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Month: gennaio, 2011

Solo, patetico e priapico

by kaizeng

SOLO, PATETICO E PRIAPICO
Caro Guglielmo, questo 2011 si è aperto all’insegna di postriboli, di turpitudini, di bunga bunga, di consigliere regionali lombarde vestite da uomo, o da poliziotte, o da infermiere, a seconda delle serate. Di giornalisti che si chiamano Emilio Fede che tramano con…con…vabbè, con Lele Mora per estorcere un milione e duecentomila euro al presidente del consiglio Silvio Berlusconi, approfittando della sua disattenzione indotta da priapismo compulsivo, in maniera che il primo possa farci sopra un cresta di quattrocentomila euro ed il secondo si ripaghi un po’ di debiti coi restanti ottocentomila. Si è aperto con nipotine di Mubarak strappate alle patrie comunità per minori (e quindi chi l’ha strappate aveva perlomeno il sospetto che fosse minore) da presidenti del consiglio che, in visita ufficiale in Francia, non trovavano di meglio che rompere ripetutamente i coglioni a solerti funzionari di polizia per tutta la notte fino alla liberazione della minore e all’affido a zelanti igieniste dentali di nome Nicole Minetti. Si è aperto con un vecchietto in preda agli ormoni impazziti preso per il culo a sangue da chiunque gli stesse attorno cercando di fottergli tutto il fottibile. Dalle mie parti questo si chiama pressappoco “bordellino dei tram”. E dalle tue?
Alessio Caspanello

Caro Alessio, volendo dargli una definizione un po’ più nobile, la chiamerei la solitudine del potere. Il dramma di un uomo che ha costruito la sua vita principalmente attorno al culto del denaro e adesso, quando si fa sera, deve pagare se vuole che qualcuno passi del tempo con lui. Che sia un falso amico addestrato a fare lo yes man e a reclutare signorine disponibili, o che sia una delle suddette signorine, igienista bilingue o esotica minorenne, poliziotta hard o infermierina sexy, il risultato non cambia: quel che va in scena è una farsa a pagamento, una rappresentazione a beneficio dell’unico spettatore pagante. Il re Mida che ha reinterpretato a modo suo un vecchio slogan anni ’70: il personale è politico. Oggi, fra indignati di sinistra troppo occupati ad alzare il ditino accusatore per avvedersi di quanti pochi voti sposterà questa storia e di quanto invece risultano antipatici loro, e cialtroni di destra altrettanto impegnati a inventare giustificazioni sempre più lambiccate e improbabili per schermare il loro indifendibile dominus, l’unico vero effetto è questo: il tema politico su cui si focalizza l’attenzione della gente è il patetico priapismo di un vecchio. La fine del paese è racchiusa in questa triste metafora?
Guglielmo Pispisa

di Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

qui gli articoli precedenti

SCRITTORI CONTRO IL #ROGODILIBRI

by Kai Zen

BannedBooksWeekSarahPalin.jpg[Il testo che segue è stato redatto da una sorta di "coordinamento" formato da scrittori, critici, blogger, pubblicisti, redazioni di riviste letterarie (on-line e cartacee). Hanno contribuito autori che figurano nella "lista nera" veneta e autori che non vi figurano ma sono solidali coi "proscritti". E' un documento liberamente appropriabile e sottoscrivibile da chiunque. Se sei uno scrittore (o qualcosa di simile) e sei contro il rogo, allora sei con gli Scrittori contro il rogo. Uno scrittore-delegato ha letto in anteprima il testo in quel di Padova il 25 gennaio 2010, all'assemblea cittadina organizzata presso la facoltà di Scienze Politiche, in vista dello sciopero nazionale dei metalmeccanici. Copie del testo apparirannogiovedì 27 alle h. 17 di fronte alla biblioteca comunale di Preganziol (TV). A Preganziol, da diversi giorni (dopo  un servizio del TG3 nazionale) l'amministrazione comunale leghista si sta difendendo dall'accusa di aver fatto "sparire" dalla biblioteca i libri di Roberto Saviano. Il noto autore campano sarebbe inviso ai ragazzuoli in camicia bru verde a causa del suo monologo televisivo sulla Lega Nord che "interloquisce" con la 'ndrangheta. Alcuni cittadini hanno organizzato una manifestazione nel giorno e all'ora di cui sopra, e diversi scrittori - "proscritti" e non - convergeranno su Preganziol per dire la loro.
Questa è una storia "laterale" ma significativa, sintomatica. E' venuta alla luce grazie alla campagna contro le liste di proscrizione della destra veneta. Smuovendo il terreno, si sono trovati cocci di vecchie anfore, che un tempo contenevano pudore e ritegno. Pudore e ritegno che ti facevano pensare due volte, prima di proporre bestialità anti-costituzionali come l'epurazione - ufficiale o "ufficiosa" - delle biblioteche.
La vicenda di Preganziol non ha a che fare direttamente con il caso Battisti: diverso il pretesto, diverso l'autore colpito, diversa la forza politica implicata. Ma l'humus è lo stesso. Il contesto è lo stesso. La logica è la stessa.]

L’iniziativa presa da diversi esponenti politici del Veneto – dall’assessore provinciale veneziano Speranzon all’assessore regionale all’istruzione  Donazzan, passando per i pronunciamenti di diversi esponenti politici di minore o maggiore peso politico – è di una gravità senza precedenti.

Prendendo a pretesto la sottoscrizione di un appello nel quale si chiedeva al governo francese di non revocare il diritto d’asilo a Cesare Battisti, la classe dirigente veneta, legittimata dal “liberale” Luca Zaia, ha chiesto prima la rimozione dalle biblioteche pubbliche, e poi dalle scuole pubbliche di TUTTI i libri degli autori firmatari dell’appello, da Massimo Carlotto a Tiziano Scarpa, passando per Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Wu Ming, e molti altri che non sono finiti nella lista nera solo perché non hanno aggiunto “scrittore” al proprio nome e cognome.

La proclamata volontà, da parte di questi nuovi inquisitori, di reagire contro la decisione del governo brasiliano è pura ipocrisia: la regione Veneto è diventata, proprio negli anni del “caso Battisti”,  un importante partner economico del Brasile. Mentre i politici di destra reclamavano a gran voce il boicottaggio delle relazioni Italia-Brasile, la regione Veneto spendeva 185.000 euro per inviare una delegazione al 22° Festival del Turismo di Gramado, che si è tenuto dal 18 al 21 novembre 2010. In realtà Battisti non è l’unico, né il principale, latitante italiano che il Brasile non estrada (e lo stesso varrebbe per molti latitanti brasiliani rifugiatisi in Italia): è solo l’uomo giusto capitato nel posto giusto al momento giusto, quando cioè serviva un’arma di distrazione di massa per riempire le pagine dei giornali e togliere spazio a ben altre informazioni.

minculpop_logo.gifMa sarebbe sbagliato fermarsi qui. Come è emerso grazie all’immediata campagna di informazione promossa da decine di scrittori, senza distinzione tra firmatari dell’appello e non, è da tempo in atto una censura di fatto nelle biblioteche venete, che riguarda autori come Marco PaoliniRoberto Saviano, colpevoli non di aver firmato questo o quell’appello, ma di aver raccontato verità scomode sul Veneto, sulla forza politica che lo governa, e sulle relazioni pericolose tra esponenti leghisti e ‘ndrangheta calabrese in Lombardia. La stessa colpa è l’elemento reale che accomuna, al di là dei pretesti ideologici, gli scrittori messi all’indice: raccontare la realtà in un momento in cui chi avrebbe il dovere di farlo trova economicamente e politicamente più comodo spargere la melassa del gossip, della disinformazione, della produzione televisiva di risse a mezzo risse. Opponiamo la narrazione della realtà ai reality show: ecco il nostro crimine.

