BORGES: SPECCHI, LABIRINTI, TIGRI E DITTATORI (2 DI X)

Ma “le cose” della storia sono complesse. Sempre. Se poi ci si mettono pure gli stregoni, gli squadroni della morte, i gorilla e le ballerine…

12 gennaio 2007, Madrid. L’ex presidente argentina Maria Estela Martinez viene arrestata da agenti dell’Interpol presso il Commissariato generale della polizia giudiziaria spagnola. La richiesta arriva dal giudice argentino Raul Acosta, giudice federale di San Rafael, in provincia di Mendoza che ha spiccato un mandato internazionale di arresto per interrogarla nell’ambito di un processo per la scomparsa, nel marzo del 1976, di una persona residente nella zona.
Continua a leggere »

Borges: specchi, labirinti, tigri e dittatori (1 di x)

Tempo fa, anzi anni fa, a Buenos Aires ebbi un carteggio elettronico con Wu Ming a proposito di un accenno a “Borges come grande fan di Pinochet e della giunta militare argentina” fatto in un numero di Giap! (quando Giap! era ancora un newsletter). Era gennaio ed era il 2009 e – serendipità spaziotemporale – la questione Borges mi ronzava in testa da tempo. Com’è possibile che l’autore di Tlön non abbia detto o fatto nulla? Come la pensava? Borges era un conservatore, un “gorilla”, ma davvero era un fan di una compagine di bestie sanguinare, grette e miserabili? Come andarono le cose?

Da allora ho sempre cercato il tempo e il modo di indagare la questione. Ora ci provo, a frammenti e a lampi. A strisce di tigri, a specchi e a labirinti…

Argentina. Nel 1976 Rodolfo Walsh cura la selezione, l’eventuale traduzione e le biografie di una raccolta pubblicata da Hachette dal titolo Antología del cuento extraño.

Nel 1976, il 24 marzo, la Junta Militar sale al potere con un colpo di stato. Un anno e un giorno dopo Rodolfo Walsh viene ucciso, bruciato e lanciato nel fiume.

Il 19 maggio del 1976, Borges, Ernesto Sábato, Horacio Ratti (presidente della Sociedad Argentina de Escritores) e Leonardo Castellani (un sacerdote scrittore) pranzano con il generale Videla e con il generale Villarreal, segretario generale della Presidenza. I commensali bevono whisky, liquori e succo di frutta… Borges ringrazia Videla per il golpe.

Continua a leggere »

SCRITTORI CONTRO IL #ROGODILIBRI

BannedBooksWeekSarahPalin.jpg[Il testo che segue è stato redatto da una sorta di "coordinamento" formato da scrittori, critici, blogger, pubblicisti, redazioni di riviste letterarie (on-line e cartacee). Hanno contribuito autori che figurano nella "lista nera" veneta e autori che non vi figurano ma sono solidali coi "proscritti". E' un documento liberamente appropriabile e sottoscrivibile da chiunque. Se sei uno scrittore (o qualcosa di simile) e sei contro il rogo, allora sei con gli Scrittori contro il rogo. Uno scrittore-delegato ha letto in anteprima il testo in quel di Padova il 25 gennaio 2010, all'assemblea cittadina organizzata presso la facoltà di Scienze Politiche, in vista dello sciopero nazionale dei metalmeccanici. Copie del testo apparirannogiovedì 27 alle h. 17 di fronte alla biblioteca comunale di Preganziol (TV). A Preganziol, da diversi giorni (dopo  un servizio del TG3 nazionale) l'amministrazione comunale leghista si sta difendendo dall'accusa di aver fatto "sparire" dalla biblioteca i libri di Roberto Saviano. Il noto autore campano sarebbe inviso ai ragazzuoli in camicia bru verde a causa del suo monologo televisivo sulla Lega Nord che "interloquisce" con la 'ndrangheta. Alcuni cittadini hanno organizzato una manifestazione nel giorno e all'ora di cui sopra, e diversi scrittori - "proscritti" e non - convergeranno su Preganziol per dire la loro.
Questa è una storia "laterale" ma significativa, sintomatica. E' venuta alla luce grazie alla campagna contro le liste di proscrizione della destra veneta. Smuovendo il terreno, si sono trovati cocci di vecchie anfore, che un tempo contenevano pudore e ritegno. Pudore e ritegno che ti facevano pensare due volte, prima di proporre bestialità anti-costituzionali come l'epurazione - ufficiale o "ufficiosa" - delle biblioteche.
La vicenda di Preganziol non ha a che fare direttamente con il caso Battisti: diverso il pretesto, diverso l'autore colpito, diversa la forza politica implicata. Ma l'humus è lo stesso. Il contesto è lo stesso. La logica è la stessa.]

L’iniziativa presa da diversi esponenti politici del Veneto – dall’assessore provinciale veneziano Speranzon all’assessore regionale all’istruzione  Donazzan, passando per i pronunciamenti di diversi esponenti politici di minore o maggiore peso politico – è di una gravità senza precedenti.

Prendendo a pretesto la sottoscrizione di un appello nel quale si chiedeva al governo francese di non revocare il diritto d’asilo a Cesare Battisti, la classe dirigente veneta, legittimata dal “liberale” Luca Zaia, ha chiesto prima la rimozione dalle biblioteche pubbliche, e poi dalle scuole pubbliche di TUTTI i libri degli autori firmatari dell’appello, da Massimo Carlotto a Tiziano Scarpa, passando per Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Wu Ming, e molti altri che non sono finiti nella lista nera solo perché non hanno aggiunto “scrittore” al proprio nome e cognome.

La proclamata volontà, da parte di questi nuovi inquisitori, di reagire contro la decisione del governo brasiliano è pura ipocrisia: la regione Veneto è diventata, proprio negli anni del “caso Battisti”,  un importante partner economico del Brasile. Mentre i politici di destra reclamavano a gran voce il boicottaggio delle relazioni Italia-Brasile, la regione Veneto spendeva 185.000 euro per inviare una delegazione al 22° Festival del Turismo di Gramado, che si è tenuto dal 18 al 21 novembre 2010. In realtà Battisti non è l’unico, né il principale, latitante italiano che il Brasile non estrada (e lo stesso varrebbe per molti latitanti brasiliani rifugiatisi in Italia): è solo l’uomo giusto capitato nel posto giusto al momento giusto, quando cioè serviva un’arma di distrazione di massa per riempire le pagine dei giornali e togliere spazio a ben altre informazioni.

minculpop_logo.gifMa sarebbe sbagliato fermarsi qui. Come è emerso grazie all’immediata campagna di informazione promossa da decine di scrittori, senza distinzione tra firmatari dell’appello e non, è da tempo in atto una censura di fatto nelle biblioteche venete, che riguarda autori come Marco PaoliniRoberto Saviano, colpevoli non di aver firmato questo o quell’appello, ma di aver raccontato verità scomode sul Veneto, sulla forza politica che lo governa, e sulle relazioni pericolose tra esponenti leghisti e ‘ndrangheta calabrese in Lombardia. La stessa colpa è l’elemento reale che accomuna, al di là dei pretesti ideologici, gli scrittori messi all’indice: raccontare la realtà in un momento in cui chi avrebbe il dovere di farlo trova economicamente e politicamente più comodo spargere la melassa del gossip, della disinformazione, della produzione televisiva di risse a mezzo risse. Opponiamo la narrazione della realtà ai reality show: ecco il nostro crimine.

