Shipping up to Boston

Il vostro affezionato kai zen di quartiere J sta per salpare un’altra volta, destinazione Boston, Wellesely e New York… Qui non lo vogliono, ma da quelle parti sembra invece che apprezzino la sua boria. E così i primi di marzo sarà writer in residence al MIT, ospite del Wellesely College per il Global Science Fiction e ospite del Queens College a Nuova York…. stay tuned for the details

El almohadón de plumas (Horacio Quiroga)

Horacio Quiroga

Su luna de miel fue un largo escalofrío. Rubia, angelical y tímida, el carácter duro de su marido heló sus soñadas niñerías de novia. Lo quería mucho, sin embargo, a veces con un ligero estremecimiento cuando volviendo de noche juntos por la calle, echaba una furtiva mirada a la alta estatura de Jordán, mudo desde hacía una hora. Él, por su parte, la amaba profundamente, sin darlo a conocer.

Durante tres meses —se habían casado en abril— vivieron una dicha especial. Sin duda hubiera ella deseado menos severidad en ese rígido cielo de amor, más expansiva e incauta ternura; pero el impasible semblante de su marido la contenía siempre.

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Regalo di Natale

babbokaizenGli anni scorsi vi abbiamo “deliziato” con i racconti di Natale.

Quest’anno vi facciamo un altro regalo. Un capitolo del nostro romanzo ancora inedito, Mi Buenos Aires Querido. La voce narrante è quella del “Cardinale” (lo avete sentito nominare in Delta Blues, haven’t you? ), un trafficante d’armi al limite della leggenda urbana… Allacciate le cinture e godetevi la sauna.

Il mio peggior nemico è sempre stato la noia. Non lo si direbbe possibile, considerata la vita che ho avuto, ma è così. Il mio cervello mastica e digerisce anche gli eventi più singolari e emozionanti riducendoli a una poltiglia incolore, e tutto nel giro di pochissimo tempo. L’eccezionale diventa routine e mi annoio.

Dopo i miei traffici col nucleare, come avrei potuto puntare ancora più in alto, giocare a un tavolo più rischioso? È forse per questo motivo che ormai Prem Satien ha preso il sopravvento sul Cardinale. Sedotto dall’ascetismo orientale come l’ultimo dei figli dei fiori anni settanta col sitar. Continua a leggere »

Jadel Andreetto - 7 IRON, a Cemetery Tale

Ribloggato da FLASH FICTION:

I was told this is one of the largest cemeteries in the world. A huge, green plain with white tombstones.

A light breeze blows constantly through the grass of the vast lawn.

Just over a month ago, my parents asked grandpa if I could stay with him while they went on a trip around the world.

I was frightened by the idea of spending the whole summer in a cemetery, even with my grandfather, who, ever since I was a kid, has been a special guy, a really funny one.

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Noi siamo solo i parafulmini

Sono passati due mesi dalla chiusura della prima fase della Campagna Urbana a cui abbiamo partecipato in quel di Lecce. Quello che è successo è stato emozionate e stordente. Vedere le storie che abbiamo innescato e che i partecipanti hanno fatto detonare, trasformandole in azioni concrete sul territorio è stato da togliere il fiato. Quello che segue è un report a uso interno che abbiamo fatto qualche giorno dopo a bocce fredde. Ora lo rendiamo di pubblico dominio perché ci sembra che oggi, come sempre, la potenza della narrazione sia un’arma formidabile.

Quando nascono le storie? Come nascono e perché lo fanno? Con questa domanda, fatta la sera prima di cominciare il laboratorio di scrittura collaborativa, lasciamo i partecipanti in sospeso. Alla questione daremo una risposta solo alla fine del workshop, a racconti terminati.

La domanda che invece riserviamo per noi è: scriveranno? Scriveranno solo se ne avranno la necessità. È una risposta che conosciamo e sappiamo altrettanto bene che non sempre questa necessità è presente e, per quanto possa essere stimolante il lavoro “in aula”, se manca l’innesco la scrittura non detona. Continua a leggere »

Esperienze d’autore nell’era digitale

 COPYLEFT vs COPYRIGHT

19 OTTOBRE 2012 @ Biblioteca Roberto Ruffilli, vicolo bolognetti 2 — inizio ore 19.30*

Se la licenza d’uso di un’opera si colloca nel rapporto che c’è tra autori e pubblico, sicuramente in questi anni il suo modo di sentirla è stata modificato, tirato, rimodellato. Viviamo in un’epoca di sperimentazioni che vanno dal più stretto copyright (“tutti i diritti riservati” all’autore) al pubblico dominio, il cosiddetto patrimonio comune (come per esempio le ricette di cucina..), passando per il boom delle cassettine audio anni ’80/’90 (copiabili e riregistrabili), al noleggio di videocassette/DVD, al file-sharing e gli ebook…

Il 19 Ottobre sarà un incontro che ci parla proprio di queste sfumature e delle loro declinazioni pratiche, nel libro, nel teatro, nel web..

