raccogliere il cibo caduto a terra e ficcarselo in bocca con un sorriso, davanti a sguardi esterrefatti (di individui evidentemente schiavizzati dalla frangia nazista dell’igiene e pressochè senza alcun anticorpo). Viene ancora meglio se il cibo raccolto lo dividi in due bocconi, uno per te e uno per tua figlia piccola- rigare con un bel punteruolo spesso la fottuta auto in sosta sfacciatamente vietata, che ti impedisce di attraversare la strada o blocca l’accesso alla rastrelliera delle biciclette nel cortile del tuo ufficio in centro. Rigare senza particolare cattiveria, con gioia
- usare Facebook da anni, divertendosi e mantenendo contatti e impegni, alla faccia di chi, dopo aver aperto l’account ma senza che nessuno se lo caghi e senza voglia di proporsi, dice che fa schifo e anzi ti chiede perchè vuoi regalare la tua privacy alla CIA
- fare dei bei panini al cotto e formaggio e srotolare la coperta da pic-nic nel punto più bello di un pratone di collina, con meravigliosa vista sulle Prealpi e sul lago, immerso nel verde, al sole e ventilato il giusto, proprio accanto al finto agriturismo con piatti a 15 euro l’uno (e fanno cacare) e personale di merda
- vedere quella vergogna di Bossi sprofondare nella melma che lui stesso ha creato per decenni, scivolare inesorabile nell’oblio assoluto, a orecchie basse, tra gli insulti e le grasse risate di tutti
- dire ai tuoi figli un secco ‘no’ all’ennesima richiesta di comprare loro qualcosa, spiegando semplicemente che non ti va di comprare perchè i soldi non vanno sprecati e loro hanno già abbastanza. Sentirli poi ovviamente lamentarsi ancora, ma fare finta di niente e aspettare due minuti. Vedere poi che hanno capito
- mangiare come un porco, con gusto, senza aver portato niente, alla cena organizzata da un amico che adora cucinare e adora la tua compagnia
- vedere le fresche coppie di amici tutte smancerie e modi sdolcinati degradare verso un lento e inesorabile sclero a doppio senso, sopraffatti dalla quotidianità e traditi dal troppo zucchero (non sincero) dei primi tempi. Il che porterà ovviamente alla fine di un sogno, e di una storia, mentre tu e la tua signorina, cameriera in un highway restaurant costretta a cavarsela a mance, dopo vent’anni di bisticci e confronti faccia a faccia siete ancora lì, impavidi e gloriosi: figli che dormono e Rai 5 alla tivù. Due birrette stappate. Sereni in attesa del prossimo bisticcio, del prossimo faccia a faccia
- non avere nulla di Apple e non aver nemmeno la benchè minima intenzione di comprare qualcosa di quella marca. E non per questioni personali o per dogmi politici o culturali. Puro feeling. Pura libertà di non scelta
- bere acqua del rubinetto, risparmiare soldi e fatica e inquinamento, superare di slancio i condomini che circolano lenti e doloranti per i pianerottoli con le loro cazzo di confezioni di acqua inutile e dannosa
- interessarsi e leggere di qualcosa senza pensarla per forza in un modo preciso. Perlomeno aspettare a ‘pensarla’ dopo aver letto il più possibile. Eventualmente non ‘pensarla’ proprio, ma solo saperne, valutarne. Essere in grado di scegliere
- tuffarsi in piscina non appena finito un panino, con quel sorriso strafottente del non-italico (o meglio, di abitudini non italiche), davanti a una platea di bagnanti mesti, abbattuti, in sudorante attesa dello scadere delle quattro/cinque ore necessarie secondo la consuetudine nazionale prima di potersi tuffare, dopo il consumo di un qualsiasi tipo di pasto, seppur leggero
- difendere l’Italia a spada tratta durante una discussione tra amici di diverse nazionalità. Rendersi conto che non la si è mai pensata così prima, mentre si parla in inglese maccheronico, eppure non riuscire a controllarsi. Continuare a fare elogi agli italiani. Salvo poi rimangiarsi tutto al bar, con i connazionali
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Paranoie igieniche
Va bene che siamo un paese di salutisti, che abbiamo applicato la legge sul divieto di fumo nei locali pubblici per primi – e lo dico con una punta di orgoglio - che mangiamo sano, siamo puliti e perfettini, secondi al mondo per lunghezza media della vita di uomini e donne (dopo il Giappone- aaahh.. il sushi), primi al mondo per mafia (non c’entra, ma è per non esaltarsi troppo) e via dicendo, però a volte esageriamo proprio ed entriamo in stato paranoico nazionale per delle quisquilie, se mi permettete. La questione della cuffia in piscina è già stata menzionata in questo post di qualche tempo fa http://kaizenology.wordpress.com/2009/03/07/congestione/ ma è troooooppo divertente, giuro mi fa impazzire, e così l’ho ripresa e messa in relazione con altre nostre… particolarità. Così, giusto per riflettere un minuto e magari darci una calmata, nel caso concorderete che di esagerazioni in effetti si tratta. Altrimenti significa che sono diventato troppo olandese io, il che è anche possibile. Statura e chioma bionda a parte, ovvio.
