A Christmas Carol : Un penny per i tuoi pensieri di nessuno : (Pensieri di Nessuno 4)

Tre giorni a Natale e non un fiocco di neve, neanche a pagarlo. Nemmeno grandine e nemmeno, in cambio, quel cielo terso azzurro acceso che a volte le migliori giornate di dicembre sanno offrire quando sono in vena di regali. Niente. A parte nuvolaglie brune e basse e un freddo umido porco che s’insinuava sotto maglie e cappotti e smistava con generosità raffreddori e mal di gola. Non c’erano più i natali di una volta. Non c’era più niente di quello che c’era una volta; in effetti, ormai c’era soltanto il qui e ora, un presente senza gusto né prospettive che assomigliava a masticare segatura con l’aspirazione di mangiar caviale. E pensare che qui era tutta campagna.
Lo scrittore pensava proprio questo, mentre aspettava sul marciapiede davanti al locale che il cameriere preparasse il tavolo per lui e per la moglie. E dall’immagine fiacca della segatura e del caviale, come pure dalla riflessione dozzinale sul presente scarso rispetto ai bei tempi andati, il lettore intuirà che lo scrittore in questione, quanto a creatività e a freschezza di sguardo, stava alla canna del gas. Continua a leggere »

Razzolare male

Razzolare (Raz-zo-là-re): detto specificamente di polli, raspare, grattare il terreno con le zampe || nel detto predicare bene e razzolare male, comportarsi bene solo a parole.  estens. || Rovistare in un luogo, frugare tra più cose: razzolare fra le carte

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Posto che avrei d’istinto più interesse a disquisire del significato gallinaceo del termine, mi tocca invece a trattare oggi il senso figurato, metaforico, dato che purtroppo ci riguarda tutti molto da vicino. Predicare bene e razzolare male, anzi malissimo. Continua a leggere »

Dream Machine 3 (il potere delle storie)

Parole

Le storie sono fatte di parole e le parole sono l’unica forma di magia in grado di influenzare e modificare la realtà. C’è un piccolo gioco di prestigio che si può fare per chiarire come questo potere magico  possa agire: dico la parola “trattore” e il trattore per magia appare proprio lì, davanti agli occhi di chi mi ascolta. Con le parole di un epitaffio, con il nome e il cognome su una lapide facciamo risorgere i morti. O per lo meno tutti si formano l’immagine mentale del mezzo agricolo o del defunto in questione. Magia. Non c’è bisogno di scomodare neuroscienziati e cognitivisti per spiegare cosa accada a livello neuronale e psichico quando faccio il trucco. Quello che importa è che la magia funzioni e funziona da quando decine di migliaia di anni fa abbiamo emesso il primo grugnito (da quel fatale giorno in cui fetidi pezzi di melma fuoriuscirono dalle acque e urlarono alle fredde stelle: “io sono l’uomo”). Poco dopo esser strisciati fuori dalle acque e aver cominciato un processo – che qualche battito di ciglia universale dopo – qualcuno avrebbe chiamato evoluzione, ci siamo seduti attorno a un fuoco e abbiamo aggiunto alle nostre attività principali (dormire, mangiare, procurarci da mangiare, riprodurci) un’altrettanto importante attività dedicata a perpetrare la maledizione nota come sopravvivenza: raccontare delle storie. Con esse ci siamo protetti a vicenda, abbiamo affrontato e sconfitto il buio oltre il lucore del falò. Abbiamo esorcizzato i demoni ed evocato il terrore. Ci siamo spaventati (adesso fai paura, spaventati anche tu, cantava il saggio Faust’O). Mostri, fantasmi, morti e tutto lo scibile degli abissi dei nostri inconsci si è riversato in fiumi, laghi, oceani di parole. Unico scopo sopravvivere, passare un’altra notte carica di sgomento. Continua a leggere »

Camicia + cardigan = lupetto + giacca?

Voi italiani (dico non camionisti residenti nel Sistema Sesto con a casa tre olandesi e in testa il Nevada, come il sottoscritto) siete fissati con ridicole equazioni di vestiario indossato per stabilirne l’adeguatezza climatica. Proprio come le vostre madri, spiccicati. Ovvero, la solita ossessione ansiogena italiana: soffrirò il freddo se oggi al posto della combinazione maglietta della salute  - sexy quanto un callo al piede, maglione a collo alto e giacca di merinos indosso invece camicia di cotone, maglioncino di flanella e cappottino? E se facessi lupetto + giacca a vento? Sarebbe più o meno di pile e paltò nella scala dei valori termici? E cardigan e impermeabile imbottito? Continua a leggere »

Ricerca sul campo

E domani, venerdì 9, in quel della fiera del libro della piccola e media editoria di Roma, il vostro affezionato Kai Zen di quartiere J presenta “Ricerca sul campo” di Mischa Berlinski (ore 17, sala turchese).

Mischa Berlinski nasce a New York nel 1973. Studia alla Berkeley University in California e alla Columbia University, per poi lavorare come giornalista freelance in Thailandia. Con questo suo primo romanzo è finalista al National Book Award nel 2007 e l’anno successivo gli viene riconosciuto il Whiting Writers’ Award. Oggi vive in Italia. Continua a leggere »

Terroni e alluvioni

Caro Guglielmo, questa rubrica che io e te curiamo, nell’anno e mezzo in cui l’abbiamo scritta, si è distinta sempre per una sana attitudine al cazzeggio caustico. Prendiamo un fatto, ci facciamo del feroce sarcasmo sopra e lasciamo che chi legge rida per una decina di secondi, se ci riusciamo. Poi succede che, come due anni fa (ma anche come un anno fa, e come tre anni fa, e come un mese e mezzo fa), la natura s’incazza ed esige un tributo in vite umane. E ci si stupisce e ci si addolora. Va bene il

dolore, che non lo si nega mai, ma lo stupore? La sorpresa, semmai, non dovrebbe essere dettata dal fatto che fiumi ridotti a discariche e bloccati da ogni schifo che l’uomo vi getta dentro, ad un certo punto non riescano più a contenere le acque, o che montagne abbandonate a sé stesse senza alcun controllo prima o poi si sbriciolino. No, lo stupore sarebbe meglio riservarlo ad altro. Continua a leggere »

Sesso

Intanto come titolo funziona, no? Ma veniamo a noi. Il sesso è un tabù italico di portata nazionale. Inutile negarlo. E veline, hostess, escort, scosciate da telepromozione, tettone da programma calcistico, e ancora look aggressivi, vestiti sempre più sexy, stivali bondage da mistress disponibili ormai in ogni negozio non sono altro che la solita copertura. Can che abbaia non morde, dice il saggio, e mi permetto di concordare in questa circostanza. Non sono certo un bacchettone o un moralista, anzi di recente mi piace pensare di essere un camionista che flirta con la parola scritta (o uno scrivente che flirta con gli Scania, come preferite) ed è per questo che ho di che lamentarmi. A guardarmi attorno, sembrerebbe di vivere nell’epoca più sexy e spinta di tutti i tempi. Continua a leggere »