Cristo!

È un po’ che non ci facciamo sentire su carta… Il nostro nuovo romanzo è nelle mani dell’agente da qualche tempo per trattative segretissime con gli editori che, forse, sono spaventati dalla mole e dal contenuto (e dalla crisi), ma da queste parti non si batte la fiacca del tutto e tra due giorni vi toccherà correre in libreria e cercare Kai Zen alla lettera “P” di Pispisa.

IL CRISTO RICARICABILE è pronto. Dopo una travagliata storia editoriale il romanzo sta per arrivare sugli scaffali…

 

Il Cristo ricaricabile, edito da Meridiano Zero, è il quarto romanzo di Guglielmo Pispisa, dopo La terza metà (Marsilio, 2008), Città perfetta(Einaudi, 2005) e Multiplo (Bacchilega, 2004).

Sarà nelle librerie il 6 giugno. Nell’attesa, eccovi un estratto dalla quarta di copertina.

Ingredienti: 3/10 di Tom Robbins, 6/10 di Mordecai Richler, 1/10 di Christopher Moore, 1 goccia di sacre scritture, 1 pizzico di postmoderno. Agitato, non mescolato. Servite ghiacciato su tavola da surf.

 

Cosa succederebbe se oggi, a Roma, arrivasse un messia? Attenzione: non “il” messia, non Gesù Cristo con la sacra compagnia di angeli e santi, ma un messia ordinario, un messia adatto ai tempi, a buon mercato, un messia giovane, insicuro, crocifisso dalle personalità dominanti della sua famiglia, per nulla interessato a influenzare le masse, un messia surfista che non vuole pensieri per la testa, che non ha niente da dire né da insegnare a nessuno. Questo messia, però, questo giovane surfista senza arte né parte, che si chiama Milhous Giordano, è il destinatario di un dono che non può ignorare: dopo una notte strana di sesso e alcol, la Notte Bianca di Roma rovinata da un violentissimo temporale e da un apocalittico blackout, Milhous si è svegliato con le mani segnate da stimmate sanguinanti. Un marchio imbarazzante per uno che in Dio nemmeno ci crede. Ma per una volta non può far finta di niente, perché quelle ferite gli danno il potere di guarire le persone. Il corso della sua esistenza accelera in un susseguirsi di eventi che non riesce a controllare. Milhous diverrà ostaggio del suo potere e delle migliaia di sofferenti che cercano il suo benefico contatto. Un potere tanto eccelso quanto ambiguo, che potrebbe discendere da un inconfessabile peccato. Una storia che indaga l’inconscio di una società che ha barattato l’anima con il corpo, la responsabilità con la fuga, l’amore con il divertimento, la redenzione con la distrazione, la morte con la dimenticanza.

Quel che non t’aspetti

Siccome CHE adoro essere bastian contrario, sempre e comunque, anche a costo di essere preso a calci in culo da un gruppo di innocui boy scout cattolici facendo pernacchie e dicendo che dio è bruttino e Gesù un gran figo giramondo e un pò flippato (consultare Il vangelo secondo Biff di Christopher Moore per maggiori informazioni- ovviamente Biff è il mio idolo :) ), elenco qui di seguito una lista di cose che magari voi kaizenologiti senza speranza non vi aspettereste mai da uno come me. O magari sì, ma chi se ne frega: beccatevi ’sta lista e non rompete i maroni. Un post a settimana devo farlo in ogni caso. MI PAGANOOO Continua a leggere »

Sesso e lucertole a Melancholy Cove

More about Sesso e lucertole a Melancholy CoveChristopher Moore, “Sesso e lucertole a Melancholy Cove” (Elliot, pp. 220, € 17,50)

Uno sbirro strafatto di erba, un bluesman cinico sul viale del tramonto, un biologo trasandato preoccupato per dei topi in fuga, un’ex attrice di b-movie postapocalittici affetta da schizofrenia e accompagnata da un “narratore”, uno sceriffo corrotto, dei narcotrafficanti, un nerd bulimico, una psichiatra che sostituisce i farmaci di un’intera comunità con dei placebo, un farmacista morbosamente attratto da pesci e cetacei, un paese in preda alle scalmane e, in pratica, Godzilla. Ecco un romanzo così, sulla carta, non ha alcuna speranza di essere credibile, ma la storia in questione ha una variabile non trascurabile che lo rende un ottimo romanzo: l’autore.
Christopher Moore è un genio. Sì, un fottuto GENIO, uno in grado di mescolare gli elementi di cui sopra con eleganza, ironia e una fantasia prorompente, quasi devastante. “Sesso e lucertole a Melancholy Cove”, tradotto con maestria da Luca Fusari, è un tassello della produzione straripante di questo scrittore che ci ha regalato alcuni dei migliori romanzi in assoluto, “Il vangelo secondo Biff”, e di genere, “Un lavoro sporco”, degli ultimi cinque anni.
Sesso e lucertole è forse il più surreale del lotto, quello più scanzonato eppure poetico, con una costruzione narrativa polifonica che sposta di continuo il punto di vista del narratore, arrivando a mettere i lettori nei panni di un cane e del mostro marino ma rendendo tutto spassosamente plausibile e ridicolmente vivido.
Ma attenzione non si tratta di umorismo fine a se stesso o di demenzialità tout court, Moore sa il fatto suo, ha il dono della scrittura agile ma profonda, è in grado di far ridere a crepapelle ma anche di strappare qualche sorriso amaro. Se non lo avete mai letto “Sesso e lucertole a Melancholy Cove” potrebbe essere una buona porta d’ingresso alla sua produzione, è un romanzo che risale a un decennio fa, uno dei primi, ma sappiate che una volta entrati nel suo mondo sarà difficile uscirne. Moore è tossico, dà dipendenza. Lettore avvisato… www.chrismoore.com

