Ci siamo. Sento già uno sfregar di mani accompagnato dal sorriso stampato in faccia, tra voi internauti appassionati di kaizenology. Uno sfregolio indecente – se vogliamo dirla tutta – consumato in silenzio nella penombra del vostro angusto studiolo, oppure all’opposto, con il laptop in mezzo alla tavola imbandita della domenica a mezzogiorno, facendo finta di niente. Voi, personaggi poco raccomandabili, sempre in cerca di emozioni forti… Vi vedo, sapete? E mi piacete un sacco
Da che mondo è mondo, l’adulto medio (cioè quello che ha superato indenne il rimbambimento da ‘stato nascente’ dell’ammore- tra l’altro, l’unico concetto decente che quel faccione di Francesco Alberoni sia mai riuscito a snocciolare) è più interessato al sesso negli spazi asettici e formali del luogo di lavoro piuttosto che a quello del rassicurante (ma spesso soporifero) tepore familiare. Poi ovviamente non sono tutti così (hai sentito? io no, tesoro
), e inoltre c’è chi lo fa davvero – leggi, utilizza i tavoli della sala riunioni o la toilette in modo creativo - e chi lo sogna soltanto, ma se mi consentite un commento da vero Truck Driver: la differenza dove sta, in questo caso? Allora meglio consumare, cazzo!
Ora, cerchiamo di capire insieme, amici: perchè le fantasie di sesso in ufficio sono irresistibili? Vi prego, concedetemi per oggi di fare l’esperto sessuologo, anche se non ho tette a punta e occhiali grandi da dottoressa sexy, o se non porto una barba fintamente incolta e capelli spettinati ad hoc. Sono il porco scorretto di sempre - ascella pezzata inclusa - e non faccio giri di parole. Voi lo sapete. Vado dritto al punto. E non guardo in faccia nessuno. Comunque, la spiegazione da quattro soldi è la seguente: l’ufficio, il posto di lavoro, è un luogo serio, ufficiale, sacro per certi versi, dove ci giochiamo reputazione, stima, posizione sociale, e – non ultima – la fresca che porta un pò di ossigeno al nostro conto corrente online a fine mese. Ecco. Di norma l’inconscio sessuale, quella bestia arrapata incontrollabile che c’è in ognuno di noi (sì anche in lei che sta leggendo sbalordita, signora… ricorda quella scopata selvaggia sulla lavatrice dell’autunno del ’78? Ecco, stiamo parlando di quello) non può resistere al proibito, all’inviolabile, al fortemente sconsigliato. È matematico, non vi racconto frottole; funziona così in tutto, per noi umani, e a qualsiasti età: giochi puerili, sfide adolescenziali, consumo di droghe, gioco d’azzardo, cattive compagnie… tendiamo sempre a fare quello che non si dovrebbe. E che goduria, cristo!
C’è però secondo me anche un grappolo di motivazioni più nascoste, per capire perchè il sesso sul posto di lavoro ci può rendere talmente coglioni da rovinare rapporti professionali, amicizie, relazioni di coppia e matrimoni. Un grappolo succulento, fatto di acini di passione sballata e imperfetta, ma pur sempre dolcissima. Del tutto imprevedibile. Queste motivazioni dipendono strettamente da quanto la nostra mente è in grado di volare, e da quanto è bravo l’interlocutore (il collega porco) a farci perdere il controllo. Dio come mi sento Milana Runjic de l’Internazionale…
Tutti noi sappiamo bene che bisogna essere bravi e responsabili. Ma tutti viviamo periodi di sovraccarico emozionale e (magari anche) di libido fuori controllo. Parlo di quando ci si tocca ogni due per tre, o si tromba con un impeto tale che dopo, alla sigaretta, ci si sente dire: cristo santo, Goffredo… che randello! (oppure, nell’altra versione: poffarbacco, Guendalina… che pantera!). Ora, se siamo fortunati e nei periodi di calore veniamo ricoperti di attenzioni dal nostro partner o – in caso negativo – siamo perlomeno isolati dal mondo, tipo chiusi in bottega a piallare legno in provincia di Isernia, allora la cosa è sotto controllo. Le poche ore trimestrali di esaltazione finiranno presto, e tornerà la lunga, fredda stagione del ‘Sesso? Ma che scherzi, si suda.. e poi che odori! meglio la cultura’. Matrimonio dunque in salvo. Arrivederci alla pensione.
Ma se invece, disgraziatamente, si lavora in città, magari in una società giovane, moderna, magari in un settore dinamico, magari in un contesto internazionale ecc. ecc. (leggi: i colleghi non sono tutti zombie ma c’è qualche Signorina Silvani tra le scrivanie), allora senza dubbio si è a rischio. Si comincia sempre parlando con un/una collega che fa lo splendido/a durante la pausa caffè, si passa poi al ‘ti scrivo una mail così ti giro il link di quella cosa degli ornitorinchi che volevano dominare la Terra ‘, si avvia quindi l’heavy flirting della posta elettronica, e si finisce a lingue in bocca e mani frenetiche che scavano sotto abiti Oviesse in minuscoli bagni unisex chiusi a chiave.
Ecco.
E dopo quei brividi - sappiatelo – nulla sarà come prima.
Però attenzione, cazzo: se qualche collega con la vescica debole prova a entrare nel bagno e voi – tutti sbottonati e umidicci – sentite il suo smanettare sulla maniglia, a porta chiusa, come vi regolate? Chi esce per primo? Che faccia tosta si permette di presentare? E i capelli sudati sulle tempie? Il rossetto sbavato? I bottoncini della camicetta slacciati? O – peggio ancora – macchie poco chiare in viso o sul collo?
Ho la fortuna di lavorare proprio in uno di quegli uffici moderni che hai descritto: colleghi svegli e giovani, bagni unisex eccetera eccetera.. purtroppo siam quasi tutti uomini a parte un’attempata non troppo invitante e una trentenne invece molto carina ma molto sposata con prole.
Le fantasie sulla trentenne sono diverse… non è che potresti investire il suo lui col tuo truck così da garantirmi una breccia?
Poi ricambio portando te e famiglia a qualche motoraduno, andiamo tutti su una sola moto in stile indiano.. scomodi ma vuoi mettere lo stile e l’ecosostenibilità?
E affanculo i suv… semper.
magnifico!
affare fatto, socio
e ci siamo quasi per le ‘brigate anti-suv (in città)’.. sto pensando a logo e inno nazionale
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