Verdenero All Star
by kaizenj

È partito il romanzo totale di quest’anno. Lo organizzano le Officine Wort e il “protagonista” è Carlo Lucarelli. Potete trovare il primo capitolo, le regole per partecipare e tutte le informazioni del caso sul sito delle officine. Vi riportiamo sotto il prologo da cui partire a narrare…
Accasciato sulla poltroncina, la testa appena reclinata all’indietro. Gli occhi fissi su una piccola crepa del soffitto, sbarrati, in un inspiegabile attimo di paura. Sullo scrittoio, un computer in stand by. Appunti vergati a mano pieni di note e scarabocchi. Pile di libri. Una copia del Sabato Sera con un articolo dal titolo “Buon compleanno Carlo”. Indossa il solito completo nero, ma al posto delle scarpe, scomode, un paio di vecchie pantofole.
Gli uomini della scientifica, nelle tute bianche, stanno eseguendo i rilievi. Qualcuno ha annotato che la porta di casa pare chiusa dall’interno, e non vi sono tracce d’effrazione. Né, a un primo sommario esame, di violenza sul corpo.
“Magari è morto d’indigestione” pensa uno dei militari osservando un piatto vuoto in cui si notano ancora vaghe tracce di quello che sembra essere ragù. “E io me ne sto qua a fare gli straordinari.”
Qualcuno, qualcuno molto in alto, ha deciso che bisogna fugare ogni dubbio sulla morte improvvisa del più grande scrittore di noir del Paese. Uno scrittore a volte scomodo. Che sapeva rimestare nei segreti rimossi ad arte dalle coscienze e, secondo indiscrezioni di chi lo conosceva bene, intento a lavorare a un libro dal contenuto a dir poco esplosivo.
Per questo, erano tutti lì a cospargere di polveri maniglie e ripiani alla ricerca di qualche impronta. Faranno analizzare il contenuto del piatto. Violeranno i file del computer. Interrogheranno amici, vicini, conoscenti. L’obiettivo è dimostrare all’opinione pubblica che s’è trattato di un semplice quanto sfortunato malore, un accidente del caso. E ai tanti fan dello scrittore che non è un complotto, che nessuno l’ha mai voluto zittire.
In un angolo, invisibili a tutti, il sovraintendente Coliandro e l’ispettore Grazia Negro osservano la scena affatto convinti. Sono decisi ad andare fino in fondo, a scoprire la verità. È una questione personale. Anche se non sarà facile, per loro, trovare qualcuno che li aiuti.
Un po’ Beatles, un po’ fotomodelli della domenica… solo che noi non posiamo per Calvin – che noia mortale! – ma per il lontano parente europeo, ingegnere e cervellone dell’Ente, protagonista del nostro Delta Blues. Kai Zen for Martin Klein… ci sta, no?
Non vi fa ridere questa foto? A me fa pisciare addosso. Grazie a proposito al fotografo, Eugenio Saguatti (per le risate, in questo caso).
E sì che mi sono chiesto, prima di postare: ma, sarà il caso? Dopotutto siamo autori e dovremmo dare in qualche modo una parvenza di serietà, dopotutto questo è un blog letterario, dopotutto sono sette anni che investiamo in rispettabilità del marchio kai zen… Ecco. Non ho fatto in tempo a finire i ‘dopotutto’, che già il post era partito. Anche perchè CRISTO nella foto caricata nell’articolo sotto sono venuto malissimo!
Da quando Delta Blues è in libreria sono passati solo sei giorni. Nella testa mi ronza di continuo il pezzo dei Primus “Here come the bastards”, come mi ronza di continuo, dopo la presentazione bolognese, una riflessione sull’altro da sé. È un tema su cui rimugino da parecchio e mentre stavamo pianificando Delta Blues stavo lavorando al mio saggio su Neon Genesis Evangelion in Pop Filosofia e mi accorgo solo ora, solo dopo averne parlato in pubblico, ragionato assieme al pubblico, che deve esserci stato un cortocircuito tra le due cose. L’alterità è un tema fondamentale in Delta Blues e non ce ne siamo quasi accorti, o meglio lo abbiamo introiettato talmente tanto, che Derrida e Sartre fanno capolino a ogni pié sospinto anche se non erano invitati. Ci tornerò, dopo altre presentazioni, quando il flusso carsico che in Delta Blues unisce il “negro” al Monumento alla Vittoria di Bolzano avrà trovato il canale giusto per scorrere alla luce del sole.