È questa la ragione per cui si mettono in atto comportamenti illegittimi – vedi la pretesa dell’assessore Donazzan di inviare un atto di indirizzo politico alle scuole; o addirittura illegali – vedi l’invito a commettere il reato di peculato per distrazione di bene pubblico, in cui incorre chi sottrae un bene pubblico, cioè in libro in una biblioteca acquistato con i pubblici denari. Che questo avvenga ad opera di persone che rivestono cariche pubbliche potrebbe forse sorprendere: ma non sorprende di certo noi.
Chi sono, infatti, i personaggi di cui stiamo parlando?
Sono ex-fascisti, o post-fascisti, che non si sono fatti scrupolo di solidarizzare con i Serenissimi che assaltarono, con l’ausilio di un Tank blindato, il Campanile di S. Marco (Speranzon); che hanno rifiutato il consenso a un documento votato dall’intero consiglio regionale veneto (maggioranza e opposizioni) perché conteneva il richiamo a valori quali “antifascismo” e “resistenza” (Donazzan); che non si vergognano di presenziare a raduni fascisti in onore della X Mas, o di intimare all’attore ebreo Moni Ovadia, di non avere titolo per parlare di cristianesimo in una trasmissione televisiva (Donazzan). In tutta evidenza, il fascismo questi signori e signore non l’hanno “alle spalle” ma sulle spalle.
Elena DonazzanSe poi andiamo al tono delle dichiarazioni – quella di Gianantonio Da Re, segretario provinciale della Lega di Treviso, che ha invitato a dare Gomorra in pasto ai roditori di cui sembra abbondino le cantine trevigiane, e dei quali il Da Re dev’essere esperto; o quella dell’ineffabile Speranzon, che dichiara di essersi ripromesso di leggere Gomorra, cosa che potrebbe venire utile a chi volesse fare l’assessore alla cultura; per non parlare delle dichiarazioni sul relativismo e il nichilismo del cattolicissimo assessore Donazzan:

«perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni…»

Se prestiamo attenzione a questi linguaggi, e ai cervelli che li governano – perché la lingua batte se la mente vuole – capiamo anche di quale fascismo stiamo parlando: fascisti si, ma “Fascisti su Marte”.
O forse è Marte ad essere arrivato se non sulla Terra, in Italia, o quantomeno in Veneto? Come scriveva il 22 gennaio scorso sul “Corriere del Veneto” Umberto Curi, un assessore

«non è, non deve essere, più un esponente di una parte politica, libero di perseguire i propri obbiettivi più o meno nobili e di coltivare le proprie antipatie. [...] Compito di chi eserciti il referato all’istruzione è quello di operare perché cultura, aggiornamento, istruzione, formazione, si diffondano quanto più ampiamente possibile. Mentre a lei non compete affatto stabilire quali letture debbano essere fatte e quali evitate, quali libri debbano essere letti e quali invece cancellati o proibiti. Non si tratta di una sottigliezza, ma dell’interpretazione corretta di un ruolo in se stesso molto delicato, per il quale non sono possibili sbandamenti, come quello di cui ora si discute».

Sarebbe infatti molto grave che chi esercita il potere politico detenesse il potere di discriminare le idee politiche a seconda della vicinanza o lontananza col sentire del potere; sarebbe molto grave anche se non stessimo parlando di una persona che definisce i combattenti di Salò “la mia parte politica”.
Sarebbe molto grave se la semplice manifestazione di un’idea potesse sovradeterminare l’intera persona dell’autore, la sua storia, la sua produzione intellettuale, la sua figura pubblica; lo sanno, questi signori Speranzon e Donazzan, che l’autore dei Demoni e dei Fratelli Karamazov era stato militante di un gruppo terroristico? Vogliamo dunque bandire Dostoevskij dalle biblioteche come “cattivo maestro”?
Sarebbe molto grave se questo potere venisse esercitato per operare un controllo preventivo sulle idee, facendo intendere che una presa di posizione oggi potrà essere usata domani contro l’autore, a seconda delle mutate condizioni politiche.
Sarebbe molto grave se la circolazione delle idee che viene garantita e resa pubblica dall’esistenza di scuole e biblioteche divenisse una funzione disciplinata dal potere; se persino le adozioni scolastiche dovessero diventare qualcosa di cui rendere conto al potere; se quel “se ne assumeranno la responsabilità” pronunciato dall’assessore Speranzon contro gli eventuali obiettori al suo diktat censorio diventasse la regola in base alla quale si regolamenta il diritto al lavoro nelle istituzioni pubbliche; se insegnanti, bibliotecari, e – perché no? – librai venissero assunti o licenziati in base alla propria capacità di assoggettarsi alla disciplina imposta.

Sarebbe molto grave persino se avvenisse su Marte.

sacconi_e_gli_altri_2.jpgMa qui, in Italia, in Veneto, non sta forse già succedendo? Con la riforma dell’Università, le Regioni entreranno all’interno delle Fondazioni e dei Consigli di Amministrazione delle Università; e capiterà che un assessore abbia potere decisionale non solo sull’assegnazione dei fondi all’istruzione, ma anche sulla gestione dei fondi assegnati; persino un assessore come Elena Donazzan, che crede – e lo dice in pubblico – che antifascismo e resistenza non siano valori costituzionali perché non ha trovato nella Costituzione queste due parole, potrà con il suo voto decidere i destini della formazione universitaria.
Non sta forse già succedendo che i diritti dei lavoratori siano seriamente minacciati da una serie di norme – dal Collegato Sacconi sul Lavoro al Contratto Mirafiori, passando per i nuovi regolamenti, come il cosiddetto decreto Brunetta, che limitano i diritti dei dipendenti pubblici? Che la vita stessa dei lavoratori sia sempre più precaria e insicura, che il lavoro sia sempre più nocivo, sia sempre più strumento di asservimento e sempre meno finalizzato alla realizzazione della persona umana? Come la vita e il lavoro, anche la cultura è sempre più in pericolo, sempre più esposta al controllo disciplinare, alla nocività, alla precarietà. Il solo raccontare la realtà – lo abbiamo già detto, lo ripetiamo – è un atto di insubordinazione contro il potere disciplinare: è quello che noi scrittori abbiamo sempre fatto, che continuiamo a fare, che promettiamo di non smettere di fare. Agli studenti, precari, operai, intermittenti e insubordinati che in questi giorni preparano le prossime lotte chiediamo di combattere la nostra battaglia, così come noi combattiamo la loro.
Ai tanti colleghi della scrittura, della musica, delle arti, della cultura e della conoscenza, che per la posizione di privilegio che credono di avere acquisito, per pigrizia, per ignavia, o anche per supponenza o viltà ancora non hanno fatto sentire la propria voce diciamo di alzare il culo, adesso: se non ora, quando?

