Shipping up to Boston

Il vostro affezionato kai zen di quartiere J sta per salpare un’altra volta, destinazione Boston, Wellesely e New York… Qui non lo vogliono, ma da quelle parti sembra invece che apprezzino la sua boria. E così i primi di marzo sarà writer in residence al MIT, ospite del Wellesely College per il Global Science Fiction e ospite del Queens College a Nuova York…. stay tuned for the details

Regalo di Natale

babbokaizenGli anni scorsi vi abbiamo “deliziato” con i racconti di Natale.

Quest’anno vi facciamo un altro regalo. Un capitolo del nostro romanzo ancora inedito, Mi Buenos Aires Querido. La voce narrante è quella del “Cardinale” (lo avete sentito nominare in Delta Blues, haven’t you? ), un trafficante d’armi al limite della leggenda urbana… Allacciate le cinture e godetevi la sauna.

Il mio peggior nemico è sempre stato la noia. Non lo si direbbe possibile, considerata la vita che ho avuto, ma è così. Il mio cervello mastica e digerisce anche gli eventi più singolari e emozionanti riducendoli a una poltiglia incolore, e tutto nel giro di pochissimo tempo. L’eccezionale diventa routine e mi annoio.

Dopo i miei traffici col nucleare, come avrei potuto puntare ancora più in alto, giocare a un tavolo più rischioso? È forse per questo motivo che ormai Prem Satien ha preso il sopravvento sul Cardinale. Sedotto dall’ascetismo orientale come l’ultimo dei figli dei fiori anni settanta col sitar. Continua a leggere »

Noi siamo solo i parafulmini

Sono passati due mesi dalla chiusura della prima fase della Campagna Urbana a cui abbiamo partecipato in quel di Lecce. Quello che è successo è stato emozionate e stordente. Vedere le storie che abbiamo innescato e che i partecipanti hanno fatto detonare, trasformandole in azioni concrete sul territorio è stato da togliere il fiato. Quello che segue è un report a uso interno che abbiamo fatto qualche giorno dopo a bocce fredde. Ora lo rendiamo di pubblico dominio perché ci sembra che oggi, come sempre, la potenza della narrazione sia un’arma formidabile.

Quando nascono le storie? Come nascono e perché lo fanno? Con questa domanda, fatta la sera prima di cominciare il laboratorio di scrittura collaborativa, lasciamo i partecipanti in sospeso. Alla questione daremo una risposta solo alla fine del workshop, a racconti terminati.

La domanda che invece riserviamo per noi è: scriveranno? Scriveranno solo se ne avranno la necessità. È una risposta che conosciamo e sappiamo altrettanto bene che non sempre questa necessità è presente e, per quanto possa essere stimolante il lavoro “in aula”, se manca l’innesco la scrittura non detona. Continua a leggere »

Epilogo Criminale

Tempo fa le Officine Wort ci hanno chiesto di partecipare al romanzo totale “Chi ha ucciso Lucarelli” con un epilogo “fuori concorso”. Quell’esperimento è poi diventato un libro pubblicato dall’indomita Bacchilega di Imola. La tentazione di innescare un Nastro di Möbius e di darsi al pastiche letterario fu grande, come la confusione sopra e sotto il cielo…

