rembrandt, Pollock, Van Gogh, Hopper… ma anche soggetti di fantasia come un esangue e maledetto pittore di ex voto, o artisti primitivi costruttori di totem e di immagini animistiche. Il materiale per sviluppare la serie non manca di certo.
Napoleone è stato uno dei più interessanti e particolari personaggi di casa Bonelli, per le storie, per gli argomenti, ma anche per i disegnatori coinvolti. Su tutti (senza nulla togliere agli altri), lo stile decisamente sopra le righe di Paolo Bacilieri… I lettori possono aspettarsi lo stesso da Jan Dix?
Sì certo, Bacilieri è della partita e al momento sta ultimando la sua seconda storia. Lo staff di napoleone è confermato se si esclude che abbiamo perso Pasquale Del vecchio e acquisito un paio di nuovi autori, uno è Giez, l’altro, un autentico esordiente di talento: Andrea Borgioli. Gli altri sono i sempre ottimi Gabriele Ornigotti, Giulio Camagni (che è anche un interessantissimo pittore), Emiliano Mammuccari e naturalmente il sottoscritto.
La serie è già stata scritta e disegnata tutta?
Si, ho già scritto dodici delle quattordici storie, ne abbiamo cinque finite e le altre in lavorazione.
Che risposta vi aspettate da parte del pubblico?
Una buona solida e nutritissima nicchia di affezionati.
Dopo Dix?
Mi cogli impreparato. Chi lo sa?
Napoleone, dopo nove anni, è finito forse un po’ troppo bruscamente, non è possibile un suo ritorno, nemmeno con un albo annuale, decennale?
Ecco questa potrebbe essere eventualmente una possibile occupazione dopo Dix. Quello che succederà al prodotto fumetto nei prossimi anni comunque è sottoposto alle leggi dell’imponderabile. Staremo a vedere.

Articolo pubblicato su Panorama.it il 27 Maggio 2008

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