Ancora sul Delta

More about Delta bluesOggi saremo a Piacenza per il Festival del Blues

17:15-18:00 Pubblico Passeggio, incrocio Corso Vittorio Emanuele II, Piacenza

FIUME NERO, FIUME CUPO

C’è chi in un fiume va a pesca di pesci siluro, chi di cadaveri, chi di petrolio, chi di speranze. C’è un universo di emozioni e di storie nello scorrere quotidiano di un corso d’acqua, che si tratti del Po, del Lambro o del Niger. Luca Crovi intervista Massimo Gardella, Andrea Villani e il collettivo di scrittura dei Kai Zen.

Musica live acustica a cura di Daniele Franchi Trio

Nigeria: niente di nuovo sul fronte occidentale…

E’ passato quasi un anno dall’uscita del nostro ultimo romanzo “Delta Blues” ma l’argomento Nigeria e risorse petrolifere resta più che mai di attualità. Lo confermano le minacce di questi giorni contro rappresentanti dell’ENI in Nigeria da parte di esponenti del MEND e lo conferma l’articolo del marzo scorso su agoravox, che riportiamo per intero qui di seguito. E se è vero come sembra che oggi in Nigeria oggi la realtà supera la fantasia e che di certi argomenti è meglio non parlare, allora auguriamo a tutti una buona lettura.
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Kai Bo-Zen

Ebbene sì, a distanza di anni i vostri affezionati Kai Zen di quartiere tornano alla base dopo un tour mondiale che li ha portati da New York a Boston, da Toronto a Buenos Aires e in giro per mezza Italia…

Il 4 agosto, alle 21, saremo al pippo per Delta Blues il nostro ultimo mirabolante romanzo in compagnia di D’Andrea GL…

 

 

Delta Blues a Pisa – Venerdì 15 Aprile dalle 19:30

I ragazzi di Aut Aut ci hanno invitato a presentare il nostro Delta Blues presso il Cantiere Sanbernardo, via Pietro Gori a Pisa, il prossimo Venerdì 15 Aprile dalle ore 19:30- È sempre un piacere visitare la Toscana, sontuosa terra del vino bono, ed è sempre un piacere parlare del nostro libro. Se poi si abbinano i due fattori (vino+parlare), allora le probabilità che la serata sia divertente sono molto alte. Vi aspettiamo.

Qui sotto la recensione di Delta Blues che Aut Aut ha pubblicato qualche tempo fa:

http://www.autautpisa.it/modules/news/article.php?storyid=904

***

Stendiamo sul tavolo una mappa, una dettagliata cartina geografica, precisamente quella del Delta dl Niger, sovrapponiamogli lo spartito di qualche vecchio blues suonato in un altro delta, quello del Mississipi, il blues maledetto dei neri alla Robert Johnson. Poi aggiungiamo Cuore di Tenebra, anzi Cuore di Tenebra mettiamolo al centro della mappa, perché è da questo romanzo che parte tutto, parte l’idea e l’intuizione, partono i primi accordi suonati della cover a venire. A lato, ma non troppo lontano, sistemiamo le avventure di Corto Maltese, soprattutto quelle africane come ad esempio le Etiopiche. Ricopriamo tutto con acqua di fiume sporca, acqua torbida di petrolio e sfruttamento, di sangue e maledizione. Acqua che contiene tutta la brutalità del progresso del capitalismo occidentale. Continua a leggere »

Delta Blues Tour – Dal Friuli al Piemonte

More about Delta blues Continua il tour di presentazione dell’ultima fatica dei vostri Kai Zen di quartiere, Delta Blues. Mercoledì 30 alle 20:30 saremo alla Biblioteca di Pradamano (UD), nell’ambito dell’iniziativa “Incontro con l’autore” a cura della Commissione Cultura del Comune.