Scrittori contro il rogo, Italia, 25 gennaio 2011

All’estero

by kai zen a

Mi chiedono di ripubblicare ‘sto post di quasi due anni fa…

ribeccatevelo

*****

Non immaginavo capitasse anche a lei. E invece, lo stesso esatto fenomeno. Lei, olandese trapiantata a Sesto San Giovanni da anni ormai (povera- non potevo essere di Palm Beach, mi chiede sempre.. o per lo meno di Cecina?) prova a volte fastidio nel vedere connazionali a spasso per il centro di Milano. Non solo non sente simpatia per loro o voglia di parlare, chiedere qualcosa, ma addirittura fastidio nel vederli. Li squadra da cima a fondo, li analizza nell’aspetto, ne commenta sarcastica modi di fare e parole pronunciate, tra sè. Ne sta alla larga.

Ecco. Anch’io, quando vedo italiani in Olanda, o comunque in generale all’estero. Ne sto alla larga. Perchè? Non dico che bisognerebbe abbracciarsi come parenti e ballare la tarantella insieme, tra una folla di teste bionde sbigottite o sorridenti, ma se possibile nemmeno provare fastidio e allontanarsi. Non volerne sapere. Prima che ci vedano e – osservando tratti somatici simili – ci coinvolgano in una discussione, chiedano informazioni o peggio ancora esprimano calore patriottico!

Ora, anche ripulendosi il più possibile della milanesità involontaria negli atteggiamenti e fingendo apertura morale e amore incondizionato per il prossimo, ci sono un paio di questioni aperte (e voi sapete che io adoro i bullet point):

-non potremmo essere un pò meno schifosamente PRECISI nell’abbigliamento, splendidi e abbinati e identici, specie se coppietta in vacanza? Di norma il valore monetario medio di vestiti e accessorri indossati da un italiano in vacanza è superiore all’intero guardaroba di una famiglia di cinque danesi. In particolare, si ricordano per estremo fastidio causato:  i) occhiali da sole di una di quelle indicibili marche, anche se di sole c’è poco e niente. Versione maschile e femminile, ovvio. E esemplari persi ovunque, schiacciati, rubati, con gigantesche bestemmie del proprietario per i tre giorni seguenti annesse. Coglione, comprane un paio da 5 euro per il Borneo, no? Quelli da 200 euro li lasci per Milano Marittima ad agosto, o per le vasche del sabato pomeriggio allo struscio della tua città.  ii) Scarpe da ginnastica all’ultimo grido, carissime, bianchissime (o coloratissime) e inguardabili. Anche qui, stesso modello per la coppia italica.  iii) Abbinamento polo colorata con scritte e numeri enormi (la versione femminile è una cosa appena più fine, possibilmente stessa marca) e jeans non per tutti, impreziositi da dettagli di gran classe  – tipo ’Rich’ stampato sul culo –  e molto costosi. Ci sono molti altri dettagli, ma dipendono anche dalla regione di provenienza degli italici (i pugliesi hanno un caciocavallo come portachiavi appeso ai suddetti jeans, i lombardi lesso e mostarda nel tupperware tascabile, i laziali abbacchio con le patate) e possono infastidire più per motivi personali che per ragioni oggettive

-nelle file compostissime della maggior parte dei paesi meta di turismo, gli italiani si riconoscono per caciara, interpretazione orizzontale della fila (in questo ci battono solo i cinesi, ma loro sono un miliardo e mezzo con poco riso, noi quattro gatti ricchi ed evasori fiscali… c’è differenza), sparpagliamento del gruppo italico tra le varie file disponibili per sfruttare chi arriva prima e commissionargli 34 biglietti del treno da acquistare (o 34 prodotti da pagare al supermercato ecc..)

-è inutile gironzolare intorno ai ristoranti italiani con faccia sofferente, mani appoggiate sui reni o sulla stomaco e cappellino da baseball sudacchiato e tirato in sù. Innanzitutto, non è obbligatorio portare un cappellino da baseball in vacanza, a meno che non abbiate prenotato una suite al diamante dei Red Sox. Poi, lo sappiamo che in Italia si mangia da dio, all’estero da schifo bla bla bla. Be’, nei ristoranti italiani di Utrecht non si mangia come a Trastevere, nel caso ci fosse qualcuno che ancora non lo sa. E’ inutile sperarci, è inutile provare. Meglio un Lumpia vietnamita, a sto punto, o il posticino specializzato in zuppe locali. E comunque in vacanza non ci interessano sempre i dettagli di quando siete andati in bagno oggi, con quali risultati, come sta il vostro intestino, cosa ci vorrebbe ecc… Meglio godersi il panorama, no? Lo so, pochi ci credono, ma esiste altro al mondo, oltre alla regolarità intestinale italiana messa alla prova durante le temibili vacanze all’estero

-E’ vietato aprire la gazzetta dello sport – dio mio, ma avete visto come si è ridotta? Con i cd di Checco Zalone in allegato.. – per scroccare le ultime notizie sul calcio mercato, nelle edicole e negli espositori estern delle cartolerie estere. O la comprate a quei prezzi folli scritti a penna dal proprietario, che ancora non crede come sia possibile che qualche essere umano con occhiali da sole e scarpe da ginnastica simili abbia soldi da spendere per quel foglio rosa, oppure la ammirate da lontano, sbavando per quel titolo a metà, incomprensibile ma allo stesso tempo (e proprio per questoo) misterioso, sibillino. Ma… Kakà all’Ascoli Piceno? Possibile?

Ecco.

Il fastidio è spiegato. Metteteci poi quella componente snob per cui, se ci sono io in Olanda, che cazzo ci fate anche voi? ed è fatta. Italici che si ignorano in suolo estero. Penoso, forse, o magari modernissimo, troppo avanti. Come al solito, da noi non si sa, non si capisce.

Yes, mozzarella in my pizza please… no cheddar…

Il carrello dei bolliti

by kai zen a

Uno dei sentori più evidenti dell’età che avanza – sì, accade anche a noi selvaggi camionisti politicamente scorretti - sono le abitudini alimentari che cambiano inesorabili. Mi fanno sentire vecchio molto più del fatto che nella playlist di un canale tv di musica ormai riconosco un artista o una canzone ogni 15/20 che passano (ma devo dire che le altre 14/19 di solito fanno piuttosto cacare… oppure è la sindrome dei fossi per il lungo?), o che alle 23:30 del sabato sera possa ritrovarmi ingobbito a braccia conserte e testa penzolante sul divano di casa, davanti a qualche film di scarso interesse su Rai Movie o Iris. Bè, certo, anche non fare quasi mai foto col cellulare, ricevere non più di una chiamata ogni due giorni e rarissimi sms, non avere ipod o ipad (presto arriverà anche l’ipud, potete starne certi) e non possedere alcuna felpa Abercrombie mi distanzia dalla gioventù di oggi, e forse soprattutto la chioma sempre più grigiastra, le occhiaie incavate, il colore giallognolo della pelle (tranne le occhiaie che sono viola pesto), le rughe sul viso.

