Padre sbagliato – Il traffico

cautionCome forse sapete, io, Truck Driver, sono un fervido sostenitore del Pan per focaccia quale attitudine generica alle relazioni interpersonali. Non che sia sprovvisto di buon senso e/o di gioia o di ammore, ma ritengo che la modalità ‘Non porgere l’altra guancia’ in un paese come il nostro, dove l’impunità e l’arroganza sono di casa, sia migliore, più efficace, e con un ritorno educativo da non sottovalutare, alla lunga.

Detto questo, come spesso accade al genitore di oggi, un conto è gonfiare il petto tra amici o nei social network dichiarando quanto si è moderni e fighi, un altro è comportarsi coerenti quando una problematica si presenta tra le proprie mura, con i propri figli. Cioè, per altro dire, al sesso e alle droghe siamo più o meno affezionati tutti, ma che succede quando se ne appassionano anche le nostre figlie? Sul calcio ne diciamo di cotte e di crudo, quanto sia sputtanato, quanto faccia schifo, ma perchè poi non iscriviamo nostro figlio a balletto o a judo? Noi grandi a casa lcol libro in mano ci stiamo poco e niente, ma pretendiamo che i nostri piccoli siano sempre dietro a leggere. Ci impalliamo come impizzati su smart phone e tablet, ma ci incazziamo quando i figli a loro volta si imbambolano nel vedere SpongeBob. E quindi?

Quindi per essere coerente, e non ipocrita, dovrei vivere il mio approccio ‘pan per focaccia’ nelle relazioni  – gentile coi gentili, bastardo con gli stronzi – con trasparenza e serenità, anche agli occhi delle mie figlie camioniste. Anche se non fa esattamente politically correct. Prendere il traffico, per esempio. Gran problema. Forse ricorderete quanto mi stia a cuore la questione :) Ricorderete le invettive contro gli arroganti, il poco amore per i macchinoni, l’idea che è proprio dal rigore nella gestione del traffico che si dovrebbe cominciare a raddrizzare questo nostro Stivale malmesso. Ora, dovrei forse neutralizzare questo mio credo, questa mia naturale propensione a mandare a fare in culo tutti gli stronzi impuniti che circolano per le strade solo perchè altrimenti le mie figlie mi vedrebbero in atteggiamenti poco eleganti? Dovrei starmene zitto quando il solito, ennesimo stronzo di turno mi parcheggia in faccia perchè ha fretta e deve ritirare il barboncino lavato e stirato dal negozio di animali, facendomi vivere una vita di merda?

Mi verrebbe da dire ‘Giammai!’, ma prima voglio discuterne con voi, amici, e magari vedere la cosa da un punto di vista diverso, magari più tollerante, più morbido. Per poi ovviamente non cambiare idea.

Sì, è vero. Con i figli è il proprio comportamento personale a contare più di tutto, più dell’istruzione, delle regole, delle rigidità o della propensione ad accettare le eccezioni. Conta l’esempio, com’è giusto che sia. E Dunque forse dovrei in qualche modo controllare la mia miccia corta (non in quel senso, maiali), dare più importanza alla cortesia, all’amore incondizionato per il prossimo, anche se in errore, e mandare giù. Ringraziare e andare oltre, a gincana tra le fottute auto in sosta. Bene. Prendo nota e ci rifletto su, giuro. Già che ci siamo, avete altri suggerimenti francescani da farmi avere? Badate bene, non vi è sarcasmo nelle mie umili parole, solo tanta sete di conoscenza e una sfida, una volontà di superare anche me stesso. Se proprio devo.

Ma prima convincetemi che non debba farmi sentire in caso di evidente, fastidioso sopruso. Convincetemi che è sbagliato. Che poi le mie figlie crescerebbero con troppa aggressività addosso, prendendomi come modello. Amici, sono più serio che mai: aiutatemi a capire. Non è forse vero che rimanendo me stesso ai loro occhi faccio la cosa migliore? Non è importante che loro capiscano come non comportarsi (al volante e altrove)? Anche perchè, se è vero come è vero che i bambini non sanno ancora bene cos’è giusto e cosa sbagliato e tendono a prendere ciò che fa il proprio esempio individuale – il genitore - per giusto, allora cazzo abbiamo una marea di bambini che domani faranno gli strafottenti per strada, tali e quali ai loro genitori di oggi. Allarme! Ci vogliono nuove generazioni alla Truck Driver, allora. Più che mai. Come se piovesse.