Domenica 3 aprile saremo ospiti alla Festa del libro al Liceo Valdese di Torre Pellice (TO), organizzata dall’Associazione Amici del Collegio con la Libreria Claudiana di Torre Pellice. Eccovi la locandina dell’evento e mi raccomando, se siete da quelle parti…



Nino D’Attis su Delta Blues

More about Delta bluesLeggere una storia (o ascoltarla, oppure vederla su uno schermo) è già, inevitabilmente, riscriverla. La storia è sempre una traccia lasciata da qualcuno: impronta che diventa scia e come tale indica/pretende la possibilità di far entrare in gioco una pluralità di elementi in grado di certificarne lo status di manifestazione indeterminata, di oggetto in perenne trasformazione. Personalmente non ritengo interessante il remake di un film. Al contrario, subisco il fascino dell’arte del remix musicale (sulle covers bisognerebbe fare un discorso a parte, separando la sterile operazione calligrafica del fan dal colpo di genio di Rick Rubin che fa ricantare a Johnny Cash i brani dei Beatles, dei Nine Inch Nails o dei Depeche Mode). E subisco certamente anche il fascino del remix letterario: il Will Self che riscrive a modo suo il mito di Dorian Gray è un mezzo spasso; Francesco Dimitri alle prese con Peter Pan o con l’Alice di Carroll vale il prezzo di copertina. Su questa strada si inserisce l’ultimo romanzo firmato dai Kai Zen, ensemble di scrittori attivo dal 2003 e composto da Jadel Andreetto, Guglielmo Pispisa, Bruno Fiorini e Aldo Soliani. Otto mani impegnate a reimpastare Cuore di Tenebra di Joseph Conrad (aggiungendoci un po’ di Apocalypse Now di Coppola, ovviamente) per dare ai lettori del XXI° secolo una versione contemporanea non meno profonda dell’originale: Continua a leggere »

Delta Blues – recensioni de La Torre di Tanabrus e Mangialibri

Abbiamo trovato in rete e pubblichiamo con piacere:

Recensione de La Torre di Tanabrus: Trama: “Corsi in timoniera, manovrai e ripresi il fiume, alla cieca. Le fiamme si alzarono alle mie spalle, dilatando le ombre della notte. Poi il fuoco mose il generatore e un boato devastante risuonò nel cuore della tenebra.”

Una compagnia petrolifera avidamente orientata al profitto.
Un geologo coraggioso che crede in un futuro di energie rinnovabili.
Troppi interessi in gioco, un agguato, un rapimento.
Al ritmo di blues il Delta del Niger si fa protagonista e spettatore di una storia di oscura redenzione.

Recensione

Questo libro è ispirato a Cuore di tenebra e si vede. E’ un piacere notare i parallelismi tra le due storie, la trama in comune, chi assume quale ruolo, in cosa differiscono, come è cambiata la situazione dalla fine dell’800 a ora e come invece non è cambiata minimamente per certi aspetti.

La parte di Marlow è recitata da Tamerlano, nome in codice di un soldato, un segugio, un uomo abilissimo nel riportare a casa le persone scomparse in zone pericolose.
A lui si rivolge il governo italiano per riportare a casa Klein, geologo al servizio dell’ente, compagnia petrolifera con interessi un po’ in tutto il mondo. Klein aveva dato una svolta al proprio lavoro, aveva cominciato a proporre cambiamenti in favore delle energie alternative, ed era appoggiato da personalità influenti in Europa. L’ente lo aveva spedito al Delta del Niger per effettuare uno studio di fattibilità, ma a quanto pare il geologo era stato rapito dai ribelli del MEND e ora si doveva cercare di riportarlo a casa.

In realtà l’Ente, così come gli inviati della Compagnia nel libro di Conrad, non vuole modificare di una virgola la propria politica. Affianca a Tamerlano un suo uomo sul posto, l’equivalente del Conradiano addetto alla fabbricazione di mattoni e contemporaneamente anche del Direttore, e un paio di membri della JTF con il chiaro compito di far fuori Klein, nel caso fosse ancora vivo.
E in più gli alti vertici societari hanno in allerta anche i russi, compagni di affari desiderosi che i progetti di Klein non vedano la luce.

Klein, ovviamente, è Kurtz.
La persona illuminata che parte armata di ottimi propositi e finisce nel cuore dell’Africa, in mezzo agli indigeni.
La persona che cambia tutti quelli con cui parla, tanto è vero che incontriamo prima un’alta funzionaria dell’Ente in Nigeria pronta a lasciare l’incarico e diversi indigeni lungo il corso del fiume che erano stati profondamente toccati dai discorsi dell’uomo.
La persona che finisce schiacciata dalle tenebre, perde la salute sia fisica che mentale, poco a poco impazzisce e si cala sempre più nella tenebra.