È questa la ragione per cui si mettono in atto comportamenti illegittimi – vedi la pretesa dell’assessore Donazzan di inviare un atto di indirizzo politico alle scuole; o addirittura illegali – vedi l’invito a commettere il reato di peculato per distrazione di bene pubblico, in cui incorre chi sottrae un bene pubblico, cioè in libro in una biblioteca acquistato con i pubblici denari. Che questo avvenga ad opera di persone che rivestono cariche pubbliche potrebbe forse sorprendere: ma non sorprende di certo noi.
Chi sono, infatti, i personaggi di cui stiamo parlando?
Sono ex-fascisti, o post-fascisti, che non si sono fatti scrupolo di solidarizzare con i Serenissimi che assaltarono, con l’ausilio di un Tank blindato, il Campanile di S. Marco (Speranzon); che hanno rifiutato il consenso a un documento votato dall’intero consiglio regionale veneto (maggioranza e opposizioni) perché conteneva il richiamo a valori quali “antifascismo” e “resistenza” (Donazzan); che non si vergognano di presenziare a raduni fascisti in onore della X Mas, o di intimare all’attore ebreo Moni Ovadia, di non avere titolo per parlare di cristianesimo in una trasmissione televisiva (Donazzan). In tutta evidenza, il fascismo questi signori e signore non l’hanno “alle spalle” ma sulle spalle.
Elena DonazzanSe poi andiamo al tono delle dichiarazioni – quella di Gianantonio Da Re, segretario provinciale della Lega di Treviso, che ha invitato a dare Gomorra in pasto ai roditori di cui sembra abbondino le cantine trevigiane, e dei quali il Da Re dev’essere esperto; o quella dell’ineffabile Speranzon, che dichiara di essersi ripromesso di leggere Gomorra, cosa che potrebbe venire utile a chi volesse fare l’assessore alla cultura; per non parlare delle dichiarazioni sul relativismo e il nichilismo del cattolicissimo assessore Donazzan:

«perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni…»

Se prestiamo attenzione a questi linguaggi, e ai cervelli che li governano – perché la lingua batte se la mente vuole – capiamo anche di quale fascismo stiamo parlando: fascisti si, ma “Fascisti su Marte”.
O forse è Marte ad essere arrivato se non sulla Terra, in Italia, o quantomeno in Veneto? Come scriveva il 22 gennaio scorso sul “Corriere del Veneto” Umberto Curi, un assessore

«non è, non deve essere, più un esponente di una parte politica, libero di perseguire i propri obbiettivi più o meno nobili e di coltivare le proprie antipatie. [...] Compito di chi eserciti il referato all’istruzione è quello di operare perché cultura, aggiornamento, istruzione, formazione, si diffondano quanto più ampiamente possibile. Mentre a lei non compete affatto stabilire quali letture debbano essere fatte e quali evitate, quali libri debbano essere letti e quali invece cancellati o proibiti. Non si tratta di una sottigliezza, ma dell’interpretazione corretta di un ruolo in se stesso molto delicato, per il quale non sono possibili sbandamenti, come quello di cui ora si discute».

Sarebbe infatti molto grave che chi esercita il potere politico detenesse il potere di discriminare le idee politiche a seconda della vicinanza o lontananza col sentire del potere; sarebbe molto grave anche se non stessimo parlando di una persona che definisce i combattenti di Salò “la mia parte politica”.
Sarebbe molto grave se la semplice manifestazione di un’idea potesse sovradeterminare l’intera persona dell’autore, la sua storia, la sua produzione intellettuale, la sua figura pubblica; lo sanno, questi signori Speranzon e Donazzan, che l’autore dei Demoni e dei Fratelli Karamazov era stato militante di un gruppo terroristico? Vogliamo dunque bandire Dostoevskij dalle biblioteche come “cattivo maestro”?
Sarebbe molto grave se questo potere venisse esercitato per operare un controllo preventivo sulle idee, facendo intendere che una presa di posizione oggi potrà essere usata domani contro l’autore, a seconda delle mutate condizioni politiche.
Sarebbe molto grave se la circolazione delle idee che viene garantita e resa pubblica dall’esistenza di scuole e biblioteche divenisse una funzione disciplinata dal potere; se persino le adozioni scolastiche dovessero diventare qualcosa di cui rendere conto al potere; se quel “se ne assumeranno la responsabilità” pronunciato dall’assessore Speranzon contro gli eventuali obiettori al suo diktat censorio diventasse la regola in base alla quale si regolamenta il diritto al lavoro nelle istituzioni pubbliche; se insegnanti, bibliotecari, e – perché no? – librai venissero assunti o licenziati in base alla propria capacità di assoggettarsi alla disciplina imposta.

Sarebbe molto grave persino se avvenisse su Marte.

sacconi_e_gli_altri_2.jpgMa qui, in Italia, in Veneto, non sta forse già succedendo? Con la riforma dell’Università, le Regioni entreranno all’interno delle Fondazioni e dei Consigli di Amministrazione delle Università; e capiterà che un assessore abbia potere decisionale non solo sull’assegnazione dei fondi all’istruzione, ma anche sulla gestione dei fondi assegnati; persino un assessore come Elena Donazzan, che crede – e lo dice in pubblico – che antifascismo e resistenza non siano valori costituzionali perché non ha trovato nella Costituzione queste due parole, potrà con il suo voto decidere i destini della formazione universitaria.
Non sta forse già succedendo che i diritti dei lavoratori siano seriamente minacciati da una serie di norme – dal Collegato Sacconi sul Lavoro al Contratto Mirafiori, passando per i nuovi regolamenti, come il cosiddetto decreto Brunetta, che limitano i diritti dei dipendenti pubblici? Che la vita stessa dei lavoratori sia sempre più precaria e insicura, che il lavoro sia sempre più nocivo, sia sempre più strumento di asservimento e sempre meno finalizzato alla realizzazione della persona umana? Come la vita e il lavoro, anche la cultura è sempre più in pericolo, sempre più esposta al controllo disciplinare, alla nocività, alla precarietà. Il solo raccontare la realtà – lo abbiamo già detto, lo ripetiamo – è un atto di insubordinazione contro il potere disciplinare: è quello che noi scrittori abbiamo sempre fatto, che continuiamo a fare, che promettiamo di non smettere di fare. Agli studenti, precari, operai, intermittenti e insubordinati che in questi giorni preparano le prossime lotte chiediamo di combattere la nostra battaglia, così come noi combattiamo la loro.
Ai tanti colleghi della scrittura, della musica, delle arti, della cultura e della conoscenza, che per la posizione di privilegio che credono di avere acquisito, per pigrizia, per ignavia, o anche per supponenza o viltà ancora non hanno fatto sentire la propria voce diciamo di alzare il culo, adesso: se non ora, quando?

