È ovvio che in un mondo dove tatuaggi e teschi sono ormai sdoganati ovunque in modo quasi incredibile (basta guardarsi attorno e accendere la tv, cosa che sinceramente sconsiglio se non proprio inevitabile), la nuova frontiera della coolness oggi non può che essere già oltre. Oltre la pelle coperta di sgorbi d’inchiostro, oltre i vestiti e gli atteggiamenti sempre più estremi e provocanti, oltre la cattiveria (finta) come attitudine. Così funziona, mica lo decido io, o il tatuaggio o il teschio stessi. Però modestamente il vostro Truck Driver ne sa a pacchi di ’sta robaccia: se mi vedeste adesso nel mio abbigliamento stiloso e nell’acconciatura, capireste subito. Però no, non accendo la webcam, amici, I am sorry. Non sono mica Cicci_Pussy, cazzo.
Dovrete credermi sulla parola. Ne capisco, e già so che il trend si sposterà adesso verso cose ancora più sorprendenti, ancora più impensabili. Per stupire, colpire forte, stendere al tappeto, ancora una volta. E per farvi ricomprare l’intero guardaroba per l’ennesima volta, ovvio. A cosa servirebbe essere fighi, altrimenti?
Siamo interessanti. Dico, noi generazione a cavallo tra il pre-tecnologia invasiva e il post. Prima di internet e dopo. Prima di cellulari e smart phone e dopo. Siamo interessanti perchè non presentiamo – a prima vista – nessuno dei difetti congeniti dei più vecchi e dei più giovani di noi, gli imbranati senza speranza e i bevutisi il cervello. Continua a leggere »
Non so per quale motivo specifico – oltre al fatto che io sia un gran pezzo di manzo – alcuni internauti appassionati di kaizenology mi scrivono missive elettroniche chiedendomi del più e del meno in ambito di sesso e porcate varie. Bene! Io rispondo volentieri. Tutta salute. E adesso vado a riportarvi, in forma anonima, ovvio (mica mi rovino possibili tresche per la faccia vostra ), alcune domande con relativa risposta del Truck Driver più maniaco sessuale che esista. Più di me soltanto le categorie dei pesi massimi nel settore: serial killer, politici dell’UDC e Presidenti degli Stati Uniti d’America.
…Come dite? Ah sì, certo, potete scrivermi dei vostri pruriti anche voi, qui: info@kaizenlab.it – ma mettete TRUCK DRIVER nell’oggetto, mi raccomando! Un paio di Kai Zen sono religiosi osservanti e si offendono con un niente, figuratevi con un email pieno di esplicite oscenità… e un altro paio sono soggetti pericolosi e anche un pò nerd (vedi post sulla Apple), vi possono tracciare il computer in un attimo e… RIIING, ve li trovate sull’uscio di casa con soprabito beige allacciato in vita, polpacci nudi, calzini e mocassini neri, finta enciclopedia da vendere e un sorriso ben poco rassicurante. E non sto scherzando.
Caro Truck Driver, tu che sei un porco maniaco e anche un pò stronzo, qual’è il posto più incredibile dove fare sesso? Grazie, tua Tittina.