Fatto sta che ogni volta che esco per andare a sentire qualche gruppo satanico di black metal o a prendere a calci passanti a caso al parchetto dietro casa, osservo i giovani che mi circondano sotto il palco o alla luce dei lampioni pubblici: cristo santo se sono giovani… guarda che viso fresco, guarda i capelli, cazzo! Corvini! Lucenti! E il fisico? Come cazzo fanno a pogare in quel modo e non spezzarsi le ossa? E guarda quel ragazzino come rincorre la vecchia leghista per riempirla di coppini sul collo! Le gira attorno alla velocità della luce…

Ma no. Non è tutto questo a farmi capire che sto diventando vecchio e saggio (cioè, capisco meglio chi mandare affanculo e chi no; saggezza). È soprattutto la nuova affinità e le nuove divergenze con determinate categorie alimentari, che negli anni si sono letteralmente scambiate di posto. Così, per vecchiaia. Per mancata gioventù. Ed ecco che merendine, conservanti, spalmì, spuntì e stronzate varie mi fanno nobile orrore, mentre si fanno strada nell’olimpo dei miei preferiti verdure, cibi nostrani, pietanze tradizionali. Cose dell’altro mondo…

Dico subito che alla trippa, alla testina e alla mostarda non sono ancora arrivato (me le lascio per la terza età, insieme alla riscoperta dei grandi classici della letteratura), ma spinaci, verze, scalogne, broccoli e cavoli – una volta nemici giurati - oggi sono invece accolti con simpatia nella mia scodell.. ehm voglio dire, nel piatto in ceramica di Boemia (o era Faenza?) in cui pasteggio. Brodino di gallina, tortellini, giù fino a cassoela, bagna cauda e altre leggere prelibatezze del medioevo. Dio che goduria…

Ma soprattutto lui, amici. Sì, lui, lo splendido. L’eterno. L’inarrivabile. Lo so, fa già ridere come nome, lo so, come me ci avete vomitato addosso per decenni (due, perlomeno) nei ristoranti di periferia dove genitori, parenti e amici della squadra di calcio si riversavano per mangiate di 4 ore senza sosta, al suono di stoviglie in frantumi per la tragica combinazione bambini indiavolati + camerieri sbarbati. Che ci volete fare? Allora erano altri tempi: sciur padrùn dalle belle braghe bianche, lavoro sicuro, case e mutui a condizioni da sogno, pensioni a 40 anni, welfare a palate cazzo, welfare! Tanto che adesso non rimangono neanche le briciole… maledetti Keynes e la DC.

Quindi, il carrello dei bolliti cazzo! Sì! Mi viene l’acquolina solo a nomimarlo: gallina lessa, faraona lessa, manzo lesso, brasati, stufati, salsa verde, carote e patate bollite, sedani e cipolle, olio e sale, magro misto a grasso, o magro da solo… Il Paradiso. Fettina di lesso con tappeto di salsa verde, Signore? Ecchè, me lo chiede? Vadi, vadi… (e intanto mi infilo il tovagliolo da ristorante di periferia ad angolo dentro la felpa degli Shrinebuilder) Gradisce un bis? Gradisco. Anzi guardi, buon uomo: lasci proprio qui il carrello dei bolliti, se non le spiace. Vada pure a servire quei balcanici là in fondo… non credo lo cercheranno. Ci bado io al carello, non si preoccupi. Sono anche camionista, se è per questo.

Ride. Cazzo ridi, è vero.

Però se n’è andato dagli andini qui di fianco. Che si gustino pure i loro tacos. Io ho il mio bel carrello dei bolliti a fianco. Ora posso invecchiare in pace.

…Mi passeresti la cipolla bollita, per favore cara? Anzi, passamela. E sbrigati.

L’ARGENTO SI È OSSIDATO…

by kaizenb

ATTENZIONE: SPOILER!

Iniziamo col dire che l’ultima fatica di Dario Argento, il suo nuovo film “Giallo” , era partito male fin da subito: nessuna distribuzione nei cinema e il povero Adrien Brody, che nel lungometraggio è un ispettore di polizia spaesato in quel di Torino, il povero Brody dicevo, che non percepisce il suo caché e fa causa alla produzione. Insomma, un inizio col botto, anzi, forse meglio dire col tonfo. Però io, Argentiano della prima ora, io che ho visto “Profondo Rosso” in VHS tante di quelle volte da aver consumato il nastro, io non ho dato retta a queste nefaste avvisaglie e mi sono detto: “Quanti film stupendi ho visto in dvd oppure downlodati dalla rete che al cinema non si erano mai visti?” Perché non potrebbe essere lo stesso per il maestro dell’Horror italiano, di cui da anni noi fan accaniti aspettiamo il risveglio creativo? Così mi sono armato di chiavetta e cerca e rumina nella rete, finalmente ho trovato una versione in Dvx di “Giallo” da scaricare. Pago il mio dazio al Dio del Sistema Binario e in un paio d’ore il film è bell’e pronto. Ed è qui che inizia il trauma, tanto per restare nelle atmosfere argentiane. Fin dai primi minuti si coglie una imbarazzante superficialità nei dialoghi tra i protagonisti e una grottesca artigianalità negli effetti speciali, ragazze pugnalate al volto che in un frame diventano fantocci di cartapesta inespressivi che neanche al carnevale di Pinerolo. E l’ispettore Avolfi/Brody che mantiene imperterrito un’espressione da cane bastonato, sia che abbia davanti un cadavere squartato oppure la bella Emmanuelle Seigner (che nel film è la sorella di una delle ragazze rapite dall’assassino). E poi dulcis in fundo, c’è lui, “Giallo”, il serial killer che ha quel soprannome (e qui scatta l’umorismo involontario) perché è il colore della sua pelle, dovuto a itterizia o epatite cronica probabilmente. Il “misterioso” killer dalla pelle ocra attira le sue vittime col trucco originalissimo (!!) del finto taxi, poi le stordisce con un’iniezione di tranquillanti (perché lui che soffre di fegato se ne intende di medicinali!!), le nasconde in un luogo buio e isolato e inizia a seviziarle. Qualcuno penserà subito: Ma se il misterioso assassino ha la pelle color limone rancido, si scoprirà subito chi è! E infatti non è un problema per Argento far vedere alla terza scena chi è l’assassino: brutto come la fame, mezzo zoppo ma furbo come una volpe! Perché tira scemi i poliziotti per tutto il film e ci vuole un colpo di genio di Linda/Seigner per fiutare la traccia giusta. E allora direte voi, “dove sta la suspence a cui Argento ci aveva abituati, il giochino che piace tanto agli amanti del thriller, quello di tirare a indovinare chi è l’assassino”? Infatti! Non c’è alcuna suspence, il film va dritto, anzi, forse sarebbe meglio dire piatto verso il suo epilogo. E i buoni restano buoni, i cattivi oltre che cattivi sono pure brutti, e la bella addormentata viene salvata da un principe azzurro, Tristezza-Brody, che non ha castelli dorati dove portarla perché ha lavorato gratis e adesso è povero in canna…

#rogodilibri

by Kai Zen

Riportiamo integralmente il post di ieri di Wu Ming 1 su Giap! Caso mai fosse sfuggito alla vostra solerte attenzione. In coda una cronologia a base di link da una discussione in anobii…

Non si potrà mai segnalare e linkare abbastanza l’articolo in cui Massimo Carlotto spiega che l’indignazione anti-Battisti degli amministratori/epuratori veneti è falsa come una moneta da mezzo centesimo, e quindi l’offensiva contro i libri sgraditi e soprattutto contro i loro autori, massacrati mediaticamente ad hominem, prescinde totalmente dalla questione sbandierata. Come dimostra l’epurazione silenziosa dei libri di Saviano e di Paolini, per motivi che al caso Battisti sono estranei.
Proviamo a fare un quadro della situazione.