Uno dei difetti che avevo trovato in Cuore di tenebra erano le tantissime ripetizioni, le tante omissioni, le troppe metafore.
Qui invece tutto è più chiaro, più scorrevole.

La tenebra è ben inquadrata, l’oppressione mentale di Klein diventa anche oppressione fisica per l’uomo impossibilitato a vedere il cielo e il sole, nascosto sotto la fitta copertura degli alberi.
E anzi, il personaggio di Klein viene mostrato chiaramente e con dovizia di particolari, dato che mentre Tamerlano e i suoi compagni di viaggio ne seguono le traccie, noi scopriamo poco a poco il viaggio che ha condotto Klein fino a dove si trova ora.

E poi abbiamo Marguerite, la reporter belga che decide di fare un servizio su Klein, a causa del suo incontro fortuito con Tamerlano e che per certi versi condivide con lui il ruolo di Marlow.. Precipitando anche lei nel cuore della tenebra, incontrando la morte come non l’aveva mai vista prima.
Perché alla fine del viaggio lei sarà cambiata, e anche Tamerlano sarà profondamente cambiato, dilaniato dall’interno dalle esperienze vissute e dalla figura di Klein.

Il libro ha una buona storia, e ci mostra in maniera cruda la situazione dei luoghi come il Delta del Niger.
Dove la gente muore di fame, o muore intossicata per aver mangiato qualcosa distrutto dall’inquinamento, inquinamento prodotto dalle pipeline fatiscenti e raramente manutenute.
Inquinamento e miseria, dato che l’economia è cannibalizzata da questi Enti.
Al tempo di Conrad i nativi erano dei selvaggi che vivevano in tribù nascosti nella foresta, vedevano Kurtz come una divinità e facevano gli schiavi per i lavori di fatica. Quelli svegli, con mesi di addestramento, arrivavano a tenere il timone dei battelli e a tenere viva la caldaia.
Adesso sono sempre schiavi. Schiavi di chi gli sfrutta la terra dandogli in cambio la morte sotto forma di terreni e acque avvelenate. Vivono in baraccopoli, oppure hanno studiato e preso lauree sperando di poter cambiare in meglio il proprio paese solo per scoprire che gli risulta più utile il fucile che le lauree, e vivono nascosti in villaggi clandestini nella foresta meditando attacchi di poco conto contro gli Enti.

Mi è piaciuto, ben più di Cuore di tenebra.
L’unica cosa che mi lascia perplesso è il blues, presente nel titolo, nella quarta di copertina, nell’apertura delle scene in cui il libro è diviso. Ma  che per il resto non mi sembra granché importante per la storia, compare giusto con l’Arlecchino…

Non ho più la forza ormai. Sono stato ingoiato da tutta questa tenebra. Ho visto in faccia l’orrore, e ho cominciato a capire cosa significhi essere liberi. Liberi dalle opinioni altrui e dalle proprie. Mi sono fatto amico dell’orrore e del terrore mortale. Dovevo essere loro amico. Ho provato a salvare questa gente. Ho provato a farlo pensando di uccidere la mia gente. Ma non ho avuto la tempra per andare fino in fondo. Ho visto alcuni di questi uomini far morire di fame i propri figli, mentre il pesce si dimenava in pozze di petrolio. Ho visto alcune di queste donne far morire di fame le proprie figlie, per non darle in pasto a criminali assetati di sangue. Loro sono più forti di noi. Possono sopportare, hanno la forza di fare cose come quelle. Hanno l’amore per farlo. Un amore sconfinato. Hanno solo bisogno di qualcuno che insegni loro come reagire. Che spieghi loro come incutere timore, come evocare il terrore.

Voto: 7/10

L’autore

Kai Zen è un gruppo di narratori nato nel 2003, formato da Jadel Andreetto, Bruno Diorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani. Realizza progetti di scrittura collettiva come romanzi, racconti, articoli, recensioni musicali.
Il loro materiale è distribuito con licenza CC sul loro sito.

