Coccodrillo
by kaizenj
Per chi è a Milano stasera, ghiotta occasione per ammirare di nuovo un capolavoro ineguagliabile dell’horror e della suspence. Altro che le sciaquette dei giorni nostri… E guardatevi attorno: potreste avere per vicino di sedia un camionista (se sto limonando non interrompetemi, per cortesia. Gli autografi li firmo dopo, ok?)
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Giovedì 25 Novembre Ore 20.00 Cinema Arcobaleno di Milano – Psycho
http://www.inmilano.com/eventi/psycho-cinema-arcobaleno
Il Ritorno Dopo 50 Anni Sul Grande Schermo In Digitale 2k Di Un Capolavoro Della Storia Del Cinema Interviene Massimo Zanichelli, Autore Di Psyco E Pyscho, Le Mani Editore Presenta Filippo Mazzarella, Direttore Artistico Del Legend Film Festival Firmato Nexo Digital.
Dopo il successo di oltre 50.000 spettatori per il ritorno sul grande schermo diRitorno al Futuro , continua l’appuntamento settimanale del Legend Film Festival con la direzione artistica di Filippo Mazzarella . Il Legend Film Festival è la mostra cinematografica itinerante e diffusa pensata da Nexo Digital come una manifestazione culturale capace di riportare sugli schermi cinematografici in digitale 2K i titoli che hanno fatto grande il cinema.
Giovedì 25 novembre, appuntamento con Psycho , capolavoro del 1960 firmato Alfred Hitchcock e approdato nelle sale italiane esattamente cinquant’anni fa, il 24 novembre 1960. A introdurre la visione Massimo Zanichelli che insegna da più di quindici anni storia e linguaggio del cinema e che ha appena dato alle stampe Pysco e Psycho , Le Mani Editore
“ 40.000 dollari rubati. Una giovane in fuga. Un sinistro motel gestito da un giovane timido con l’hobby dell’imbalsamazione e una mamma ammalata invisibile ma invadente. Una doccia fatale. Già noto come maestro del giallo, nel 1960 Alfred Hitchcock decide di spingere la sua maestria ai confini dell’horror psicologico. Uno sdoppiamento di personalità da manuale (complesso di Edipo e sessuofobia inclusi), un brutale omicidio che getterà le basi per il cinema “slasher” del decennio successivo, atmosfere inquietanti alla Norman Rockwell, una colonna sonora (di Bernard Herrmann) che diventerà paradigma di ogni costruzione musicale di genere, uno scardinamento consapevole di tutte le convenzioni narrative (non si era mai visto morire il presunto protagonista di un film a 40 minuti dall’inizio): dopo “Psycho”, la storia del cinema non sarà più la stessa. E nemmeno quella di Anthony Perkins, straordinario e tormentato interprete di Norman Bates, che rimarrà imprigionato nel ruolo dello psicopatico violento per il resto della sua carriera. Gli oltre cinquanta stacchi di montaggio in due minuti della celeberrima sequenza della doccia sono entrati nell’olimpo della regia. E nelle scuole di cinema di tutto il mondo. Ultimo film del maestro girato in bianco e nero. Non fu una scelta dettata dall’atmosfera, ma dalla necessità di risparmiare: Hitchcock, anche produttore, temeva fosse un fiasco: ma per quanto snobbato dagli Oscar (Hitchcock non ne vinse mai uno), fu un immenso successo che dettò nuove leggi della suspense” Filippo Mazzarella
Psycho
Usa 1960, 1h49’, b/n,
Diretto da Alfred Hitchcock.
Con Anthony Perkins, Janet Leigh, Vera Miles, John Gavin, Martin Balsam.
Scritto da Joseph Stefano. Dal romanzo omonimo di Robert Bloch.
Prodotto da Alfred Hitchcock.
