Vecchi

Milano, gennaio di un anno qualsiasi: smog alle stelle, si decide a fatica (come al solito) di bloccare il traffico privato di autoveicoli alla domenica. Strade deserte, gente che passeggia, qualcuno in bici. Città e hinterland sembrano quasi belle. Un paio di pinguini a controllare il rispetto del blocco (capirai: una manciata di vigili urbani a fronte di  un intero popolo di furbi), pace e silenzio senza motori a scoppio interrotti ogni tanto da qualche auto di paraculi che se ne fotte e viaggia lo stesso. Mentre io lo Scania l’ho messo a riposo, cazzo.

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Stranezze italiche all’alba degli anni 10

Sono rientrato da poco da un nuovo soggiorno in terra olandese: il pane integrale a cassetta mi esce dagli occhi, in tutta onestà, anche se ammetto che la regolarità intestinale con quel tipo di alimento è garantita. Ma non è certo questo l’argomento appropriato per ricominciare i tanto amati post della serie ‘vista dal basso’ (che sarei io), e comunque non si può dire che l’Italia non faccia cagare per altri aspetti…

Ci sono nella nostra quotidianità stranezze tutte italiche a renderci la vita più difficile, curiosi cimeli di un tempo dominato dalla burocrazia che fu, dimenticati o ricordati con simpatia altrove. Stranezze giustificabili oggi con molta difficoltà, se non con il mancato buon senso (o cattivo senso, o peggio ancora malafede) di chi ha ricoperto e ricopre posizioni di potere, decisionali, e non le vuole affrontare e risolvere. Prendiamone qualcuna a caso:

-Raccomandate. Per qualsiasi operazione uno voglia o debba fare riguardo a un contratto telefonico, un ricorso alla Commissione Tributaria o una questione condominiale, la prassi italica, ammuffita e maleodorante di naftalina come si ritrova ad essere, in piena epoca di posta elettronica, documenti pdf, posta celere e quant’altro, richiede ancora la spedizione da parte del povero cittadino - magari già truffato e incazzato nero – di una raccomandata con ricevuta di ritorno, al costo di almeno 3/4 euro. Perchè? A quale fine? Per attestare la ricezione di un documento? La posta elettronica la garantisce già, e anche il fax, addirittura l’sms. Posso capire che, per questioni strettamente legali, alcuni tipi di documenti debbano avere una ‘protezione’ speciale, ma che un poveraccio scontento di Fastweb o multato per errore da un’Autorità debba spendere ulteriori 5 euro per far valere le sue ragioni è una pratica talmente ingiustificabile da scivolare nel subdolo. All’estero ci ridono dietro per la barzelletta delle raccomandate. Forse sarebbe ora che tutti noi consumatori ci ribellassimo, mandassimo e-mail con avviso di ricezione e di lettura al posto di costose raccomandate e tenessimo questi documenti come prova, per mostrarli ad un eventuale Giudice nel caso la questione finisse per vie legali. Voglio vedere in base a quale principio giuridico l’Agenzia delle Entrate – per esempio – si giustificherebbe per non aver considerato un fax ricevuto in modo corretto o un messaggio e-mail ricevuto e aperto. Se ci fossero problemi organizzativi e di smistamento da parte loro, il problema non riguarda il cittadino, non trovate? Io comincerei a voltare pagina licenziando in tronco almeno il 70% dei dirigenti in carica nel nostro paese, nei settori pubblici o privati ma di interesse pubblico: con ogni evidenza a tutto oggi non hanno fatto bene il loro lavoro, tempo di lasciare spazio agli altri.

