Il design non serve a niente

by kai zen a

Oggi facciamo dispetto agli amichetti creativi che si affannano a creare sempre lampade nuove, sedie nuove, cavatappi nuovi, tazze del cesso diverse. Non crediate che non vi capisca, invidiabili geni della linea perfetta: mio malgrado, sono nato e cresciuto nella terra dello stile, del design, della moda e altre stronzate di questo tipo, e qualcosa in termini di ‘gusto’ è trapelata comunque all’interno di questo sfatto corpo da camionista. In senso inverso, evidentemente,  ma è pur sempre trapelata. Una volta arrivavo persino a gradire il tema: per alcuni anni, durante la celebrata settimana del design a Milano (in pratica, in tutto il centro città auto da papponi e impuniti diplomatici in quinta fila ovunque, aggeggi incomprensibili esposti dove capita, gagliardetti e bandierine a gogò, una sfilza di sneaker parlanti da 200 euro e dai colori ridicoli che si raccontano una marea di cazzate tra di loro), mi sono preso la briga - guida alla mano - di visitare stand, show room, guardare oggetti facendo finta di studiarli a fondo, assaporare aperitivi a scrocco, ascoltare estraneante musica elettronica esibendo il mio look da truck driver trasandato come se fosse la cosa più cool del mondo. E lo era, cristo santo! Dev’esserci ancora un busto di marmo ritraente la mia effige in posizione da pernacchia, da qualche parte in zona Tortona…

Ma qui voglio dire un’altra cosa, oggi, che è la seguente: il design non serve a un cazzo. Nel titolo ho usato un termine più morbido, ma la sostanza è questa. Il principio del design è molto nobile, invero: gli oggetti sono importanti, la loro forma, la funzionalità, la praticità. I materiali, i colori. Certo, tutto vero. Ma ormai è già stato fatto tutto, amici creativi. Forse durante il boom economico il design aveva un suo perchè, ma oggi ne abbiamo le palle piene, in tutta onestà. Abbiamo tutto, persino troppo, in ogni forma e colore. Ora potete anche smetterla di affannarvi a creare nuove versioni di roba che non ci serve: comprata una sedia, ci appoggio il culo fino a quando schiatto e finita lì. Punto. Non è forse così?

Il segreto della vita è tutt’altro, amici, ascoltate un camionista new age: possedere il meno possibile, per il valore minore possibile, e godersi la vita in altro modo, non accumulando stupidi oggetti costosi (chiamatemi Paulo Coelho, cazzo). Come? Bè, stappando birre al ritmo di un fottuto rock’n'roll, per esempio. Meglio se satanico.

Anzi, no. Aspettate un momento. Il design serve sì a qualcosa, adesso che ci penso. Serve a farmi sentire meglio, come no… se la differenza di benessere tra la vita di questo povero conducente panciuto e quella di un fighetto circondato da oggetti di costoso design è in sostanza il valore degli oggetti stessi, allora mi sento meglio che mai. Mi spiego: se devo sfiancarmi, alienarmi, prostituirmi lavorativamente, rompermi i coglioni all’infinito per un impiego di alto livello con una paga importante che mi permette (e spesso obbliga) a un tenore di vita alto, circondato da stupidi oggetti di design, allora preferisco non avere un cazzo di niente e sentirmi libero! Sotto il profilo finanziario – tra l’altro – la differenza tra le due scelte potrebbe anche non essere granchè:

100.000 (guadagno) – 70.000 (spesa per alto tenore di vita) = 30.000, i soldini avanzati per la birra e il rock’n'roll

e

40.000 (meno della metà del guadagno) – 20.000 (spese contenute, solo l’indispensabile, quello che costa meno ecc..) = 20.000 per la birra e la musica di Satana, che non è poi lontano dai 30.000 sopra

…semplice, no?

Datemi retta. Mandate a cagare il design e badate alla sostanza.

One two three four…