O mi sbaglio?

Meglio calmi, pacati e sottomessi, dunque, o scassacazzo per la cosa giusta?

Mica da poco, come quesito… 

Illuminatemi.

Padre sbagliato – Festa di compleanno

MerciBday1-795773Facile definirsi diversi dal branco, alternativi o per usare un termine figo ‘sbagliati’. Uno mangia per due giorni verdura biologica e dice no al wurstel crudo che gli offre la mamma durante il pic pic della domenica all’Idroscalo - dopo l’immancabile insalata di riso, oppure una sera a casa d’un botto spegne la tv, così, perchè ha appena letto su Focus che a tv spenta e musica classica di sottofondo ci sono più possibilità che il proprio partner abbia voglia di fare sesso, e crede di potersi annoverare tranquillo tra i Padri Sbagliati.

Troppo comodo. Mi rendo conto che il bel tenebroso sbagliato fa sempre colpo sulle donne, si staglia dal gregge e brilla di luce propria, e soprattutto in periodi di merda assoluta generale come questo – dove a mantenere un sacrosanto basso profilo e a non lamentarsi si fa la figura del demente o del disonesto – diventa quasi il modello da seguire. Think different. Mica pe’ gnente. Ma poi, come direbbe Elio (delle Storie Tese), se i sassi della Toscana se li portano tutti via poi viene a mancare la Toscana stessa. E quindi: se fossero tutti diversi in giro, tutti alternativi, tutti sbagliati, poi verrebbe a mancare la diversità stessa. E che cazzo…

Dunque lo status di sbagliato va guadagnato eccome. Mica siamo qui a regalare titoli a chicchessia, per quello ci sono parecchie Università disponibili. Per esempio, misuratevi sulla prova per antonomasia di un genitore che aspira ad essere diverso dagli altri e quindi strafigo. LA prova. Cioè la festa di compleanno del proprio insopportabile marmocchio, maschio o femmina che sia. In effetti è sempre e solo una rottura di coglioni infinita per il genitore, la festa dei propri figli. Già non ammettendolo vi allontanate dalla conquista del titolo, ve lo dico chiaro e tondo. Ma non basta certo una semplice asserzione. Serve di più, un’attitudine, un approccio di metodo. E poi ovviamente un comportamento coerente durante il grande giorno (del cazzo).

Allora, funziona più o meno così. All’inizio non vuoi fare niente per ’sto stronzetto pretenzioso che ogni sera ti fa girare le palle perchè non vuole mangiare, non vuole mettere il pigiama, non vuole lavarsi i denti, non vuole manco per il cazzo andare a letto eccetera. Credi di poter fargliela pagare così:

‘Ah sì? Bene, allora niente festa di compleanno.’

Clap clap. Bravo. Davvero. Ma secondo te, chi ci crede? Te lo dico io: nessuno.

Poi pensi a qualcosa di modesto, solo amici stretti e parenti, niente location da favola, niente regali importanti, niente smarties, niente coca cola. Poi ovviamente il mondo ti si ritorcerà contro, dandoti dell’integralista idiota e pure inefficiente: a vietare si ottiene quasi sempre l’effetto contrario. Vero. Dunque cambi idea, vai a comprare fottute bottiglie di coca e altre stronzate cancerogene di ogni tipo nell’ipermercato coi frigo più gelidi del mondo. A malincuore, ma lo fai, e quasi te ne convinci: ma sì, una festa è una festa, è uno strappo alla regola.

Alla fine ti ritrovi con una lista di settanta invitati, la casa invasa di bottiglie di plastica e pacchetti san carlo, un meteo incerto fino alla maledetta sera prima e tanta voglia di mandare tutto all’aria. Ma puoi farlo? Certo che no. E allora, amica, amico, genitori frustrati e prostrati da questa storia che si ripete ogni anno, ascoltatemi. Seguite questi pochi punti sotto, diventate anche voi genitori sbagliati. MA DAVVERO! Non solo di etichetta. All’inizio saranno panni scomodi, ma in breve tempo sarete finalmente voi stessi. Fino in fondo, in modo naturale e meraviglioso. Non crederete a voi stessi. Non tornerete mai più indietro. Il mondo sarà un’altra cosa, i figli saranno un’altra cosa. E basta poco, dopo tutto:

