Martellate sul cofano a chi sosta davanti alle scuole

donna_colpisce_autoOggi impartisco una lezione. Una di quelle cose alla Truck Driver.

Sì, è vero, sto cominciando un corso di yoga, ma ancora non mi fa effetto. Dunque per il momento ho ancora voglia di martellare, di far capire chiaramente, senza possibilità di equivoco. Nella top 10 di quello che odio – pardon, ciò con cui mi sento meno in sintonia :) – svetta da settimane, che dico, mesi, anni, la pessima abitudine italiana riassunta nel titolo stesso di questo articolo.
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The Ufficio files – Intro

funny-toilet-paper-wheres-your-god-nowMi sapete autotrasportatore al volante di un bestione Scania.

Corretto.

Ma tengo stretta dentro un’anima da impiegato amministrativo – ‘mbè? C’è chi sogna di essere surfista o avventuriero, io sogno invece di essere un tranquillo, abitudinario impiegato amministrativo; non fate adesso i nazisti dell’immaginario, per cortesia – e spesso mi confronto con tale eccitante categoria. Mi piace. Continua a leggere

Strizza Intelligence

Era dai tempi del punteruolo magico che non mi sentivo tanto su di giri.

Il crescere figli mi aveva senza dubbio rammollito, neanche più una fantasia di atto vandalico su SUV di arroganti evasori fiscali o puttanieri berlusconiani, non uno straccio di litigio con il solito stronzo bmw-munito. Stentavo persino a riconoscermi. Io, paladino del pedone indifeso (seppur autotrasportatore padroncino di un bisonte Scania). Io, pioniere del traffico civile. Ridotto ora a partecipare alla riscossa di questo martoriato paese guardando Ballarò e poco più.

Poi un giorno un paio di amici mi accesero una lampadina, al dopolavoro degli Autotrasportatori Pugliesi Riuniti. Loro scherzavano, io nella mia testa per niente. Continua a leggere

Memorandum

Sicchè mi ritrovai a scrivere per le mie due figlie mezze olandesi e mezze camioniste una sorta di memorandum sul da farsi nella vita senza avere accanto un dolcissimo, chiassoso padre come il sottoscritto. La notizia era infatti piombata come un fulmine a ciel sereno sulla mia traquilla, sboccata esistenza, sotto forma di un maledetto messaggio email nella mia casella di lavoro truckdriver@fanculo.it :

‘Consegna urgente di due quintali di ‘Nduja presso Mosul, Iraq. Trasporto su gomma via Turchia, partenza immediata. Tocca a te, Truck. Il capo’

Che fosse uno scherzo di pessimo gusto? Me n’ero accertato subito telefonicamente.

“Pronto, Slobo… c’è il capoccia?”

“Caro amico Truck Driver, tu sempre chiedi me cose, ma io non so ‘cose’. Io so di filosòfia, di historia medievo, di chimìca integrata, di…”

“Sì, vabbè Slobo, fanculo ok? Che cazzo è ‘sta storia della consegna di salame piccante in Iraq? È uno scherzo, vero? Che ce lo mandino con un charter, il salame, in quel posto di merda…”

“Niente scherzo, fratelo. Consegna imediatamente, su strada. Ho sentito la telefonata con cliente. Il capo ha estrato a sorte il camionista, sei uscito tu.”

“Ma ho già portato le provole dolci a Bergen, il mese scorso. Voglio tragitti brevi, cazzo, sono un padre di famiglia.” Continua a leggere

In viaggio co’ papà

Con l’ineguagliabile modello di riferimento di papà Alberto Sordi nel film del 1982 in testa e negli occhi  (un Carlo Verdone superbo nella parte del figlio Cristiano), e con la piena ed entusiastica intenzione di provare perlomeno a scimmiottarne piccole dosi di sano egoismo e deliziosa paraculaggine nei confronti della prole, sono partito giorni fa per una vacanza al mare da solo con le mie due piccole camioniste italo-olandesi. Abbiamo caricato tutto sullo Scania e via! Destinazione Inferno.

Sì, perchè non ho calcolato bene una serie di cosucce, mesi orsono, nel proporre sborone e a petto gonfio questa atipica combinazione familiare per una vacanza. Ve ne snocciolo sotto alcune, in sincera condivisione, mentre altre sono ancora incagliate da qualche parte nel mio subconscio, o forse mi vergogno solo un pò a dirle. Dopotutto sono anche un padre, oltre che un maledetto camionista sboccato. E che cazzo!

