Archivio per la categoria 'La realtà 24 volte al secondo'
Acquistateli tutti 3
Pubblicato 11 Novembre 2009 La realtà 24 volte al secondo , Newsletter , memento mori Lascia un commentoTags: carmelo bene al costanzo show
Acquistateli tutti 2
Pubblicato 10 Novembre 2009 La realtà 24 volte al secondo , Newsletter Lascia un commentoTags: carmelo bene al costanzo show
Acquistateli tutti
Pubblicato 8 Novembre 2009 La realtà 24 volte al secondo , Newsletter Lascia un commentoTags: carmelo bene al costanzo
L’Italia dei magoni…
Pubblicato 30 Luglio 2009 La realtà 24 volte al secondo , Newsletter 1 CommentoTags: Afghanistan, ansa, esilio, Europa, Farah, folgore, Grande armée, isola d'elba, italia, Monti Seyah, musulmani, Napoleone Bonaparte, Studio Aperto, Talebani, terroristi, tg2, tg5, USA
“Oggi a circa 50 chilometri dalla città di Farah, fra i Monti Seyah, alcuni automezzi condotti da paracadutisti della Folgore, appartenenti al contingente italiano in istanza in Afghanistan , sono stati investiti dall’esplosione di una bomba mentre pattugliavano la zona. Un soldato è morto e altri tre sono rimasti feriti.” Questo più o meno il comunicato ANSA che due settimane fa è stato ripreso da tutti i maggiori giornali e telegiornali nazionali. La notizia, un po’ scarna a dire il vero, è stata rimpolpata a dovere dai TG di mezzogiorno con frasi del tipo: “Il vile attentato è stato perpetrato da una cellula di terroristi Talebani” (TG 5) oppure “il contingente è stato sorpreso dai terroristi mentre si aggirava nella zona per un pattugliamento” (TG 2) o ancora “i terroristi Talebani nella zona dei Monti Seyah sono tornati a farsi sentire con azioni sempre più violente” (Studio Aperto). Addirittura il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, comparso in tutte le maggiori emittenti nazionali, non ha esitato a dire che: “Siamo costernati per la terribile perdita del giovane connazionale morto tragicamente in Afghanistan. La lotta al terrorismo però deve continuare”. Show must go on, insomma. C’è qualcosa però che non mi torna. Innanzitutto: perché i Talebani vengono identificati come terroristi? Fino a qualche anno fa erano al governo di un Paese le cui istituzioni nazionali erano presiedute da ministri e “attendenti” anch’essi Talebani. Si trattava di una dittatura, ovvio, che la guerra di invasione americana appoggiata da alcuni stati europei, fra i quali l’Italia, ha spazzato via in pochi mesi, anche se non in modo definitivo. E infatti ora i Taleban sono tornati a combattere per riottenere il potere perduto. I combattenti Talebani si possono considerare degli integralisti religiosi musulmani e forse anche dei pazzi sanguinari, ma di fatto sono un esercito irregolare e di sicuro non possono essere considerati dei terroristi, almeno non nel senso storico del termine. Sarebbe come dire che Napoleone, quando tornò dal suo primo esilio all’isola d’Elba (novembre 1814-febbraio 1815) per tentare di riprendere il potere in Francia reclutando un nuovo esercito, agì come un terrorista e i soldati che lo seguirono nell’impresa cercando di ricomporre quella che un tempo fu la Grande Armée ( l’armata invincibile che guidata dal Bonaparte tra il 1805 e il 1814 conquistò quasi tutto l’Europa) non furono altro che pericolosi terroristi al suo servizio. Certo, il termine “terrorista” venne coniato negli anni settanta del secolo scorso per cui, anche volendo, nessun biografo o storico coevo all’imperatore corso avrebbe potuto affibbiare alla ricostituita fanteria napoleonica quell’infamante sostantivo. Resta il fatto che ogni azione di tipo militare, sia essa di guerriglia o di guerra vera e propria, in un contesto di assenza o precaria esistenza di un governo nazionale istituito per di più da forze straniere, ogni azione di questo tipo, dicevo, non si può considerare un atto terroristico. Ne consegue che l’esplosione di due settimane fa che ha ucciso un soldato italiano e ne ha feriti altri tre non è un atto terroristico bensì un atto di guerra. Per cui cominciamo col dare alle cose il proprio nome e riscriviamo nel modo più oggettivo e chiarificatore possibile ciò che è avvenuto la mattina del 14 luglio a 50 km dalla città di Farah: “In Afghanistan è iniziata da qualche settimana un’offensiva delle forze militari della coalizione Usa-Europa contro le