Cara Tittina, non capisco se ti interessi saperlo per provare anche tu o per inserirlo al primo posto nella lista dei tabù (e quindi in automatico morire dalla voglia di provarlo comunque…). In ogni caso ho due suggerimenti da darti: il posto più incredibile è nei bagni dei musei. Non so, sarà la vibrazione artistica nell’etere, il silenzio quasi religioso, o forse il fatto che in media si tratta di cessi che ALTRO CHE LA MIGLIORE STANZA DI MOTEL! Ecco, l’unico imbarazzo è – nel caso in cui della mostra corrente non ve ne freghi un cazzo – il chiedere subito al bancone d’ingresso, dopo aver pagato, dove sono i bagni, entrambi con ‘sta faccia allupata che si vede lontano un chilometro.. figuratevi alla ragazza che strappa gli ingressi! L’altro suggerimento è - a mio parere - il posto più figo in assoluto dove fare sesso: in autostrada, da dietro, appoggiati alla colonnina del SOS. Con i sederi rivolti verso i campi, per intendersi… capito? Ecco, è fantastico. Incredibile. Inimitabile. C’è l’eccitamento del rombo dei motori, il vento in faccia, gli spazi illimitati, e poi non ci sono imbarazzi: quelli in macchina vedono poco/niente, solo per un frangente due coniglietti in miniatura che si danno da fare alla grande- così imparano a sfrecciare come maledetti piloti di Formula 1… Quelli in camion vedono qualcosa in più (ehi, che volete? gli interessi corporativi prima di tutto… ) e – apoteosi per il sottoscritto – i vecchietti imbranati con vecchie Fiat 600, A112 e via dicendo si godono uno spettacolo da FA-VO-LA, e ritrovano d’improvviso il gusto per la vita. E il merito è vostro. Bravi. Ora voglio vedere tutte le colonnine SOS dell’A1 occupate, avanti…
Scemo del villaggio che ti credi chissà chi con ‘sti post idioti (sono uno che ha un iPhone… sono incazzato marcio), quante tipe ti sei fatto nella vita, sentiamo…
Fico! Con l’iPhone puoi filmare le tue porcate in qualità incredibile! Perchè non mi spedisci il file, dopo? Così ti dico cosa ne penso di un Apple freak in azione… e la risposta è più di cinque e meno di trenta. Diviso due. Al quadrato. Sotto radice.
Truck Driver, cosa preferisci nel sesso? TomJerry
Diciamo che non sono mai andato forte nello scritto… e nemmeno sussurro d’abitudine parole dolci in francese, accarezzando i capelli della mia partner. Dovrei farlo di più, forse. Alle donne piace. Lo so. Ma poi quando lo fai, d’improvviso vogliono turpiloquio e ceffoni sulle chiappe. Valle a capire…
Ciao, sono un ragazzo della provincia, giovane e con un certo appetito. Che ne dici del sesso di gruppo?
Brao ma bisogna andarci piano con ’sta roba, amico… una volta superate certe soglie è difficile tornare indietro con la testa, capisci cosa intendo? Spersonalizzare atti sessuali ha il suo fascino, senza dubbio, ma poi devi gestire il post (nel senso latino, non questo articolo di blog), tipo che quando sei da solo con la fidanza e tutto è perfetto, ma tu pensi a 13 corpi umani che si contorgono ululando, può essere un problema. E non sognarti di farti scappare ‘E adesso dove lo metto?’, altrimenti diventa DAVVERO un problema. E grosso. Ah, e ricorda: è documentato, l’ultima tappa imprescindibile di un viaggio esplorativo del sesso di gruppo è il richiamo del fringuello. Matura, matura e matura fino a quando non puoi più resistergli. E non fare finta di niente, è proprio quello che credi. Uomo avvisato…
Truck Driver, se mi masturbo tanto vuol dire che sono un nerd??
Ehm… VAI TRANQUILLO, non è così, te lo garantisco. Io ho un pc di merda, un telefonino dell’anteguerra e manco leggo i fumetti!
Già vi sento ringhiare, maledetti Apple addict… Bè, mi dispiace ma avete sbagliato bersaglio, brutti cani bavosi. Non sono un nerd, grazie al cielo, e mai lo sarò. Non sono un geek, un hi tech perv, non sono del settore, non lavoro coi computer, non consumo tecnologia a cucchiaiate, anzi sto benissimo quando – raramente – posso isolarmi dal mondo per un paio di settimane senza utilizzo alcuno di internet o telefono.
Sono camionista, come ben sapete. A me serve solo una bella cabina autocarro, una lunga strada da percorrere, un highway restaurant per riempire la panza e un lap dance bar per ehm… Poco altro. Di certo non mi serve strafare e stracomprare in campo tecnologico- sono un semplice fruitore di servizi informatici. Cioè, mi siedo al computer (fuori dall’orario di lavoro) solo per scrivere ‘ste schifezze, oppure navigare in internet. O scaricare musica. Mica molto di più…
Dunque sorrido a vedervi tutti quanti così agitati, o invasati fan di Steve Jobs folgorati sulla via di Cupertino. Agitati nel cercare di spiegare agli altri che no, non è come la pensiamo. Che la vostra non è una frivola mania, una moda, saltare sul carro del figo di turno fin quando dura, che è invece tutto sotto controllo, che la supremazia dei prodotti con la mela è un dato di fatto, è politically correct, è cosa buona e giusta. Che con Apple il mondo è semplicemente diventato un posto migliore. E vai- un altro fottuto guru commerciale che diventa un re Mida… Ne avevamo davvero bisogno?