Scrittori contro il rogo, Italia, 25 gennaio 2011

#rogodilibri

Riportiamo integralmente il post di ieri di Wu Ming 1 su Giap! Caso mai fosse sfuggito alla vostra solerte attenzione. In coda una cronologia a base di link da una discussione in anobii…

Non si potrà mai segnalare e linkare abbastanza l’articolo in cui Massimo Carlotto spiega che l’indignazione anti-Battisti degli amministratori/epuratori veneti è falsa come una moneta da mezzo centesimo, e quindi l’offensiva contro i libri sgraditi e soprattutto contro i loro autori, massacrati mediaticamente ad hominem, prescinde totalmente dalla questione sbandierata. Come dimostra l’epurazione silenziosa dei libri di Saviano e di Paolini, per motivi che al caso Battisti sono estranei.
Proviamo a fare un quadro della situazione.

La fase del declino di un regime può essere breve o lunga, tragica o grottesca (o entrambe le cose); di certo è sempre la fase più pericolosa. All’ombra di un regime declinante a livello nazionale, localmente si registrano le peggiori “fughe in avanti” e recrudescenze.
Recrudescenze che si incrociano – e talvolta confondono – coi tentativi sempre più marcati ed estremi di distogliere l’attenzione, alzare cortine fumogene, indicare falsi bersagli e capri espiatori. Il grido Achtung banditen! si alza sempre più alto e stridulo, insieme a strumentali richiami all’onore nazionale.
Nelle ultime settimane, il caso Battisti è stato il diversivo perfetto.
Aggiungiamoci che, storicamente, i fascisti (la parola non è usata a caso: gli assessori di cui parliamo hanno un risaputo percorso di estrema destra alle spalle, o meglio: sulle spalle) hanno sempre avuto una relazione “tormentata” con la cultura e i libri. Si potrebbe proprio dire che odiano il pensiero, preferiscono le scorciatoie e le semplificazioni tipiche del discorso “di viscere”. Si pensi al celebre slogan dei fascisti spagnoli: “Viva la morte, abbasso l’intelligenza!”, nato come grido sprezzante rivolto al filosofo Miguel de Unamuno.

Mettete insieme tutto questo e otterrete quel che sta accadendo in Veneto:
1) All’ombra del “puttanaio” arcoriano si registrano, localmente, recrudescenze autoritarie.
2) Per queste recrudescenze si ricorre alla più aggiornata e al tempo stesso collaudata “arma di distrazione di massa”: il caso Battisti.
[Un inciso: Battisti è solamente uno dei numerosi ex della lotta armata italiana (anche molto più importanti di lui) per cui governi stranieri non hanno concesso l'estradizione. Anzi, non è nemmeno il primo per cui il Brasile non ha concesso l'estradizione. E' per un gioco di motivazioni strumentali su cui in questa sede non intendo soffermarmi che Battisti, figura marginalissima nella lotta armata di quegli anni,  si è trovato al centro di un simile ambaradàn. Soltanto per lui si è alzata una simile campagna mediatica, con intensa "mostrificazione" del personaggio. Diciamo che Battisti è "arrivato al momento giusto", quando più il potere aveva bisogno di lui.]
3) Due piccioni con una fava: l’arma viene usata dai fascisti contro i nemici storici: gli odiatissimi “intellettuali”, presunti privilegiati, salottieri immaginari, perfetti nemici da additare alla propria “base” galvanizzata e pregna di risentimenti palesi e oscuri.
4) Tutto questo per imporre l’inaccettabile: regolare antichi conti contro cultura e libri. In fondo, non c’è un solo Libro che valga la pena leggere? Infatti l’assessore regionale Donazzan regala la Bibbia a tutti gli studenti.
5) Tutto questo in una regione importantissima, tra le più ricche d’Italia e da molti anni laboratorio di politiche reazionarie che in seguito vengono riadattate ed esportate nel resto del Paese.

Torniamo al regime declinante.
Per “regime” intendo soprattutto un potere personale, con tanto di satrapi, lacché ed eunuchi di corte. Il fatto che questo sia declinante, per noi, significa relativamente poco. Ci sarà un “berlusconismo senza Berlusconi”. Dovremmo già preoccuparci del dopo.
Bene, quel dopo lo costruiranno le recrudescenze che noi non saremo in grado di contrastare, o che non riterremo abbastanza importanti da doverle contrastare.
Quel dopo lo costruisce anche quanto sta accadendo in Veneto.
Come scrive sul suo blog la collega Michela Murgia:

Mentre ancora è in corso il “puttanaio” generosamente offertoci dal re di tutti i bagaglini, da mesi i più accorti si interrogano su quel che verrà dopo. Non serve essere politologi per divinare il mondo che verrà: quel mondo è già qui e lavora di brutto, lieto che i media puntino i fari altrove [...] Cosa dobbiamo aspettare ancora per cominciare a staccare più gente possibile dalla lettura dei verbali delle prostitute e dei cortigiani di Berlusconi, e dirgli che sta succedendo questo? Il coitum sembrerà pure molto interessante, ma il post coitum non ha l’aria di una sigaretta fumata in relax. I media italiani aspetteranno come al solito che lo scandalo arrivi ai giornali internazionali, prima di fargli eco a rimorchio in patria?

