Tablet Niente

13845350-cornice-di-vetro-su-uno-sfondo-di-legnoA pensarci mi vengono ancora le lacrime agli occhi dal ridere. Roba da non credere.

Ore 8:25 Linea 1 del metrò di Milano. Strapieno di gente e di fighissimi tablet e smart phone emittenti luce bluastra. Questa è la modernità, no?

No.

La modernità la prendevo per il culo io. Alla Truck Driver, ovviamente. Stretto in un angolo e in apparenza anonimo, estraevo un oggetto luccicante dalla mia solita valigetta nera ostentando indifferenza, o peggio insolenza. Anzi no, semplice sonno, cazzo. Iniziavo a maneggiare l’oggetto con fare annoiato e li sentivo tutti, uno dopo l’altro, increduli, incollarmi gli occhi addosso. Gli sguardi di tutto il vagone erano su di me, in quel momento. Ma che dico del vagone, del mondo intiero. Continua a leggere

Memorandum

Sicchè mi ritrovai a scrivere per le mie due figlie mezze olandesi e mezze camioniste una sorta di memorandum sul da farsi nella vita senza avere accanto un dolcissimo, chiassoso padre come il sottoscritto. La notizia era infatti piombata come un fulmine a ciel sereno sulla mia traquilla, sboccata esistenza, sotto forma di un maledetto messaggio email nella mia casella di lavoro truckdriver@fanculo.it :

‘Consegna urgente di due quintali di ‘Nduja presso Mosul, Iraq. Trasporto su gomma via Turchia, partenza immediata. Tocca a te, Truck. Il capo’

Che fosse uno scherzo di pessimo gusto? Me n’ero accertato subito telefonicamente.

“Pronto, Slobo… c’è il capoccia?”

“Caro amico Truck Driver, tu sempre chiedi me cose, ma io non so ‘cose’. Io so di filosòfia, di historia medievo, di chimìca integrata, di…”

“Sì, vabbè Slobo, fanculo ok? Che cazzo è ‘sta storia della consegna di salame piccante in Iraq? È uno scherzo, vero? Che ce lo mandino con un charter, il salame, in quel posto di merda…”

“Niente scherzo, fratelo. Consegna imediatamente, su strada. Ho sentito la telefonata con cliente. Il capo ha estrato a sorte il camionista, sei uscito tu.”

“Ma ho già portato le provole dolci a Bergen, il mese scorso. Voglio tragitti brevi, cazzo, sono un padre di famiglia.” Continua a leggere

Un italiano, un tedesco e uno svizzero

Una volta, al dopolavoro dell’Autotrasporti Barletta – stimata società a responsabilità limitata di trasporti di fresco e specialità regionali dove il vostro Truck Driver sbarca il lunario se prendere a schiaffi arroganti guidatori di SUV in centro in cambio di offerte libere di cittadini non dovesse bastare, e ultimamente basta e avanza – ci siamo messi a fare i cretini con una bottiglia di Vov da far fuori. Ma che dico una bottiglia, era un’intera cassa, a essere preciso. E ovviamente poi siamo andati a casa tutti in autobus, cari amici politicamente corretti :)

Tra le stronzate più gettonate della serata c’erano libere e folli reinterpretazioni della famosa barzelletta con rappresentanti di nazioni diverse a misurarsi in determinate circostanze, con l’italiano sempre a fare la furbata, e il francese (o il tedesco, o lo svizzero o fate voi) a pigliarsela in quel posto. Bene. Potete certo immaginare che il vostro camionista fosse a mille quella sera, carico come un camion di rifiuti tossici da smaltire: l’umorismo di serie Z e il respiro internazionale costituiscono da sempre le mie prerogative preferite. Continua a leggere

Slijmbal

Adoro gli olandesi, lo sapete. Sono il miglior popolo di questo mondo. Giuro. Sono grandiosi nell’apprezzare e nel tener fede alla tanto bistrattata virtù dell’essere normale. Come li stimo per questo. Quasi, mi faccio conquistare anche dai loro divertenti cessi per questo. Figuratevi che una delle espressioni comuni più popolari in Olanda è ‘Doe eens normaal!’, ma fai il normale và, smettila di fare il pagliaccio. Ridimensionati da solo, e veloce pure.

Eccellente.

Amici, l’Olanda funziona perchè è un paese ricco, certo, ma più in senso collettivo che strettamente individuale, e comunque quasi mai con ostentazione e stupidità. Qualsiasi olandese, di qualsiasi estrazione, classe sociale o tenore di vita fa le stesse cose degli altri. Più o meno. Mangia gli stessi prodotti. Parla allo stesso modo. Ama le stesse cose. Partecipa agli stessi eventi. Condivide. E non è che gli olandesi siano bolscevichi, cazzo. Il privato è sacro, la proprietà privata ancor di più, gli affari una missione, il benessere un traguardo da raggiungere per forza. Da parte di tutti. Più o meno.