Ebbene sono sicuro che molti di noi sì, ne avevano bisogno di prodotti così belli, fighi, costosi, efficienti e all’avanguardia. Di vaste gamme, di versioni upgraded ogni due settimane. Io no. E mi festeggio da solo per questo brillante risultato. Mi batto il cinque da solo… mai provato? È piuttosto cool. Dunque lasciatemi in pace, per favore, Apple geek o come cazzo volete che vi si chiami. Ho quello che ho, a livello di tecnologia, ma non mi si è mai impallato nulla, non ho mai perso dati in modo tragico, non ho esigenze particolari, non ho e non voglio avere tempo per fare di più, avere di più, colorare meglio, vedere meglio, sentire meglio. Proprio, non me ne frega niente. Understand?
Sì, sì, dico anche a voi soci kai zen (ecco… inizia la guerra, io lo so ). Figuratevi, amici internauti: sono l’unico stronzo della band che gira ancora a pc e non a mela. Quante ne devo sentire! Guardate, fratelli di ensemble narrativo, in tutta onestà: so che i prodotti Apple sono i migliori. So che sono più user friendly. Più bianchi, più lisci, più fighi. So che la mela è un ottimo logo, che i lupetti neri indossati da Steve Job conferiscono un’aria intellettuale ma allo stesso tempo garantiscono un mood pratico, disimpegnato. So, so. Forse avrei dovuto accodarmi prima, qualche anno fa, prima che quel marchio diventasse un filino antipatico. Adesso no, non ce la posso fare. Scusate. Troppi gli adesivi della mela appiccicati a fottuti suv per la città, troppi sugli zaini e sui caschi degli studentelli biondi figli di papà da felpa abercrombie, ciuffone ridicolo e faccia da schiaffi. Troppi i laptop della mela aperti a cazzo in qualsiasi tipo di manifestazione o di filmato: live, dj set, mostra, film, incontro, dibattito, cristo santo pure in piscina e alla festa dell’uva ancora un pò!
E BASTA!
Rendetevi conto della vostra dipendenza e bona lì. C’è chi si fa di robba, chi di videogiochi, chi di porno, chi di Novella 2000, chi di X factor, e chi di Apple Store, tipo voi. Bene, molto bene direi: come sapete io adoro le ossessioni, i vizi e la dipendenza psicologica. Piacere, quindi. Siamo maniaci di settori diversi. Come va? Bene. Bene. Urca, ora devo proprio scappare…
Vado a ridere addosso al mio vicino che ha avuto un fatal error con il suo nuovo sgargiante computer della mela di moda. E quelli dell’assistenza pare non lo assistano per nulla, men che meno aggratis. Ma scusate, non era mica tutto un altro mondo?…
Guardo lo Slavo di sbieco, sono ancora incazzato marcio con lui. Non doveva nemmeno essere qui, oggi. Doveva essere in Romania con il mio Scania nuovo di pacca, a consegnare conserva di pomodoro e portare indietro carne secca rumena: dicono sia deliziosa. Ma il bastardo mi ha fatto la fiancata del bestione proprio ieri notte, giù alla cava dove organizzano gare notturne clandestine: tutta ammaccata da schifo. Hai capito, lo stronzo dello Slavo… E adesso, a trasporto rimandato, è voluto pure venire con me al negozio di dischi, mi sta appiccicato addosso come un cane bastonato. Tanto vale che lo bastoni, no?
‘Scortati’ di Garbo – anno 1982 – sollevato nella mia direzione con la mano destra, mentre con la sinistra lo Slavo ravana negli scaffali alla ricerca di altre perle sonore. Gli cammino incontro.