-Marche da bollo. Queste sconosciute… Cosa sono? A cosa servono, se non a rimpinguare le casse dello Stato e rendere i conti di fine anno appena meno apocalittici? Sulla base di quale principio devo pagare una marca da bollo? Il documento che sto rinnovando l’ho già pagato la prima volta, se non vado errato, questo appunto è un RINNOVO. Oppure, quest’altro modulo ammuffito e maleodorante richiesto per una banalissima iscrizione perchè non va bene in carta semplice? Cosa rende la carta bollata differente? Non riesco a capire… Siamo una nazione di soli tabaccai e burocrati, per cui capirei l’interesse a mantenere in vita certi residui pre-bellici, o una nazione di cittadini che preferirebbero non farsi fregare, oltre che dal privato anche dal settore pubblico? E non datemi del leghista, in Veneto fanno esattamente come a Matera: appiccicano sui documenti le Marche da bollo. Qui si tratta di evoluzione, di tempo che passa. Sono già finiti gli anni zero, in un attimo, quando ci accorgeremo di essere nel 2000? Tra una ventina d’anni?

-Commissioni per operazioni varie. Potrei esplodere di rabbia a riguardo. Tutto è informatizzato oggi, per prima cosa i mezzi di pagamento: l’hanno voluto loro, i capi del mondo, ci hanno bombardato nel cervello con ‘la carta di credito’ dagli anni ’80 in poi, hanno automatizzato tutto e tagliato posti di lavoro, hanno detto che saremmo stati avvantaggiati dalla moneta virtuale e più felici. E poi ci chiedono 3,50 euro per fare un singolo bonifico? Forse non ho capito bene… 3.50 euro per schiacciare un ‘Invio’? Inoltre negli ultimi anni, grazie a qualche gruppo di capitale straniero entrato a fatica nei nostri settori bancari, assicurativi ecc… sono comparse come per magia le operazioni gratuite, i bonifici a costo zero, i prelievi a costo zero da qualsiasi sportello di qualsiasi banca, la gestione dei conti in autonomia attraverso internet e via dicendo. Detto in altre parole, chi ti fa ancora pagare un bonifico o un prelievo ti sta rubando i soldi. Nè più e nè meno. Ruberia. Istituzionalizzata. Un’altra insopportabile stranezza italica.

rosario e coerenza

Immagine di Quasi quasi mi sbattezzoGli italiani sono cattolici, lo sanno anche i sassi. La percentuale di cittadini che si definiscono cattolici nel nostro paese è circa il 90%, un numero molto elevato rispetto agli altri paesi europei. Nulla da dire, la fede è fede, ma è troppo chiedere di essere cattolici E coerenti? O non cattolici e coerenti? Quando, tempo fa, parlando di figli con altri genitori (cosa che evito come la peste, se posso. Già ti succhiano amorevolmente il sangue da mattina a sera – i bimbi intendo – ci manca poi che parli solo di loro anche nei centesimi di secondo liberi…), ho riferito distratto che le mie figlie non sono battezzate, di contro ho ricevuto una fila di occhi sgranati addosso. Eppure non mi trovavo in sagrestia, o luoghi simili. Subito dopo, forse anche a causa della mia espressione sorridente e naif, sono stato mitragliato di domande frenetiche: ‘ma si può?’ ‘ma i tuoi non dicono niente?’ ‘ma se poi dio esiste veramente?’ Okay, l’ultima domanda non l’hanno fatta veramente, ma le altre sì! Ora, mi rendo conto che invecchiando e avvicinandoci sempre più al rintocco della nostra ora, si perda tutti la spavalderia di una volta e si cominci a pensare che, quasi quasi, nell’incertezza, accendendo una candela qui e facendo una preghierina lì, magari un posto in paradiso ce lo prendiamo pure. Il che spiega perchè la percentuale italiana di cattolici si eleva a quasi il 97% tra gli over 65. Ci può stare. Lungi da me fare l’intransigente sdegnato, e poi chissà quante volte ho cambiato idea io… Ma non credete, amici cattolici non coerenti, che lassù qualcuno se ne accorga se non avete condotto un’esistenza propriamente religiosa? Immagino dio sia diverso dal fisco, per esempio, e gli studi di settore là siano molto più precisi e meno contestabili. E le multe salate. Anche perchè l’organizzazione da quelle parti pare sia di tipo gerarchico e ben poco democratico. Non pensate che, a quel punto, forse sarebbe più apprezzata l’attitudine positiva alle cose del mondo – aiutare chi è in difficoltà, accettare il diverso, non fare del male, ecc.. – piuttosto che l’aver svolto un compitino formale con la testa altrove?
Vorrei capire perchè se un italiano non crede non si cancella dalla lista dei credenti. Anzi no, una risposta per questa domanda ce l’ho già, ed è un’altra domanda: perchè fare qualcosa? Tempo, energia e magari anche soldi sprecati. Mi sta bene, in qualche modo, o meglio posso capire il ragionamento. Il non ragionamento. Ma allora perchè se un italiano non crede continua a fare le cose da cattolico, tipo sposarsi in chiesa, andare a messa, farsi il segno della croce? Non che mi interessi davvero la risposta ma è un fenomeno curioso, che forse in parte si spiega con la cara vecchia storia della furbizia italica. Dell’abilità nel sotterfugio. Dell’apparire distinto dall’essere.

