Christoph Hein, la dignità della rivolta (intervista)

 

Nella sua infanzia, un giardino     “Nella sua infanzia, un giardino” (e/o pp. 224, euro 17) è il nuovo romanzo di Christoph Hein, uno dei più importanti e controversi scrittori tedeschi degli ultimi decenni che come Christa Wolf ha avuto un importante ruolo di resistenza intellettuale, prima entro i confini della DDR e poi entro quelli della Germania unita e democratica. 

“Nella sua infanzia, un giardino” rivisita attraverso lo sguardo di un padre la vicenda della morte di Wolfgang Grams, giovane membro della Rote Armee Fraktion, morto nel ‘93 in uno scontro a fuoco con la polizia in circostanze mai  chiarite. Hein non si limita a metter in scena una vicenda meramente politica, ma da fine scandagliatore d’animi trova nella dignità di un padre tradito da tutto ciò che considerava familiare, corretto e giusto, il perno attorno al quale narrare una storia che poco a che fare con la rivoluzione e molto con la rivolta esistenziale di camusiama memoria. 

Ho incontrato Christoph Hein all’ITC Teatro di San Lazzaro (Bo) in occasione del reading multimediale del suo testo per la rassegna “La parola immaginata”.

Come nasce l’idea di questo libro e perché a distanza di tutti questa anni hai deciso di raccontare questa vicenda?

Devo ammetter che il punto di partenza è stata una reazione, o per meglio dire una non reazione, una mancata reazione dello stato tedesco nei confronti di questo evento. In effetti la cosa non è mai stata chiarita, non si doveva chiarire cosa fosse successo. In qualche modo l’accaduto è stato archiviato senza arrivare a una decisione univoca. Già all’epoca, avevo cercato di scrivere a proposito di questi fatti, ma avevo messo velocemente la cosa da parte, perché pensavo non fosse una materia adatta a essere raccontata. Solo più tardi ho pensato che fosse possibile raccontarlo attraverso una storia fittizia, di fantasia in modo da poter narrate fatti veri  prendendomi le libertà del romanziere.

La narrativa ha una funzione che per certi versi né storia, né cronaca, possono  o vogliono permettersi?

Si tratta di una questione antica tremila anni. È la  funzione dell’arte. Essa ha il compito di descrivere ciò che non possiamo descrivere con altri metodi. Tremila anni fa, all’epoca dei romani o anche all’epoca dei greci, l’arte era quella che descriveva le scienze naturali che  non si potevano spiegare in altro modo se non con formule o metodi artistici.  Quello che era il compito dell’arte nel passato oggi è confluito nel compito delle scienze naturali. L’evento di cui parlo nel libro non si è potuto spiegare o interpretare e solo l’arte è riuscita a farlo. L’arte con i suoi metodi, mezzi e strumenti perché non giudica…

Uno dei protagonisti dei tuoi libri è la stessa Germania…

Gli autori, a mio avviso, parlano sempre solo di sé e delle proprie esperienze. La causalità della nascita, dell’origine e della provenienza talvolta ha posto gli autori in condizioni difficili e complicate. A causa della mia stessa biografia e delle mie vicissitudini c’è costantemente un riferimento al mio rapporto con la Germania. Avevo un anno quando il III Reich è capitolato e i miei genitori sono stati costretti a scappare dai territori dell’ex Germania dell’est che poi sono diventati polacchi. Siamo finiti in una piccola città in cui avevamo lo status di rifugiati, di fuggiaschi. Venivamo additati come persone non desiderate. Mio padre poi era parroco e la DDR era un paese ateo e quindi eravamo in una condizione di indesiderati aggravata. A quattordici anni  ho abbandonato il paese, fuggendo letteralmente, e sono andato a Berlino ovest dove ho frequentato il liceo, ma anche lì ero considerato come un fuggiasco. Non avevo soldi, dovevo mantenermi un po’ come potevo… poi con la costruzione del muro sono diventato con la coercizione, con la forza, di nuovo un cittadino della DDR ma avevo commesso dei “peccati mortali” che gravavo sulla mio coscienza: ero scappato ed ero figlio di un parroco. Naturalmente tutto questo doveva essere punito. Ho cercato comunque di trovare la mia strada e di percorrerla ma la storia tedesca tornava sempre a bussare alla mia porta. Tornava a prendermi. Come cittadino dell’est reintegrato in questo nuovo paese pantedesco sono di nuovo un pesce fuor d’acqua che non appartiene al posto dove sta.

Un fuggiasco fermo…

(Ride) Essere un outsider quando si fa il mestiere di scrittore non è mai qualcosa di negativo. 

Quali libri hai sul comodino in questo momento e come è il panorama letterario attuale tedesco?

Sul mio comodino ci sono davvero molti libri. C’è per esempio una vecchia raccolta di pensieri di Ernst Jünger, una sorta di diario che ha iniziato quando aveva settant’anni – c’è da tenere conto che è scomparso all’età di cento tre anni – 

È difficile comunque fare una panoramica completa della letteratura tedesca… C’è una nuovissima corrente letteraria di scrittori giovani che hanno meno di quarant’anni. È un movimento molto vivace e molto spiritoso che vede tra le sue fila anche  molte donne. Negli ultimi anni si è sentito parlare molto dell’arrivo di questa nuova generazione con cui io sento di avere molte più affinità rispetto a quella precedente. Questa nuovissima progenie letteraria si differenzia in maniera molto più evidente e marcata rispetto alla letteratura italiana o americana.  Immagino sia lo stesso anche in Italia per quanto riguarda le nuove leve… Questi nuovi autori si presentano in modo diverso anche all’opinione pubblica, in generale grazie ai nuovi mezzi tecnologici, internet, computer… c’è una penetrazione più vasta a livello di pubblico. È un grandissimo cambiamento. 

Conosci la letteratura italiana attuale?

Un po’. Tramite traduzione. C’è una casa editrice berlinese molto meritevole, la “Wagenbach”, che traduce scrittori italiani in modo egregio. 

La trasformazione e la mediazione della letteratura attraverso il teatro, i reading, le drammatizzazioni, come quello proposto da “La parola immaginata” possono aiutare la diffusione della letteratura?

Quello che queste forme teatrali possono fare di sicuro è arrivare a un altro strato, a un’altra categoria di pubblico. In Germania in particolare questo libro è stato teatralizzato diverse volte, a Berlino, Heidelberg, Francoforte e a queste rappresentazioni sono andate anche persone che magari non lo hanno letto… 

 

Articolo pubblicato su Panorama.it 

 

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