La fase del declino di un regime può essere breve o lunga, tragica o grottesca (o entrambe le cose); di certo è sempre la fase più pericolosa. All’ombra di un regime declinante a livello nazionale, localmente si registrano le peggiori “fughe in avanti” e recrudescenze.
Recrudescenze che si incrociano – e talvolta confondono – coi tentativi sempre più marcati ed estremi di distogliere l’attenzione, alzare cortine fumogene, indicare falsi bersagli e capri espiatori. Il grido Achtung banditen! si alza sempre più alto e stridulo, insieme a strumentali richiami all’onore nazionale.
Nelle ultime settimane, il caso Battisti è stato il diversivo perfetto.
Aggiungiamoci che, storicamente, i fascisti (la parola non è usata a caso: gli assessori di cui parliamo hanno un risaputo percorso di estrema destra alle spalle, o meglio: sulle spalle) hanno sempre avuto una relazione “tormentata” con la cultura e i libri. Si potrebbe proprio dire che odiano il pensiero, preferiscono le scorciatoie e le semplificazioni tipiche del discorso “di viscere”. Si pensi al celebre slogan dei fascisti spagnoli: “Viva la morte, abbasso l’intelligenza!”, nato come grido sprezzante rivolto al filosofo Miguel de Unamuno.

Mettete insieme tutto questo e otterrete quel che sta accadendo in Veneto:
1) All’ombra del “puttanaio” arcoriano si registrano, localmente, recrudescenze autoritarie.
2) Per queste recrudescenze si ricorre alla più aggiornata e al tempo stesso collaudata “arma di distrazione di massa”: il caso Battisti.
[Un inciso: Battisti è solamente uno dei numerosi ex della lotta armata italiana (anche molto più importanti di lui) per cui governi stranieri non hanno concesso l'estradizione. Anzi, non è nemmeno il primo per cui il Brasile non ha concesso l'estradizione. E' per un gioco di motivazioni strumentali su cui in questa sede non intendo soffermarmi che Battisti, figura marginalissima nella lotta armata di quegli anni,  si è trovato al centro di un simile ambaradàn. Soltanto per lui si è alzata una simile campagna mediatica, con intensa "mostrificazione" del personaggio. Diciamo che Battisti è "arrivato al momento giusto", quando più il potere aveva bisogno di lui.]
3) Due piccioni con una fava: l’arma viene usata dai fascisti contro i nemici storici: gli odiatissimi “intellettuali”, presunti privilegiati, salottieri immaginari, perfetti nemici da additare alla propria “base” galvanizzata e pregna di risentimenti palesi e oscuri.
4) Tutto questo per imporre l’inaccettabile: regolare antichi conti contro cultura e libri. In fondo, non c’è un solo Libro che valga la pena leggere? Infatti l’assessore regionale Donazzan regala la Bibbia a tutti gli studenti.
5) Tutto questo in una regione importantissima, tra le più ricche d’Italia e da molti anni laboratorio di politiche reazionarie che in seguito vengono riadattate ed esportate nel resto del Paese.

Torniamo al regime declinante.
Per “regime” intendo soprattutto un potere personale, con tanto di satrapi, lacché ed eunuchi di corte. Il fatto che questo sia declinante, per noi, significa relativamente poco. Ci sarà un “berlusconismo senza Berlusconi”. Dovremmo già preoccuparci del dopo.
Bene, quel dopo lo costruiranno le recrudescenze che noi non saremo in grado di contrastare, o che non riterremo abbastanza importanti da doverle contrastare.
Quel dopo lo costruisce anche quanto sta accadendo in Veneto.
Come scrive sul suo blog la collega Michela Murgia:

Mentre ancora è in corso il “puttanaio” generosamente offertoci dal re di tutti i bagaglini, da mesi i più accorti si interrogano su quel che verrà dopo. Non serve essere politologi per divinare il mondo che verrà: quel mondo è già qui e lavora di brutto, lieto che i media puntino i fari altrove [...] Cosa dobbiamo aspettare ancora per cominciare a staccare più gente possibile dalla lettura dei verbali delle prostitute e dei cortigiani di Berlusconi, e dirgli che sta succedendo questo? Il coitum sembrerà pure molto interessante, ma il post coitum non ha l’aria di una sigaretta fumata in relax. I media italiani aspetteranno come al solito che lo scandalo arrivi ai giornali internazionali, prima di fargli eco a rimorchio in patria?

E allora trovo come minimo insufficienti e parecchio fuori fuoco gli articoli usciti oggi su Repubblica. Mantengono l’attenzione sul caso Battisti, facendo un favore all’estrema destra veneta; non fanno notare abbastanza che il caso Battisti è un pretesto; all’epurazione di Saviano dalle biblioteche dedicano poco spazio en passant per poi ritornare con prepotenza nella cornice che gli epuratori desiderano mantenere.
Il gioco combinato dei due articoli (Brambilla e Sica) di fatto “ridimensiona” l’enormità di quel che sta accadendo in Veneto, in varie mosse:
- si riporta l’espressione “boicottaggio” senza spendersi granché a smontarla. Questo non è un boicottaggio, è un’epurazione.
- si riportano pareri di chi un po’ la prende sottogamba (il solito “E’ solo una provocazione, non dicono sul serio”, viatico di ogni desistenza, frase-passepartout che nell’Italia degli ultimi sedici anni ha preceduto l’affermarsi di ogni barbarie);
- si descrivono gli epuratori di libri come soddisfatti e sorridenti (quindi occultando le tensioni interne che invece ci sono, come dimostra il ping pong Speranzon-Zaccariotto-Donazzan, tensioni che sono state prodotte dalla mobilitazione);
- si dedicano alla mobilitazione pochissime, fugaci parole;
- si riportano giudizi pesantissimi e calunniosi sugli scrittori presi di mira, descritti come complici del terrorismo, e si affida al solo Giorgio Agamben una risposta meditata, assennata, ma poco incisiva;
- per non dire del “contributo” di Antonio Tabucchi, incollerito e farfugliante, poco utile a tutti.
Il framing è evidente: ci sono scrittori superficialmente definiti “pro-Battisti” (mentre quelli che hanno espresso dubbi e perplessità sui processi di quegli anni e sulla querelle mediatica partita nel 2004 hanno posizioni e argomentazioni ben più complesse), e c’è gente che – magari esagerando – si oppone al “terrorismo”. Che però, toh, non c’è!
Questi due articoli non lasciano assolutamente percepire la deriva totalitaria che sta prendendo l’amministrazione berlusconiano-leghista veneta. Non chiamano le cose con il loro nome, accettano le definizioni degli epuratori, non fanno capire adeguatamente che sono in corse autentiche messe al bando, che si stanno “purgando” le biblioteche e si sta decidendo dall’alto cosa possano o non possano leggere i cittadini in istituzioni pubbliche come biblioteche e scuole.

Se si continua con questa sottovalutazione, il nazismo sarà un coltello che affonda nel burro.

***

P.S. Da leggere il post di Mario Tedeschini Lalli, caporedattore multimedia del gruppo editoriale Espresso, in cui spiega che la parola “censura” è ormai del tutto inadeguata.

P.S.2 Semplicemente vergognosa l’ANSA.