roccaforti dell’esercito irregolare Talebano. Tale offensiva ha lo scopo di spazzare via in modo definitivo i reparti Talebani attestati attorno alle grandi città e nelle valli occidentali e del sud. In questo contesto le azioni di guerriglia dei Talebani si traducono anche in assalti ai contingenti in pattugliamento nella zona e alle basi dell’esercito della coalizione Usa-Europa. Fra questi contingenti non mancano quelli italiani e soprattutto quelli della brigata paracadutisti della Folgore. Durante uno di questi pattugliamenti un veicolo delle forze italiane è saltato su un ordigno fatto esplodere dalle forze irregolari Talebane. Un soldato italiano è morto e altri tre sono rimasti feriti.” Così delineata questa notizia si avvicina abbastanza alla realtà dei fatti, perché la verità nuda e cruda, per chi vuole fare informazione, spesso è la scelta migliore. Quasi sempre è l’unica possibile.
Vola al Cinema…
Pubblicato 22 Maggio 2009 La realtà 24 volte al secondo , Newsletter 3 CommentiTags: angeli e demoni, cinema, Dan Brown, hollywood, il codice da vinci, storia, ucicinemas casalecchio
Ma senza fretta…
Giovedì sera. Decido di fare una sorpresa a mia moglie: mi collego al sito della Multisala Ucicinemas di Casalecchio di Reno e in maniera semplice e gratuita prenoto due posti belli comodi nella sala 1 che trasmette il pluriacclamato hollywoodiano ”Angeli e Demoni” di Ron Howard, tratto dall’ancora più famoso omonimo libro di Dan Brown. Siamo tutti e due appassionati del genere e in più abbiamo seguito la “serata Dan Brown” proposta su Rai Storia dal programma “La storia siamo noi”. Fin qui tutto bene. Il sito mi chiede una password che avevo precedentemente attribuito al mio login, la digito e tutto sembra andare per il verso giusto. Inizio spettacolo ore 22.30; si sa le donne e in special modo quella che ho sposato hanno nel loro DNA il gene del ritardo, per cui decido di anticipare l’appuntamento con mia moglie per le 22. Incredibilmente la trovo pronta per uscire all’ora fissta. O almeno così mi era parso… ma niente da fare: i cani devono mangiare, non trovo le chiavi, devo cercare il mio portafoglio, vengo sommerso da queste e altre locuzioni che confermano la mia teoria sui geni sopra menzionata. Alle 22.20 usciamo finalmente di casa ma a questo punto mi tocca fare tutto in fretta: guidare in fretta, parcheggiare in fretta, salire la scala mobile in fretta per trovarmi infine davanti al bigliettaio. “Ho effettuato la prenotazione gratuita (marco il tono della voce su gratuita) da internet dei posti.” “Si certo.” Mi risponde. “Ma avete prenotato nella fila della 1° classe, costa un po’ di più.” “Prima classe?” Ribatto io, strabuzzando gli occhi. “Non ho mica prenotato il pendolino per Segrate?” E gli allungo la tessera Coop che dovrebbe darci il diritto ad uno sconto. Lui accenna un mezzo sorriso. “Si certo. Facciamo così: visto che è già l’ora di inizio spettacolo e la sala è mezza vuota vi metto a sedere in una posizione comoda e centrale che dà diritto al vostro sconto”. “Andata!” taglio corto, cercando di guadagnare qualche minuto prezioso. Biglietti alla mano corriamo verso la fantomatica sala 1. Per fortuna le luci sono ancora accese, buon segno, siamo arrivati in tempo. Eccome no!! Dopo circa venti minuti ininterrotti di pubblicità si spengono le luci in sala e come per magia… continua la pubblicità! Fra l’altro sempre le stesse tre, quattro reclame ripetute all’infinito. Per altri venticinque lunghissimi minuti. Mi guardo intorno se per caso si stiano avvicinando degli uomini in camice bianco con quegli aggeggi di ferro per bloccare le palpebre aperte: forse siamo finiti in uno di quegli esperimenti scentifici di “Resistenza al marketing”, penso. Ma non succede nulla per altri cinque minuti e poi finalmente inizia il film. Non vi racconterò nulla sulla trama e non darò nessun giudizio critico (diciamo che è un film che merita di essere visto ma sicuramente non è il capolavoro dell’anno), vi dirò soltanto che finito il film siamo andati dritti a casa e ci siamo arrivati quasi alle due di notte… Morale della favola: volate all’Ucicinemas, ma senza fretta! Né di arrivare, né di tornare. A meno che non abbiate una masochistica tendenza a farvi triturare i testicoli dalla pubblicità su megaschermo. E a pagamento per di più.
