Bike Smut

Bicicletta e sesso spinto.

Può esistere un binomio più incredibilmente attraente alle orecchie di questo poco di buono, che sarei io - Truck Driver - in questo preciso frangente della mia sprecata, ma succosissima esistenza?

Risposta: no.

Dunque Bike Smut tutta la vita! Bike Smut: porno in bici. Oscenità a due ruote (ecologiche). Anime bollenti, carne e telaio in mille combinazioni possibili. Continua a leggere »

Mela di moda

Già vi sento ringhiare, maledetti Apple addict:)  Bè, mi dispiace ma avete sbagliato bersaglio, brutti cani bavosi. Non sono un nerd, grazie al cielo, e mai lo sarò. Non sono un geek, un hi tech perv, non sono del settore, non lavoro coi computer, non consumo tecnologia a cucchiaiate, anzi sto benissimo quando – raramente – posso isolarmi dal mondo per un paio di settimane senza utilizzo alcuno di internet o telefono.

Sono camionista, come ben sapete. A me serve solo una bella cabina autocarro, una lunga strada da percorrere, un highway restaurant per riempire la panza e un lap dance bar per ehm… Poco altro. Di certo non mi serve strafare e  stracomprare in campo tecnologico- sono un semplice fruitore di servizi informatici. Cioè, mi siedo al computer (fuori dall’orario di lavoro) solo per scrivere ‘ste schifezze, oppure navigare in internet. O scaricare musica. Mica molto di più…

Dunque sorrido a vedervi tutti quanti così agitati, o invasati fan di Steve Jobs folgorati sulla via di Cupertino. Agitati nel cercare di spiegare agli altri che no, non è come la pensiamo. Che la vostra non è una frivola mania, una moda,  saltare sul carro del figo di turno fin quando dura, che è invece tutto sotto controllo, che la supremazia dei prodotti con la mela è un dato di fatto, è politically correct, è cosa buona e giusta. Che con Apple il mondo è semplicemente diventato un posto migliore. E vai- un altro fottuto guru commerciale che diventa un re Mida… Ne avevamo davvero bisogno?

Ebbene sono sicuro che molti di noi sì, ne avevano bisogno di prodotti così belli, fighi, costosi, efficienti e all’avanguardia. Di vaste gamme, di versioni upgraded ogni due settimane. Io no. E mi festeggio da solo per questo brillante risultato. Mi batto il cinque da solo… mai provato? È piuttosto cool. Dunque lasciatemi in pace, per favore, Apple geek o come cazzo volete che vi si chiami. Ho quello che ho, a livello di tecnologia, ma non mi si è mai impallato nulla, non ho mai perso dati in modo tragico, non ho esigenze particolari, non ho e non voglio avere tempo per fare di più, avere di più, colorare meglio, vedere meglio, sentire meglio. Proprio, non me ne frega niente. Understand?

Sì, sì, dico anche a voi soci kai zen (ecco… inizia la guerra, io lo so :D ). Figuratevi, amici internauti: sono l’unico stronzo della band che gira ancora a pc e non a mela. Quante ne devo sentire! Guardate, fratelli di ensemble narrativo, in tutta onestà: so che i prodotti Apple sono i migliori. So che sono più user friendly. Più bianchi, più lisci, più fighi. So che la mela è un ottimo logo, che i lupetti neri indossati da Steve Job conferiscono un’aria intellettuale ma allo stesso tempo garantiscono un mood pratico, disimpegnato. So, so. Forse avrei dovuto accodarmi prima, qualche anno fa, prima che quel marchio diventasse un filino antipatico. Adesso no, non ce la posso fare. Scusate. Troppi gli adesivi della mela appiccicati a fottuti suv per la città, troppi sugli zaini e sui caschi degli studentelli biondi figli di papà da felpa abercrombie, ciuffone ridicolo e faccia da schiaffi. Troppi i laptop della mela aperti a cazzo in qualsiasi tipo di manifestazione o di filmato: live, dj set, mostra, film, incontro, dibattito, cristo santo pure in piscina e alla festa dell’uva ancora un pò!