E allora trovo come minimo insufficienti e parecchio fuori fuoco gli articoli usciti oggi su Repubblica. Mantengono l’attenzione sul caso Battisti, facendo un favore all’estrema destra veneta; non fanno notare abbastanza che il caso Battisti è un pretesto; all’epurazione di Saviano dalle biblioteche dedicano poco spazio en passant per poi ritornare con prepotenza nella cornice che gli epuratori desiderano mantenere.
Il gioco combinato dei due articoli (Brambilla e Sica) di fatto “ridimensiona” l’enormità di quel che sta accadendo in Veneto, in varie mosse:
- si riporta l’espressione “boicottaggio” senza spendersi granché a smontarla. Questo non è un boicottaggio, è un’epurazione.
- si riportano pareri di chi un po’ la prende sottogamba (il solito “E’ solo una provocazione, non dicono sul serio”, viatico di ogni desistenza, frase-passepartout che nell’Italia degli ultimi sedici anni ha preceduto l’affermarsi di ogni barbarie);
- si descrivono gli epuratori di libri come soddisfatti e sorridenti (quindi occultando le tensioni interne che invece ci sono, come dimostra il ping pong Speranzon-Zaccariotto-Donazzan, tensioni che sono state prodotte dalla mobilitazione);
- si dedicano alla mobilitazione pochissime, fugaci parole;
- si riportano giudizi pesantissimi e calunniosi sugli scrittori presi di mira, descritti come complici del terrorismo, e si affida al solo Giorgio Agamben una risposta meditata, assennata, ma poco incisiva;
- per non dire del “contributo” di Antonio Tabucchi, incollerito e farfugliante, poco utile a tutti.
Il framing è evidente: ci sono scrittori superficialmente definiti “pro-Battisti” (mentre quelli che hanno espresso dubbi e perplessità sui processi di quegli anni e sulla querelle mediatica partita nel 2004 hanno posizioni e argomentazioni ben più complesse), e c’è gente che – magari esagerando – si oppone al “terrorismo”. Che però, toh, non c’è!
Questi due articoli non lasciano assolutamente percepire la deriva totalitaria che sta prendendo l’amministrazione berlusconiano-leghista veneta. Non chiamano le cose con il loro nome, accettano le definizioni degli epuratori, non fanno capire adeguatamente che sono in corse autentiche messe al bando, che si stanno “purgando” le biblioteche e si sta decidendo dall’alto cosa possano o non possano leggere i cittadini in istituzioni pubbliche come biblioteche e scuole.

Se si continua con questa sottovalutazione, il nazismo sarà un coltello che affonda nel burro.

***

P.S. Da leggere il post di Mario Tedeschini Lalli, caporedattore multimedia del gruppo editoriale Espresso, in cui spiega che la parola “censura” è ormai del tutto inadeguata.

P.S.2 Semplicemente vergognosa l’ANSA.

 

Il post su Giap: “Da Venezia partono i roghi di libri. Vogliamo fare qualcosa?”http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2572

Serge Quadruppani, “La fierté de figurer sur la liste noire”
http://bit.ly/f4w6ZL

Militant, “L’Index librorum prohibitorum secondo Paride Costa”
http://goo.gl/fb/6R8ru

Fabrizio Lorusso sul blog Latino America Express, ospitato sul sito de “L’Unità”:
http://latinoamericaexpress.blog.unita.it/al-rogo-i-lib…

La notizia è arrivata in Brasile.
http://bit.ly/gOp2yO

vergognoso lancio di agenzia dell’ANSA (che verrà ripreso dal 90% dei quotidiani):http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2011/01/1…

Il post di Mazzetta: http://mazzetta.splinder.com/post/23883211/via-i-libri-…

Massimo Carlotto: “Io a questo ricatto non cedo”
http://bit.ly/eOkrPp

Monica Mazzitelli: http://www.monicamazzitelli.net/2011/01/17/se-volete-be…

Lipperatura: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…

Massimo Mantellini: http://www.mantellini.it/?p=10923

Nuovo post su Giap http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2662

che rimanda ad una sintesi operata da Carmilla:http://www.carmillaonline.com/archives/2011/01/003755.h…

Su globalproject una rassegna di commenti:http://www.globalproject.info/it/produzioni/Al-rogo-i-l…

Su Lipperatura il comunicato stampa sulla presa di posizione della Provincia di Venezia contro Speranzon:http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…

Comunicato stampa dell’Einaudi: http://www.einaudi.it/speciali/Comunicato-stampa-Ernest…

Commento di Lello Voce: http://www.lellovoce.it/spip.php?article605

Vignetta di Makkox: http://www.ilpost.it/makkox/2011/01/17/oblio/

Nota di Informazione Libera su Facebook, con annessi commenti di tutti i tipi:http://www.facebook.com/notes/informazione-libera/via-i…

La versione di Sandrone Dazieri: http://sandronedazieri.nova100.ilsole24ore.com/2011/01/la-versione-di-sandrone-.html#more

Articolo di Carlotto (pdf):http://lnx.noirmediterraneo.it/Veneto_Brasile_e_casoBat…

http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/14607/evan…

Il bellissimo comunicato dell’AIB – Associazione Italiana Biblioteche:
http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm

Ecco la Donazzan, assessore alla cultura della regione, all’attacco, come riportato sul Corriere:
http://tinyurl.com/6eornu4

La censura tenta di estendersi anche a Roberto Saviano…
http://www.repubblica.it/politica/2011/01/20/news/all_i…

anche se quello di Saviano (e Paolini) è un episodio precedente (vedihttp://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…

Repubblica sposta un po’ la messa a fuoco dove gli pare meglio (come meglio spiegato dai WuMing in http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2675).

Comunicato, rassegna stampa e copia della lettera sono disponibili a partire dahttp://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm

L’AIB ritiene imprescindibile proteggere il ruolo e la professionalità dei bibliotecari e difendere la natura aperta e democratica delle biblioteche. http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm

Qui Lello Voce spiega la cosa. http://bit.ly/h0UauV

Mario Tedeschini Lalli : “Non tutto è censura: c’è anche di peggio” http://bit.ly/gZN4V7

Massimo Cacciari e Giordano Bruno Guerri contro il #rogodilibri
http://bit.ly/gvCnl9

 

Quiten a Saviano de las estanterías

 

Llamémosla Emme.
También borré su nombre de los comentarios propios y ajenos, sustituyendo el verdadero. Emme trabaja en una biblioteca, en la provincia de Treviso, en un municipio que no voy a nombrar. Quiero proteger su identidad, y darle gracias por su valor.
Emme contó aquí, y luego en privado, una historia que una vez más se relaciona con las bibliotecas. El día después del caso Speranzon (en Carmilla, a propósito, se encuentra una importante intervención de Massimo Carlotto) está abriendo una grieta, por tanto: muchos bibliotecarios están poniéndose en contacto conmigo y Michela Murgia para denunciar las censuras rastreras o explícitas. Algunas ya son conocidas: por ejemplo, la de octubre de 2009 con la que el alcalde de Musile di Piave pidió a la biblioteca municipal que quite los periódicos “politizados”, es decir, La RepubblicaIl ManifestoAquí la respuesta de la Associazione Italiana di Biblioteche (que oficialmente también adoptó una posición en el caso Speranzon). El segundo caso también es del año 2009, en mayo, cuando a una biblioteca de Génova se le pidió que censurara la iniciativa “Due regine due re”.
Volvamos a Emme. Estamos en los días posteriores a la transmisión del programa Vieni via con me.* Uno de los directores de la biblioteca, con cierta vergüenza, informa a los empleados del mal humor del alcalde (miembro de la Liga Norte). No es oportuno, para el mismo, que después de ese programa los libros de Roberto Saviano tengan lugar en la biblioteca. Más o menos en el mismo momento, el consejero de Cultura también expresa el propio mal humor: ve que una de las bibliotecarias está catalogando obras de Marco Paolini y, me escribe Emme, “ha pedido expresamente que se le avise con anterioridad sobre las compras de libros, para dar la propia opinión vinculante e indiscutible”.
El director propone la línea blanda: quitar los libros de las estanterías “a la espera de que se calmen las aguas”. Emme pide una orden escrita. Que no llega. Pasa la Navidad, llega el nuevo año. Ahora, en esa biblioteca, Saviano figura en el catálogo pero no está físicamente en los estantes. Nadie responde a las preguntas sobre el porqué.
Emme me dice: “Decidí escribir también porque quería sacar fuera la melancolía”.
Yo le doy gracias por esto. E invito a los demás bibliotecarios a que escriban y cuenten. Cuando las historias comienzan a ser tantas y comienzan a ser de todos, tal vez, también comienzan a ser fuertes.
-
Actualización del periódico Corriere Veneto: el consejero regional de Instrucción, la miembro del PDL Donazzan, declara que, con la aprobación del gobernador Zaia, escribirá una carta a todos los directores de las escuelas de la región Véneto (y a través de ellos, a los profesores), invitándoles a no difundir entre los jóvenes las obras de los autores incluidos en la lista. A quienes le objetan que está poniendo en acto una censura, les responde que la suya no es una imposición sino una “orientación politica”.
* Programa televisivo de la cadena RAI3 con Roberto Saviano como uno de los conductores principales.

