Morte o Gloria

01.jpg    È in sala Il futuro non è scritto il film documentario di Julien Temple su Joe Strummer, frontman dei Clash e icona indiscussa del combat rock, passato a miglior vita nel 2002. Per accompagnare la visione della pellicola si potrebbe approfondire l’intera storia del gruppo che, in meno di dieci anni di vita, ha cambiato per sempre il volto del rock. Death or glory (Arcana, pp. 504. euro 17,50) è la puntualissima biografia della band a firma Pat Gilbert, redattore storico di Mojo, del Guardian e del Times.

Death or Glory è molto più di una semplice cronaca degli eventi o di una raccolta di aneddoti e interviste, è una vera indagine agiografica di dimensioni monumentali, dal piglio comunque divertito e divertente che analizza e racconta il fenomeno Clash. L’unico gruppo punk al mondo in grado di carpire l’essenza stessa del punk e di rompere gli schemi musicali della tradizione precedente.Il 2007 è stato l’anno dei festeggiamenti. Si è celebrata la nascita del genere, attribuendo il primato, ora ai Sex Pistols ora ai Damned. Ma le radici di tutto il movimento punk 77 britannico vanno scovate nell’oscura formazione dei London SS, al basso Paul Simonon e alla chitarra Mick Jones.

Dall’incontro, o meglio dallo scontro del proletario Jones, dell’artista Simonon e del upper class boy, già voce dei 101’ers, Joe Mellor, in arte Strummer (strimpellatore) nacquero quasi per caso in quel di Portobello i Clash. Il resto è praticamente leggenda. Una leggenda ricostruita alla perfezione da Gilbert che riesce a dare al lettore anche la misura dell’epoca in cui i Clash sono nati (più o meno) e cresciuti: la Londra thatcheriana.

Il libro, partendo dalle vicende del gruppo, attraverso le canzoni, mette in scena, oltre ai problemi dell’Inghilterra conservatrice, una serie di questioni globali ancora di estrema attualità, che vanno dalla disoccupazione al terrorismo, dallaminaccia nucleare alla politica egemonica USA, dal terzo mondo al consumismo: la visione clashiana del punk, quella che ha fatto coniare agli addetti ai lavori il termine combat rock. Il Punk era troppo stretto per Strummer e soci, per la loro poetica e per la loro etica; troppo fine a sé stesso, troppo reazionario e troppo impegnato a impomatarsi la cresta.I Clash, “l’unico gruppo che conti qualcosa” secondo il guru della critica Lester Bangs, sono passati dall’urgenza dell’omonimo esordio alle ardite sperimentazioni di Sandinista! esplorando territori off limts come l’elettronica, il dub, le musiche caraibiche e addirittura il valzer, sovvertendo canoni e regole di un genere tanto allergico ai decaloghi da diventare prigioniero del suo stesso anarchismo, e utilizzandolo come veicolo di una presa di coscienza sociale.Death or glory è la storia della gloria e della morte dei Clash ma anche della gloria e della morte del rock, che forse un giorno, chissà, resusciterà grazie a dei nuovi Clash. In fin dei conti, come è riportato in calce sul retro di copertina dell’ultimo disco della band, “Il futuro non è scritto”.

 

Articolo Pubblicato su Panorama.it il 10 marzo 2008

 

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