E il Legend Film Festival del Cinema Arcobaleno continua con i seguenti appuntamenti:
GIOVEDÌ 25 / LUNEDÌ 29 NOVEMBRE 2010
ORARI: 15.00 – 17.30 – 20.00* – 22.30*
Una volta ho ammesso durante uno dei giovedì ‘Tanga tra i denti’ di noi amici camionisti – nell’intervallo tra un’esibizione e l’altra, whisky in mano e Fausto Papetti in sottofondo – che una delle mie perversioni più eccitanti è quella di ascoltare Radio Italia solo musica italiana per alcune ore di seguito, a volte addirittura giorni. Kristo, lo slavo con maglietta ‘Kill them all’ (la versione adulta del poppante con disegni a penna Bic sul braccio che abbiamo visto fare lo sbruffone in diretta nazionale dallo stadio Marassi, qualche settimana fa), non la smetteva più di ridere. Perchè? Chiedevo io. ‘Ma non sei mica un duro e puro anti-tutto, tu?’ Stronzate. Semmai sono un anti-niente, a parte i nazi. E poi che c’entra? Non è bellissimo calarsi per un attimo nella tradizionale attitudine melodica italiana? Si capisce tutto, lì. Si capisce ogni cosa della gente, dei modi di essere, di fare, di cos’è veramente italiano oggi. Funziona molto più di tante altre analisi sociologiche possibili - tipo sull’alimentazione o sul modo di vestire - ormai così globalizzate e superficiali. E poi cazzo, è troppo divertente! Sentire Biagio Antonacci che si crede il dio in terra e Ramazzotti starnazzare come un papero, godersi l’infantilità senza limiti di Max Pezzali, la profondità intellettuale de borgata di Tiziano Ferro, le melodie con le palle della Pausini… che figata
Ora qui però racconto di una mia perversione ancora più segreta. Ma sì, vada come vada: ormai voi internauti per me siete di casa. Non potrei nascondervi più nulla, per voi sono come un libro aperto. Ebbene, ho amato alla follia Christian. No, non il vostro vicino di appartamento e no, non in senso sentimentale e/o carnale. Parlo di musica, e parlo di Christian il cantante melodico italiano degli anni ’80. Quello della foto, ricordate? (A proposito, notare il maglione legato sulle spalle di truck driveriana memoria…) Il romanticone. Il belloccio. Lo sdolcinato. Il di bianco vestito. Lo Julio Iglesias italiano.
Non esiste acconciatura più riccia della sua, fossetta del mento più calcata, vestito più elegante e immacolato. Lui, l’unico e inimitabile. Il migliore. L’espressione più piena e riuscita del romanticismo estremo quale stile di vita. Romanticismo puro fine a se stesso, tra l’altro. Cioè, nemmeno riferito all’interlocutrice naturale: l’amata (o l’amato). Ma figurati… Romanticismo autoreferenziale. Smielare per smielare. Punto. Amore dunque immaginario, platonico, teorico. Che poi puntualmente in un rapporto normale cozza con lo sporcarsi le mani della routine di tutti i giorni, ovvio, e combina disastri. Alzi la mano chi non sa di cosa sto parlando.
Comunque, il buon Christian, o meglio Gaetano Cristiano Rossi, nasce in una famiglia umile palermitana e da piccolo spacca con il pallone tra i piedi. Un pò Maradona, un pò Cabrini si trasferisce poi al nord per seguire la famiglia ma la sua carriera calcistica si interrompe per un problema al cuore (forse troppo pieno di ammore?). E così comincia la carriera canora. Ora, la domanda sorge spontanea: ma i medici non potevano farsi i cazzi loro? Scherzo, naturalmente, tanto più che proprio in queste righe sto celebrando il mio amore incondizionato per quella melassa inascoltabile che è andato avanti ad incidere per decenni! E – attenzione – il ragazzo gira ancora oggi in tour per il mondo, e fa il pienone amici. E sapete perchè? Perchè l’Italia all’estero è soprattutto questo, e lo sarà sempre: sentimenti, melodramma, dolcezza, esagerazione, gesticolazione, pummarola in coppa e via dicendo. Al massimo, si sono aggiunti alla lista negli ultimi decenni camorra, prosciutto e melone, Armani e Berlusconi. Giusto per farvi rimpiangere la tradizione…
Dunque per favore smettetela, voi giovani moderni tutto design, musica elettronica e vestiti alla Lady Gaga. Non capite proprio un cazzo… fate i neomelodici, che avrete successo. Riempitevi la bocca di zucchero, cuore, ammore e stronzate simili. Mica dovete crederlo davvero! Ma che, scherziamo? Poi nel privato potete fare ammucchiate bisex o transex, come tutti gli altri, ma mi raccomando: sotto i riflettori solo microfono ben impugnato, sorriso paraculo, capello ingellato e tanto tanto tanto TANTO sentimento.
Più italiano di così…