Ringraziamenti

teatropinelliVorrei rivolgere un ringraziamento schietto e sincero

ad Antonino De Simone, Presidente dell’Autorità Portuale di Messina, per avere tempestivamente denunciato l’illegittima occupazione di una proprietà demaniale condotta nella dimenticanza delle condizioni di sicurezza degli stessi troppo ingenui occupanti, dei quali il generoso presidente si è così preso cura stimolando l’intervento dell’Autorità giudiziaria,

a Lucio D’Amico, della Gazzetta del Sud, per avere con i suoi articoli coraggiosi e controcorrente denunciato la privatizzazione di un bene demaniale,

al PM dott. Capece per avere legittimamente raccolto l’urlo di sdegno e dolore di De Simone, D’Amico e della “società civile”,

al GIP dott.ssa Urbani per avere accolto l’istanza del PM,

al reparto Celere della PS di Catania per avere eseguito l’ordinanza di sgombero con solerzia e professionalità.

Oggi, finalmente, grazie al senso civico e al senso di responsabilità di questi uomini e donne, alfieri della maggioranza silenziosa che a Messina è ancora più maggioranza e ancora più silenziosa che altrove, il Teatro Pinelli occupato è stato infine restituito alla suddetta “società civile”. Dopo due mesi nei quali un teatro in rovina e abbandono da vent’anni era stato sovversivamente rivitalizzato da iniziative culturali aperte e gratuite, promosse da un pugno di attivisti incauti ed eterodiretti, che avevano per giunta proposto e avviato un presuntuoso progetto di ristrutturazione a costo zero su base collettiva e spontanea, la risoluta azione delle Autorità ha finalmente ricondotto la situazione alla normalità. Il Teatro in Fiera (ormai ex Pinelli) è stato chiuso e sigillato, com’è giusto che sia, e potrà così rimanere a marcire per altri vent’anni., in attesa che Ente Fiera, Autorità Portuale e Comune di Messina, fra un fallimento e l’altro, un commissariamento e una liquidazione, trovino il tempo di capire cosa ci possono guadagnare e come. Grazie, signori, grazie.

Guglielmo Pispisa (scrittore, cittadino, membro colpevole e consenziente del gregge silenzioso)

Voi NON siete qui (consigli perplessi per le vacanze)

Conosci Messina? No. Conosci Messina? Ci sono passato una volta, andavo a Palermo. Messina? La città del ponte. Che non c’è. La città dello Stretto, una via d’acqua che lambisce coste assolate e passa oltre. La città del terremoto del 1908, che ha distrutto tutta la bellezza e poi più niente. Se ci sei nato, la tua massima aspirazione è andartene, se non ci sei nato, ci passi, distratto, mangiando un arancino mentre sei diretto altrove. E l’arancino è tutto quello che ricorderai. Se ci sei nato e non te ne vai, te ne lamenti sempre: i soliti messinesi, buddaci e vinti dalla lissa, chiacchieroni, indifferenti, malmostosi e abulici.

È la meno siciliana delle città siciliane, ampi viali al posto delle strade anguste e pittoresche del centro di Palermo e Catania. Edifici che in genere risalgono al massimo agli anni Venti invece del Barocco settecentesco che tanto piace ai turisti.

Destinata a essere attraversata e basta. Eppure, Messina può essere un’esperienza sorprendente, a saperla attraversare. Qualcosa di diverso dagli individui perplessi e scottati dal sole che fotografano chiese finto settecentesche costruite nel 1931 o che rischiano la vita attraversando la strada perché non sentono il giusto ritmo del traffico (attraversare la strada a Messina è una questione musicale).

No. Il bello c’è, ma bisogna saperlo vedere. Vederlo nell’architettura di Basile e di Coppedé che impreziosisce la via Garibaldi. Vederlo nel contrasto di questa con l’architettura razionale di epoca fascista, come quella del palazzo INAIL, dietro cui si staglia in lontananza il profilo medievale (seppur ricostruito) del Duomo e ancora più lontano il sacrario di Cristo Re, dove in un’atmosfera solenne e ovattata riposano i caduti di due guerre. Bisogna vederlo nel contrappunto di edifici di stile vario in sequenza casuale: il liberty in ghisa della Dogana, i fregi del palazzo dello Zodiaco, il Settecento del Monte di Pietà e del palazzo Calapaj D’Alcontres. Il moresco che cede spazio al neoclassico, che viene bucato dal gotico, che viene temperato dalle speculazioni edilizie dei geometri senza fantasia del boom economico, il tutto in una frase ininterrotta che va letta e gustata insieme con le sue contraddizioni e l’episodica lacerante bellezza. L’effetto è straniante e rivelatore. Non si può capire e godere Messina senza considerarla un tutto inscindibile di alto e basso. E non la si può godere senza viaggiare piano lungo la strada Consolare Pompea, respirando l’aria fresca e salmastra, socchiudendo gli occhi per la luce incredibile, frastagliata appena dalle palme, magari sorbendo un gelato o una granita, magari mangiando focaccia messinese in uno dei locali rustici della costa, affacciati sullo Stretto o sui laghi d’acqua salata. Non si può capire senza perdere lentamente la cognizione di sé, a guardare di notte il presepe del paesino di pescatori di Ganzirri, oppure la distesa di mare nero, e oltre le luci calabre. Siamo qui ma non guardiamo qui. Siamo qui, ma non siamo qui. Messina e il suo destino di luogo che non c’è.