 

Il post su Giap: “Da Venezia partono i roghi di libri. Vogliamo fare qualcosa?”http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2572

Serge Quadruppani, “La fierté de figurer sur la liste noire”
http://bit.ly/f4w6ZL

Militant, “L’Index librorum prohibitorum secondo Paride Costa”
http://goo.gl/fb/6R8ru

Fabrizio Lorusso sul blog Latino America Express, ospitato sul sito de “L’Unità”:
http://latinoamericaexpress.blog.unita.it/al-rogo-i-lib…

La notizia è arrivata in Brasile.
http://bit.ly/gOp2yO

vergognoso lancio di agenzia dell’ANSA (che verrà ripreso dal 90% dei quotidiani):http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2011/01/1…

Il post di Mazzetta: http://mazzetta.splinder.com/post/23883211/via-i-libri-…

Massimo Carlotto: “Io a questo ricatto non cedo”
http://bit.ly/eOkrPp

Monica Mazzitelli: http://www.monicamazzitelli.net/2011/01/17/se-volete-be…

Lipperatura: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…

Massimo Mantellini: http://www.mantellini.it/?p=10923

Nuovo post su Giap http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2662

che rimanda ad una sintesi operata da Carmilla:http://www.carmillaonline.com/archives/2011/01/003755.h…

Su globalproject una rassegna di commenti:http://www.globalproject.info/it/produzioni/Al-rogo-i-l…

Su Lipperatura il comunicato stampa sulla presa di posizione della Provincia di Venezia contro Speranzon:http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…

Comunicato stampa dell’Einaudi: http://www.einaudi.it/speciali/Comunicato-stampa-Ernest…

Commento di Lello Voce: http://www.lellovoce.it/spip.php?article605

Vignetta di Makkox: http://www.ilpost.it/makkox/2011/01/17/oblio/

Nota di Informazione Libera su Facebook, con annessi commenti di tutti i tipi:http://www.facebook.com/notes/informazione-libera/via-i…

La versione di Sandrone Dazieri: http://sandronedazieri.nova100.ilsole24ore.com/2011/01/la-versione-di-sandrone-.html#more

Articolo di Carlotto (pdf):http://lnx.noirmediterraneo.it/Veneto_Brasile_e_casoBat…

http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/14607/evan…

Il bellissimo comunicato dell’AIB – Associazione Italiana Biblioteche:
http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm

Ecco la Donazzan, assessore alla cultura della regione, all’attacco, come riportato sul Corriere:
http://tinyurl.com/6eornu4

La censura tenta di estendersi anche a Roberto Saviano…
http://www.repubblica.it/politica/2011/01/20/news/all_i…

anche se quello di Saviano (e Paolini) è un episodio precedente (vedihttp://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…

Repubblica sposta un po’ la messa a fuoco dove gli pare meglio (come meglio spiegato dai WuMing in http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2675).

Comunicato, rassegna stampa e copia della lettera sono disponibili a partire dahttp://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm

L’AIB ritiene imprescindibile proteggere il ruolo e la professionalità dei bibliotecari e difendere la natura aperta e democratica delle biblioteche. http://www.aib.it/aib/cen/stampa/c1101.htm

Qui Lello Voce spiega la cosa. http://bit.ly/h0UauV

Mario Tedeschini Lalli : “Non tutto è censura: c’è anche di peggio” http://bit.ly/gZN4V7

Massimo Cacciari e Giordano Bruno Guerri contro il #rogodilibri
http://bit.ly/gvCnl9

 

A letto in campagna

by kai zen a

Bella la campagna. Anche d’inverno, non c’è che dire. La natura, la tranquillità, i campi, l’odore di bosco, di legna, di camino. Di muschio, di capra, di pony: roba per narici forti. Soprattutto per chi vive a ridosso di un fottuto incrocio di città (italiana), la campagna è un toccasana. Dormi bene, mangi bene (cioè, ci provi, se sei in Olanda), ti rilassi, leggi, osservi panorami sconfinati. Tutto rallenta, tutto si dilata. Pensi. Ti stringi nel maglione a collo alto stile George Michael in Last Christmas (ma senza orecchini da frocio). Ti prepari un tè. Fischietti spensierato un motivo dei Napalm Death. Accendi una sigaretta che fa ridere. Bella la campagna, non c’è dubbio.

Però.

Io lo so che voi sapete. D’altronde chi non ha una seconda casa di famiglia fuori città, sapientemente acquistata con i frutti di onesta e mai invasiva evasione fiscale (io!). Oppure chi non ha un amico con la casa in Brianza o nel pavese. Chi non scrocca notti da amici benestanti, prima fingendo di non potere per altri impegni e poi mandando sms a ruota per stuzzicare il rinnovo dell’invito. Ecco, la volta buona arriva sempre, spesso d’inverno, e quel che accade nel salotto della casa di campagna, verso le 23:30, quando la grappa è finita e le fidanzate muoiono di sonno (anche per i discorsi sulla Serie A della rappresentanza maschile seduta sui divani vecchi, finiti nella casa di ripiego), è che si entra ognuno nella stanza da letto assegnata, gelida come una passeggiata ai bordi della tangenziale est di Milano ai primi di febbraio  e puzzolente di stantìo, si osservano le tredici coperte arlecchino anni ’70 assegnate (col cazzo che ti mollano il piumone fichissimo o anche solo una coperta che non abbia almeno una cinquantina di palate di acari) e ci si consola pensando al bel risveglio campagnolo del giorno dopo.

Certo. Ma prima c’è da MORIRE, amici. Come di cosa?

Allora, funziona così: a casa fate i fighi dormendo nudi (come il sottoscritto) o in t-shirt e tanga, o al massimo con quei pigiamini sexy da 100 euro che però – pensate osservandovi - CAZZO se fanno la differenza (occhio a non farvi beccare chiusi in bagno davanti allo specchio in pose provocanti), in campagna invece portate giustamente uno di quei vecchi pigiami slabbrati a rombi azzurrini e dall’elastico/cintura ascellare, spessi come cappotti. Lo indossate, mentre la vostra compagna si è già infilata a letto con su calze, pantaloni della tuta, felpina, giubbotto, sciarpa e scaldaorecchie. Poi spiegate il lenzuolo a triangolo dalla vostra parte, il minimo possibile, sotto minaccia del ninja sdraiatovi accanto, prendete un bel respiro e via. Dentro il congelatore.

Inizia la passione. La sofferenza indicibile. Il punto più basso dell’umana sostenibilità. Gli inferi, ma del gelo. Si tratta di pochi, interminabili minuti, ma siete pronti a scommettere che non scorreranno manco per il cazzo. Che il freddo deve aver bloccato il meccanismo dell’orologio del mondo, congelato le lancette. Cristallizzato per sempre la fottuta clessidra della vita. Per voi è solo gelo, niente altro. Manca il respiro. Non c’è movimento, non c’è posizione che regga. Perchè non c’è fonte di calore. Alcuna. Manco a pagarla oro. Si fa come tutti, in quei terribili istanti. Si finge. Ci si distrae con la mente. Le dottrine di autoconvincimento: fa caldo. Fa caldo fa caldo fa caldo fa caldo fa caldo. Ah, che caldo. Minchia che caldo. Oh, ma che caldo fa?

AAAAAHHH!

Cos’è stato? Niente, solo la mano gelida che si appoggia sulla coscia, in posizione fetale, rannicchiato come i bulgari del circo contorsionista.