recensione pubblicata da Blow Up (dicembre 2010)

Roba pubblica

Sarà che sono già entrato nella fase ‘Bello avere e crescere figli, ma… la mia vita? Quando torna al legittimo proprietario?’, sarà che provengo dalla working class, o che per me le religioni  – tutte, leggere a tal proposito il magnifico ‘Vangelo secondo Biff’ di Christopher Moore - fanno ridere (o incazzare), ma con questo post voglio sostenere a gran voce tutto quanto sia PUBBLICO nei servizi per l’infanzia.

E badate bene, la politica non c’entra un cazzo. Potrei essere il conservatore più fermo di questo mondo, un mostruoso ibrido di Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Totò, un figlio illegittimo di Angela Merkel e l’Imperatore Hirohito (ma si dà il caso che non lo sia :) e che sia invece un maledetto camionista fricchettone tutto droga, sesso e cittadinanza libera), e comunque sosterrei la causa: ai bambini va data un’istruzione, dei servizi, dei materiali, dei trattamenti di tipo pubblico. Uguale per tutti. Livellato al basso. Sempre e comunque. E che cazzo… di viziati in giro se ne vedono già a bizzeffe, di differenze sociali ne abbiamo a palate, vi sembra il caso di impostare la vita di un nuovo individuo immergendolo nella bambagia privata di circoli privilegiati, ambienti religiosi, contesti internazionali da puzza sotto il naso e via dicendo? Per avere poi il solito, insopportabile rampollo dalla evve moscia e la faccia da schiaffi, che non sa nemmeno mettere insieme i calzini dello stesso tipo dopo che si sono asciugati sullo stendino? Ma per favore…

Ci sono molte motivazioni per l’abolizione di qualsiasi servizio per la gioventù (ivi inclusi corsi vari, sanità, trasporti e quel cazzo che volete ancora) di tipo privato, oltre all’odioso fatto che qualcuno faccia soldi sulla ridicola apprensività di noi genitori italici. Ne elenco qui sotto alcune, invitandovi a discuterne civilmente sul ring della palestra ‘Occhio Nero’, nella quale mi alleno nei fine settimana: panza pelosa al vento e tatuaggi da galeotto in bella vista. Ce ne fosse uno completato… colpa degli indulti! Ogni volta mi risbattono fuori prima del tempo.

* Già i bambini tendono per natura a non essere mai contenti, volere sempre di più e rompere il cazzo a più non posso (ehi, assomigliano alla maggioranza degli adulti, ora che ci penso!), vi sembra il caso di riempirli di esclusività, privilegi, cose preziose, personaggi importanti, trasporti preferenziali e via dicendo? Ma dico, siete totalmente impazziti? Evidentemente, chi fa queste scelte non alleva di persona i suoi figli: ci saranno nugoli di filippini al seguito. A proposito, ho fatto un sogno fantastico: tutti i filippini si ribellano, prendono a calci in culo i biondi loro padroni e cominciano a comportarsi come barboni nichilisti punkabbestia, maghrebini comunisti e pure ricchioni. E Rom. Lasciano i piccoli principini da soli nei parchetti quando fa buio, fanno cagare i cani con pedigree davanti all’uscio di prestigiose boutique nel quadrilatero della moda, spaccano specchietti di automobili di lusso, così, per il gusto di farlo.

*nelle cose pubbliche si è tutti uguali, la roba scarseggia, il personale non è servitù e gli altri bambini ti fanno subito capire che là fuori non è tutto rose e fiori: perfetto! Quale migliore scenario per dimostrare ai nostri amati succhiasangue che anche loro devono pedalare un pò, per far giornata? Ah, io non cambierei mai la mia Scuola d’Infanzia con bidelle ciccione dal passo incerto, maestre multitasking e arredamento essenziale stile anni ’60 per un modernissimo loft infarcito di design e puzza sotto il naso. C’è tempo nella vita per differenziarsi dalla massa e diventare manager di successo: che all’inizio allora si sia tutti perfettamente uguali e livellati al basso.

*è matematico: le bambine che hanno frequentato le scuole religiose diventano ehm… come posso dire… zoccole :) , i maschietti dei babbioni incredibili, quelli che vanno alle scuole dei diplomatici saranno dei frustrati perenni, quelli dei jet set  internazionali dei disadattati a vita. Meglio allora una bella scuola pubblica dalla carta igienica scarseggiante e dalla pochissima scelta al baretto (tipo, una/due merendine e acqua del rubinetto- fosse per me…) per temprare i nostri amati e prepararli davvero alla vita: accontentarsi di poco e impegnarsi per migliorare.