  • La giornata spesa con i figli in vacanza è lunga. Lunghissima. Incredibilmente lunga. E verso sera ti accorgi che no, non è così in verità, non è lunga. È interminabile. È ben diverso, amici, perchè la lunghezza, seppur superlativa, è sostenibile, mentre l’interminabilità ammazza qualsiasi germoglio di speranza. Oscura l’orizzonte. Tarpa le ali. Quando alle dieci di sera, dopo una giornata vissuta insieme appassionatamente, i figli ti chiamano in continuazione dalla loro stanzetta bollente nel bungalow di simil-legno dicendo che ne so… che hanno caldo, sete, prurito, non hanno sonno o qualsiasi altra stronzata, allora capisci che è così. È interminabile, la giornata in vacanza da solo coi figli. Bellissima, eh? Ma senza fine. E un pò ci rimani. Lo sapevi, ma un pò ci rimani.
  • Il campeggio e il mare sono belli, ma cristo santo moltiplicano la stanchezza per dieci. Perchè? Non saprei. Dicono per il sole, il caldo, la minor comodità, il minor comfort. La sabbia in bungalow, i pochi asciugamani puliti, cosa vi devo dire… fatto sta che avevo portato tre libri da leggere, in uno slancio ottimistico, pensando a lunghe serate sul mare con un occhio al bungalow chiuso con il figliame dormiente, uno alla combricola di amiche ventenni che soggiornano di fronte in tipiche pose provocatrici e uno (quale?) appunto al romanzo in lettura. Ma non c’è stato verso, il terzo occhio era sempre troppo stanco. Le saracinesche oculari calavano puntualmente ogni sera, poco dopo l’ultima chiamata di una figlia per che ne so… sete, o caldo. E i libri sono rimasti irrimediabilmente chiusi.
  • La cucina a gas in campeggio ci mette una vita a far bollire l’acqua, e questo si sa. Ma che accadesse anche nei cucinini dei bungalow – in tutto e per tutto delle vere e proprie cucine – non me lo aspettavo proprio. Dunque è proprio la condizione di ‘campeggio’ che influisce, in qualche modo. In ogni caso, l’eterna attesa dell’acqua che bolle per una fottuta pasta al pesto o in bianco spesso mi ha recato danni, con tutto il vicinato che pasteggiava rumorosamente a due, tre o anche quattro portate, e noi tre, dinastia di camionisti abbrustoliti e affamati, in nervosa attesa. Fanculo.
  • È matematico, se si fa il bagno tutti insieme, una figlia vuole andare fino oltre gli scogli senza niente (intendo braccioli, materassino, maschera, occhialini ecc.) e l’altra invece vuole stare a un metro dal bagnasciuga, in acqua ad altezza caviglia, con braccioli e ciambella, lamentandosi della temperatura fredda. E tu che fai? Entrambe ti chiamano in stereofonia, a ritmo crescente, e vogliono imporre la loro scelta agli altri. Prima vai da una, poi dall’altra, poi torni dalla prima, poi dalla seconda. Ci provi. E a lite ovviamente irrisolta, ti giri, fai un bel tuffo a pesce e te ne vai da solo verso il mare aperto, in un goffo stile libero, sentendo le loro proteste ogni 3/4 secondi, per un istante solo, mentre la bocca e metà faccia riemergono per respirare. E te ne freghi.
  • La gente dopo un paio di giorni massimo si è già sparata film incredibili su cosa c’è dietro il bizzarro trio di rozzi ma dolcissimi individui. Sarà vedovo? Sarà stato lasciato? Sarà un ragazzo padre? Un mammo? Oppure le ha rapite? Le tiene in custodia? E la cosa strana è che più normale sei, meno chiassoso e invadente, meno problematico, più la gente pensa male. E/o si impiccia. Crede che non sei all’altezza. Forse pensa al proprio marito o al proprio figlio, gente incapace di farsi un uovo al tegamino. E impicciandosi attira su di sè irrimediabile l’antipatia di un camionista sudato e innervosito dalla troppa attenzione, tipo la sciura che un giorno si è permessa di affacciarsi alla nostra veranda con la padella piena di scaloppine alla pizzaiola dicendo: ‘Posso lasciarti un pò di queste, che ‘ste bimbe so’ tanto carine ma so’ tutte ossa, so’… Non ti offendi, vero?’