Ma sentite questa, fratelli. In gergo olandese familiare ruffiano si dice slijmbal (pronuncia approssimativa: sleimbal), che letteralmente signica palla di bava. Palla di bava, sticazzi. Anche per i bambini, intendo, e con i bambini, e tra bambini, anzi soprattutto. Il termine fa parte del sopracitato lessico comune a tutti: slijmbal. Una semplice, modesta, di molto appiccicosa palla di bava. Cioè, dire ‘sei un leccaculo’ al confronto è dolce stil novo. E già leccaculo è un termine fuori dalle regole, mentre slijmbal in Olanda lo dice tranquillamente la mamma al figlio in un momento di quotidiana intimità. Come è successo? Voglio dire, proprio voi, maestri della normalità, portavoce del vivi sereno e portati da mangiare da casa  che alla fine è la cosa migliore. Voi pionieri della tolleranza, della responsabilità, della moderazione. Una scelta inspiegabile. E mi fa ridere come un pazzo.

“Mamy, ho già finito i compiti. Tutto perfetto. Ho già fatto quelli della settimana prossima.”

“Bene. E l’iPad?”

“Quello grande? L’ho dato a Pietje, tanto è quello che per qualche motivo funziona peggio.”

“Ma ha due anni, sciocchino!”

“E allora, mamy? Lo amo così tanto che gli darei qualsiasi cosa.”

Mamy sorride, due iridi celesti grandi come biglioni cinesi da buca di cortile condominiale anni ’80 – in Italia, ovvio.

“Palla di bava.”

No, dai. Non è bello, non va bene. Amici olandesi, ragioniamoci su. Portiamo insieme della grazia, tanta grazia all’espressione. È così comune, non possiamo farne a meno, non dobbiamo. Proviamoci insieme. Ci siamo noi qui con voi, olandesi. Siamo italiani. Non sappiamo fare quasi un cazzo ma abbiamo milioni di termini, tonnellate di sinonimi, modi di dire, gerghi, suoni, musicalità. Parliamone, davvero. Mettiamoci d’accordo. Voi ci fate ancora qualche banca, un paio di assicurazioni, magari delle infrastrutture non so. Del senso civico? Perchè no, quanto viene? Come dite, anche gratis per noi?

Sfere salivali.

(Che è già meglio, no?)

Eccolo Qua (Delta Blues in e-book)

Lo avevamo detto che “si può fare!”…

E infatti anche Delta Blues è disponibile in copyleft in formato e-pub e mobi grazie a quel sant’uomo di Joepsichip… Eccolo qua…

Eccolo qua, eccolo qua, arriva con champagne. È un fiore all’occhiello, un verde smeraldo, une boite de chocolats

Ipnotico cristallo che squarcia la tuà età, è la tua vita in cambio di un eroe che morirà!
Ecco il successo, ecco il successo. La sua glacialità, i riflettori, le luci, i colori e poi la vanità
Se fosse la Senna sarebbe “tres charmant” ma questa è solo pioggia che bagna la città!

Grazie Dio! Non è poi così male, ma avrei sperato anche un po’ di sole
Grazie Dio! Non è poi così male, ma avrei sperato anche un posto al sole!

Se fosse la Senna sarebbe “tres charmant” ma questa è solo pioggia che bagna la città!

Tanti ricordi, tante persone e la mia ambiguità. Mischiato alla folla, soltanto una donna, mentire è una realtà
Ora sembra amore ma è la mia sessualità. La donna che ho vicino è mia madre un po’ più in là!

Grazie Dio! Non è poi così male, ma avrei sperato anche un po’ di sole
Grazie Dio! Non è poi così male, ma avrei sperato anche un posto al sole!

Il resto è solo pubblica espressione!

“Come lo feci” di Viktor von Kaizenstein (era l’e-book è mio ecc. ecc.)

Si può fare! E infatti lo abbiamo fatto. Ve lo avevamo anticipato e ora è online il nuovo sito laboratorio www.kaizenlab.it da cui è possibile scaricare i nostri e-book aggratis o a offerta libera via pay pal.

I titoli per la nostra nuova casa editrice virtuale SenzaBlackJack per ora sono due e solo La Strategia dell’Ariete è disponibile in tre formati. Delta Blues, è solo in formato pdf, contiamo a breve di trasformarlo in epub e mobi.

Siamo completamente matti, lo sappiamo.