 

 

Io li odio i nazisti dell’Illinois / la prima volta che ho visto un fascista

Ripubblichiamo un racconto di Massimiliano “Zaph” Lanzidei dell’Anonima Scrittori scritto in occasione del 25 aprile 2005 e pubblicato allora su wumingfoundation

.

La prima volta in vita mia che ho riconosciuto un fascista è stato guardando una fotografia.
Ero giovane, sicuramente non innocente, ignorante riguardo a un sacco di cose e soprattutto su quelle che attenevano alla politica.
Quarto liceo scientifico: il “G.B.Grassi” di Latina, scuola storicamente di destra nella città più a destra d’Italia.
Scuola di destra: allora per me, studente per inerzia sociale più che per vocazione, significava la libertà di poter inveire contro quei fascisti dei professori ogniqualvolta si trovavano ad accanirsi contro le mie evidenti mancanze scolastiche.
Destra e sinistra: non le avrei riconosciute neanche se mi avessero interrogato col pentothal: anche se le suore mi avevano spiegato che la destra era quella del segno della croce, faticavo allora a collegare il dato di fatto con la questione politica. Però qualcosa, forse qualcosa nel Dna, mi diceva che “fascista” non era proprio una bella cosa e poteva essere usato come insulto.
La mia prima esperienza politica risaliva a qualche tempo addietro, ma me ne sono reso conto solo più tardi.
Due anni prima, stessa scuola, secondo liceo scientifico; nessuna battuta d’arresto nel mio percorso di studi: ho sempre prestato attenzione a galleggiare appena sopra la linea di quelli che venivano rimandati a Settembre: svogliato sì, ma fesso no, col cazzo che mi ci beccavi a studiare pure d’estate.
Dicevo, secondo liceo scientifico: dopo una serie di scioperi contro l’amministrazione provinciale dell’epoca, rea di non concederci l’uso della nostra aula magna, veniamo – io e altri della mia classe e dell’istituto – sospesi dalle lezioni per un giorno con la prospettiva di un bel sette in condotta a fine quadrimestre.
Tragedia.
Compagni, di classe, scioccati.
Io, scioccato appresso a loro.
Loro, paura di rappresaglie parentali: tutte famiglie bene della Latina che contava.
Io, in ambasce per suggestione, per empatia, per paura dell’ignoto.
Torno a casa con la notizia e coinvolgo mia madre.
“Aspettiamo che torni tuo padre.”
Passo un pomeriggio d’inferno.
Torna mio padre.
Entra in camera mia dove, penitente per scelta, aspetto al buio il mio destino.
“Che è successo?”
“M’hanno sospeso.”
“Perché?”
“Perché abbiamo scioperato.”
“Lo sapevi perché scioperavate?”
Domanda a sorpresa – che cazzo c’entra? – rifletto solo un attimo sull’opportunità di tirare in ballo i ragazzi più grandi che ci dissuadevano dall’entrare a scuola, la fortissima mia attitudine a essere dissuaso e la forza di persuasione di una bella manifestazione in piazza rispetto al terrore di essere interrogato in classe, e rispondo:
“Sì.”
E probabilmente non ho neanche mentito.
“Allora va bene” ed esce dalla stanza.
Ci sono voluti anni prima che io metabolizzassi quella conversazione.
Sono cresciuto adesso e non credo che il mio animo vigliacco e accondiscendente mi porterà mai a essere all’altezza di quel “allora va bene”.
Comunque, per tornare al tema del racconto, due anni dopo, il quarto e il quinto liceo scientifico se ne vanno in gita di istruzione in Germania: Norimberga, Monaco di Baviera e tappa a Dachau, campo di sterminio nazista.
Sono passati venti anni da quel viaggio: per tanto tempo il ricordo più vivido – quello anche più citato nei discorsi tra compagni di classe – è stata la fuga notturna dall’ostello con incursione nel sexy-shop adiacente e annesse proiezioni porno e spettacolino di strip-tease. A pari merito le vanterie di furti e taccheggi in birrerie, negozietti e supermercati.
Quello che è sopravvissuto fino a ora invece è quel senso inebriante di aver toccato con mano la Storia, quella che si legge nei libri.
Ho visitato un campo di concentramento: mi piacerebbe poter raccontare di essere stato folgorato da quell’esperienza come Saul sulla via di Damasco, ma non fu così; certo, il bianco abbacinante di quella spianata in cui tutte le baracche dei prigionieri erano state rase al suolo, per lasciarne solo due intatte come museo della memoria, l’ho stampato ancora oggi nella mente come se l’avessi visto ieri, ma l’orrore, quello vero, l’ho capito solo più tardi.
Quello stesso giorno siamo stati nella birreria di Monaco dove ha visto la luce il partito nazista, e anche nell’enorme piazza in cui tre milioni di persone osannarono per la prima volta il loro fuhrer.
In quella piazza, proprio nel punto in cui quell’omettino dall’apparenza insignificante si affacciava a ricevere l’omaggio dei suoi sudditi, abbiamo scattato delle foto in cui tutti salutavamo l’obiettivo con il braccio alzato e le dita tese nel saluto romano.
Mi è capitato solo una volta di rivedere quella foto, ma ci penso spesso.
E nel ricordo mi accorgo che la prima volta che ho visto un fascista è stato in fotografia.
E in quella foto c’ero io.

