Centro dell’universo

In questi giorni non abbiamo tempo: premi internazionali da ritirare, romanzi epocali in consegna, case editrici da rilanciare… e poi figli da allevare, lavare, mangiare, dormire (sì, proprio così: hai dormito le bimbe, caro? No, però le ho già mangiate. Bè, va bene così direi). Che ne sapete voi, ci chiediamo noi Kai Zen… che ne sapete voi?

Beata l’ignoranza, fatecelo dire. Beati voi.

Vogliamo premiarvi, e allo stesso tempo fare una pessima figura da paraculi. E allora? C’avete da dire? Chiamo Truck Driver? Attenzione, pivelli… attenzione. Ecco un racconto di Simon Rich del New Yorker (sì, quella rivista da quattro soldi… sapete che ci piace proporre roba alternativa, sconosciuta) in uscita su l’Internazionale.

Fa ridere, cazzo. Leggete. E silenzio!

;)

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Un italiano, un tedesco e uno svizzero

Una volta, al dopolavoro dell’Autotrasporti Barletta - stimata società a responsabilità limitata di trasporti di fresco e specialità regionali dove il vostro Truck Driver sbarca il lunario se prendere a schiaffi arroganti guidatori di SUV in centro in cambio di offerte libere di cittadini non dovesse bastare, e ultimamente basta e avanza – ci siamo messi a fare i cretini con una bottiglia di Vov da far fuori. Ma che dico una bottiglia, era un’intera cassa, a essere preciso. E ovviamente poi siamo andati a casa tutti in autobus, cari amici politicamente corretti :)

Tra le stronzate più gettonate della serata c’erano libere e folli reinterpretazioni della famosa barzelletta con rappresentanti di nazioni diverse a misurarsi in determinate circostanze, con l’italiano sempre a fare la furbata, e il francese (o il tedesco, o lo svizzero o fate voi) a pigliarsela in quel posto. Bene. Potete certo immaginare che il vostro camionista fosse a mille quella sera, carico come un camion di rifiuti tossici da smaltire: l’umorismo di serie Z e il respiro internazionale costituiscono da sempre le mie prerogative preferite. Continua a leggere

Squola

Non è nemmeno un anno (scolastico) che vivo l’esperienza della scuola primaria – ex elementare – da genitore, combinata con l’invece ormai navigata familiarità con la scuola dell’infanzia, che già mi sono rotto il cazzo. Per certi versi, intendo, mentre invece per altri continuo imperterrito a credere in questo paese (chissà perchè) e nel suo sistema educativo, perlomeno quello dei primi anni di istruzione. Ricordate questo post?
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La TAV e il paese dei cachi (pensieri di nessuno 5)

Dura protesta contro la TAV… Manifestante sul traliccio… Tragica fatalità… Il sacrosanto diritto di protestare non deve però giustificare inaccettabili violenze… Le facili indignazioni di questo periodo si trasformano troppo spesso nella vittoria di una sterile antipolitica… Pecorella… Umiliare un servitore dello Stato… Pulsioni antidemocratiche… L’avesse visto Paolini… Abbiamo dimenticato la lezione di Pasolini… Ero esasperato… Ho fatto solo il mio dovere…
MA QUANTE CAZZATE DOBBIAMO ANCORA SENTIRE PRIMA CHE UN QUALSIASI PROGRAMMA, TESTATA O NOTIZIARIO CHE SI DEFINISCE “GIORNALISTICO” PARLI SEMPLICEMENTE DEI MOTIVI CHE STANNO ALLA BASE DELLA PROTESTA?
E invece no, tutti a inseguire l’effetto speciale, la suggestione, il gesto romantico/simbolico, l’ultimo della sequenza, senza mai spiegare cosa c’è dietro.

Evito di dilungarmi per non aggiungere parole ai cumuli inutili già ammucchiati dai vari media, e manco insisto nella mia risibile opinione (per quanto a mio avviso più che l’ecomostro colpisce il rapporto costi/benefici che mi pare dubbio). Non dico nemmeno che si debba essere a favore o contro, dico però di discutere sui dati e non sulle minchiate.

Chi voglia sapere le ragioni della protesta e non le cazzate, vada qui. Mica un link ultrasegreto di Wikileaks, eh, basta andare alla prima pagina di google cercando “NO TAV ragioni”. È un documento che sta in rete da un pezzo. Chi invece vuole approfondire le ragioni del sì, sostenute e argomentate dal governo, vada qui. Documento fresco fresco della presidenza del consiglio. E adesso vediamo se continuano a parlare di nulla. Visto che Vespa non ci aiuta col plastico, tocca far da soli, come sempre in questo paese…

Portrait-robot

Crediateci o no, in francese significa identikit (e fatemela dire ‘sta chicca di quarta mano!). E proprio stamane, o stamani, pensando a me, a voi, a questo blog e a più di due anni di articoli che vi tocca di sorbirvi con cadenza settimanale, tra la vecchia rubrica Vista dal basso e la recente, sensazionale Truck Driver, ragionavo su qual’è alla fine l’identikit del personaggio che leggete tra queste righe. Quali sono le tematiche più ricorrenti, le linee guida. Qual’è il famoso ‘paniere degli argomenti’. Sì, perchè ogni blog che si rispetti, amici - come qualsiasi altro ‘progetto’ - ha un’idea di fondo, un inquadramento, un immaginario dal quale pesca idee, proposte e suggestioni. Insomma, stronzate di questo tipo :D Continua a leggere

Autogrill

Se non io (Truck Driver), chi altro?

Chi dovrebbe parlarne, di questa grande catena di esercizi commerciali che fanno così tanto parte della nostra vita da non riuscire bene a valutarne la portata bizzarra e comica? Sì, comica, perchè, non siete d’accordo? Vi sembra normale allora che migliaia di unità di identiche rustichelle surgelate vengano distribuite in ogni dove lungo lo Stivale, alla faccia della tradizione di cibi genuini e freschi, e poi puntualmente servite al cliente con crosta di formaggio bruciato di altri precedenti panini incollata ai bordi e fredde come la morte dentro? Eppure glielo si dice almeno tre o quattro volte allo svogliato, sfruttato barista di turno: ben calda, grazie. Sì, arrivederci… Continua a leggere