Autoconvincimento. Disciplina. Interpretazione attoriale. Pensare ad altro. Allora, vediamo… Quel cazzo di tergicristallo della macchina è da cambiare, mi costerà un botto. E la Luisa? Quando torna dal Portogallo? Mi deve ancora ridare ‘Il Petroliere’ che le ho prestato tre mesi fa. ‘Sta stronza. Dovrò andare a riprendermelo di persona, mi inventerò una scusa qualsiasi. Però, bona la sorella della nuova vicina.

AAAAHHHH!

Ancora. Cos’è? Ah, certo. I piedi della mia adorata che mi toccano gli stinchi. C’è anche lei in ghiacciaia, dimenticavo. Sempre caldi i piedi delle fidanzate, nevvero? Troverei più calore umano in obitorio, cazzo.

Però intanto il tempo passa. I primi due minuti sono la MORTE. Dopo piano piano l’involucro umano comincia a reagire. A dispensare calore attorno a sè. Certo, ci sono prateria gelide, là sotto le tredici coperte arlecchino anni ’70. Ma lì tanto non c’andrò mai in vita mia. Me ne sto bello rannicchiato. Lascio che la grappa e le sigarette che fanno ridere si occupino del mio stato di veglia, lo piglino a calci nel culo. Attività che comunque riscalda.

E poi nero. Vuoto. Il nulla. Il disegnatore ha finito il turno. Alcuni lo chiamano sonno. Ma questo è sonno in ghiacciaia. In Olanda dicono faccia benissimo, dormire in stanze gelide. Sarà. Ma la mattina mi sveglio con la voce di Antony & the Johnsons e il naso che perde come il rubinetto della scuola di mia figlia.

…Quando si torna nell’asfalto di casa nostra, amore?

Quiten a Saviano de las estanterías

by kaizenj

 

Llamémosla Emme.
También borré su nombre de los comentarios propios y ajenos, sustituyendo el verdadero. Emme trabaja en una biblioteca, en la provincia de Treviso, en un municipio que no voy a nombrar. Quiero proteger su identidad, y darle gracias por su valor.
Emme contó aquí, y luego en privado, una historia que una vez más se relaciona con las bibliotecas. El día después del caso Speranzon (en Carmilla, a propósito, se encuentra una importante intervención de Massimo Carlotto) está abriendo una grieta, por tanto: muchos bibliotecarios están poniéndose en contacto conmigo y Michela Murgia para denunciar las censuras rastreras o explícitas. Algunas ya son conocidas: por ejemplo, la de octubre de 2009 con la que el alcalde de Musile di Piave pidió a la biblioteca municipal que quite los periódicos “politizados”, es decir, La RepubblicaIl ManifestoAquí la respuesta de la Associazione Italiana di Biblioteche (que oficialmente también adoptó una posición en el caso Speranzon). El segundo caso también es del año 2009, en mayo, cuando a una biblioteca de Génova se le pidió que censurara la iniciativa “Due regine due re”.
Volvamos a Emme. Estamos en los días posteriores a la transmisión del programa Vieni via con me.* Uno de los directores de la biblioteca, con cierta vergüenza, informa a los empleados del mal humor del alcalde (miembro de la Liga Norte). No es oportuno, para el mismo, que después de ese programa los libros de Roberto Saviano tengan lugar en la biblioteca. Más o menos en el mismo momento, el consejero de Cultura también expresa el propio mal humor: ve que una de las bibliotecarias está catalogando obras de Marco Paolini y, me escribe Emme, “ha pedido expresamente que se le avise con anterioridad sobre las compras de libros, para dar la propia opinión vinculante e indiscutible”.
El director propone la línea blanda: quitar los libros de las estanterías “a la espera de que se calmen las aguas”. Emme pide una orden escrita. Que no llega. Pasa la Navidad, llega el nuevo año. Ahora, en esa biblioteca, Saviano figura en el catálogo pero no está físicamente en los estantes. Nadie responde a las preguntas sobre el porqué.
Emme me dice: “Decidí escribir también porque quería sacar fuera la melancolía”.
Yo le doy gracias por esto. E invito a los demás bibliotecarios a que escriban y cuenten. Cuando las historias comienzan a ser tantas y comienzan a ser de todos, tal vez, también comienzan a ser fuertes.
-
Actualización del periódico Corriere Veneto: el consejero regional de Instrucción, la miembro del PDL Donazzan, declara que, con la aprobación del gobernador Zaia, escribirá una carta a todos los directores de las escuelas de la región Véneto (y a través de ellos, a los profesores), invitándoles a no difundir entre los jóvenes las obras de los autores incluidos en la lista. A quienes le objetan que está poniendo en acto una censura, les responde que la suya no es una imposición sino una “orientación politica”.
* Programa televisivo de la cadena RAI3 con Roberto Saviano como uno de los conductores principales.

 

 

E insistono!

by kaizeng

Non contenti della figura di merda rimediata dall’esimio assessore alla Cultura Speranzon (vedere due post fa), un’altra assessora, stavolta all’Istruzione (bene stiamo messi) della regione veneta, tale Donazzan, ha reso noto di voler invitare, col placet del governatore Zaia, i dirigenti scolastici delle scuole della sua regione a non diffondere tra i giovani le opere degli autori messi al bando. Ossia, lo ricordiamo, le opere degli autori firmatari di un appello pro Battisti del 2004. Lello Voce ne dà un resoconto qui e qui Loredana Lipperini riporta altri casi simili, forse più inquietanti perché passati inosservati ai media.

Ancora una volta, e indipendentemente da come la si pensi sul caso Battisti che qui non c’entra una mazza, ci troviamo davanti a pubblici amministratori che gestiscono gli enti che dovrebbero servire come fossero il giardinetto sul retro di casa loro. Ce le pianto le zucchine? No, mi fanno schifo. Glielo facciamo leggere ai ragazzi Agamben? No, mi sta sui coglioni. E Scarpa? No, mi sta sui coglioni. E Pennac? Per carità, radical chic e saccente come tutti i francesi, magari è pure frocio. Wu ming? Comunisti come tutti i cinesi…

Questa è pura merda. Solo merda. Facciamo sentire la nostra voce, ogni giorno e ogni giorno più forte, se vogliamo un’alternativa che non sia affogare nella merda o nuotare nella merda.

Ancora su Delta Blues… La lingua si fa arida, l’aria asfittica e il romanzo implode.

by Kai Zen

More about Delta bluesIl libro è uscito ormai due mesi fa, eppure arrivano ancora commenti e recensioni. Eccone due decisamente contrastanti.

La prima di Tanabrus sul suo Blog, la seconda – la stroncatura – di  Enzo Baranelli su Cabaret Bisanzio

Questo libro è ispirato a Cuore di tenebra e si vede. E’ un piacere notare i parallelismi tra le due storie, la trama in comune, chi assume quale ruolo, in cosa differiscono, come è cambiata la situazione dalla fine dell’800 a ora e come invece non è cambiata minimamente per certi aspetti.

La parte di Marlow è recitata da Tamerlano, nome in codice di un soldato, un segugio, un uomo abilissimo nel riportare a casa le persone scomparse in zone pericolose.
A lui si rivolge il governo italiano per riportare a casa Klein, geologo al servizio dell’ente, compagnia petrolifera con interessi un po’ in tutto il mondo. Klein aveva dato una svolta al proprio lavoro, aveva cominciato a proporre cambiamenti in favore delle energie alternative, ed era appoggiato da personalità influenti in Europa. L’ente lo aveva spedito al Delta del Niger per effettuare uno studio di fattibilità, ma a quanto pare il geologo era stato rapito dai ribelli del MEND e ora si doveva cercare di riportarlo a casa.

