Lo famo strano?

È chiaro che in un paese dove l’ipocrisia trova da sempre terreno fertile, il Vaticano spadroneggia con dettami sullo stile di vita e sugli orientamenti della società civile, e i sexy shop (?? ma che sono, trilocali attraenti? si chiamano SEX shop) sono considerati roba per sporcaccioni maniaci, la libera espressione sessuale non ha certo vita facile. Salvo poi, prima o poi, ovviamente esplodere per troppa, continuativa repressione in botte di vita epocali che possono anche fare danni.

Tipo l’impiegata repressa che, scoperto per caso l’amore di gruppo, comincia a farsi gruppi di uomini insieme in pausa pranzo, o il bravo padre di famiglia che scappa con la ventenne moldava, la quale poi puntualmente gli succhia via il patrimonio familiare :D (grande ventenne moldava!).

Altri esempi di questo poco sano recupero accelerato del sesso perso nella vita sono il grande successo della prostituzione transessuale, le platinum card simboliche acquisite per numero di accessi alla pornografia fai da te online da parte di uomini e donne di età e strati sociali differenti, i festini burlesque, il bunga bunga e altre stronzate di questo tipo.

Sarebbe stato di certo meglio per tutti vivere invece una serena, aperta e sorridente vita sessuale sin dai vent’anni, dove tra l’altro, come dire… si durava più di una fottura duracell e si inanellavano record di pippe consecutive che avrebbero fatto altrimenti, se tramutate in atti di generosità verso il prossimo, la felicità eterna di fidanzatine/i e amichette/i. Sarebbe stato meglio provare un pò di tutto, e più alla luce del sole. Stancarsi anche, poi, alla fine, magari. Perchè anche il sesso è come tutto il resto: più lo prendi di petto e lo consumi, più poi te ne senti appagato e vivi con più moderatezza e serenità il suo lento, inesorabile degradare nella scala di importanza delle cose.

Se invece si accumulano solo divieti, insoddisfazioni, frustrazioni, negazioni e metaforici sassolini nella scarpa, è ben probabile che poi un successivo evento dirompente provochi gesti affrettati sotto tempeste ormonali incontrollabili e magari anche qualche guaio. Anche qui: i guai ti stanno meglio addosso a vent’anni che non a cinquanta, no?

Allora bisognerebbe cominciare con scuole superiori e università dotate di più case dello studente, residenze a basso costo, appartamenti condivisi eccetera. Basta restare attaccati al culo della mamma fino alla laurea (if ever), meglio restare attaccati ad altri culi, del sesso che vi pare. E non è sempre vero che noi italici siamo troppo poveri per questo: vedo in giro ventenni con vestiti di marca, occhiali da sole alla moda e auto fiammanti. Perchè non usano quei soldi per prendere una minuscola stanzetta insieme a procaci studentesse pugliesi o della Finlandia? Non saprei.

Poi bisognerebbe cambiare mentalità: il maschio che colleziona vittime sessuali è un gran figo, la femmina è solo una gran troia. Perchè? Retaggio dell’Italia tradizionale del dopo guerra? Tanto, amici, prima o poi nella vita una persona, dunque anche una donna, ha un periodo in cui si scoperebbe il mondo, è matematico. Anzi, biologico. Chimico, forse. Non condizioniamo questi processi a noi superiori con basse considerazioni di stampo medievale, scioviniste e becere. Accettiamo la realtà, invece. Assecondiamola. Più movimento, cazzo, più interscambio. L’Aids era una cagata, ve ne siete accorti? E allora sotto a chi tocca.

Maschere, bende, oggetti, ruoli e interpretazioni vivono il loro quarto d’ora di popolarità? Bene. Io sono e rimango un camionista dai gusti contadini nel sesso: azione robusta e continuata, semplicità ed efficacia, ma ben vengano altre correnti di pensiero. Nel profondo, credo nell’inversamente proporzionale in casi simili: più hai bisogno di cose cattive intorno, più sei in realtà solo un arruffato cucciolo romantico. I veri cattivoni si vedono dall’azione, non dal guardaroba. Ma magari mi sbaglio, eh? E comunque mi sta bene tutto. L’importante è non lasciare nulla di intentato. Inesplorato.

E concludo provocando: perchè mai due donne in atti d’amore saffico sarebbero piene di grazia o di irresistibile carica sessuale, dunque ai primi posti dell’immaginario sessuale collettivo, e due maschietti no? Sì, certo amici, concordo sull’innegabile influenza di forme anatomiche, peluria ed eleganza – che differiscono parecchio tra i due sessi – ma forse anche qui stiamo parlando di convenzioni. Abitudini. Immaginari consolidati ma non per questo veri in assoluto. Perchè non proviamo a ribaltarli? Non fate i timidi, kaizenologisti irsuti. Qualifichiamoci invece come l’avanguardia in tal senso, amici maschi internauti, è un’occasione d’oro. Siamo d’accordo?

Dunque, armiamoci e partite!

:D

Ispirarsi alla storia 6

ratzingermilSi fa presto a dire Santo!

