In questi giorni non abbiamo tempo: premi internazionali da ritirare, romanzi epocali in consegna, case editrici da rilanciare… e poi figli da allevare, lavare, mangiare, dormire (sì, proprio così: hai dormito le bimbe, caro? No, però le ho già mangiate. Bè, va bene così direi). Che ne sapete voi, ci chiediamo noi Kai Zen… che ne sapete voi?
Beata l’ignoranza, fatecelo dire. Beati voi.
Vogliamo premiarvi, e allo stesso tempo fare una pessima figura da paraculi. E allora? C’avete da dire? Chiamo Truck Driver? Attenzione, pivelli… attenzione. Ecco un racconto di Simon Rich del New Yorker (sì, quella rivista da quattro soldi… sapete che ci piace proporre roba alternativa, sconosciuta) in uscita su l’Internazionale.
Fa ridere, cazzo. Leggete. E silenzio!
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