  • pensate innanzitutto alla borsa frigo per le birre. Dev’essere tempestata di ghiacchi da campeggio (sì, quelli blu giostyle pieni di.. boh, criptonite probabilmente) duri come la pietra e freddissimi, dev’essere ben capiente e dev’essere traboccante di lattine di buona birra. Contate due lattine per invitato, bimbi compresi- che poi vi scolerete voi padri e madri sbagliati, ovvio. Ricordate sempre questa mia massima: l’unica via per una genitorialità sostenibile è l’alcolismo
  • non organizzate nulla. Nessun gioco, nessun momento, niente. Perchè quando il genitore si prende la briga di che so, lasciare una ‘mosca cieca’ o una ‘palla due fuochi’ o un ‘tiro alla fune’, i bambini cominciano a litigare, io prima, io dopo, ce l’avevo io, ma io sono tuo figlio lui invece chi cazzo è ecc. ecc.. Lasciate perdere, conversate tranquilli con gli amici e continuate a stappare birre
  • non preparate troppo da mangiare. Primo, qui non è un cazzo di ristorante, e dev’essere chiaro. Poi, più offrite, più questi strafocano e non se ne andranno più, mentre il chiaro obiettivo è di mandare tutti a casa in un paio di ore massimo dall’apertura delle celebrazioni
  • a tal proposito, l’orario ufficiale di inizio dev’essere tipo alle 14:00, 14:30 massimo, così alle 17:00 cominciate a slacciare i palloncini e le bandierine e sono cazzi di chi è arrivato appena dieci minuti prima
  • un ‘tanti auguri a te’ tutti insieme è più che sufficiente, anche se avete quattordici nazionalità diverse in famiglia e non vedete l’ora di esibirle. Perchè poi va a finire che gli spiritosi intonano anche i tanti auguri in cinese, con quel patetico: cin cin cin cin cin ciiiiin, cin cin cin cin cin ciiiiiiin
  • all’apertura dei regali fregatevene alla stragrande: altrimenti sarete obbligati a ringraziare tutti uno a uno (anche quelli che hanno regalato una cazzata mostruosa, e costosissima!) e poi non vi passerà un cazzo a collegare regali e persone la sera, a casa, quando cercherete di smaltire la montagna di merda nei pochi centimetri quadri a disposizione
  • salutate tutti con aria stanchissima, provata, facendo capire che se l’anno prossimo la metà dei presenti non viene non sarà un grosso problema. Per niente.

…Come dite? Ah sì, grazie, la festa di mia figlia qualche giorno fa è andata benissimo! Avevo comprato per l’occasione una borsa frigo a tre piani, STREPITOSA

:D

Padre sbagliato – I cattivi

Bad-Guy_Douglas-DollarsMi scrivono dalla provincia di Isernia che la mini-serie Padre Sbagliato è probabilmente la cosa più fresca ed esaltante dai tempi di Drive In di Antonio Ricci. Addirittura. Ora, non so se tale ‘Osvaldo da Isernia’ esista davvero e se sia serio o faceto, ma la cosa non mi interessa in fondo e il complimento mi lusinga assai- da ragazzino ero ossessionato da Tinì Cansino, oltre che da Amanda Lear. Dunque, grazie Osvaldo. Come butta a Isernia, a proposito? Ma è vero che il Molise non esiste? Ho sentito parecchie voci a riguardo… Per te e per gli altri, ecco un altro capolavoro di genitorialità non convenzionale.

Ormai non saremo certo pochi, noi padri moderni, consapevoli, ecologici eccetera eccetera che rigettano le disgustose morali dei vecchi film di Walt Disney e il mito della bella principessa di rosa vestita che cerca la felicità attraverso il matrimonio con un ricco e biondissimo principe del cazzo. Posto che ovviamente non contiamo nulla a riguardo, in quanto padri, e che nessuna figlia al mondo cambierà mai attitudine a causa nostra – più probabile che lo faccia per penuria di biondi ricchi non omosessuali, da qualche tempo nelle relazioni tra genitori e figli i soliti, ammuffiti compartimenti stagni del ‘bene’ e del ‘male’ hanno vita difficile e vengono sempre più messi in discussione. Alleluia, direte voi, e io mi aggiungo al canto euforico. Grazie anche a grandi film cartone per bambini quali Shrek, Monsters & Co., Up, Toy Story ecc. si comincia a strizzare l’occhio al classico cattivo da storia a lieto fine, e qui il vostro amato Truck Driver si alza addirittura per un applauso, aggiustandosi canotta e panza e tirando su i jeans luridi con enorme mazzo di chiavi appeso. Continua a leggere »