E BASTA!

Rendetevi conto della vostra dipendenza e bona lì. C’è chi si fa di robba, chi di videogiochi, chi di porno, chi di Novella 2000, chi di X factor, e chi di Apple Store, tipo voi. Bene, molto bene direi: come sapete io adoro le ossessioni, i vizi  e la dipendenza psicologica. Piacere, quindi. Siamo maniaci di settori diversi. Come va? Bene. Bene. Urca, ora devo proprio scappare…

Vado a ridere addosso al mio vicino che ha avuto un fatal error con il suo nuovo sgargiante computer della mela di moda. E quelli dell’assistenza pare non lo assistano per nulla, men che meno aggratis. Ma scusate, non era mica tutto un altro mondo?…

;)

Il Porno, la cattolica e la filosofia

More about PornosofiaCopio e incollo l’articolo di Repubblica sulla questione Regazzoni, Porno, Cattolica…  Ci tornerò più avanti intanto date un’occhiata a questo:

In bilico il prof di ‘Pornosofia’
“La Cattolica non mi vuole più”
Regazzoni aveva appena presentato a Torino il libro sulla diffusione del porno nel web
Contratto a rischio. L’sms dello storico ateneo milanese: “Ci ha creato grossi problemi” di FRANCO VANNI

L’annuncio lo ha dato a lezione, di fronte a sessanta studenti allibiti: “Temo che dall’anno prossimo non sarò più un professore di questo ateneo, e non per mia scelta. Come forse saprete, ho scritto un libro sgradito all’università”. Chi parla è Simone Regazzoni, docente a contratto di storia economica della cultura in Cattolica. Sostiene che la sua cacciata dall’ateneo sia la conseguenza della pubblicazione di Pornosofia, presentato alla Fiera del libro di Torino: un’analisi della diffusione del porno nell’era di Internet.

Nel libro, l’autore ha omesso di qualificarsi come professore dell’ateneo, “una scelta concordata con l’università”, dice. Ma nei giorni scorsi alcuni giornali, parlando del saggio, lo hanno qualificato come “docente in Cattolica” e “filosofo della Cattolica”. “L’università non me l’ha perdonata – racconta Regazzoni – ho ricevuto un sms dalla coordinatrice del corso di laurea che parlava di “grosso problema da cui non si sa come uscire”. Poi abbiamo avuto liti furiose. Risultato: lo scorso anno a quest’ora il rinnovo del contratto mi era già stato comunicato, ora fanno addirittura resistenze per ricevermi”.

La risposta dell’università: “Possiamo solo dire che, per l’anno accademico in corso, Regazzoni è un nostro contrattista”. Regazzoni, prima di Pornosofia, aveva scritto altri sei libri che analizzano altri feticci della cultura contemporanea, da Harry Potter alla serie tv Doctor House. Volumi che gli erano valsi citazioni entusiaste sulle pubblicazioni della Cattolica. Ma ora tutto è cambiato. Nell’ultimo saggio, oltre ad analisi dotte della raffigurazione del nudo, si riportano descrizioni esplicite degli atti sessuali rappresentati in video. E il fatto che l’ateneo sia stato associato a “lingue che affondano” e “bocche spalancate”, in largo Gemelli è stato preso male.

Paola Fandella, responsabile del corso di economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo, racconta: “La vicenda mi ha dato fastidio, è vero. Con Regazzoni abbiamo avuto confronti molto franchi. Ma il rinnovo dei docenti dipende dalla loro performance, e comunque non spetta a me decidere sui contratti annuali”. Spetta alla Facoltà, e ai “designatori”. Hanno davvero già deciso per il taglio? La risposta della Cattolica è secca: “Per il rinnovo dei contrattisti c’è tempo fino a luglio”. Ma Regazzoni non ci sta: “Che io sia ormai un ex docente non è un segreto, e la Cattolica ha il diritto a mettere in cattedra chi vuole. Non capisco però perché mi tengano sulle spine, costringendomi a uno stress notevole. Non posso accettare di fare da relatore per la tesi agli studenti, non sapendo se sarò ancora al mio posto”.