Aki e il (non) senso della vita
Pubblicato 30 Aprile 2008 La realtà 24 volte al secondo 1 CommentoTags: Aki Kaurismaki, Finlandia, ISBN edizioni, Peter Von Bagh
Aki Kaurismäki ha l’aspetto di un camionista russo sbronzo e un tono di voce appena percettibile. Ha appena ricevuto il premio Pasolini e nella sala Scorsese del cinema Lumiere di Bologna siede vicino a Paolo Mereghetti, che da buon critico gli rivolge domande a cui Kaurismäki risponde con qualche monosillabo denso di feroce e tenera ironia. L’occasione della conversazione è la presentazione del libro “Aki Kaurismäki” (ISBN edizioni, 224 pagine – 19 euro) curato dall’amico Peter Von Bagh con cui il regista di Orimattila ha inventato il “Midnight Sun Film Festival” e che siede all’altro capo del tavolo.
La poetica di Aki è tutta nel libro, le risposte sono tutte lì. Tra le sue pagine c’è molto più di quello che Mereghetti chiede. La vodka, le strade di Helsinki di notte, il (non) senso della vita, la marginalità di certe esistenze, l’amore per il cinema e la Finlandia. Kaurismäki non può in nessun modo venire meno alla “finlandesità”, anche nei suoi film “americani”, anche se ora si è trasferito in Portogallo per essere il più lontano possibile dalla sua terra natia e il motivo è semplice: La Finlandia è uno stato della mente. Durante la II Guerra Mondiale, i finlandesi imbastirono un commercio clandestino di caffè con la Svezia e ogni notte nel golfo di Botnia c’era un eterno avvicendarsi di imbarcazioni, nonostante i sottomarini tedeschi e le fregate inglesi giocassero a darsi la caccia. I contrabbandieri suomi rischiavano di saltare in mille pezzi di legno, catrame e budella per il caffè. In Finlandia ci sono poche ore di luce, o troppe, zanzare feroci lunghe qualche centimetro, grappe distillato di tristezza pura e molta voglia di suicidarsi. Non rimane che il caffè. Ettolitri di caffè, a tutte le ore e a tutte le età. Qualcosa che possa distrarre dalla vita per qualche sorso. Rischiare la vita per distarsi da essa. Sopravvivere ai problemi. Al destino. Come fanno i personaggi di Kaurismäki.
La Finlandia è uno stato della mente come i suoi tango. Struggenti, melanconici, cupi ma passionali più di quelli argentini. Tango cantati in una lingua che costringe a sentirsi sempre e comunque lontani.
La Finlandia infine è uno stato della mente perché vive con ironia la sua condizione di amarezza. Un finlandese potrebbe lasciarsi morire su un divano per le sue colpe, come un russo, ma avrebbe la battuta pronta da sussurrare prima del salto. Un finlandese potrebbe uccidere per gelosia come un latino, ma non negherebbe mai, prima, una vodka e un motto di spirito al suo rivale in amore.
Articolo pubblicato su “Panorama.it” in luglio 2007


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