Slogan idioti di anni fa

CiribiribiribiCi sono tanti modi per capire quanto una società, intesa come moltitudine unita in senso territoriale, sia messa male. Si possono analizzare dati macroeconomici, si possono valutare tendenze e comportamenti sociali, si possono anche fare paragoni internazionali per capire meglio dove sia stato l’eventuale problema (da una o da entrambe le parti). Sono argomenti interessanti, roba da prospetti grafici de ‘L’Internazionale’, per intendersi. Specialmente in un paese come il nostro, dove tutti straparlano di politica senza sosta ma quasi nessuno è disposto a razzolare così come si predica. Chi di voi svegli internauti non si è mai perso nelle statistiche su, per esempio, quale paese in occidente abbia più spesa pubblica per l’istruzione in rapporto al PIL? Giusto per verificare se il nostro a ‘sto giro è ultimo o penultimo, più che altro… Continua a leggere »

Padre sbagliato – la musica

marilynL’episodio zero è stato un successo, per cui avanti tutta con questa nuova, fiammante mini serie del vostro adorato Truck Driver. Cominciamo subito con un’immagine rappresentativa, per inquadrare il tema del giorno: quando la mia primogenita aveva quasi tre anni e frequentava un asilo nido pubblico, alla mattina, dopo un’abbondante colazione a base di sfilatino, salame e taleggio a fette e succo bio di frutti rossi (così, per creare contrasto), la caricavo tutto felice sullo scania, accanto a papà, lassù in alto in cabina autocarro, e percorrevamo insieme i pochi chilometri di distanza ascoltando della musica.

Quale musica, chiederete voi?

Ebbene, Roots Bloody Roots dei Sepultura. La carica giusta per affrontare la giornata. Continua a leggere »

Padre sbagliato – Episodio pilota

1302-when-parents-text-sms-message-iphoneSono padre. Ho due figlie di otto e cinque anni. Sì, lo so, non mi passerà un cazzo tra una manciata d’anni, ma non c’entra adesso: mi fascerò la testa una volta che me la sfondano. No?

In qualità di genitore mi sento oggi talmente, insopportabilmente politically correct da provare un impulso irrefrenabile per fare qualcosa di cattivo e sbagliato. Così, giusto per il gusto di farlo. E così ho pensato a questo blog, a voi cari lettori di kaizenology d’ogni latitudine, e a una nuova cazzo di serie di post – no, non me l’ha ordinato il dottore, però lo faccio lo stesso. Non vi va bene? Apritevi il vostro blog allora, e scriveteci pure quello che vi va, lo fanno tutti. Che, non sperate anche voi di diventare ricchi e strafighi a colpi di banner, scrivendo banalità sulla notizia del giorno?

La serie si chiama ‘Padere sbagliato’ e qui sotto a voi l’episodio pilota, quello zero. Insomma l’inzio, l’inaugurazione. E – come potete immaginare considerando la mia ben poca sobrietà – l’inizio a me piace farlo coi botti.

Buon divertimento.

***

Piscina comunale. Giornata di gare di nuoto per i piccoli, dai cinque ai dieci anni. Piccoli marmocchi tenerissimi e straviziati che per una volta nei primi anni di vita devono schiodare un pò il culo per un obiettivo: arrivare alla fine della vasca, a dorso. Spalti gremiti di sudanti genitori e nonni, tutti che ostentano smart phone con videocamera e indifferenza, ma tutti pronti a difendere il proprio fazzoletto di tribuna coi denti, ed eventualmente a strapparne uno doppio per quella culona della zia, che finiti i bomboloni al bar arriverà di certo. Non è un appuntamento agonistico, dicono i bravi e giovanissimi maestri, è solo un modo per instillare un pò di sana competizione tra i bambini. Mi sta bene. Mi intrufolo nello spogliatoio femminile travestito da donna camionista pelosa con la voce rauca (mi avranno sgamato?), per preparare a dovere la mia pargola gareggiante.