*ma vi sembra sensato svenarvi, prosciugare le vostre  – talvolta – nemmeno troppo floride finanze per garantire al vostro moccioso qualcosa di speciale? Qualcosa che lo differenzi dagli altri? Ma siete matti? Il vostro maledetto moccioso deve invece proprio essere UGUALE agli altri, identico, cazzo! Usufruite delle cose statali, risparmiate dei soldi e statevene tranquilli: le cose migliori sono pubbliche, il personale migliore, l’atmosfera più sana, reale, normale. Altrimenti sbatteteli pure negli asili degli orrori di fottuti privati che vogliono solo far soldi, o dateli ai preti che ve li ehm… ok, ho promesso alla mia signorina che mi sarei contenuto in questo post :)

Dunque amici, usate la testa: non crescete piccoli mostri disadattati ma piazzate i vostri figli nelle cose pubbliche e tenetevi i soldi per qualche bella scampagnata fuori dai confini italici: guardate come fanno gli altri. Apprezzatene la normalità. Sono figli, non eredi al trono! E meritano amore, attenzione, regole e limitazioni. Sì, esatto: tutte quelle che voi non vi siete mai dati! E infatti guardatevi un pò: risultati scarsi all’alba della vecchiaia, no?

Il Vangelo Secondo Biff

Immagine di Il vangelo secondo Biff
È Natale, tempo di rispolverare le sacre scritture, tempo di leggere il vangelo, il Vangelo secondo Biff (Elliot pp. 580, € 18,50). Sì perché da oggi i Vangeli ufficiali non sono più quattro ma cinque grazie a una direttiva che arriva dalle alte sfere (celesti) che hanno spedito l’angelo Raziel, ottuso quanto bello, sulla terra per risvegliare Levi detto Biff, il migliore amico di Gesù, e costringerlo a scrivere le sue memorie. Se vi siete sempre chiesti cosa “diavolo” avesse fatto il Messia tra l’infanzia e l’età adulta, ebbene questo vangelo dischiude le porte sul mistero in questione.

Gesù è tormentato fin da piccolo da due questioni, il suo destino e il sesso. Il primo, ineluttabile, deve compiersi e il secondo gli è proibito, o almeno così il figlio di Dio e Biff intendono dalle parole poco chiare dell’angelo. Per comprendere a fondo la sua natura divina, che lo terrorizza e lo attrae, Gesù decide di mettersi in viaggio alla ricerca dei magi e della loro saggezza; anche perché dall’alto non arriva nessuna indicazione in merito, anzi non arriva nessuna indicazione in assoluto. Per capire il peccato invece si affida all’amico e al racconto delle sue prime esperienze in fatto di donne. Biff non solo si farà carico del “pesante fardello” di esplorare le gioie dell’amore per riferire della questione peccaminosa ma, conoscendo l’ingenua bontà di Gesù, deciderà di accompagnarlo nel suo viaggio verso Oriente.

I due ragazzi affronteranno il deserto e i monti per arrivare da Baldassarre in Afganistan e apprendere gli insegnamenti di Confucio e la via del Tao. Dopo anni di apprendistato si dirigeranno verso il Monastero della Giovane Foresta in Cina, per incontrare Gaspare – che scopriamo essere Bodhidharma, il monaco indiano a cui si deve l’invenzione del Kung Fu – che insegnerà loro la meditazione, il respiro, l’arte del combattimento e la parola del Buddha. Ultima tappa, l’India misteriosa e cruenta, alla volta di Melchiorre.

Tra demoni, monaci Shaolin, seguaci di Kali, sacrifici umani, concubine cinesi, alchimia, arti marziali e persino l’abominevole uomo delle nevi, Christopher Moore porta in scena con dissacrante ironia ma estrema delicatezza, una storia meravigliosa di amicizia. Chi salverà il salvatore da sé stesso e dalla sua inumana solitudine? Solo un cialtrone, a cui si deve il copyright sull’invenzione del sarcasmo, che da sempre si prende cura, si confida, litiga, si azzuffa e manda a quel paese, insomma si comporta da amico con Lui.
La prosa sopra le righe, frizzante, sarcastica – resa alla perfezione dalla traduzione di Chiara Brovelli- dona alle pagine “il dono della colla”, quello per cui non ci si può staccare nemmeno un secondo dalla lettura nonostante la mole del romanzo. Non è facile far ridere fino alle lacrime e allo stesso tempo offrire gatte filosofiche da pelare, coinvolgere con il ritmo dell’avventura e suscitare tenerezza, e allora Il Vangelo secondo Biff è forse uno dei migliori libri degli ultimi tempi. Un libro la cui morale è: “Si può davvero insegnare yoga a un elefante? No. Ma stiamo parlando di Gesù, e nessuno sa che cosa avrebbe potuto fare.”

Articolo pubblicato su Panorama.it il 29 dicembre 2008