È cronaca degli ultimi mesi. A Villa Soldati, un barrio popolare, che un tempo faceva parte dell’area di Villa Lugano, sorge un parco dedicato alla memoria degli studenti desaparecidos. Nei pressi del parco si trova una teoria di monoblocks, complessi edilizi popolari che ospitano il 40% della popolazione del quartiere. Il parco è stato occupato da centinaia di famiglie provenienti da Perù, Bolivia e Paraguay che nel giro di poche settimane hanno cominciato a costruire un insediamento di fortuna. La questione politica argentina è molto delicata ma per quanto riguarda gli avvenimenti che per due settimane hanno trasformato Villa Soldati nello scenario di una guerra civile metropolitana sono riconducibili, a grandi linee, a interessi di partito e manovre politiche in vista delle elezioni. Continua a leggere
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Vuelvo al Sur 3. Reportage dal centro del mondo.
I muri senza intonaco spengono, tolgono luminosità, e la casa di Rey è spoglia. Non è né sporca, né disordinata, forse è solo triste. Prendiamo tre sedie e le mettiamo fuori dalla porta, in strada. Il mio contatto si infila nella casa accanto, lo seguo, al piano terra, in un garage raffazzonato, c’è una specie di emporio. Poche cose: pannolini, biscotti, scatolame e birra. Prendiamo un paio di bottiglie da 66. Ci sediamo con Mariana, beviamo la birra e aspettiamo che torni Rey ed è così, da seduto, che mi accorgo di una cosa. Nei muri della casa di Rey, di quella di fronte, di quella accanto, di tutte, ad altezza uomo ci sono dei buchi. Sono fori di proiettile. Ce n’è uno, circondato da un anello di ruggine, anche accanto a me, sulla porta di ferro. Continua a leggere
Vuelvo al Sur 2. Reportage dal centro del mondo.
Abbandoniamo la strada principale e cominciamo a inoltrarci nel dedalo di strade e vicoli che formano la griglia della villa. Passiamo da una via a due corsie lunga meno di cinquanta metri, voltiamo a destra poi a sinistra. Tutto si restringe, le baracche e le case di mattoni grezzi e lamiere delimitano il nostro percorso, il cielo è solcato da fili, le finestre sono protette da inferriate, il bagliore del televisore e il suo ronzio sono un motivo ricorrente. Tutti hanno la tv accesa, tutti hanno la tv. Via cavo. Il “tizio del cavo” mi viene spiegato si fa pagare per i collegamenti e per gli amplificatori di segnale che fanno da prolunga e da connessione tra i vari fili, è il “tizio del cavo” ufficiale ma qui lo fa illegalmente. Ho una strana sensazione, indosso un paio di jeans vecchi e una maglietta nera semplice, un po’ scolorita, non porto occhiali da sole, non ho il portafogli con me e ai piedi ho delle anonime scarpe da ginnastica, sono alto poco più di un metro e settantacinque ma sono il più alto di tutti quelli che incontro e puzzo di primo mondo lontano un chilometro. Sono un’eccezione, una distorsione spaziotemporale, non dovrei essere lì, lo so, lo sanno, sono leggermente turbato.
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Vuelvo al Sur 1. Reportage dal centro del mondo.
Maria Ester es una piba / que nacio para cojer / ella es loca por los burros / no hay pija que le venga bien. (Los Pibes Chorros)
Aspetto il mio contatto tra Cordoba e Pringles. Il sole brucia e mi rintano in una stazione di servizio con l’aria condizionata al massimo. Mi concedo una bottiglia d’acqua gelata poi torno all’incrocio rovente e aspetto. Aspetto. Con tre quarti d’ora di ritardo lo vedo attraversare la strada e venirmi incontro sorridente. È alto meno di un metro e sessanta, la maglietta si tende sul ventre a mappamondo e sotto il capello con la visiera ha uno sguardo da eterno ragazzino. Prendiamo un autobus verso Retiro e la stazione dei treni. Assistiamo a una lite tra l’autista e un tizio particolarmente su di giri a cui partecipa mezzo autobus con commenti, suggerimenti e parolacce. La guida mi fa notare che più andiamo a sud più ci si imbarbarisce, a ogni fermata i volti, gli abiti e i comportamenti cambiano. Non prendermi per razzista dice, è una questione genetica, se per generazioni soffri la fame il tuo cervello, come il tuo fisico, non può crescere. Buenos Aires è uno specchio del mondo. Il Sud è sempre il Sud, anche su scala ridotta, i quartieri bene sono a nord le villa miseria a sud. È così. Liquida la questione con estrema facilità, è molto pratico e sa di cosa parla. Io sono portato alla complessità o forse all’ingenuità della complessità, ma io vengo da nord.