Ricapitoliamo, l’Italia è cattolica ma ben poco osservante. Se non è per il motivo di cui sopra – la speranza che nei cieli la burocrazia sia simile a quella dell’agenzia delle entrate – allora possiamo ipotizzare:
- che nell’incertezza sull’esistenza di dio, sia esso cattolico, ebreo, musulmano, buddista o altro, meglio essere iscritti ALMENO a una delle liste piuttosto che essere fuori del tutto. Si presume quindi che la ‘portabilità’ religiosa, sulla scorta degli contratti telefonici, sia più comoda e conveniente rispetto alla disdetta o alla scelta del campo neutro. Può essere. Ma bisogna anche considerare che a volte per la dottrina è meglio un foglio bianco che uno già scritto, sul quale bisogna tracciare grosse righe diagonali. Ogni maestra lo confermerebbe. Influenzerebbe in modo negativo la commissione giudicante. Pensateci.
- che la tradizione è più importante del pensiero libero. Se non si crede a una cosa, ma a papà fa piacere di sì perchè deluderlo? Molto probabilmente neanche papà ci crede davvero, per cui facciamo ‘sto gesto e sbrighiamoci che inizia il moto GP, per favore. Che sarà mai? Il problema è che se nel nostro paese alle soglie del 2010 la tradizione è sempre più importante delle idee, beh… si spiegano molte cose, tra cui il fatto che stiamo cadendo a pezzi.
- che la fede è un concetto da prendere ‘a grandi linee’, non in modo metodico e rigoroso, ma semplicemente esserne ispirati nella vita di tutti i giorni. Mi piace questa possibilità. Ma stride con la rigidità di certi atteggiamenti cattolici, o forse potrebbe essere reale se a capo della chiesa ci fosse gente di un certo tipo, penso al grande Tettamanzi, cardinale da queste parti, a Carlo Maria Martini, sempre di qui, e a tanti preti di provincia o di città. Gente che bada al sodo, per cui essere cattolici è sinomimo di essere disponibili, tolleranti, aperti e generosi. Vivere in armonia con la natura e con la gente, non solo applicare in modo rigoroso delle procedure. Ma non è così, anzi l’immagine di oggi della chiesa cattolica è di un’istituzione rigida e poco tollerante, diciamo vagamente fuori dal tempo (per rimanere carini).
Dunque la mia proposta concreta è: italiani cattolici, praticate. Iscrivete i figli a catechismo, fate impartire loro la dottrina, fategli fare la comunione, la cresima e quant’altro. Confessatevi e andate a messa ogni domenica (sarebbe meglio più spesso, credo, ma voglio essere di manica larga), sposatevi in chiesa, NON divorziate, NON fate sesso prima del matrimonio, NON usate contraccettivi. E voi ecclesiastici rinunciate al sesso, per favore. Festeggiate degnamente la domenica, il natale, la pasqua ecc… Insomma, praticate. Praticate tutti, praticate sempre, innanzitutto e soprattutto. Sono sicuro che in questo modo salverete la vostra anima. E noi che non possiamo farlo perlomeno ci ritroveremo la statale per Lecco senza la solita fila perenne e qualche centimetro in più a disposizione sulla spiaggetta di Lierna, la domenica. A ognuno il suo paradiso.