Vi ringraziamo ancora per i suggerimenti, a passione e per la discussione sulla questione che si è svolta ben oltre le pagine del blog (e ringraziamo in particolare joepsichip). Ora non ci resta che vedere che succede… Support our troops of rapscallions…

Il carrello dei bolliti

Uno dei sentori più evidenti dell’età che avanza – sì, accade anche a noi selvaggi camionisti politicamente scorretti – sono le abitudini alimentari che cambiano inesorabili. Mi fanno sentire vecchio molto più del fatto che nella playlist di un canale tv di musica ormai riconosco un artista o una canzone ogni 15/20 che passano (ma devo dire che le altre 14/19 di solito fanno piuttosto cacare… oppure è la sindrome dei fossi per il lungo?), o che alle 23:30 del sabato sera possa ritrovarmi ingobbito a braccia conserte e testa penzolante sul divano di casa, davanti a qualche film di scarso interesse su Rai Movie o Iris. Bè, certo, anche non fare quasi mai foto col cellulare, ricevere non più di una chiamata ogni due giorni e rarissimi sms, non avere ipod o ipad (presto arriverà anche l’ipud, potete starne certi) e non possedere alcuna felpa Abercrombie mi distanzia dalla gioventù di oggi, e forse soprattutto la chioma sempre più grigiastra, le occhiaie incavate, il colore giallognolo della pelle (tranne le occhiaie che sono viola pesto), le rughe sul viso.

Fatto sta che ogni volta che esco per andare a sentire qualche gruppo satanico di black metal o a prendere a calci passanti a caso al parchetto dietro casa, osservo i giovani che mi circondano sotto il palco o alla luce dei lampioni pubblici: cristo santo se sono giovani… guarda che viso fresco, guarda i capelli, cazzo! Corvini! Lucenti! E il fisico? Come cazzo fanno a pogare in quel modo e non spezzarsi le ossa? E guarda quel ragazzino come rincorre la vecchia leghista per riempirla di coppini sul collo! Le gira attorno alla velocità della luce…

Ma no. Non è tutto questo a farmi capire che sto diventando vecchio e saggio (cioè, capisco meglio chi mandare affanculo e chi no; saggezza). È soprattutto la nuova affinità e le nuove divergenze con determinate categorie alimentari, che negli anni si sono letteralmente scambiate di posto. Così, per vecchiaia. Per mancata gioventù. Ed ecco che merendine, conservanti, spalmì, spuntì e stronzate varie mi fanno nobile orrore, mentre si fanno strada nell’olimpo dei miei preferiti verdure, cibi nostrani, pietanze tradizionali. Cose dell’altro mondo…

Dico subito che alla trippa, alla testina e alla mostarda non sono ancora arrivato (me le lascio per la terza età, insieme alla riscoperta dei grandi classici della letteratura), ma spinaci, verze, scalogne, broccoli e cavoli – una volta nemici giurati – oggi sono invece accolti con simpatia nella mia scodell.. ehm voglio dire, nel piatto in ceramica di Boemia (o era Faenza?) in cui pasteggio. Brodino di gallina, tortellini, giù fino a cassoela, bagna cauda e altre leggere prelibatezze del medioevo. Dio che goduria…

Ma soprattutto lui, amici. Sì, lui, lo splendido. L’eterno. L’inarrivabile. Lo so, fa già ridere come nome, lo so, come me ci avete vomitato addosso per decenni (due, perlomeno) nei ristoranti di periferia dove genitori, parenti e amici della squadra di calcio si riversavano per mangiate di 4 ore senza sosta, al suono di stoviglie in frantumi per la tragica combinazione bambini indiavolati + camerieri sbarbati. Che ci volete fare? Allora erano altri tempi: sciur padrùn dalle belle braghe bianche, lavoro sicuro, case e mutui a condizioni da sogno, pensioni a 40 anni, welfare a palate cazzo, welfare! Tanto che adesso non rimangono neanche le briciole… maledetti Keynes e la DC.

Quindi, il carrello dei bolliti cazzo! Sì! Mi viene l’acquolina solo a nomimarlo: gallina lessa, faraona lessa, manzo lesso, brasati, stufati, salsa verde, carote e patate bollite, sedani e cipolle, olio e sale, magro misto a grasso, o magro da solo… Il Paradiso. Fettina di lesso con tappeto di salsa verde, Signore? Ecchè, me lo chiede? Vadi, vadi… (e intanto mi infilo il tovagliolo da ristorante di periferia ad angolo dentro la felpa degli Shrinebuilder) Gradisce un bis? Gradisco. Anzi guardi, buon uomo: lasci proprio qui il carrello dei bolliti, se non le spiace. Vada pure a servire quei balcanici là in fondo… non credo lo cercheranno. Ci bado io al carello, non si preoccupi. Sono anche camionista, se è per questo.

Ride. Cazzo ridi, è vero.

Però se n’è andato dagli andini qui di fianco. Che si gustino pure i loro tacos. Io ho il mio bel carrello dei bolliti a fianco. Ora posso invecchiare in pace.

…Mi passeresti la cipolla bollita, per favore cara? Anzi, passamela. E sbrigati.