La pioggia a un funerale è sempre melodrammatica. Se ne sta in disparte, lontano da occhi che nonostante il tempo potrebbero riconoscerlo. Canton l’ha stupito. Farsi seppellire al cimitero degli stranieri, degli atei… un colpo di teatro davvero di gran classe per un uomo che sembrava tutto tranne che creativo. L’ictus che l’ha stroncato si è ridotto a una semplice nota informativa. Un foglietto volante tra il vortice di carta che scompiglia forsennato la sua scrivania ogni giorno. Niente e-mail, niente sms, niente tecnologia. Solo carta, un enorme archivio di carta. Decenni per esaminarlo e poche ore per distruggerlo, in caso.
Se ne va prima che la cerimonia sia finita. Le scarpe scricchiolano dispari sul ghiaino bagnato. La zoppia si è accentuata negli ultimi tempi. Le dita che stringono il manico dell’ombrello sono segnate dall’artrite, non sente più indice e medio.
In strada lo attende la berlina grigia. Si osserva riflesso nel finestrino. Un vecchio, ormai. È ora di cedere il passo. Deve solo terminare di valutare i candidati possibili. Tastare il terreno. Nessuno di loro sembra persona pronta ad accettare l’incarico. Come lo è stato lui a suo tempo, quando il Vecchio gli ha passato il testimone. Le labbra dovrebbero incresparsi in un sorriso. Non lo fanno. Non c’è nulla da sorridere. Canton gli mancherà. L’ha seguito nella sua carriera, l’ha seguito come una nota a margine, un post-it. Una carriera insignificante sulla scacchiera del gioco importante. Un diversivo, una debolezza. Ma anche un modo per mantenersi ancorato alla realtà. Si fa presto a scivolare nel limbo grigiastro che si cela dietro le quinte. Il complotto complotta contro di te. Sempre.
Roma scorre fredda oltre il vetro fumè. L’autista è vestito a lutto, anche se non ha messo piede nel cimitero. Scialoja si massaggia la coscia. Il dolore si acuisce quando il tempo volge al peggio. Si concede ancora un minuto di malinconia in ricordo dell’amico poi consulta l’agenda. L’ordine del giorno. Tra i vari appunti c’è la questione della morte dello scrittore di gialli da risolvere. Un altro tassello del quadro generale.
L’ascensore che lo porta nel suo studio cigola e geme. Impermeabile e ombrello gocciolano sul pavimento di linoleum. Non ci sono specchi. Come non ce ne sono all’interno dell’appartamento anonimo in cui trascorre ormai tutto il tempo, scandito da un’insonnia feroce. L’arredamento è identico a quello che ha lasciato il suo predecessore. Anche il telefono, grigio antracite, è rimasto lo stesso. Non funziona più ma è ancora lì, al fianco di un apparecchio più moderno. Attacca il trench all’appendiabiti, si siede. Un sospiro, un massaggio blando alle tempie, poi chiama.
“Hanno fatto progressi?”
La voce dall’altro capo è squillante, un accento bolognese appena accennato. “Hanno chiuso il caso.”
Scialoja, riprova a increspare le labbra. Non succede nulla. “Bene. Fategli avere le prove.”
“Ma così…”
“Il suo lavoro non è discutere.”
“Eseguirò.”
“Mi tenga aggiornato sugli sviluppi. Voglio sapere come reagiranno e cosa faranno. Poi si consideri sospeso dal servizio.”
“…”
“Non chieda spiegazioni. Faccia come le è stato detto.” Riaggancia. Quell’ultima frase non l’avrebbe mai pronunciata prima, avrebbe semplicemente tolto l’operatività all’uomo di Bologna, senza dire nulla. È il segnale che è giunto il momento di ritirarsi. Un paio di faccende da sistemare e poi basta. C’è bisogno di qualcuno più giovane, brillante e pronto. Già ma pronto a cosa? Per cosa ha lavorato negli ultimi trent’anni? Per chi? Per lo stato? Lo stato… Lo stato non esiste. Ha smesso di crederci molto tempo fa. Eppure per fare quello che fa, che ha fatto, ci vuole convinzione. No, di più: ci vuole fede. E la fede non si può spiegare. La sua fede è una fede nell’equilibrio. L’Italia è un paese in bilico. Un equilibrista sull’abisso della storia e come ogni bravo equilibrista fa credere al pubblico di non essere in pericolo. Per poterlo fare ha bisogno di persone come lui. Persone in grado di tendere la corda e mantenerla tesa senza esitazioni e in ogni circostanza. L’equilibrio non è una questione ideologica o politica. L’equilibrio sfiora la metafisica. Eppure con la metafisica non si regge nessuna corda. L’azione è l’unica via. L’antizen è la soluzione.
Lucarelli. Un ingranaggio del sistema, un ingranaggio che ruota al contrario. Come molti altri. Osservando la macchina da un’altra prospettiva però ci si accorge che per funzionare a dovere deve avere rotelle che si muovono in entrambe le direzioni.
Fornire le prove del fatto che tutta l’indagine sia andata fuori pista e che le conclusioni siano del tutto sbagliate è contribuire all’equilibrio, è far ondeggiare il cavo. Non per far cadere l’equilibrista ma per evitare che cada dall’altra parte. Lasciare il pubblico senza fiato per un istante solo per farlo sospirare di sollievo un attimo dopo. Fa tutto parte dello spettacolo, della macchina.
Prende dal cassetto le foto degli sbirri al lavoro sul caso Lucarelli. Le sfoglia e le mescola come fossero figurine. Uno di loro è il candidato inconsapevole alla sua sostituzione. Nessuno lo riterrebbe adatto, ma non lui. Sa che non accetterà mai, come il Vecchio sapeva che lui non avrebbe accettato il compito. Eppure da decenni è lì, chiuso in quell’ufficio polveroso, inchiodato alla scrivania, celato allo sguardo del mondo a lottare con la forza di gravità che trascina l’equilibrista verso il baratro.

