Shipping up to Boston

Il vostro affezionato kai zen di quartiere J sta per salpare un’altra volta, destinazione Boston, Wellesely e New York… Qui non lo vogliono, ma da quelle parti sembra invece che apprezzino la sua boria. E così i primi di marzo sarà writer in residence al MIT, ospite del Wellesely College per il Global Science Fiction e ospite del Queens College a Nuova York…. stay tuned for the details

Esperienze d’autore nell’era digitale

 COPYLEFT vs COPYRIGHT

19 OTTOBRE 2012 @ Biblioteca Roberto Ruffilli, vicolo bolognetti 2 — inizio ore 19.30*

Se la licenza d’uso di un’opera si colloca nel rapporto che c’è tra autori e pubblico, sicuramente in questi anni il suo modo di sentirla è stata modificato, tirato, rimodellato. Viviamo in un’epoca di sperimentazioni che vanno dal più stretto copyright (“tutti i diritti riservati” all’autore) al pubblico dominio, il cosiddetto patrimonio comune (come per esempio le ricette di cucina..), passando per il boom delle cassettine audio anni ’80/’90 (copiabili e riregistrabili), al noleggio di videocassette/DVD, al file-sharing e gli ebook…

Il 19 Ottobre sarà un incontro che ci parla proprio di queste sfumature e delle loro declinazioni pratiche, nel libro, nel teatro, nel web..

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BORGES: SPECCHI, LABIRINTI, TIGRI E DITTATORI (2 DI X)

Ma “le cose” della storia sono complesse. Sempre. Se poi ci si mettono pure gli stregoni, gli squadroni della morte, i gorilla e le ballerine…

12 gennaio 2007, Madrid. L’ex presidente argentina Maria Estela Martinez viene arrestata da agenti dell’Interpol presso il Commissariato generale della polizia giudiziaria spagnola. La richiesta arriva dal giudice argentino Raul Acosta, giudice federale di San Rafael, in provincia di Mendoza che ha spiccato un mandato internazionale di arresto per interrogarla nell’ambito di un processo per la scomparsa, nel marzo del 1976, di una persona residente nella zona.
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Borges: specchi, labirinti, tigri e dittatori (1 di x)

Tempo fa, anzi anni fa, a Buenos Aires ebbi un carteggio elettronico con Wu Ming a proposito di un accenno a “Borges come grande fan di Pinochet e della giunta militare argentina” fatto in un numero di Giap! (quando Giap! era ancora un newsletter). Era gennaio ed era il 2009 e – serendipità spaziotemporale – la questione Borges mi ronzava in testa da tempo. Com’è possibile che l’autore di Tlön non abbia detto o fatto nulla? Come la pensava? Borges era un conservatore, un “gorilla”, ma davvero era un fan di una compagine di bestie sanguinare, grette e miserabili? Come andarono le cose?

Da allora ho sempre cercato il tempo e il modo di indagare la questione. Ora ci provo, a frammenti e a lampi. A strisce di tigri, a specchi e a labirinti…

Argentina. Nel 1976 Rodolfo Walsh cura la selezione, l’eventuale traduzione e le biografie di una raccolta pubblicata da Hachette dal titolo Antología del cuento extraño.

Nel 1976, il 24 marzo, la Junta Militar sale al potere con un colpo di stato. Un anno e un giorno dopo Rodolfo Walsh viene ucciso, bruciato e lanciato nel fiume.

Il 19 maggio del 1976, Borges, Ernesto Sábato, Horacio Ratti (presidente della Sociedad Argentina de Escritores) e Leonardo Castellani (un sacerdote scrittore) pranzano con il generale Videla e con il generale Villarreal, segretario generale della Presidenza. I commensali bevono whisky, liquori e succo di frutta… Borges ringrazia Videla per il golpe.

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Vuelvo al Sur 5. Reportage dal centro del mondo

Villa 21, Buenos Aires

Il cielo è ormai viola scuro e la croce al neon azzurro è un bagliore alieno tra la luce aranciata dei lampioni. Per un momento restiamo in silenzio ad ascoltare il respiro della villa. Come in ogni romanzo che si rispetti c’è un cane che abbaia in lontananza, serve a dare il senso di realtà alla storia, eppure sono così frastornato da quel luogo che il cane non basta, non lo percepisco ancora come reale, non del tutto. Non è la mia realtà quotidiana, non lo sarà mai, quei fori di proiettile sul muro sono al contempo terribili e metafisici. Continua a leggere »

Vuelvo al Sur 4. Reportage dal centro del mondo.

Villa 21, Buenos AiresÈ cronaca degli ultimi mesi. A Villa Soldati, un barrio popolare, che un tempo faceva parte dell’area di Villa Lugano, sorge un parco dedicato alla memoria degli studenti desaparecidos. Nei pressi del parco si trova una teoria di monoblocks, complessi edilizi popolari che ospitano il 40% della popolazione del quartiere. Il parco è stato occupato da centinaia di famiglie provenienti da Perù, Bolivia e Paraguay che nel giro di poche settimane hanno cominciato a costruire un insediamento di fortuna. La questione politica argentina è molto delicata ma per quanto riguarda gli avvenimenti che per due settimane hanno trasformato Villa Soldati nello scenario di una guerra civile metropolitana sono riconducibili, a grandi linee, a interessi di partito e manovre politiche in vista delle elezioni. Continua a leggere »

Vuelvo al Sur 3. Reportage dal centro del mondo.