Io li odio in nazisti dell’Illinois: nazi punks fuck off

Domani sera, in una data emblematica come quella dell’11 settembre, che rimanda alla presa della Moneda da parte del colonello Pinochet, gli antifascisti bolzanini fanno un controgolpe e a partire dalle 12, in piazza Matteotti (a pochi metri dalla sede di Casa Pound) e nel cuore del quartiere nerastro di Bozen, saliranno sul palco una valanga di gruppi, di musicisti e di dj. Il tutto organizzato in fretta, furia e passione. Grazie a tutti i volontari e a tutti gruppi che lontani da meschini mestieranti della politica si sono rimboccati le maniche, hanno accordato (o disaccordato) gli strumenti sotto un unico motto: nazi punks fuck off…

Ecco il cartellone (manco al Rock am Ring…). La federazione Kai Zen dei pianeti sarà presente con una delegazione naturalmente…

12:00 SANTO MARCIO (Existential Rock, Bolzano)
12:30 ACCARRINO/OMETTO DUO (Folk Rock, Bolzano)
13:00 ANDREA MAFFEI /GIORGIO MEZZALIRA (Folk Rock, Bolzano)
13:30 THE BYRON SAGA (Indie Punk, Bolzano)
14:00 LIBRO DI NOTE (Reading/Dj Set, Reggio Emilia)
14:30 CRY OF A DYING LAMB (Metal, Bolzano)
15:00 BURNING THE OCEAN (Metal, Appiano)
15:30 THE CONSEQUENCE (Hardcore Punk, Trento)
16:00 SABUNG (Punk, Rovereto)
16:30 LO SCIACALLO feat. TOMMY BOY (Hip Hop, Bolzano)
17:00 WANG INC. (Electronica, Bologna)
17:30 VELOZIPED djset (Electronica, Merano)
18:00 MOSCABURRO (Acoustic Rock, Bolzano)
18:30 SILVA (Folk Rock, Vicenza)
19:00 SLOWTORCH (Stoner Rock, Bolzano)
19:30 THE LITTLE WHITE BUNNY (Lounge Metal, Bolzano)
20:00 MUSIC FOR AIRPORTS (Metal, Udine)
20:30 IL BUIO (Postpunk, Thiene)
21:00 SIDEROXYLON (Alternative Rock, Bologna)
21:30 BARBARA DE DOMINICIS (Indie Electronica, Napoli
22:00 LILI REFRAIN (Guitronica, Roma)