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La recensione del mangialibri:

“Chi ha paura del serpente/ Ha paura della gente/ Love and go!”. Pensa al Mississipi Delta Blues di Robert Johnson ma riesce a canticchiare solo il ritornello di Un boa nella canoa, un motivetto un po’ trash di Andrea Mingardi. Martin Klein sta risalendo il Delta del Niger ed è appena stato rapito dai ribelli locali. Lavora per un Ente petrolifero italiano ed è stato spedito in Nigeria per verificare la fattibilità di una riconversione sostenibile degli impianti petroliferi. Peccato che Martin è l’unico a crederci, l’unico consapevole dell’impatto devastante delle Compagnie petrolifere su quella terra. Un esempio su tutti, il paradosso dei gas flaring: la pratica di bruciare i gas che si estraggono assieme al petrolio. Il 70% di quella potenziale risorsa energetica viene dispersa nell’aria causando piogge acide e la contaminazione di terreni fertili, falde acquifere e pozzi d’acqua potabile. Ma l’Ente non ha nessuna intenzione di procedere alla riduzione delle emissioni – considerata sconveniente dal punto di vista economico –, né in Madrepatria, né in Nigeria. Mr Klein deve essere eliminato. Quale modo migliore se non farlo fuori in Nigeria e poi dare la colpa ai ribelli locali? Solo che l’agguato fallisce, Martin fugge e si disperde nella foresta, in quella selva di pirati, contrabbandieri, mafiosi, politici, mercenari, meccanici, guerriglieri, autisti e ribelli. Sulle sue tracce viene assoldato Ivo Andriç, il Tamerlano, Toccherà a lui scoprire la verità e traghettarci nel cuore nero, nerissimo, dell’Africa…

Quando ti trovi di fronte ad una meravigliosa copertina di Gipi, il libro si presenta subito bene. Ancor di più se già sai che si tratta di un romanzo impegnato e  inconsueto; e per tre motivi. Il primo è l’autore, o meglio, gli autori. Kai Zen ha otto mani, quelle di Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani. Il secondo è che gli stessi autori considerano Delta Blues una “cover” di Cuore di tenebra di Jospeh Conrad e quindi anche di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Il terzo è il singolare intreccio di tematiche geopolitiche e ambientali a sfondo noir, per lo più con l’obiettivo della denuncia. Il Delta è quello del Niger, non del Mississipi, e la razzia di avorio è lo sfruttamento intensivo del petrolio e il conseguente impatto delle multinazionali sull’ecosistema nigeriano. Una prigionia nella prigionia in una terra che, come ci ricorda Massimo Alberizzi, esperto e coraggioso reporter, “galleggia sul petrolio. Con seicento campi, 5284 pozzi, 700 chilometri di oleodotti, dieci terminali di carico, 275 stazioni di pompaggio, 10 impianti liquefazione gas, quattro raffinerie”. La risalita di un bacino devastato da una poltiglia di interessi. Immagini del Delta. “Acqua sporca, densa, chiazzata da arcobaleni circolari di benzene. Mangrovie nodose, liane, foglie putride. Una radura spelacchiata coperta di palta, pozzi petroliferi. Pipeline. Fiamme grasse si stagliano contro il cielo caliginoso”. E non puoi che sentirti incolpevolmente colpevole, perché sai che la tua vita dipende direttamente da quello scempio. E anche se a volte ti perdi tra le pagine e hai come la sensazione che ci sia un po’ troppa carne al fuoco, che la trama si perda nella varietà degli stili e nella complessità variopinta dei numerosi personaggi, alla fine hai comunque chiaro “l’orrore!”.

 


Ancora su Delta Blues… La lingua si fa arida, l’aria asfittica e il romanzo implode.

More about Delta bluesIl libro è uscito ormai due mesi fa, eppure arrivano ancora commenti e recensioni. Eccone due decisamente contrastanti.