-cuffia in piscina. Parto con un classico che adoro. Ho una domanda sola, seppellito dalle risate: perchè? PERCHè si mette? PERCHè è obbligatoria in ogni piscina d’Italia? Per avere bagnanti belli precisi e magari inquadrati alla perfezione, stile plotone militare pucciato a mollo? Per igiene? Ma come igiene… Non lo vedete – cari responsabili dei regolamenti, dalla piccola piscina al grande complesso vacanziero sull’Adriatico – che comunque i capelli toccano l’acqua, e viceversa? Come potrebbe essere altrimenti? Vogliamo forse ordinare alla NASA milioni di cuffie di ultima generazione, in fibra di carbonio isolante o qualcosa? O sottoporre ogni cliente della piscina a un truccatore di Hollywood, che con lattice, mestiere e un paio di ore di lavoro a cranio ci isola la chioma in modo ermetico, facendoci tutti tanti begli Enrico Ruggeri? (a proposito, chi gli dice di smettere di fare il presentatore e di cantare pietosi jingle pubblicitari?) E allora, qual’è il vantaggio igienico di indossare cuffie normali, di stoffa appena elasticizzata, quali quelle in vendita ovunque? Rido, rido e poi rido ancora quando, tutti arrabbiati, bagnini, assistenti bagnanti (la stessa cosa), servizio natanti (la stessa cosa), vigili urbani addetti alla sicurezza, cassiere e strappabiglietti, persino il personale del bar riprendono con voce severa il ragazzino che – con immensa colpa, e per di più recidivo – si tuffa gioioso a bomba dimenticando di indossare l’indispensabile garante di igiene pubblica. Come ha potuto? Lo rivedi poi un minuto più tardi, con cuffia di tre misure più grandi rispetto alla sua testolina, rituffarsi, con praticamente il 70% buono di capelli fuori dalla protezione stessa. Cuffia che ovviamente scivola via non appena il bambino viene a contatto con l’acqua. Perfetto. Un’altra regola italica inutile. Mentre quelle che contano vengono calpestate con la leggerezza degna di un wafer.
-guanti di plastica nei supermercati per prelevare frutta e verdura. Ecco. Perchè? Per igiene? Come se quella frutta e quella verdura fossero sgagnabili così, sul posto, non appena prese dal cesto. Come se la Monsanto facesse caramelle biologiche e non maledetti pesticidi geneticamente modificati. E allora perchè? Mi rendo conto che, specialmente di questi tempi, lo spauracchio più gettonato dall’opinione pubblica sia il tossico emigrato omosessuale sporco malato infettivo e pure comunista. Ma che razza di malattia dovrebbe avere per infestare frutta e verdura attraverso la buccia, afferrando uno per uno tutti i pezzi in vendita? Non è un filino esagerato? e se il tossico emigrato omosessuale sporco malato infettivo e pure comunista lavorasse nella filiera produttiva che porta la nostra bella, lucente e strafatta di additivi chimici frutta nei supermercati e toccasse a destra e a manca in continuazione, senza protezione? Eh eh… Pensateci
-reazioni da panico non appena un alimento ‘solido’ (cioè non yogurt o bagna cauda) sfiora una superficie o anche – orrore – cade sul pavimento. Embè? Non so voi, ma io lo mangio comunque senza neanche pensarci, e nel caso ingollo anche quello degli incerti paranoici. E così fanno le mie figlie. E scoppiano di salute! Che diamine, siamo con ogni probabilità il paese più pulito del mondo, con migliaia di prodotti specifici, massaie, badanti, colf, suocere, zie e nonne che puliscono puliscono e puliscono ogni cosa, senza sosta… Mi rendo conto che a Varanasi, durante il famoso bagno collettivo hindu, non sia forse opportuno raccogliere e mettersi in bocca cibo caduto nel Gange e rimasto a salmistrare lì per un pomeriggio, ma il pavimento di casa? Di casa di amici? Dell’ufficio? Dell’asilo? Anche fosse il pianerottolo? Avete per caso maiali da allevamento infettati che girano liberi e sudici di fanghiglia ed escrementi nel vostro habitat?
In caso affermativo non accetterò mai un vostro invito a cena. Mi spiace, ma ho la mia precisa condotta igienica.