 

PS: però le scaloppine erano buone, cazzo!

I taliani

Sento sempre tutti quanti abbaiare contro i politici, i parlamentari, i partiti, i ricchi e i potenti e da buon bastian contrario la cosa ogni tanto mi irrita un pò. Innanzitutto perchè quei politici, quei parlamentari, quei potenti li abbiamo messi su noi (inteso generalmente come italici) e – peggio ancora - non li abbiamo mai tirati giù. Eppure di opportunità ne abbiamo avute. E poi perchè i miei stanchi occhi di camionista vedono tanta di quella ipocrisia tutto intorno, ogni giorno, nelle azioni di coloro che abbaiano e si lamentano. E non vale per pochi, si tratta in realtà di quasi tutti, o comunque molti. Sicuramente troppi. E allora facciamoli un pò incazzare, dai. Anzi, incazziamoci tutti già che ci siamo, visto che siamo tutti un pò responsabili delle cose che non vanno, dico bene? No? Come sarebbe, voi non c’entrate niente? Perbacco, questa è presunzione… o siete solo davvero rimbambiti? Vogliamo provare ad analizzare nel dettaglio gli atteggiamenti più comuni? Io ci sto. Continua a leggere

A metà strada tra egoista e despota:

stronzo.

La parolaccia l’ho scritta sotto perchè almeno non compare nel titolo del post, che poi per le statistiche da grassa risata di wikio e compagnia bella non è cosa (anche se, pensate: per questi signori salgono in classifica i blog citati da altri blog, cioè non quelli più visitati da nuovi utenti, i cosiddetti accessi ‘freschi’, con spinta dal basso ecc. ecc. bensì quelli inciuciati con altri senatori del mondo dei blog. Cioè, se non conosci e hai comunque un sacco di accessi rimani in fondo alla classifica… roba da non credere). Continua a leggere

Camicia + cardigan = lupetto + giacca?

Voi italiani (dico non camionisti residenti nel Sistema Sesto con a casa tre olandesi e in testa il Nevada, come il sottoscritto) siete fissati con ridicole equazioni di vestiario indossato per stabilirne l’adeguatezza climatica. Proprio come le vostre madri, spiccicati. Ovvero, la solita ossessione ansiogena italiana: soffrirò il freddo se oggi al posto della combinazione maglietta della salute  - sexy quanto un callo al piede, maglione a collo alto e giacca di merinos indosso invece camicia di cotone, maglioncino di flanella e cappottino? E se facessi lupetto + giacca a vento? Sarebbe più o meno di pile e paltò nella scala dei valori termici? E cardigan e impermeabile imbottito? Continua a leggere

Sesso

Intanto come titolo funziona, no? Ma veniamo a noi. Il sesso è un tabù italico di portata nazionale. Inutile negarlo. E veline, hostess, escort, scosciate da telepromozione, tettone da programma calcistico, e ancora look aggressivi, vestiti sempre più sexy, stivali bondage da mistress disponibili ormai in ogni negozio non sono altro che la solita copertura. Can che abbaia non morde, dice il saggio, e mi permetto di concordare in questa circostanza. Non sono certo un bacchettone o un moralista, anzi di recente mi piace pensare di essere un camionista che flirta con la parola scritta (o uno scrivente che flirta con gli Scania, come preferite) ed è per questo che ho di che lamentarmi. A guardarmi attorno, sembrerebbe di vivere nell’epoca più sexy e spinta di tutti i tempi. Continua a leggere

Strisce

Guido uno Scania, lo so. Appoggio il culo sopra un sedile in similpelle, ricoperto di un lenzuolo di palline di bambù dall’aspetto fastidioso ma in realtà comodissime (dio solo sa come). Mangio e dormo in cabina autocarro, e macino chilometri su chilometri ogni giorno. Sono Truck Driver. Potenzialmente sarei il miglior nemico di me stesso, quello incazzato e disgustato dall’abuso di potere automobilistico nelle strade, intendo. Vero. Ma in realtà dietro il volante sono un camionista pulito e rispettoso, quasi corretto; tutto il contrario di quando poi atterro coi piedi sull’asfalto. Credo nella guida sicura, nel rispetto di pedoni e ciclisti, nella loro precedenza in senso morale, innanzitutto. Un uomo d’altri tempi. Un Mario Monti della cabina autocarro, tanto per rimanere agganciati all’attualità. Continua a leggere