La prima di Tanabrus sul suo Blog, la seconda – la stroncatura – di  Enzo Baranelli su Cabaret Bisanzio

Questo libro è ispirato a Cuore di tenebra e si vede. E’ un piacere notare i parallelismi tra le due storie, la trama in comune, chi assume quale ruolo, in cosa differiscono, come è cambiata la situazione dalla fine dell’800 a ora e come invece non è cambiata minimamente per certi aspetti.

La parte di Marlow è recitata da Tamerlano, nome in codice di un soldato, un segugio, un uomo abilissimo nel riportare a casa le persone scomparse in zone pericolose.
A lui si rivolge il governo italiano per riportare a casa Klein, geologo al servizio dell’ente, compagnia petrolifera con interessi un po’ in tutto il mondo. Klein aveva dato una svolta al proprio lavoro, aveva cominciato a proporre cambiamenti in favore delle energie alternative, ed era appoggiato da personalità influenti in Europa. L’ente lo aveva spedito al Delta del Niger per effettuare uno studio di fattibilità, ma a quanto pare il geologo era stato rapito dai ribelli del MEND e ora si doveva cercare di riportarlo a casa.

In realtà l’Ente, così come gli inviati della Compagnia nel libro di Conrad, non vuole modificare di una virgola la propria politica. Affianca a Tamerlano un suo uomo sul posto, l’equivalente del Conradiano addetto alla fabbricazione di mattoni e contemporaneamente anche del Direttore, e un paio di membri della JTF con il chiaro compito di far fuori Klein, nel caso fosse ancora vivo.
E in più gli alti vertici societari hanno in allerta anche i russi, compagni di affari desiderosi che i progetti di Klein non vedano la luce.

Klein, ovviamente, è Kurtz.
La persona illuminata che parte armata di ottimi propositi e finisce nel cuore dell’Africa, in mezzo agli indigeni.
La persona che cambia tutti quelli con cui parla, tanto è vero che incontriamo prima un’alta funzionaria dell’Ente in Nigeria pronta a lasciare l’incarico e diversi indigeni lungo il corso del fiume che erano stati profondamente toccati dai discorsi dell’uomo.
La persona che finisce schiacciata dalle tenebre, perde la salute sia fisica che mentale, poco a poco impazzisce e si cala sempre più nella tenebra.

Uno dei difetti che avevo trovato in Cuore di tenebra erano le tantissime ripetizioni, le tante omissioni, le troppe metafore.
Qui invece tutto è più chiaro, più scorrevole.

La tenebra è ben inquadrata, l’oppressione mentale di Klein diventa anche oppressione fisica per l’uomo impossibilitato a vedere il cielo e il sole, nascosto sotto la fitta copertura degli alberi.
E anzi, il personaggio di Klein viene mostrato chiaramente e con dovizia di particolari, dato che mentre Tamerlano e i suoi compagni di viaggio ne seguono le traccie, noi scopriamo poco a poco il viaggio che ha condotto Klein fino a dove si trova ora.

E poi abbiamo Marguerite, la reporter belga che decide di fare un servizio su Klein, a causa del suo incontro fortuito con Tamerlano e che per certi versi condivide con lui il ruolo di Marlow.. Precipitando anche lei nel cuore della tenebra, incontrando la morte come non l’aveva mai vista prima.
Perché alla fine del viaggio lei sarà cambiata, e anche Tamerlano sarà profondamente cambiato, dilaniato dall’interno dalle esperienze vissute e dalla figura di Klein.

Il libro ha una buona storia, e ci mostra in maniera cruda la situazione dei luoghi come il Delta del Niger.
Dove la gente muore di fame, o muore intossicata per aver mangiato qualcosa distrutto dall’inquinamento, inquinamento prodotto dalle pipeline fatiscenti e raramente manutenute.
Inquinamento e miseria, dato che l’economia è cannibalizzata da questi Enti.
Al tempo di Conrad i nativi erano dei selvaggi che vivevano in tribù nascosti nella foresta, vedevano Kurtz come una divinità e facevano gli schiavi per i lavori di fatica. Quelli svegli, con mesi di addestramento, arrivavano a tenere il timone dei battelli e a tenere viva la caldaia.
Adesso sono sempre schiavi. Schiavi di chi gli sfrutta la terra dandogli in cambio la morte sotto forma di terreni e acque avvelenate. Vivono in baraccopoli, oppure hanno studiato e preso lauree sperando di poter cambiare in meglio il proprio paese solo per scoprire che gli risulta più utile il fucile che le lauree, e vivono nascosti in villaggi clandestini nella foresta meditando attacchi di poco conto contro gli Enti.