“Fico Garbo. Strano tipo. Adoravo i suoi guanti tagliati, erano così new wave. Li ho portati per anni anch’io.”
“Non ho mai capito un cazzo dei suoi testi… tu?”
“Certo che no, sei slavo.”
“Idiota.”
Lo Slavo si chiama così per la sua mania di portare jeans scoloriti, mica per origini geografiche. Umorismo da camionisti.
“Neanch’io li capivo. Ma perchè, è importante? Prendi le canzoni in inglese, da noi funzionano anche perchè nessuno ci capisce un cazzo. Io da ragazzino credevo sempre di sentire ‘Ignorais’ nei pezzi in inglese da hit parade alla radio, qualcosa forse sulle scarse capacità intellettive o sulla supponenza di chi cantava, pensavo… mica ‘In your eyes’…”
“Ah! Buona questa. Io invece stavo sul ’Tunait’ e sul ‘Mai beib’… Cosa ascoltavi ancora da moccioso?”
“‘Five o’clock in the morning’ dei Village People è una delle prime canzoni della radio che ricordo. Avrò avuto dieci anni… Il primo disco che mi ha preso in faccia - due o tre anni dopo, quello che ha scoperchiato il vaso musicale di Pandora, che mi ricordo ascoltavo per ore e ore in cucina con un vecchio giradischi grigio è questo.” Alzo il braccio e glielo mostro. Come minimo lo compro subito in versione cd e lo sparo sul bestione a mille.
“Alphaville, ‘Forever young’? Oh mio dio… pensavo fossi un camionista tutto ZZ Top, Turbonegro e Motley Crue.”
“Amico, il genere non c’entra un cazzo. Ci sono dischi di merda e dischi che spaccano, ebbene questo SPACCA. E mica nei singoli, nei pezzi famosi, ma soprattutto in quelli sconosciuti. ’Summer in Berlin’, ‘Lies’, ‘A victory of love’ ecc. Lo ascolterai tra un attimo. Mica è un caso quell’ennesimo rapper fabbrica-soldi, come si chiama… ha pubblicato da poco quella cover inutile di ‘Forever young’.”
“Io a quindici anni ero solo Iron Maiden e AC/DC.”
“Tabbozzo. Io invece ero new wave, cazzo: Yazoo, primi Depeche Mode, Tears for fears, the Cure, Thompson Twins, Howard Jones, Everything but the girl. Più taglio di capelli all’avanguardia che altro, in pratica. Ho sempre odiato i metallari capelloni, con i jeans stretti e quelle tshirt nere dalla grafica vomitevole. Gli adesivi cangianti sui Garelli, le scritte ’Metallica’ sulle borse a tracolla militari… BLEAH”
“Fottiti.” Mi fa il segno delle corna e muove la testa in headbang, mentre mi sventola ’Hail to England’ dei Manowar in faccia. Che uomo di cattivo gusto. Io adoro la musica pesante, ma non le tamarrate. D’altronde in musica è così, ognuno è il Re del suo castello. Cerco ancora. Non so cosa, ma è una droga. In pochi minuti afferro ‘Scoundrel days’ degli A-ha, ‘Scum’ dei Napalm Death e ‘The original singles collection’ di Hank Williams. Ecco, tutto parte da Hankie, sapete? Andate. Documentatevi. Il country è LA musica, tutto il resto non conta. E non rompete i coglioni.
Appoggio i dischi sul bancone della cassa, dove un nerd legge una rivista di equitazione. Porta occhiali con la montatura nera, come un… nerd. Non capisco se è look puro, voglia di vintage o proprio vera attitudine nerd. Oggigiorno è tutto così confuso. Guarda i titoli che appoggio e mi fa una smorfia di compiacimento. Chissà per quale disco in dettaglio.
“Fratello, quanti ne hai intenzione di comprare ancora? Mettici dentro anche questo, vai.” Lo Slavo mi allunga ‘Steps in Time’ di Paul King, cantando ‘Love & Pride’ in inglese maccheronico. Anzi, slavo. Non usa però nè ‘Ignorais’ nè ‘Tunait’, e mi sento sollevato.
