Sassolini

by kai zen a

Allora, siamo ancora caldi dei risultati delle urne elettorali comunali. A Milano è successo un miracolo. Quasi piangerei a dirotto lacrime di gioia camionista, per celebrare questo momento cruciale, ma voglio invece mantenere il mio solito aplomp britannico, e provare come sempre a insinuarmi sobrio negli interstizi delle vicende per sviscerare, analizzare, capire, trarre conclusioni oggettive da condividere con voi.
Ehi, di chi sono queste grasse risate? Vergogna! Io sono serissimo.
Per cominciare: noi dell’hinterland milanese (dunque Milano, sì, ma anche la cerchia di città che le gravitano attorno, a cominciare dalla mia gloriosa, impareggiabile Sesto San Giovanni) abbiamo parecchi sassolini da toglierci dalle scarpe, oggi che tutti ci guardano con ammirazione. Che cazzo vi credevate, maledetti? Avremmo dovuto forse aspettare voi, sfaticati residenti di medie città opulente e lottizzate, oppure voi, stuolo di artigiani evasori SUV-muniti dei piccoli centri di provincia? Figurarsi…
Abbiamo fatto da soli, grazie. E abbiamo fatto meglio di tutti. Senza fazioni. Senza proclama. Senza capigregge. Senza stronzate. Semplicemente utilizzando quanto da decenni guida lo sviluppo delle città del mondo, totalmente bandito dalle nostre:
il buon senso. Civico.
Vivere bene.
Vivere giusto.

Oh, da oggi in poi non voglio più sentir dire:
-che a Milano sono tutti ricchi, nobili e con la puzza sotto il naso. Stronzate da Bruno Sacchi della Terza C e da film dei Vanzina, amici. Votatelo voi, un candidato di Rifondazione Comunista con il 55% dei voti al ballottaggio, se ci riuscite (e non ci riuscirete). Sì, perchè non stiamo parlando dei feudi rossi. Troppo comodo (e se mi permettete un filino ambiguo…)
-che a Milano la gente è fredda, menefreghista, insopportabile. A me sta molto più sul cazzo il paesino di provincia che strabocca di villette di lusso e maledette BMW comprate con il frutto nero del proprio lavoro artigianale, razzista nei confronti dei migranti che gli riempiono le dittarelle in espansione e dominato dal gossip di vecchie parrucchiere e di cerebrolesi da troppe lampade UVA e troppa tv.
-che questa è la città dei bauscia, dei berlusca ecc. Qui, oggi, si è voltata pagina, e DI BRUTTO. Adesso vediamo cosa farete voi. E non parlo solo di ‘destra’ e ‘sinistra’, sarebbe troppo poco e non significherebbe nulla. Io parlo di attitudine, di partecipazione, di obiettività, di scommessa per il futuro. Essere moderni. Essere pronti per il mondo di oggi. Voi lo siete? Sarebbe anche ora…
-che qui siamo tutti tristi, ingobbiti, infreddoliti. No, amici, tutte falsità. Luoghi comuni. Certo, di ingobbiti e stronzi ce n’è in giro una caterva, esattamente come in ogni altro posto. Ma l’aria a Milano non è mai stata così pulita. Ah, sì. Si respira proprio bene, credetemi (vi scrivo dal centro, ho appena consegnato una partita di provole affumicate a Versace). Adesso dateci tempo qualche mese per dare una riassettata, mandare a spaccare pietre in Siberia tutti gli arroganti sbruffoni che per una quindicina d’anni hanno fatto man bassa, e fondere tutte le loro macchine di lusso del cazzo in un’unica sfera d’alluminio che diventerà il nuovo planetario. Poi vi invitiamo tutti a vedere un’altra città. Facciamo un festone. E senza le file per il parcheggio che trovate sempre sulle coste del Salento :D

Eh sì, sono proprio raggiante. Non ve lo aspettavate, vero? Pochi se lo aspettavano. Forse nemmeno io, che comunque dalla mia cabina autocarro vedo tutto da sopra, quasi da fuori. O forse sì. Forse me lo aspettavo. Forse poteva succedere solo qui. Ed è successo. E adesso non lo fermeremo. C’è tanta strada da recuperare.

Tanti sassolini nelle scarpe da toglierci.