Mi è piaciuto, ben più di Cuore di tenebra.
L’unica cosa che mi lascia perplesso è il blues, presente nel titolo, nella quarta di copertina, nell’apertura delle scene in cui il libro è diviso. Ma che per il resto non mi sembra granché importante per la storia, compare giusto con l’Arlecchino…

Non ho più la forza ormai. Sono stato ingoiato da tutta questa tenebra. Ho visto in faccia l’orrore, e ho cominciato a capire cosa significhi essere liberi. Liberi dalle opinioni altrui e dalle proprie. Mi sono fatto amico dell’orrore e del terrore mortale. Dovevo essere loro amico. Ho provato a salvare questa gente. Ho provato a farlo pensando di uccidere la mia gente. Ma non ho avuto la tempra per andare fino in fondo. Ho visto alcuni di questi uomini far morire di fame i propri figli, mentre il pesce si dimenava in pozze di petrolio. Ho visto alcune di queste donne far morire di fame le proprie figlie, per non darle in pasto a criminali assetati di sangue. Loro sono più forti di noi. Possono sopportare, hanno la forza di fare cose come quelle. Hanno l’amore per farlo. Un amore sconfinato. Hanno solo bisogno di qualcuno che insegni loro come reagire. Che spieghi loro come incutere timore, come evocare il terrore.

Ed ecco la stroncatura di Baranelli, di cui però facciamo nostra l’ultima frase, la facciamo nostra e in qualche modo la ribaltiamo tanto che per una seconda edizione potremmo usarla per una fascetta:

Una sola voce.

Il libro ha il suo fascino. Le cose migliori sono la copertina (firmata da Gipi) e il glossario, per quanto riguarda quello che sta in mezzo direi che il problema principale sia stilistico. Il racconto è eccessivamente costruito e le immagini che dovrebbero trasmettere emozioni o stati d’animo sono macchinose e inefficaci.Kai Zen, il collettivo di autori creatore dell’opera, arranca scivolando su facili metafore e similitudini stantie. “Mi sembrava di avere la testa in una boccia di vetro per pesci”: accidenti per una frase del genere avranno fatto un brainstorming! Purtroppo il difetto maggiore è l’assoluta piattezza e uniformità del linguaggio. Nel romanzo compaiono e-mail, un diario, un racconto in prima persona, e addirittura la descrizione di una ripresa con telecamera: non esiste un cambio di registro o almeno io non l’ho notato. Martin Klein scrive alla figlia e ripete “manco fosse/manco a dirlo” due volte in poche righe, Klein non mi sembra il tipo da “manco fosse”, ma per Kai Zen tutto è possibile. Il racconto, che parte da “Heart of Darkness” (apertamente citato), viene passato in lavatrice a 90 gradi, tutto giunge come un’eco sbiadita. L’ambientazione africana mi ha ricordato un noir di grande atmosfera scritto daRobert Wilson nel 1995 e apparso in Italia nel 2002, pubblicato da Meridiano Zero: “Strumenti delle tenebre”, escluso il titolo, i riferimenti sono più vicini a Greene che a Conrad, però la differenza maggiore è che Wilson sa immergere il lettore in un ambiente quasi palpabile, mentre Kai Zen riesce a rendere più interessante una pagina bianca di una scritta (mi sono soffermato a lungo sulla pagina 182 e l’ho trovata ben fatta, carta con piccoli rilievi, piacevole al tatto). Effettivamente, affascinato dal disegno di copertina, credo che Delta Blues possa diventare un romanzo a fumetti discreto (e infatti nella bibliografia compare anche Hugo Pratt, oltre a un volume illustrato della Giunti), però volerlo inserire in un filone narrativo mi pare eccessivo, sembra quasi che a mancare sia la volontà.

La lingua si fa arida, l’aria asfittica e il romanzo implode.