Regazzoni, genovese nato nel 1975, è un allievo di Jacques Derrida. Ha fatto un dottorato in Filosofia all’università di Parigi 8, dove ha poi insegnato. Con la Cattolica ha cominciato a collaborare nel 2007, tenendo un seminario di Museologia applicata, cattedra che gli è stata poi assegnata a contratto lo scorso anno. Oggi ha due corsi, entrambi a Economia: Filosofia delle arti visive, seguito da tre soli ragazzi, e Storia economica della cultura, per gli studenti dei primi due anni, con 178 iscritti. Nella valutazione data dagli studenti è nella fascia più alta. “La verità – dice Regazzoni – è che la pornografia è ancora tabù. Fino all’uscita del libro l’ateneo mi elogiava, con pubblicazioni e attestati di stima. Oggi sono un fantasma”.

Buongiorno, sono un camionista

C’è troppa cultura su questo blog… troppa filosofia, che cazzo… mi sembra di stare a un convegno, solo che lì posso fingere di essere acculturato e scrutare tra il pubblico in cerca di donne attraenti – così, per statistica – e qui davanti allo schermo invece manco questo… A proposito, l’altro giorno ho ricevuto per posta la tessera Platinum della Youporn Corp. con questa simpatica dedica accompagnatoria, che ho tradotto dall’inglese: ‘Hey amico/a, (ma sanno benissimo che sarà un uomo a riceverla, fanno solo i progressisti; sapete, Obama ecc…) grazie per il tuo grande supporto! Se vai avanti a questo ritmo con gli hit al nostro sito ti chiameremo qui a Los Angeles per progettare la versione 2.0!’

…scherzeranno? Io Los Angeles in fondo non l’ho mai vista, dovrei solo trovare un modo decente di raccontarlo alla combriccola delle donne di casa.

Comuque, c’è troppa cultura qui. Ho pensato di rimediare con una nuova rubrica che chiamerò ‘Truck Driver’. Cosa ci metto? E che ne so, vado a naso, come al solito. Musica, cibo, viaggi, persone, figli, musica, droga, ammore… e poi fobie ridicole, stronzi da premio Nobel, lingerie femminile, storie porno dai bagni dell’ufficio e via dicendo. Roba. Ma roba spiccia, diretta. Spunti e riflessioni di chi non ha studiato filosofia, non è un topo di biblioteca, non è un nerd, non gli dà fastidio il sole, non è sempre incazzato con tutti, se ne fotte delle barricate. E parla pulito :)

C’era bisogno di ‘sta rubrica? Non credo. Ma che, c’era bisogno dell’ultimo libro di Carlotto? E di Heligoland dei Massive Attack (che pure adoro)? Il mondo oggi è così: c’è spazio per le cagate di tutti. Internet è così. Non l’ho mica inventata io. A me ha solo risolto il problema del porno: prima bazzicavo edicole con soprabiti abbottonati, grossi cappelli calati sulle sopracciglia, baffi finti e Ray Ban neri modello paninaro del cazzo. Che poi puntualmente la sciura edicolante: ‘Ancora tu, kai zen a? Va che non è ancora uscito l’ultimo ‘Le ore’…’ Merda. E invece, adesso, ricevo comodamente Platinum card a casa. E gratis. Ah, il progresso…

Ora guardatevi ‘La città verrà distrutta all’alba’ (miglior titolo di film di tutti i tempi, così come Dead Kennedys è il miglior nome di band di tutti i tempi) e non rompete i coglioni. Anzi, no guardatevi ‘Centochiodi’ dell’IMMENSO Ermanno Olmi. Capirete di più della mia nuova rubrica. Forse.

Fanculo.