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No guru

Invecchiando mi si ingrossa a vista d’occhio il bubbone del fastidio per i cosiddetti ‘guru’, cioè coloro che sono – o dovrebbero essere – talmente bravi, geniali, creativi, politicamente corretti, equilibrati, trasparenti da essere eletti dagli abitanti di questo globo come appunto dei maestri di vita. Dei leader. Degli esempi viventi. Dei cazzo di guru, insomma.

Intanto guru significa letteralmente santone, e già questa annotazione di carattere confessionale mi irrita le ghiandole salivari, gonfiandole a dismisura. Ma in realtà ciò che più non sopporto, dall’alto della mia veneranda età e dal basso della sporcizia - metaforica e non – con la quale ho avuto a che fare nei miei primi quarantuno anni, è la mancanza totale in questi figuri di lati oscuri, difetti, negatività qualsiasi. Che poi sono tutte cazzate, ovvio. Partendo dal dato statistico inconfutabile che ciascuno di noi ha il suo sacrosanto lato oscuro – sì, anche tu ciellino capitato per caso su ‘ste pagine, ECCOME SE CE L’HAI – e che ciascuno di noi ogni tanto nella vita è un emerito coglione e nulla più, e che tali statistiche non fanno altro che renderci più simpatici agli occhi degli altri, è evidente che anche i maestri di vita fanno cose riprovevoli. Tipo scapperarsi, scoreggiare o spingere a più non posso per defecare. Continua a leggere »

Voi NON siete qui (consigli perplessi per le vacanze)

Conosci Messina? No. Conosci Messina? Ci sono passato una volta, andavo a Palermo. Messina? La città del ponte. Che non c’è. La città dello Stretto, una via d’acqua che lambisce coste assolate e passa oltre. La città del terremoto del 1908, che ha distrutto tutta la bellezza e poi più niente. Se ci sei nato, la tua massima aspirazione è andartene, se non ci sei nato, ci passi, distratto, mangiando un arancino mentre sei diretto altrove. E l’arancino è tutto quello che ricorderai. Se ci sei nato e non te ne vai, te ne lamenti sempre: i soliti messinesi, buddaci e vinti dalla lissa, chiacchieroni, indifferenti, malmostosi e abulici.

È la meno siciliana delle città siciliane, ampi viali al posto delle strade anguste e pittoresche del centro di Palermo e Catania. Edifici che in genere risalgono al massimo agli anni Venti invece del Barocco settecentesco che tanto piace ai turisti.

Destinata a essere attraversata e basta. Eppure, Messina può essere un’esperienza sorprendente, a saperla attraversare. Qualcosa di diverso dagli individui perplessi e scottati dal sole che fotografano chiese finto settecentesche costruite nel 1931 o che rischiano la vita attraversando la strada perché non sentono il giusto ritmo del traffico (attraversare la strada a Messina è una questione musicale).

No. Il bello c’è, ma bisogna saperlo vedere. Vederlo nell’architettura di Basile e di Coppedé che impreziosisce la via Garibaldi. Vederlo nel contrasto di questa con l’architettura razionale di epoca fascista, come quella del palazzo INAIL, dietro cui si staglia in lontananza il profilo medievale (seppur ricostruito) del Duomo e ancora più lontano il sacrario di Cristo Re, dove in un’atmosfera solenne e ovattata riposano i caduti di due guerre. Bisogna vederlo nel contrappunto di edifici di stile vario in sequenza casuale: il liberty in ghisa della Dogana, i fregi del palazzo dello Zodiaco, il Settecento del Monte di Pietà e del palazzo Calapaj D’Alcontres. Il moresco che cede spazio al neoclassico, che viene bucato dal gotico, che viene temperato dalle speculazioni edilizie dei geometri senza fantasia del boom economico, il tutto in una frase ininterrotta che va letta e gustata insieme con le sue contraddizioni e l’episodica lacerante bellezza. L’effetto è straniante e rivelatore. Non si può capire e godere Messina senza considerarla un tutto inscindibile di alto e basso. E non la si può godere senza viaggiare piano lungo la strada Consolare Pompea, respirando l’aria fresca e salmastra, socchiudendo gli occhi per la luce incredibile, frastagliata appena dalle palme, magari sorbendo un gelato o una granita, magari mangiando focaccia messinese in uno dei locali rustici della costa, affacciati sullo Stretto o sui laghi d’acqua salata. Non si può capire senza perdere lentamente la cognizione di sé, a guardare di notte il presepe del paesino di pescatori di Ganzirri, oppure la distesa di mare nero, e oltre le luci calabre. Siamo qui ma non guardiamo qui. Siamo qui, ma non siamo qui. Messina e il suo destino di luogo che non c’è.

Gineceo

Solo una comunicazione rapida e splendida: in casa KZ è arrivata Greta, la quinta delle nostre bimbe… cinque femmine per quattro Kai Zen… Non ci resta che dedicare loro il video dei Disneyland After Dark (DAD, guarda un po’) Girl Nation (I’m gonna pay for all of my sins… parola di padre)