Villa 21, Buenos Aires

I muri senza intonaco spengono, tolgono luminosità, e la casa di Rey è spoglia. Non è né sporca, né disordinata, forse è solo triste. Prendiamo tre sedie e le mettiamo fuori dalla porta, in strada. Il mio contatto si infila nella casa accanto, lo seguo, al piano terra, in un garage raffazzonato, c’è una specie di emporio. Poche cose: pannolini, biscotti, scatolame e birra. Prendiamo un paio di bottiglie da 66. Ci sediamo con Mariana, beviamo la birra e aspettiamo che torni Rey ed è così, da seduto, che mi accorgo di una cosa. Nei muri della casa di Rey, di quella di fronte, di quella accanto, di tutte, ad altezza uomo ci sono dei buchi. Sono fori di proiettile. Ce n’è uno, circondato da un anello di ruggine, anche accanto a me, sulla porta di ferro. Continua a leggere »

Vuelvo al Sur 2. Reportage dal centro del mondo.

Villa 21, Buenos Aires


Abbandoniamo la strada principale e cominciamo a inoltrarci nel dedalo di strade e vicoli che formano la griglia della villa. Passiamo da una via a due corsie lunga meno di cinquanta metri, voltiamo a destra poi a sinistra. Tutto si restringe, le baracche e le case di mattoni grezzi e lamiere delimitano il nostro percorso, il cielo è solcato da fili, le finestre sono protette da inferriate, il bagliore del televisore e il suo ronzio sono un motivo ricorrente. Tutti hanno la tv accesa, tutti hanno la tv. Via cavo. Il “tizio del cavo” mi viene spiegato si fa pagare per i collegamenti e per gli amplificatori di segnale che fanno da prolunga e da connessione tra i vari fili, è il “tizio del cavo” ufficiale ma qui lo fa illegalmente. Ho una strana sensazione, indosso un paio di jeans vecchi e una maglietta nera semplice, un po’ scolorita, non porto occhiali da sole, non ho il portafogli con me e ai piedi ho delle anonime scarpe da ginnastica, sono alto poco più di un metro e settantacinque ma sono il più alto di tutti quelli che incontro e puzzo di primo mondo lontano un chilometro. Sono un’eccezione, una distorsione spaziotemporale, non dovrei essere lì, lo so, lo sanno, sono leggermente turbato.
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Vuelvo al Sur 1. Reportage dal centro del mondo.

Villa 21, Buenos Aires

Maria Ester es una piba / que nacio para cojer / ella es loca por los burros / no hay pija que le venga bien. (Los Pibes Chorros)

Aspetto il mio contatto tra Cordoba e Pringles. Il sole brucia e mi rintano in una stazione di servizio con l’aria condizionata al massimo. Mi concedo una bottiglia d’acqua gelata poi torno all’incrocio rovente e aspetto. Aspetto. Con tre quarti d’ora di ritardo lo vedo attraversare la strada e venirmi incontro sorridente. È alto meno di un metro e sessanta, la maglietta si tende sul ventre a mappamondo e sotto il capello con la visiera ha uno sguardo da eterno ragazzino. Prendiamo un autobus verso Retiro e la stazione dei treni. Assistiamo a una lite tra l’autista e un tizio particolarmente su di giri a cui partecipa mezzo autobus con commenti, suggerimenti e parolacce. La guida mi fa notare che più andiamo a sud più ci si imbarbarisce, a ogni fermata i volti, gli abiti e i comportamenti cambiano. Non prendermi per razzista dice, è una questione genetica, se per generazioni soffri la fame il tuo cervello, come il tuo fisico, non può crescere. Buenos Aires è uno specchio del mondo. Il Sud è sempre il Sud, anche su scala ridotta, i quartieri bene sono a nord le villa miseria a sud. È così. Liquida la questione con estrema facilità, è molto pratico e sa di cosa parla. Io sono portato alla complessità o forse all’ingenuità della complessità, ma io vengo da nord.

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Москва́ on the beach

La pallina azzurra rimbalza con violenza sul muro. L’uomo sudato le corre incontro e col palmo della mano la colpisce per farla tornare indietro. Il rumore sordo echeggia tra i palazzi. Il suo avversario ripete il rituale. Palmo aperto, muro grigio e da capo fino a che uno dei due non sbaglia. Lo sport in questione è una sorta di squash, ancora più frenetico, giocato senza racchette. Il campo è quello di cemento circondato da una rete metallica sul lungomare tra Coney Island e Brighton Beach. È novembre, nei giorni scorsi il freddo si è fatto sentire, ma oggi l’estate indiana ci ha regalato una tiepida giornata di sole. Il mare luccica sotto un cielo pervinca e la spiaggia ospita qualche bagnante in costume. Da qui piano piano parte la città, da qui si agita e si espande quella meravigliosa mostruosità che risponde al nome di New York. Dimenticate Manhattan, dimenticate Brooklyn, il Bronx e la città dei film, dell’immaginario collettivo e del mito, lasciate perdere insomma tutto quello che sapete o che pensate di sapere su New York e provate a immaginare… Continua a leggere »