“Non male, ma mi piacevano più i suoi Doc Martens colorati che non davvero la musica.”
“A me piacevano i Talk Talk e gli Housemartins, tra la roba leggera intendo.”
“Grandiosi entrambi. Io poi a un certo punto mi sono buttato su certi gruppi: The Jesus and Mary Chain, the Church, the Mission… adesso che ci penso, devo essere stato preda di qualche folgorazione religiosa. Poi però sono diventato davvero cattivo e ho cominciato ad ascoltare cani che abbaiano, più che complessi di musica leggera.”
“‘Compleassi di musica leggera’… mi sembri Pippi Baudo.”
“Yo brother Pippo. Troppo avanti, il pennellone. Riveditelo su Youtube che presenta a Sanremo certi tipi italiani negli anni ottanta, quando era tutto in playback. Grandioso.”
Poi d’improvviso lo trovo. O forse mi trova lui. Lo cercavo da un pò. Non avevo il coraggio di chiedere, o forse è tutto subconscio. Era sotto i singoli, giustamente. In verità è un remix del 1995: tante versioni della stessa merda. LA MIA MUSICA. Strade assolate. Caldo fottuto. Birra ghiacciata. Bambole formose e disponibili, in bikini. Violini, banjo, voce nasale con patata in bocca e TUM TUM TUM TUM
C’è troppa cultura su questo blog… troppa filosofia, che cazzo… mi sembra di stare a un convegno, solo che lì posso fingere di essere acculturato e scrutare tra il pubblico in cerca di donne attraenti – così, per statistica – e qui davanti allo schermo invece manco questo… A proposito, l’altro giorno ho ricevuto per posta la tessera Platinum della Youporn Corp. con questa simpatica dedica accompagnatoria, che ho tradotto dall’inglese: ‘Hey amico/a, (ma sanno benissimo che sarà un uomo a riceverla, fanno solo i progressisti; sapete, Obama ecc…) grazie per il tuo grande supporto! Se vai avanti a questo ritmo con gli hit al nostro sito ti chiameremo qui a Los Angeles per progettare la versione 2.0!’
…scherzeranno? Io Los Angeles in fondo non l’ho mai vista, dovrei solo trovare un modo decente di raccontarlo alla combriccola delle donne di casa.
Comuque, c’è troppa cultura qui. Ho pensato di rimediare con una nuova rubrica che chiamerò ‘Truck Driver’. Cosa ci metto? E che ne so, vado a naso, come al solito. Musica, cibo, viaggi, persone, figli, musica, droga, ammore… e poi fobie ridicole, stronzi da premio Nobel, lingerie femminile, storie porno dai bagni dell’ufficio e via dicendo. Roba. Ma roba spiccia, diretta. Spunti e riflessioni di chi non ha studiato filosofia, non è un topo di biblioteca, non è un nerd, non gli dà fastidio il sole, non è sempre incazzato con tutti, se ne fotte delle barricate. E parla pulito
C’era bisogno di ‘sta rubrica? Non credo. Ma che, c’era bisogno dell’ultimo libro di Carlotto? E di Heligoland dei Massive Attack (che pure adoro)? Il mondo oggi è così: c’è spazio per le cagate di tutti. Internet è così. Non l’ho mica inventata io. A me ha solo risolto il problema del porno: prima bazzicavo edicole con soprabiti abbottonati, grossi cappelli calati sulle sopracciglia, baffi finti e Ray Ban neri modello paninaro del cazzo. Che poi puntualmente la sciura edicolante: ‘Ancora tu, kai zen a? Va che non è ancora uscito l’ultimo ‘Le ore’…’ Merda. E invece, adesso, ricevo comodamente Platinum card a casa. E gratis. Ah, il progresso…
Ora guardatevi ‘La città verrà distrutta all’alba’ (miglior titolo di film di tutti i tempi, così come Dead Kennedys è il miglior nome di band di tutti i tempi) e non rompete i coglioni. Anzi, no guardatevi ‘Centochiodi’ dell’IMMENSO Ermanno Olmi. Capirete di più della mia nuova rubrica. Forse.