Io li odio i nazisti dell’Illinois, ma anche la bolzanesità

Questa sera suoneranno gli Zetazeroalfa a Bolzano? Non si sa. Chi ha seguito la vicenda sa che Casa Pound / Casa Italia aveva annunciato o meglio aveva fatto trapelare in via ufficiosa – insomma aveva lanciato il sasso nascondendo la mano – che la band romana avrebbe calcato il palco dalle parti del ex-Lager di via Resia. La strategia dei nostri è sempre più o meno la stessa: alzare un polverone e far parlare di sé. Quella del Lager però è stata davvero una mossa sconsiderata. Dopo anni di torpore la città bomboniera ha risposto e più che puntare i riflettori sui quattro naziskin che animano le allegre serate bolzanine, si è ritrovata a fare i conti con la propria indole antifascista e a scoprire una volta per tutte che l’antifascismo sudtirolese è senza ombra di dubbio “bilingue”. Per chi non conosce il territorio è difficile capire cosa ci sia di inaudito in questo incontro etnico, ma è qualcosa di straordinario.
Bolzano è piccola, pulita e ordinata. Cresce, si dota di università, museo di arte contemporanea, accademia di ricerca scientifica, wi-fi nei parchi e di un’altra serie di piccole e grandi cose che le cominciano a dare aria da città sempre meno provinciale che nel 2019 potrebbe essere capitale della cultura europea (in combinazione – combutta con il Nord Est e Venezia). Il problema è che gli abitanti rimangono gli stessi. La bolzanesità si trasmette di padre in figlio e l’attività principale rimane la frequentazione dei bar. La bolzanesità è il provincialismo – ricco – allo stato puro. Ci sono possibilità, soldi, welfare, benessere, “misura d’uomo”, posizione geografica (la porta d’Europa) eppure la gente rimane inchiodata da generazioni al bancone di un bar.
Nei piani alti, come ovunque nel resto della penisola, si pensa in modo clientelare e negli snodi strategici (salvo qualche eccezione) vengono sistemati funzionari per questioni politiche e non meritocratiche, per questo ti ritrovi a parlare con uno dei massimi responsabili della ripartizione cultura di talk show televisivi come paradigma culturale.
E i fascisti? Che c’entrano i fascisti?
I fascisti a Bolzano c’entrano sempre. Per la questione etnica di cui sopra la maggioranza degli italiani di Bolzano ha sempre votato MSI e derivati in contrapposizione al voto tedesco dato con maggioranza bulgara alla SVP (Südtiroler Volkspartei). I due partiti si sono alimentati per decenni l’un l’altro grazie alla questione dell’appartenenza linguistica.
Ma e i neofascisti? I neofascisti provengono spesso dai quartieri italiani “popolari” (a Bolzano il termine è fuorviante: le case di via Genova per esempio sembrano i bungalow del club med) da qualche anno a questa parte hanno alzato la cresta, o meglio la crapa pelata, e hanno intessuto una rete con Casa Pound, con Radio Bandiera Nera, con il Fronte Veneto Skinhead. Sono pochi ma si danno da fare. Cercano di coinvolgere pubblico giovane con concerti punkrock, rockabilly ecc ecc., e con attività varie (alcune dicono loro di utilità sociale) e hanno base, naturalmente, nell’unico posto che un vero bolzanino ama frequentare: un bar. Sono pochi ma non si fanno molti scrupoli, qualche anno fa in una rissa c’è scappato il morto, e alcuni di quei pochi sono finiti in galera, anche se purtroppo non tutti.
E il concerto degli ZZA? Il concerto, scoperta la bufala del Lager, è stato spostato in discoteca in zona industriale: il Dub. Nomen omen visto che di solito si occupa di dub, afro, raegge e via danzando. Sembra che uno dei proprietari fosse in ferie mentre l’altro conosceva uno dei fasci per vie laterali e non capisse nulla di questioni politiche, al ritorno del socio si è sentito cazziare e ha deciso di cancellare la serata dal calendario. Sarà anche che l’SVP ha annunciato pubblicamente la sua contrarietà allo svolgimento del live e che nessun imprenditore, dico nessuno, in provincia si sognerebbe di inimicarsi la forza politica numero uno che da oltre mezzo secolo governa queste lande. Oltre alle voci sulla gestione del Dub e suoi gestori, ci sono quelle sull’ennesimo spostamento del live in un’altra sede. C’è che dice si terrà all’Ex Life, un’altra discoteca decentrata. I soliti informati dicono anche che la digos sia già in fermento (eh sì anche a Bolzano ogni tanto tocca lavorare, invece che rompere le scatole a qualche quindicenne che si fuma una canna) perché è previsto l’arrivo in città di qualche centinaio di neofascisti (addirittura in pullman) e se il concerto non si tiene potrebbe esserci qualche problema di ordine pubblico. Devo ammettere che c’è qualcosa di affascinante e divertente al pensiero di vedere il centro della città con le sue birrerie chic piene di fighetti, turisti e ragazze conciate come al gran ballo della regina di Svezia, in preda al panico a causa di un manipolo di nazisti ubriachi fradici e pronti a menare le mani mentre gli sbirri in tenuta antisommossa li inseguono di locale in locale…
E l’antifascismo? Ecco il punto ed ecco le note dolenti ovviamente. Ma andiamo con ordine.
In pochi giorni diversi gruppi di persone si sono trovate, all’insaputa degli altri, attorno a un tavolo di un bar, ça va sans dire, a discutere della cosa. La questione del Lager era una bufala ma in effetti era stata una sparata davvero troppo, troppo grossa per non suscitare incazzature e perplessità e come scrivevo più sopra si è rivelata per Casa Pound un boomerang. Volevano attirare l’attenzione? Be’ ci sono riusciti ma hanno in qualche modo risvegliato lo spirito antifascista di questa città che durante la guerra si è trovata davvero tra due fuochi e che se l’è presa in quel posto sia dai fascisti che dai nazisti e che ha avuto una resistenza articolata, complessa e strenua. Senza contare che ha ospitato ben due Lager (via Resia e Gries) che nel corso del tempo si sono rivelati ben più che semplici snodi di smistamento prigionieri (qualche anno fa hanno arrestato in Canada “la bestia di Bolzano” un ufficiale nazista di origine ucraina di stanza in via Resia con la passione per le torture e le morti dolorose).
In maniera disorganizzata attorno ai tavoli dei bar si è discusso di cosa e come fare per rispondere, non tanto alla provocazione di quattro sfigati, ma a un interrogativo che da anni è rimasto sepolto sotto la coltre del benessere e della bolzanesità: c’è qualcuno là fuori? O siamo tutti talmente avvinghiati al bancone del bar, di generazione in generazione, da non essere più in grado di riconoscere la realtà dalla chiacchiera alcolica? (e vi risparmio in questa sede ogni divagazione teoretica sul concetto di realtà).
Ieri, con un’organizzazione minima e un semplice passaparola, una delle piazze centrali della città bomboniera si è riempita di gente. Un presidio antifascista quasi improvvisato, al limite dello spontaneo, per certi versi naif. C’era di tutto, gente di ogni età e di ogni tipo. Punk rurali e signore in dirndl, redskins e ragazze in tacco a spillo, metallari e padri di famiglia con bimbi al seguito. Poche persone della mia generazione. Meno di quelle che speravo. Molti avevano detto sarebbero venuti. Ma è inutile la bolzanesità per chi è nato negli anni ’70 forse ha attecchito, per qualche strana ragione, di più che sugli altri.
Le note dolenti? Be’ questo paese ha un serio problema di metabolizzazione della complessità e della storia, non dico nulla di nuovo o sconvolgente, ma è così. E se il presidio antifascista è stato bello, oltre che un successo date le premesse (il poco tempo, la disomogeneità, la dis-organizzazione ecc. ecc.) e ha avuto un esito insospettato che si trasformerà nel boomerang (ci arrivo dopo) c’è stato anche il rovescio della medaglia.
Mentre la gente si assiepava e si annusava, mentre si scambiava sguardi per capire chi ci fosse e chi si fosse, non è mancato il megafono libero e da lì purtroppo sono partite molte cazzate. Si sono avvicendati nell’ordine, come in un film di Fantozzi, politici sinistrorsi ma nemmeno troppo, sindacalisti zelanti (mi chiedo quanti dei lavoratori “sindacati” da lui ci fossero tra la gente. Scommetto nessuno.), personaggi pseudopubblici e istituzionali vari e un partigiano in là con gli anni. Per fortuna, con emozione visibile, sono intervenuti alcuni ragazzi giovani, giovanissimi, che in italiano e in tedesco hanno detto la loro con schiettezza e veracità. Volevo sentire le loro di voci, non quelle di quei quattro cialtroni pronti al comizio e a dare addosso a Berlusconi attribuendogli una improbabile paternità o una supervisione – protezione di Casa Pound per via di un lambiccatissimo passaggio inerente la politica locale. (D’accordo, d’accordo, il consigliere provinciale del PDL ha detto che non c’era nulla di male nel concerto degli ZZA – sono solo ragazzi che vogliono divertirsi – ma il poveretto non sa cosa dice e di cosa parla… ma credo che il presidente del consiglio se ne sbatta allegramente i coglioni di quattro naziskin e di tutto il fascismo extraparlamentare, anzi del fascismo tout court).
Il partigiano poi, dopo un intervento sconclusionato ma commovente, si aggirava tra la gente e quando qualcuno, durante il comizio del politico sinistroide reduce del ’68 ha commentato “ma perché invece non lasciano la parola ai giovanissimi che sono venuti qui da Merano e da altre città, quello risponde: “no, no. Direbbero quello che gli passa per la testa.” Ora il rispetto per i partigiani è una cosa, stare a sentire una stronzata del genere è un’altra.
Il presente ce lo hanno regalato i sessantottini e i settantassettini, e chi ora da vecchio non vuole lasciare spazio a nessuno, partigiano compreso, che alla notizia – ed ecco il boomerang – che tutti quelli che discutevano sparsi per i bar – tedeschi e italiani – e che si sono trovati proprio grazie a questo presidio e hanno pensato di unire le forze per preparare un evento antifascista il 25 aprile come mai prima in quel di Bolzano, lontano anni luce dalle solite feste a base di intillimani, birra e würstel, bolznesità e provincialismo, ha detto: “faremo una festa dell’ANPI”, impossesandosi subito dell’iniziativa. Insomma anche lui ha una poltrona da difendere. Ma questa volta mi sa che, oltre ai fasci, anche la bolzanesità se ne andrà a fare in culo.
Bella ciao.

Io li odio i nazisti dell’Illinois, quelli sudtirolesi poi…

“Aspetta, aspetta, fermo un attimo.” Parlavo con GL al telefono mentre ero al parco con mia figlia che si arrampicava su una nave gioco e penzolava dal pennone e dal sartiame a qualche metro da terra, arrembando qualche sogno. Mia figlia ha due anni e mezzo (due e sette dice lei, mostrando anulare e mignolo) e, come dire, dovevo arrembare assieme a lei, non fosse mai che la lasciassi cadere nel mare d’erba sotto di noi… comunque ero al telefono con GL… “come sarebbe a dire in via Resia? Dove c’era il Lager nazista?!”