Da qualche tempo abbiamo un nuovo papa e diciamocelo chiaramente: piace a pochi. Vuoi perché ha un po’ l’aspetto da Nosferatu in cerca di vittime innocenti da dissanguare, vuoi perché la sua parlata in italiano con accento tedesco fa molto nazista (anche se lui nazista non lo è mai stato, ha “solo” fatto parte degli ausiliari della FLAK, l’artiglieria contraerea della Wehrmacht), vuoi perché chi c’era prima di lui ha lasciato un buon ricordo di sé, talmente buono che già si parla di farlo santo. Insomma papa Ratzinger non piace a nessuno, invece quell’altro no, quello piaceva a tutti. Anche a mia mamma. “Papa Wojtyla è stato uno dei papi più buoni della storia”, buono d’animo e d’intenzioni s’intende, questo pensava la mia mamma il giorno del funerale di papa Giovanni Paolo II. E come lei erano in tanti a beatificare le sue azioni e parole. Invece io, che per natura diffido di chi si veste di bianco e ti da buoni consigli, sia esso un infermiere, un gelataio oppure il monarca assoluto di uno staterello grande come Milano2, cerco sempre di andare oltre le apparenze. E in effetti Ratzinger non è poi così peggio di Wojtyla. Infondo lui non è andato fino in Cile nell’aprile del 1987 a trovare il generale Augusto Pinochet, il sanguinario dittatore cileno responsabile di uccisioni e torture di massa, non è andato a stringergli la mano, a condividere con lui il piacere di farsi osannare da una folla festante. “Due grandi leader anticomunisti s’incontrano” titola ancora oggi un sito della destra cilena a corollario di una serie di fotografie dei due in affettuosa complicità sul balcone della Moneda a Santiago del Cile (i vecchi Litfiba dedicheranno all’evento alcuni versi di una canzone). Ratzinger non ha neanche pensato qualche anno più tardi, nel 1999, come invece ha fatto Giovanni Paolo II, di spendere fiumi di parole per tentare di salvare lo stesso Pinochet da una imputazione di tortura e omicidio di cittadini spagnoli, imputazione per cui era stata chiesta dal giudice iberico Baltasàr Garzon l’estradizione dall’Inghilterra, paese in cui si trovava il Generale cileno in quel momento. Tutto questo Ratzinger non lo ha fatto, in una cosa però i due hanno trovato lo stesso stimolo e la stessa convinzione: ripetere a migliaia di poveri africani, molti dei quali malati, che l’AIDS è una tragedia che non può essere vinta attraverso la distribuzione gratuita di condom, che possono anche aumentare il problema. A molti questo concetto può apparire come una bestemmia, per me e per  l’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) lo è in effetti, ma questo non è importante, l’importante è capire che non bisogna prendersela con Ratzinger, lui amministra un paese e i suoi cittadini nel migliore dei modi e soprattutto non è peggio di Wojtyla. Anche il papa polacco lo ha detto, gridato più volte: non usate il preservativo, ma praticate l’astinenza. E in fondo non era neanche colpa sua se la maggior parte di quelle persone, cittadini dell’Africa sub-sahariana, non erano andate mai a scuola e quindi non conoscevano il significato della parola “astinenza” (senza contare che molti concetti come “pratica sessuale sicura” o “prevenzione del rischio” sono intraducibili in certi linguaggi locali). E quindi l’eminenza tedesca non ha fatto altro che seguire il suo predecessore, che fra l’altro per quelle parole venne accusato dal quotidiano inglese THE GUARDIAN di avere le mani sporche di sangue (The Pope has blood in his hand). Vogliamo condannarlo per questo? Io credo di no, piuttosto se proprio vogliamo trovare una giustificazione lombrosiana al suo mefistofelico aspetto cerchiamola nel suo rapporto sulla pedofilia negli USA, rapporto redatto dall’allora cardinale Ratzinger nel 1996 che tendeva a minimizzare la portata del fenomeno stimandola attorno all’1% dei preti in carica. Si scoprirà che in realtà ben il 4% di preti statunitensi erano dediti a pratiche sessuali con minori di 18 anni e addirittura nel 1991 il 66% dei preti in servizio a Los Angeles era pedofilo, compresi due vescovi. Questa una delle sue poche colpe, avere taciuto. Certo ha avuto i suoi effetti negativi sul mondo cattolico e sulle sue istituzioni: si calcola che in totale siano 11.093 le vittime di oltre 5.000 preti, compresi 16 vescovi. Il costo in termini di processi e risarcimenti si aggira attorno a un miliardo e mezzo di dollari. Se fossimo in Italia si potrebbe dire “un otto per mille ben speso”. Per cui cattolici, credenti e praticanti, state sereni: questo papa non è migliore nè peggiore dei precedenti, è solo un papa, solo un capo di stato che detiene il potere esecutivo, legislativo e giudiziario nelle sue mani, è solo un capo di governo che si interessa dei governi altrui, un’anima peccatrice che si preoccupa dei peccati altrui. È solo questo, nient’altro. E poco importa se nel frattempo la mia mamma è diventata atea.

ALCUNE DELLE FONTI:

www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm

Il Generale E Il Giudice - L.Sepulveda – Guanda edizioni

http://taggatore.com/articoli/benedetto+xvi