“Ricordati che se non vinci te ne stai chiusa in casa una settimana… e hai visto che tempo, no?” Continua a leggere »

The Ufficio files – messaggio ‘All Staff’

schiscetta_brBene, amici, eccoci a una nuova, entusiasmante puntata. Lascio sempre il riferimento ai soliti puzzoni che si collegano a questa serie solo adesso, perché si mettano in pari al più presto: the Ufficio files spaccano davvero! Leggeteli! Lo dice anche mio guggino, che una volta da piccolo è morto, tra l’altro.

Nella giungla del lavoro di ufficio, accanto o meglio in opposizione alle poche ma ferree cose belle della condizione (stipendio a fine mese, orari più o meno certi, responsabilità ridotta, capo ogni tanto fuori dai coglioni per qualche giorno, sciopero dei mezzi pubblici e conseguente uscita prima ecc.), ci sono anche parecchi svantaggi, molti dei quali – ahimè – autoinflitti dall’impiegato stesso attraverso comportamenti ridicoli. Esagerazioni plateali che rivelano la natura vitale e beffarda della nostra specie. Ma il troppo stroppia, come si dice, e questo fenomeno dell’esagerare in qualcosa, cari lettori, non è per niente una cazzata da poco che vi sta raccontando ‘sto stronzo di Truck Driver così, a caso. È un problema serio. Accade tutto intorno a noi, provate a farci caso.

I colleghi part-time che la menano in continuazione con presunto ‘stress da lavoro’, quando se ne escono belli belli alle 14:00, massimo 14:10 – bé, non crediate di fare breccia nel cuore indurito dei vostri colleghi da cinquanta ore alla settimana. Non fate breccia per un cazzo e, anzi, tutti vi odieranno ancor di più se non la smettete di lamentarvi. Oppure quelle che parlano solo dei figli, e i figli di qua, e i figli di là, e quanta tosse hanno avuto stanotte, e il compagno di classe bullo (‘mbe? E allora? Che è ‘sta discriminazione nei confronti dei bulli?), e la prima frase che il figlio ha scritto, e il primo film in cui ha avuto paura. O quelli che hanno troppe, davvero troppe foto appese alla parete di fianco al loro computer: loro in barca, loro alle Dolomiti, loro a Miami, loro a ‘sti cazzi nel culo. Sempre con quella faccia abbronzata da schiaffi, quell’abbigliamento disgustosamente perfetto. Oppure quelli che, va bene risparmiare, ma una cazzo di volta potresti venire con tutti noi a mangiarti una pizza invece di startene dentro a brucare foglie di schiscetta per restare in forma.

Ma la tipologia di esagerazione da ufficio che mi fa morire, riscontrabile spesso e volentieri in posti di lavoro di qualsiasi tipo e dimensioni, e che non accenna a perdere di popolarità – nonostante l’innegabile retrogusto di ridicolo che rilascia da sempre, è l’invio di un email a più gente possibile, come destinatario o per conoscenza, a molta gente, sinceramente a molta più di quella che dovrebbe essere, tipo addirittura a tutti, ‘All Staff’, in orari pesanti, tipo di sera tardi o un sabato o una domenica. Messaggio dal contenuto perlomeno discutibile, dal punto di vista dell’utilità. E in realtà inviato più che altro per un motivo non palese, subdolo, innegabile, leader indiscusso del troppo che stroppia agli occhi degli altri (e del conseguente effetto opposto che genera): far sapere a tutti ‘sti stronzi quanto stai lavorando, quanto fai tardi in ufficio, che orari disumani sei costretto a sopportare per loro. Che poi è così, in realtà: tu hai lavorato magari qualche ora in più, te la sei presa moolto comoda, chattando, mangiando, telefonando, e mandi quella mail subdola all’ultimo secondo utile prima di chiudere tutto e uscire, dopo averla lasciata pronta come ‘bozza’ per ore. Come dire: sapete quanto ho lavorato ancora, dopo?

Una sontuosa interpretazione, ma oramai puzza inesorabilmente di cadavere.

The Ufficio Files – un nuovo collega

2097Abbiamo già disquisito di fondamentali tematiche, all’interno della galassia ‘ufficio’: leggetevele qui se ve le siete perse. E comunque vedete di non perdervele più la prossima volta, o mi incazzo.