Caro Babbo Natale (in ritardo)

Caro Babbo natale,

sono io. Sono quel bambino che una trentina abbondante d’anni fa ti scriveva quelle lunghe e presumibilmente pallosissime lettere di tre pagine, piene zeppe di tediose richieste. Che non hai mai esaudito. Ecco, ti propongo di rifarti adesso. Ascoltami. E prendi nota. Vorrei tutti i libri che per mancanza di tempo non riesco a leggere. Vorrei regalarne qualcuno. Vorrei che chi prende decisioni leggesse un po’ più spesso, giusto per capire come cammina il mondo. Vorrei che chi prende decisioni camminasse un po’ più sovente a piedi, giusto per rendersi conto della sostanziale inutilità della sua carica e della sua persona. Vorrei che chi prende decisioni per una volta Continua a leggere »

Terroni e alluvioni

Caro Guglielmo, questa rubrica che io e te curiamo, nell’anno e mezzo in cui l’abbiamo scritta, si è distinta sempre per una sana attitudine al cazzeggio caustico. Prendiamo un fatto, ci facciamo del feroce sarcasmo sopra e lasciamo che chi legge rida per una decina di secondi, se ci riusciamo. Poi succede che, come due anni fa (ma anche come un anno fa, e come tre anni fa, e come un mese e mezzo fa), la natura s’incazza ed esige un tributo in vite umane. E ci si stupisce e ci si addolora. Va bene il

dolore, che non lo si nega mai, ma lo stupore? La sorpresa, semmai, non dovrebbe essere dettata dal fatto che fiumi ridotti a discariche e bloccati da ogni schifo che l’uomo vi getta dentro, ad un certo punto non riescano più a contenere le acque, o che montagne abbandonate a sé stesse senza alcun controllo prima o poi si sbriciolino. No, lo stupore sarebbe meglio riservarlo ad altro. Continua a leggere »

B & B

Caro Guglielmo, pare che l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, venuto al corrente della rivoluzione grafica di Ufficio Spettacoli, sia corso a dimettersi in maniera che io e te se ne potesse scrivere con feroce sarcasmo e tuttavia raffinata arguzia. E quindi ci si aspetterebbe che Caspanello e Pispisa si accanissero su quello che resta delle sue spoglie mortali, politicamente parlando. E invece no. Personalmente ho liquidato la questione in maniera pragmatica, prendendo atto dell’avvenimento, sibilando “ecco, levati dal cazzo, coraggio” Continua a leggere »

de tu querida presencia, presidente Berlusconi

Caro Guglielmo, finalmente l’abbiamo scoperto:  anche il presidente del consiglio è un rivoluzionario. L’abbiamo scoperto grazie alle chiacchierate con un tipo di nome Valter Lavitola, un tipo che non si sa bene cosa faccia, a parte farsela alla larga dall’Italia e dirigere un giornale una volta glorioso, l’Avanti, che oggi credo leggano in sei. Le stesse chiacchierate che lo stesso presidente vorrebbe vietare, per motivi abbastanza evidenti. In quel manifesto politico degno di un Che Guevara Continua a leggere »

Il segreto del gioco più bello del mondo

Caro Guglielmo, hai ragione tu. Non ne possiamo più di parlare sempre e solo di Berlusconi, di problemi, di concatenazione trai due elementi. Oggi parliamo di sport. Dall’altra parte del mondo una manica di cazzutissimi giganti sta giocando il campionato del mondo di rugby. Io li guardo, e ne sono sinceramente ammirato, perché mi rendo conto che, con molto tempo e parecchia buona volontà, riuscirei a fare i giochetti di gamba di un calciatore qualsiasi, ma nemmeno in cento vite potrei sopravvivere ad un placcaggio da parte di Martin Castrogiovanni. Continua a leggere »

La prima serata tv del “Paese burletta”

Caro Guglielmo, vorrei soffermarmi su quel nuovo abisso raggiunto dalla televisione di stato dopo intervista di Terry De Nicolò, personaggio che non saprei come altro definire se non con un paio di epiteti ingiuriosi. Per chi si fosse persa ‘sta perla di televisione contemporanea, la signorina, conoscente in senso biblico del premier SIlvio Berlusconi, in pratica ha sdoganato il meretricio in prima serata. Le va dato atto, e questo lo affermo senza malizia, di non avere peli sulla lingua, e di aver dato voce a quello che velatamente (e anche molto meno velatamente), tre quinti degli elettori del Pdl sostengono da tempo, più o meno da quando sono cominciati i casini col cazzo presidenziale Continua a leggere »

Messina non esiste

Caro Guglielmo,

sembra che si sia arrivati al dunque. Da qualche giorno, infatti, Eurolink ha diffuso i dati catastali di case e terreni che saranno espropriati a Faro e Ganzirri per la costruzione del ponte. E a me, che ho sempre liquidato la questione sotto la voce “stronzate”, è toccato sorbirmi i sorrisetti ironici di chi invece da una trentina d’anni è convinto che tempo due settimana e una squadra di operai con cappello di carta e manicola, metterà mano al ponte. Adesso, io non voglio distruggere le illusioni di nessuno, Continua a leggere »

Doppietta

Causa chiusura agostana che mi ha impedito di postare gli ultimi due numeri di “Lui è peggio di me”, eccovi un numero doppio con gli arretrati.

È L’ORA DEI FORCONI?

Caro Guglielmo,
sembrava ieri che facevamo programmi per l’estate e invece rieccoci qui, col culo pesantemente calamitato alla sedia del posto di lavoro (vabbè, io, tu sei ancora a dar da mangiare agli stambecchi in quota…) e alle prese con la depressione post vacanza. Continua a leggere »