Ancora sul Delta

More about Delta bluesOggi saremo a Piacenza per il Festival del Blues

17:15-18:00 Pubblico Passeggio, incrocio Corso Vittorio Emanuele II, Piacenza

FIUME NERO, FIUME CUPO

C’è chi in un fiume va a pesca di pesci siluro, chi di cadaveri, chi di petrolio, chi di speranze. C’è un universo di emozioni e di storie nello scorrere quotidiano di un corso d’acqua, che si tratti del Po, del Lambro o del Niger. Luca Crovi intervista Massimo Gardella, Andrea Villani e il collettivo di scrittura dei Kai Zen.

Musica live acustica a cura di Daniele Franchi Trio

Gineceo

Solo una comunicazione rapida e splendida: in casa KZ è arrivata Greta, la quinta delle nostre bimbe… cinque femmine per quattro Kai Zen… Non ci resta che dedicare loro il video dei Disneyland After Dark (DAD, guarda un po’) Girl Nation (I’m gonna pay for all of my sins… parola di padre)

Cristo!

È un po’ che non ci facciamo sentire su carta… Il nostro nuovo romanzo è nelle mani dell’agente da qualche tempo per trattative segretissime con gli editori che, forse, sono spaventati dalla mole e dal contenuto (e dalla crisi), ma da queste parti non si batte la fiacca del tutto e tra due giorni vi toccherà correre in libreria e cercare Kai Zen alla lettera “P” di Pispisa.

IL CRISTO RICARICABILE è pronto. Dopo una travagliata storia editoriale il romanzo sta per arrivare sugli scaffali…

 

Il Cristo ricaricabile, edito da Meridiano Zero, è il quarto romanzo di Guglielmo Pispisa, dopo La terza metà (Marsilio, 2008), Città perfetta(Einaudi, 2005) e Multiplo (Bacchilega, 2004).

Sarà nelle librerie il 6 giugno. Nell’attesa, eccovi un estratto dalla quarta di copertina.

Ingredienti: 3/10 di Tom Robbins, 6/10 di Mordecai Richler, 1/10 di Christopher Moore, 1 goccia di sacre scritture, 1 pizzico di postmoderno. Agitato, non mescolato. Servite ghiacciato su tavola da surf.

 

Cosa succederebbe se oggi, a Roma, arrivasse un messia? Attenzione: non “il” messia, non Gesù Cristo con la sacra compagnia di angeli e santi, ma un messia ordinario, un messia adatto ai tempi, a buon mercato, un messia giovane, insicuro, crocifisso dalle personalità dominanti della sua famiglia, per nulla interessato a influenzare le masse, un messia surfista che non vuole pensieri per la testa, che non ha niente da dire né da insegnare a nessuno. Questo messia, però, questo giovane surfista senza arte né parte, che si chiama Milhous Giordano, è il destinatario di un dono che non può ignorare: dopo una notte strana di sesso e alcol, la Notte Bianca di Roma rovinata da un violentissimo temporale e da un apocalittico blackout, Milhous si è svegliato con le mani segnate da stimmate sanguinanti. Un marchio imbarazzante per uno che in Dio nemmeno ci crede. Ma per una volta non può far finta di niente, perché quelle ferite gli danno il potere di guarire le persone. Il corso della sua esistenza accelera in un susseguirsi di eventi che non riesce a controllare. Milhous diverrà ostaggio del suo potere e delle migliaia di sofferenti che cercano il suo benefico contatto. Un potere tanto eccelso quanto ambiguo, che potrebbe discendere da un inconfessabile peccato. Una storia che indaga l’inconscio di una società che ha barattato l’anima con il corpo, la responsabilità con la fuga, l’amore con il divertimento, la redenzione con la distrazione, la morte con la dimenticanza.