Oggi aggiungiamo un’ulteriore perla di saggezza. Forte del fatto che da noi in azienda di autotrasporti si sono di recente aggiunti due bei pezzi di camionista mitteleuropeo – Mika il polacco e Attila il magiaro – e che ho osservato divertito per giorni interi il comportamento dei suddetti e degli interlocutori, cioè noi colonne portanti del prodotto tipico pugliese esportato su gomma, mi sono detto: sta a vedere che questi momenti – il nuovo collega che prende posto, le strette di mano, i sorrisi, gli imbarazzi, le chiacchiere di corridoio – entrano pari pari nell’immaginario della vita d’ufficio. Perché con un nuovo collega ci sono sempre mille stimoli, c’è la possibilità di partire da zero con un rapporto- finalmente, c’è l’interesse diretto e talvolta bieco di andare d’accordo per finalità di (nemmeno troppo) prossima schiavizzazione, c’è la curiosità, forse addirittura un pizzico di rara, purissima empatia umana. Ma non vorrei esagerare con l’ottimismo.

Ma, soprattutto, c’è il rapporto tra l’aspetto, l’aura, l’idea che un nuovo collega trasmette e la conseguente attitudine nell’avere a che fare con lui o lei. E qui è come scoprire l’acqua calda: se la nuova collega è avvenente, particolarmente avvenente, insomma un maledetto sogno erotico piombato nella nostra vita a ciel sereno, per cambiarla, sconvolgerla, è chiaro che faremo tutto il tempo gli splendidi, risultando appiccicosi come una merdosa big babol. Ma spesso dura poco, pochissimo tempo, fino a quando uno dei due non comincia a stare sul cazzo all’altro. In ogni caso ci sono diverse scuole di pensiero sull’approcciare un nuovo collega che ben si presenta, non solo piacevole a vedersi ma che so, sveglio, pimpante, simpatico. Insomma. un buon colpo del datore di lavoro- per una volta.

Si può infatti esagerare all’italiana, tipo in due giorni diventare amiconi oppure piccioncini, stare a chiedere di tutto, ridere per qualsiasi cazzata l’altro dica, parlare a mitraglietta, trovare scuse ridicole per mandarsi email, proporre addirittura aperitivi o cene dopo lavoro (quando sono cinque anni che a malapena saluti prima di schizzare a casa allo scoccare delle 18:00). Legarsi dopo un paio di settimane come fratelli di latte, o come sudaticci amanti di Meetic, e godersi quella manciata di settimane di ottimo umore, libido alle stelle, allegria, produttività e fischiettii continui. Però attenzione, dalla quinta settimana in poi – è provato – comincia a sgretolarsi l’affresco. Si intravedono i lati negativi dell’altro, si fronteggiano i primi obblighi reciproci, magari salta già fuori la prima magagna, insomma le azioni del nuovo collega subiscono una flessione. Il problema è che in casi simili non è colpa del nuovo arrivato, o di te stesso, è semplicemente che il ‘pappa e ciccia’ non funziona proprio, specialmente sul lavoro. Imparatelo una buona volta per tutte! Basso profilo, cazzo, basso profilo!

Perchè infatti l’altra opzione è invece conservativa, modesta, da formichina che mette via le briciole di pane per l’inverno. Ecco, così bisogna fare nel mondo schizzato di oggi: essere fottute formichine che fanno un passo per volta, sobrie, contenute, cordiali ma rispettose. Non c’è nulla di peggio di un nuovo amico che diventa un fratello dopo un mese e dopo due comincia a rompere i coglioni. Perché bruciare le tappe? Perché non scoprirsi piano piano, lasciando sempre uno spazio, un punto interrogativo, una possibilità, perlomeno fino a quando, irrimediabilmente, ci si sopporta a malapena? Mi sembra di gran lunga più intelligente, tra l’altro.

Anche sul carico di lavoro, diamogli tempo a ‘sti nuovi colleghi, che diamine! Facciamoli abituare, rovesciamogli addosso lavoro con criterio, con tatto. Senza finzioni. Perché se facciamo i brillanti, che è tutto facile, ci vuole un attimo, ma non ti preoccupare bla bla bla questo poi crede di aver trovato il posto al Ministero, ma se facciamo gli sclerati, i fiscali, i serissimi, questo prima cercherà di svignarsela, e se la crisi e non glielo permetterà, allora si farà subito furbissimo, scivoloso, imprendibile. E il sogno di non fare più niente svanisce.