In realtà l’Ente, così come gli inviati della Compagnia nel libro di Conrad, non vuole modificare di una virgola la propria politica. Affianca a Tamerlano un suo uomo sul posto, l’equivalente del Conradiano addetto alla fabbricazione di mattoni e contemporaneamente anche del Direttore, e un paio di membri della JTF con il chiaro compito di far fuori Klein, nel caso fosse ancora vivo.
E in più gli alti vertici societari hanno in allerta anche i russi, compagni di affari desiderosi che i progetti di Klein non vedano la luce.

Klein, ovviamente, è Kurtz.
La persona illuminata che parte armata di ottimi propositi e finisce nel cuore dell’Africa, in mezzo agli indigeni.
La persona che cambia tutti quelli con cui parla, tanto è vero che incontriamo prima un’alta funzionaria dell’Ente in Nigeria pronta a lasciare l’incarico e diversi indigeni lungo il corso del fiume che erano stati profondamente toccati dai discorsi dell’uomo.
La persona che finisce schiacciata dalle tenebre, perde la salute sia fisica che mentale, poco a poco impazzisce e si cala sempre più nella tenebra.

Uno dei difetti che avevo trovato in Cuore di tenebra erano le tantissime ripetizioni, le tante omissioni, le troppe metafore.
Qui invece tutto è più chiaro, più scorrevole.

La tenebra è ben inquadrata, l’oppressione mentale di Klein diventa anche oppressione fisica per l’uomo impossibilitato a vedere il cielo e il sole, nascosto sotto la fitta copertura degli alberi.
E anzi, il personaggio di Klein viene mostrato chiaramente e con dovizia di particolari, dato che mentre Tamerlano e i suoi compagni di viaggio ne seguono le traccie, noi scopriamo poco a poco il viaggio che ha condotto Klein fino a dove si trova ora.

E poi abbiamo Marguerite, la reporter belga che decide di fare un servizio su Klein, a causa del suo incontro fortuito con Tamerlano e che per certi versi condivide con lui il ruolo di Marlow.. Precipitando anche lei nel cuore della tenebra, incontrando la morte come non l’aveva mai vista prima.
Perché alla fine del viaggio lei sarà cambiata, e anche Tamerlano sarà profondamente cambiato, dilaniato dall’interno dalle esperienze vissute e dalla figura di Klein.

Il libro ha una buona storia, e ci mostra in maniera cruda la situazione dei luoghi come il Delta del Niger.
Dove la gente muore di fame, o muore intossicata per aver mangiato qualcosa distrutto dall’inquinamento, inquinamento prodotto dalle pipeline fatiscenti e raramente manutenute.
Inquinamento e miseria, dato che l’economia è cannibalizzata da questi Enti.
Al tempo di Conrad i nativi erano dei selvaggi che vivevano in tribù nascosti nella foresta, vedevano Kurtz come una divinità e facevano gli schiavi per i lavori di fatica. Quelli svegli, con mesi di addestramento, arrivavano a tenere il timone dei battelli e a tenere viva la caldaia.
Adesso sono sempre schiavi. Schiavi di chi gli sfrutta la terra dandogli in cambio la morte sotto forma di terreni e acque avvelenate. Vivono in baraccopoli, oppure hanno studiato e preso lauree sperando di poter cambiare in meglio il proprio paese solo per scoprire che gli risulta più utile il fucile che le lauree, e vivono nascosti in villaggi clandestini nella foresta meditando attacchi di poco conto contro gli Enti.

Mi è piaciuto, ben più di Cuore di tenebra.
L’unica cosa che mi lascia perplesso è il blues, presente nel titolo, nella quarta di copertina, nell’apertura delle scene in cui il libro è diviso. Ma che per il resto non mi sembra granché importante per la storia, compare giusto con l’Arlecchino…

Non ho più la forza ormai. Sono stato ingoiato da tutta questa tenebra. Ho visto in faccia l’orrore, e ho cominciato a capire cosa significhi essere liberi. Liberi dalle opinioni altrui e dalle proprie. Mi sono fatto amico dell’orrore e del terrore mortale. Dovevo essere loro amico. Ho provato a salvare questa gente. Ho provato a farlo pensando di uccidere la mia gente. Ma non ho avuto la tempra per andare fino in fondo. Ho visto alcuni di questi uomini far morire di fame i propri figli, mentre il pesce si dimenava in pozze di petrolio. Ho visto alcune di queste donne far morire di fame le proprie figlie, per non darle in pasto a criminali assetati di sangue. Loro sono più forti di noi. Possono sopportare, hanno la forza di fare cose come quelle. Hanno l’amore per farlo. Un amore sconfinato. Hanno solo bisogno di qualcuno che insegni loro come reagire. Che spieghi loro come incutere timore, come evocare il terrore.

Ed ecco la stroncatura di Baranelli, di cui però facciamo nostra l’ultima frase, la facciamo nostra e in qualche modo la ribaltiamo tanto che per una seconda edizione potremmo usarla per una fascetta:

Una sola voce.

Il libro ha il suo fascino. Le cose migliori sono la copertina (firmata da Gipi) e il glossario, per quanto riguarda quello che sta in mezzo direi che il problema principale sia stilistico. Il racconto è eccessivamente costruito e le immagini che dovrebbero trasmettere emozioni o stati d’animo sono macchinose e inefficaci.Kai Zen, il collettivo di autori creatore dell’opera, arranca scivolando su facili metafore e similitudini stantie. “Mi sembrava di avere la testa in una boccia di vetro per pesci”: accidenti per una frase del genere avranno fatto un brainstorming! Purtroppo il difetto maggiore è l’assoluta piattezza e uniformità del linguaggio. Nel romanzo compaiono e-mail, un diario, un racconto in prima persona, e addirittura la descrizione di una ripresa con telecamera: non esiste un cambio di registro o almeno io non l’ho notato. Martin Klein scrive alla figlia e ripete “manco fosse/manco a dirlo” due volte in poche righe, Klein non mi sembra il tipo da “manco fosse”, ma per Kai Zen tutto è possibile. Il racconto, che parte da “Heart of Darkness” (apertamente citato), viene passato in lavatrice a 90 gradi, tutto giunge come un’eco sbiadita. L’ambientazione africana mi ha ricordato un noir di grande atmosfera scritto daRobert Wilson nel 1995 e apparso in Italia nel 2002, pubblicato da Meridiano Zero: “Strumenti delle tenebre”, escluso il titolo, i riferimenti sono più vicini a Greene che a Conrad, però la differenza maggiore è che Wilson sa immergere il lettore in un ambiente quasi palpabile, mentre Kai Zen riesce a rendere più interessante una pagina bianca di una scritta (mi sono soffermato a lungo sulla pagina 182 e l’ho trovata ben fatta, carta con piccoli rilievi, piacevole al tatto). Effettivamente, affascinato dal disegno di copertina, credo che Delta Blues possa diventare un romanzo a fumetti discreto (e infatti nella bibliografia compare anche Hugo Pratt, oltre a un volume illustrato della Giunti), però volerlo inserire in un filone narrativo mi pare eccessivo, sembra quasi che a mancare sia la volontà.

La lingua si fa arida, l’aria asfittica e il romanzo implode.


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