Rosebowl Residence

Shelley Copeland era inginocchiata sulla moquette grigio chiaro della sua camera da letto, goffamente chinata verso il gigantesco registratore a bobina appoggiato per terra, accanto al letto, sotto la finestra. Indossava calze autoreggenti, che avvolgevano alla perfezione le gambe lunghe appena abbondanti, partendo dalle scarpe nere con tacco, di buona qualità, su fino alla media altezza delle cosce.
Le ore si rincorrevano troppo veloci sul piccolo orologio da polso, e il panico aumentava minuto dopo minuto, pensiero dopo pensiero. Presto qualcuno si sarebbe fatto vivo, magari proprio al Rosebowl Residence.

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