A Easter Carol

Mbe’, dopo Natale, c’è Pasqua, no? Due anni fa, dico due, pubblicavamo il nostro A Christmas Carol sul fantasma dei natali passati… Be’ sembra che il nostro Tiny Tim sia risorto… Abbiamo estrapolato un pezzo di quel racconto dickensiano… poi dite che non siamo avanti…

In un futuro non troppo lontano…. 

Renzo è nudo davanti allo specchio che gli restituisce l’immagine di un torace stretto con i pettorali definiti dalla palestra, il pene flaccido mezzo inghiottito dal pelo pubico. Prende la forbice e comincia a tagliarsi i ricci crespi, così alla brutta, grossolanamente. Prima davanti, poi i lati, infine dietro. Con la sinistra passa le dita fra i capelli e tira fino a far sollevare la cute, con la destra sforbicia, fino a che il cranio non rimane nudo, chiazzato qua e là di ombre di peluria superstite.
I bastardi non aspettavano altro. Con suo padre ormai fuori uso hanno cominciato a farsi i comodi loro, sfacciati e allegri come puttane a una festa. In lista lo hanno schiaffato al quarto posto, merde che non sono altri, in questo modo non salirà mai. La sua carriera politica finisce qui. Hai voglia a sprecarsi in paroloni di stima e nostalgia per suo papà; quando si è trattato di metterglielo su per dove non si dice non si è tirato indietro nessuno. Magari giusto un po’ a testa bassa, ma tutti in fila, alla faccia del Senatur. Se li ricorda ancora, nella stessa fila, con lo stesso ordine, ma dietro suo papà a Pontida oppure sulle rive del Po, con lo sguardo fisso sull’ampolla e le espressioni avide. Viscidi
I peli sul petto cedono al rasoio come lacrime a una spugna; del resto son pochi. Quelli in mezzo alle gambe è tutta un’altra storia, sono duri, ispidi, non vengon via. La lama affonda, ma strappa più che tagliare. Piccole screziature vermiglie affiorano sulla pelle bianchissima del ventre ormai glabro. Mettere i calzoni sarebbe un problema, adesso, ma ormai Renzo non ci pensa più.
Quella troietta di Clarissa non lo chiama da due settimane, non risponde al telefono, ai messaggi. La mail non ce l’ha perché dice che lei i computer non li capisce, ma tanto non risponderebbe manco a quella. L’antifona Renzo l’ha capita, le gambe si aprono solo quando conviene e adesso lui non è più un cavallo vincente, è zoppo. Continua a leggere »

kai zen “vs” wu ming: il futuro della scrittura nell’epoca della crisi

Pubblichiamo un’intervista che ci fece, in tandem con gli illustri cugini, tempo fa Mauro Garofalo per il sole 24 ore e che è uscita solo ieri….

C’era una volta, in una galassia lontana lontana, un piccolo giornalista che aveva ricevuto l’ok dal suo capo-redattore per un’intervista “al quadrato” su un tema che a lui, il piccolo piccolo giornalista, sembrava di raro interesse: il futuro della scrittura nell’epoca della crisi dell’editoria. Il piccolo piccolo piccolo giornalista aveva pensato che nella galassia lontana esistessero due nomi (collettivi, due esperimenti unici a loro modo, ognuno con una sua peculiare specificità, e composizione di individui che collettivamente formavano il progetto condiviso), e i nomi erano: Kai Zen e Wu Ming.
Dopo dieci mesi il piccolo piccolo etc etc giornalista non era riuscito a pubblicare: la crisi dell’editoria avanzava, e si nutriva di cose grandi ma soprattutto di piccoli piccoli giornalisti… morale della storia: “io sono nessuno” ma siccome Internet è già una “rivoluzione” ecco a voi l’intervista integrale, in rigoroso ordine alfabetico, di due “scrittori” che hanno molto da dire sul tema: Quale futuro per la parola?
Da questa parte della barricata, faccio le mie scuse per l’attesa a Kai Zen e Wu Ming. Verranno tempi migliori anche per il giornalismo delle piccole galassie. Un grazie per la loro paziente, attenta, professionalità. Continua a leggere »