Le città oscure di Alet

”Immagine ”Immagine ”Immagine Immaginate una mappa cittadina in bianco e nero, immaginatela virata al negativo con le strade scure, gli angoli e le intersezioni in scala di grigi e le scritte appena percettibili in chiaro. Ora popolatela di anime buie che si muovono tra quartieri degradati, periferie anonime, sobborghi residenziali, quadrilateri degli affari, strade enormi e vicoli ciechi: luoghi in ombra che nessuna Lonely Planet, Rough Guide o Routard inseriranno mai nelle loro pagine.
Alla mancanza di una guida consona però risponde Alet, che (con la raffinatezza che la caratterizza) ha appena varato la nuova collana Nero Alet. La casa editrice padovana ha infatti portato in Italia la serie noir pubblicata negli Stati Uniti dalla Akashic Book di New York, uno degli editori indipendenti più interessanti degli ultimi anni. Le prime tre raccolte tradotte sono dedicate a Londra, Brooklyn e Los Angeles. In calendario, nei prossimi mesi, L’Avana, Washington D.C., San Francisco e Wall Street.
Ogni antologia ha un regista e un cast di scrittori più o meno noti dalle nostre parti come Micheal Connelly, Janet Finch, Robert Ferrigno o Patrick McCabe; alcuni sono giornalisti o, nel caso di “Londra noir” le cui pagine sono scandite dai titoli dei brani dei Clash, addirittura musicisti come Barry Adamson, già con i postpunk Magazine e con i Bad Seeds di Nick Cave e Max Décharné dei Gallon Drunk.
Le “guide” ai primi tre luoghi sono tutte di buon livello. Forse Los Angeles, con il suo stile hard boiled rivisto in chiave multietnica, multiculturale e gansta è leggermente superiore alle altre. Londra si tinge di squallido e tutto il fascino ingessato della capitale si sgretola per precipitare in una pozza oleosa e densa che si allarga a vista d’occhio da Ladbroke Grove; Maida Hill (Maida Hell) e Brixton fino a Mayfair, Soho e la City. Brooklyn si rivela una città nella città, un labirinto abitato da varie comunità che vivono vite parallele senza quasi mai toccarsi, come nel caso di “noir chassidico” di Pearl Abraham, in cui un intero microcosmo viene scosso dall’interno fino a implodere mentre il resto del quartiere non si accorge di nulla. In tutte e tre le raccolte sono i personaggi a farla da padrone: disperati di tutte le risme, criminali di mezza tacca, uomini d’affari, spacciatori, truffatori, sbirri corrotti, scrittori perseguitati dai propri fantasmi, santi e puttane. Tutti loro si muovono tra le linee d’ombra della mappa in negativo, tutti loro sono invischiati ineludibilmente dallo stesso destino amaro e tutti loro, infine, non sono altro che uno frammento di specchio del luogo oscuro da cui provengono.

Articolo pubblicato su Panorama.it il 13 maggio 2008

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