Allora ascoltate un esagerato: moderati e di basso profilo, cazzo!

Invecchiare

old-driverL’altro giorno, di soppiatto, la mia signorina mi ha chiesto (sì, sono del nord, non uso il passato remoto):

‘Ma secondo te invecchiare è acquisire serenità e saggezza, e dunque stringersi al proprio compagno perchè lo sia ama di più e meglio, oppure è un semplice calcolo opportunistico – magari anche involontario – che ci fa accontentare di quello che c’è già, valorizzandolo, dato che in fondo vecchi e imbruttiti ormai chi cazzo mai ci darebbe retta in giro?’

L’ho osservata per un paio di minuti buoni, in silenzio, grattandomi l’addome sotto la canotta nera bucherellata dei Napalm Death.

“La seconTa che hai detto.”

Lei ha riso come una matta, io no. Perchè si stava chiedendo se mi amava ancora perchè bello, selvaggio, impavido, fuori dagli schemi, oppure solo perchè invecchiando e non avendo più voglia di fare pub (o club) crawl in cerca di compagnia alla fine era più comodo e rassicurante amarmi.

Bella riflessione del cazzo, ho pensato. D’altronde, sono verità che è inutile nasconderci. Lo sappiamo tutti, o sbaglio? E cosa possiamo fare, allora? Poca roba, giusto pensarci su un pò e stilare un paio di merdosi elenchi bullet point per riepilogare le nostre più brillanti e profonde riflessioni sulle due opzioni menzionate sopra: siamo più vecchi dunque più saggi, più profondi, intellettualmente migliori? Oppure siamo ormai in pieno declino e – fatto due più due – ci teniamo stretti quello che abbiamo, prima che scappi via anch’esso e si rimanga cul culo per terra?

Vediamo un pò. Forse invecchiando sono migliore perchè:

  • piango spesso al cinema
  • uso qualche vezzegiativo in più nella relazione amorosa (lasciamo stare il tono ironico di talvolta, per favore)
  • la combinazione risotto + film sul divano + baci e carezze è migliore del lambrusco a canna + concerto hardcore punk + spintoni sotto il palco. Dal punto di vista della relazione, dico
  • (per chi ha figli) mi rendo conto di non essere poi così importante
  • faccio scelte ponderate
  • non dico sì a tutto e a tutti
  • essendo la quota di nausea individuale nei confronti del mondo intero arrivata a livelli preoccupanti, scelgo con coscienza di dedicarmi a casa, famiglia e relazione
  • la libido scende, trascinando la probabilità di combinare guai a livelli irrisori. Attenzione però, se scende troppo o se si diventa dei veri a propri babbi di minchia, la compagna non apprezza più ma anzi diventa ella stessa pericolosa nel suo reiterato silenzio. Uomo avvisato…

O forse sto solo diventando un vecchio rammollito in una situazione di comodo perchè:

  • faccio finta che non mi interessano più concerti, aperitivi e feste varie
  • addito sempre scuse ridicole per non uscire, tipo: non c’è parcheggio, si fa poi troppo tardi, sono stato male tre settimane fa, meglio evitare ecc. 
  • liquido tutto e tutti con sufficienza, mostrando i sintomi della temibile sindrome dei fossi per il lungo
  • mi spavento per le storie di separazioni, divorzi, litigi, e susseguenti riduzioni sul lastrico di amici e conoscenti, e mi cago addosso pensando a me in situzioni simili
  • mangio bene, dormo tanto e fumo marijuana (a pensarci bene però questo è il paradiso! Andrebbe in un bullet point specifico)
  • dico che le donne in giro sono tutte brutte
  • dico che la crisi economica mi attanaglia e da qualche parte devo pur tagliare: taglio col mondo
  • mi impallo davanti agli spot tv come un idiota, poi di colpo spengo, nauseato

Ai posteri l’ardua sentenza.

Parole che mi fanno ridere

Addiaccio

Supino

Battigia (all’occaso)

Terontola

Ciarpame, pentolame, pollame… tutto ciò che finisce in ‘ame’ (tranne catrame, che ha una sua dignità)

Satrapo

Satollo

Deretano

Suppellettile

Baobab

Pietanza

Ciaspola

Zazzera (specie se pronunciato da un emiliano)

Mammario (della mammella)

Firma in testa o in calce, o a tergo (?)

Veci

Feci

Ceci