Non me li ha chiesti nessuno, ma oggi mi sento di nuovo Paulo Coelho e voglio dispensarti consigli di vita, dall’alto (basso) della mia visione del mondo. Faresti meglio a prendere nota. Oppure mandami affanculo e guardati Boris serie 3: dio bonino quanto lo adoro. Bene, kaizenologysta avvisato…
-non comprare in eccesso, anzi non comprare quasi niente. Va abbastanza di moda e, tra l’altro, è il modo migliore per risparmiare Perchè spendere quando non è indispensabile? Mi rendo conto che il tic dell’estrarre il portafoglio è ormai difficile da vincere e che il consiglio sembra quello di un taccagno, ma come prova di forza e determinazione umana cosa c’è di meglio che resistere all’acquisto di qualcosa? Sfida te stesso: è come un corso di sopravvivenza in situazioni estreme – molto popolari di questi tempi – ma senza doversi impantanare di fango e perdipiù senza costo di iscrizione. Appunto. Il concetto è semplice: abituati a cavartela con poco, pochissimo, per poi stare da dio con qualche soldo in più. In pratica, Lapalisse + il perfetto risparmiatore di Alan Friedman. Cosa vuoi di più? Quindi, non comprare. Tieniti piuttosto un pò di soldi per uscire qualche volta: un cinema, una birra, quattro salti in qualche balera del liscio. Cibo per l’anima. Ma non oggetti. Che ti servono a fare? Hai già tutto alla tua età, butti via periodicamente sacchi di roba e ne vorresti ancora? Lascia perdere. Che poi, visto che tra il comprare roba economica cinese e roba carissima locale non sai decidere, non comprare e basta. E fatti un giro in bicicletta nel primo fazzoletto di verde che trovi, cantando Baby Jane di Rod Stewart.
-non esagerare in tecnologia. Non sei credibile. Manco fossi coreano del sud, o finlandese. Prenditi quello che ti serve, un telefono, un computer, una connessione decente, e mettiti al riparo dal bombardamento costante di media, pubblicità e guru vari: è quella la cosa più difficile. O comunque chiediti sempre se ti senti nerd abbastanza per usare l’apparecchio che stai usando con quell’assiduità da svitato: in caso affermativo non ho altro da dirti, in caso negativo poniti il problema. Essendo italico e dunque romantico – in senso lato – e passionale, non sei in grado di filtrare il tuo temperamento focoso attraverso apparecchiature elettroniche. Guarda che casino viene fuori quando si litiga per email o sms. Molto meglio trovarsi al muretto davanti all’italica gelateria, con maglione color pesca appeso sulle spalle e le maniche annodate, a discutere faccia abbronzata a faccia abbronzata, capello con gel a capello lungo e lucido come una maledetta presentatrice tv, con un bel cono menta e liquirizia e tanta panna montata. Al massimo va a finire a coni in faccia, che è più divertente e meno costoso che raccogliere pezzi di silicio dal pavimento. Troppa tecnologia ti abbruttisce, ti de-italianizza (mannaggia, qui però rischio di creare l’effetto contrario…), ti rende antipatico e non sarai più neanche in grado di fare sesso in modo decente.
-per un giorno alla settimana forzati a non curare il tuo aspetto. Così, per vedere se vieni apprezzato anche con l’alito pesante o completamente spettinato. Perchè questa follia? Innanzitutto perchè mi fa impazzire dal ridere, poi perchè prendersi per il culo da soli ha la sua importanza. In quanto italici siamo pieni di stile, sì, ma anche un pò troppo di noi stessi. Crediamo di saperne di più su tutto e invece spesso, specialmente negli ultimi decenni, ci accorgiamo di saperne di meno. Per raddrizzarci dobbiamo provare a sentirci a disagio nelle cose che ci caratterizzano di più. Quindi da domani tutti spettinati e con vestiti inguardabili, ma accodati in file impeccabili, silenziosi e con libri di filosofia aperti in mano. così, per stupirci e vedere l’effetto che fa. Sperando che i soliti maledetti creativi della notte milanese non trasformino la cosa nella serata a tema più cool della città…