Ora, io me ne sbatto allegramente i coglioni dei naziskin, delle loro pose e delle loro cazzate… son pecore nere, ma si sa se le pecore nere sono più d’una fanno gregge e cercano pastori… sono darwininamente ma anche niccianamente deboli. Oltre che imbecilli. Ma chi sono io per giudicare? Vuoi rasarti, tatuarti una svastica, pogare con la cinghia per non affrontare la tua omosessualità con onestà… non c’è problema (sport, fascismo e sodomia insomma) vuoi organizzare un cazzo di concerto degli zetazeroalfa: non c’è ancora nessun problema, tranne forse che fanno davvero cagare… ma se il concerto lo vuoi fare dalle parti del lager nazista, be’ allora mi girano le palle. Eccome se mi girano.

Non vivo a Bozen da molti, tanti anni. Alle volte me ne sto aldilà del mondo (quando da voi è inverno da me è estate per capirci) eppure ogni tanto torno a casa. Ecco le ultime volte ho scoperto che i ragazzini fasci che alle superirori venivano presi a calci nel culo hanno aperto un bar dall’inconfondibile look punk ‘n’ roll (palle da biliardo n° 8, fuoco e fiamme, teschi e dadi ecc. ecc.) che però è anche la sede locale di casa pound, e che da quel bar organizzano un bel po’ di iniziative destrorse… (una cosa che perplime è vedere sul loro myspace le foto di Johnny Cash e dei Misfits… anche se intuisco.)

Ok sono degli sfigati e fanno le loro cose tra quattro gatti… e chi dice nulla… se non che qualche anno fa ci è scappato il morto per mano di quegli sfigati, se non che vogliono far suonare quell’immondizia fascista davanti al lager, se non che… la cittadinanza di Bozen non è capace di far altro che farsi i cazzi suoi e lasciare che alcune istituzioni smidollate facciano delle conferenze stampa politicamente corrette… Ma che cazzo, impedire il concerto non si può (è in zona demaniale, né provinciale, né comunale… ok il capo degli sfigati dice che non si terrà là, ma conta il pensiero no?) e forse non si deve, ma rispondere sì… eccome. Mostrare ai quattro coglioni che sono in quattro e basta e che la città li considera tali…

Sono appunti confusi i miei, dettati dalla notizia a caldo. Appunti dettati dal ritorno alla mente del perché me ne sono andato da quel buco di culo che è Bolzano, abitata da quattro buzzurri italiani ignoranti e tronfi che non si accorgono di sguazzare nel benessere, che se fosse per me li trasferirei in massa sei mesi all’anno nei quartieri spagnoli di Napoli (e viceversa con i napoletani)…

Uno dei motti degli Zetazeroalfa è “entra a spinta nella vita”… non mi resta che rispondere con “escici a spinta come lo stronzo che sei.”

http://antifameran.blogspot.com/2010/08/schwarzes-universum-in-den-medien.html

Del perché è meglio darsi al baseball (e non c’entrano i mondiali di calcio)


Vi ricordate il pacchetto sicurezza e tutte quelle simpatiche iniziative di circa un anno fa, quando io stesso su questo blog ritenni opportuno dire pacatamente la mia con un raccontino ispirato alle nascenti ronde per la sicurezza pubblica (alcune delle quali si stavano già organizzando dotandosi di allegre divise che ricordavano una certa estetica nazista), con lo scopo di sollecitare un tornado di pernacchie che se le portasse via?

Ebbene, ho un messaggio per tutti quei bravi ragazzi che avrebbero voluto o vorrebbero ancora prendere parte a simili altruistiche esperienze di vita. Il governo vi ha preso in giro, anzi no, vi ha proprio preso per il culo.

Ma come, diranno questi generosi difensori dell’ordine, non sono forse stati approvati il pacchetto sicurezza e il successivo decreto ministeriale di regolamentazione delle modalità di intervento delle associazioni che dovrebbero effettuare queste ronde? Sì, è vero, sono stati approvati (Legge 15/07/2009 n. 94, art. 3 commi 40/44 e Decr. Min. 08/08/2009 n. 40068). Ma quel branco di comunisti pacifisti sotto mentite spoglie che sta al governo, piazzando un cavillo qua e un’eccezione là, ha fatto la legge e trovato l’inganno direttamente dentro la legge (sono troppo avanti, c’è poco da dire).

Ma come, diranno sempre i generosi e ingenui difensori dell’ordine, non possiamo noi adesso fare le nostre brave ronde per proteggere il territorio da felloni, tossici, clandestini ecc ecc?

Sì e no. Sì e no? Sì e no. E perché? Perché se volete fare le ronde dovete:

-         iscrivervi a un’associazione schedata e controllata dalla Prefettura;

-         non fare riferimento a partiti politici, tifoserie calcistiche, sindacati o altre organizzazioni;

-         non portare alcuna divisa, salvo una pettorina fluorescente con scritto volontari per la sicurezza Comune di…;

-         non portare armi o altri oggetti contundenti anche se avete il porto d’armi;

-         andare in giro solo a piedi e senza animali;

-         andare in giro in squadre formate al massimo da tre persone, una delle quali abbia almeno 25 anni.

Ma almeno, diranno ancora i generosi, ingenui e stavolta un po’ accorati difensori dell’ordine, adempiute tutte queste formalità, se ci ritroviamo davanti un bel facinoroso drogato negr… ehm extracomunitario senza permesso di soggiorno, potremo finalmente…

Potrete solo chiamare la polizia col cellulare (e non potrete giammai verificare che l’extracomunitario sia sprovvisto di permesso di soggiorno perché non avete il diritto di chiedere i documenti a nessuno, manco se lo beccate a violentare vostra sorella).

Ma allora, diranno i generosi, ingenui, accorati e ormai parecchio incazzati difensori dell’ordine, questi ci pigliano per il culo!

Bravi, ci siete arrivati. Il governo ha fatto passare un provvedimento per il quale se fai parte di una ronda in pratica ti dimezzano i diritti civili alla facciazza della Costituzione. Ti schedano anche se sei (e anzi devi essere) incensurato, non hai libertà di espressione perché non puoi far capo a partiti politici o sindacati, non ti puoi vestire come ti pare, se hai già acquisito un diritto (come quello di portare con te un’arma) te lo azzerano, non puoi andare manco in motorino, non puoi portare a pisciare il cane, non puoi passeggiare insieme a più di due amici e dei tre almeno uno deve avere 25 anni. Gran bella legge, eh? Soddisfatti?

Se posso darvi un consiglio, ragazzi, invece di un’associazione per fare le ronde, fondate una squadra di baseball. Per andare ad allenarvi di sera potrete girare con delle belle divise, portandovi le vostre brave mazze, in gruppi di dieci e più, di tutte le età, in auto, moto, motorini e pedalò, con in tasca o anche appuntata al petto la tessera di Forza Nuova o di quel che vi pare, con cani, gatti e bisce al seguito e pure con la pistola se qualche incosciente di questore vi ha dato il porto d’armi. E se, per caso, mentre andate all’allenamento vi imbattete in una strada buia colma di pervertiti che vi provocano… be’ esiste la legittima difesa, no?

L’Italia è un paese per molti aspetti pessimo. Ma è anche tanto divertente.