La presentazione bolognese è andata ben oltre le nostre aspettative. La Compagnia Fantasma ha riscritto, sonorizzato e interpretato Delta Blues alla perfezione, cogliendo il senso di ossessione, di caduta e di oscurità forse anche meglio di quanto potessimo fare noi. L’audio della diretta non c’era, U-stream ci ha comunicato che non c’era abbastanza banda – no hay banda – ma lo abbiamo recuperato e lo metteremo online al più presto. Grazie a tutti quelli che sono venuti a sentirci, e a quelli che ci hanno provato da casa. Grazie, ne avevamo bisogno, i bastardi ne avevano bisogno per tornare e infatti eccoli che arrivano…
Eugenio Saguatti ci ha scattato qualche foto, ve le mostreremo…. intanto una, basta e avanza: coglie il momento, la congiuntura astrale che ci vede tutti e quattro assieme. Succede poche volte l’anno e quando succede, per noi, è sempre un’emozione molto forte. Siamo vicini, vicinissimi, ogni giorno ci sentiamo al telefono, ci scriviamo decine di mail, cazzeggiamo e lavoriamo fianco a fianco, ma non possiamo stare assieme. Come posso spiegarlo? È come avere i migliori amici in casa tutto il giorno e allo stesso tempo non potergli tirare una pacca sulla spalla, un coppino, stringere loro la mano, abbracciarli quando si finisce un libro o quando se ne comincia un altro…
Noi viviamo nelle nostre pagine, conosco gli altri anche e forse meglio grazie alle storie che mi raccontano. È un privilegio. Lo so. Ma a volte non basta. Alle volte ci vuole un divano vecchio di pelle in una libreria che ti fa sentire a casa…
Bando alle ciance sentimentali…. domani sera e dopodomani ci trovate a Torino. Saremo alle 21:30 alle Officine Bohemien di via Mercanti 19 per DELTA BLUES e il giorno dopo saremo ospiti di Autori in Digitale alle 11.30 al il centro congressi Torino Incontra di via Nino Costa 8.
Here they come. Here come the bastards, I heard it from a confident who heard it form a confidant
They’re definately on their way. There’s one with this idea. Something about a hammer head shark, nosehairs and flatus
Best keep your distance because Here they come here come the bastards Bury your head deep in the sand.
Anonyminity is a virtue in this day and age. Amazing hand dexterity . Flagrant misuse of security
Better run, run, run, run, run Run Run Run Run, here they come
Vi aspettiamo, e ci saremo tutti e quattro…
EDIZIONI AMBIENTE – VERDENERO PRESENTA:
KAI ZEN + COMPAGNIA FANTASMA + SPECIAL GUESTS
«Corsi in timoniera, manovrai e ripresi il fiume, alla cieca. Le fiamme si alzarono alle mie spalle, dilatando le ombre della notte. Poi il fuoco morse il generatore e un boato devastante risuonò nel cuore di tenebra.»
DELTA BLUES
22 OTTOBRE 2010 H 21 • MODO INFOSHOP
BOLOGNA VIA MASCARELLA 24 B – 051/5871012
Ha ragione la mia signorina, sono ancora troppo ansioso per essere un vero Truck Driver, troppo presente nella gestione della routine di una famiglia. A casa siamo due camionisti (io e mia figlia di due anni e tre mesi, la vera ispiratrice di questa serie di post di successo), una principessa rosavestita e portavoce delle WINZ, una madre signorina nordica che incarna alla perfezione nonchalance, coolness, emancipazione, senso pratico, miccia lunga (leggi: pazienza) e visione delle cose senza quell’appiccicosa resina che noi italici spurghiamo su tutto e che giustifichiamo con ’passione’, ‘passionalità’ o cazzate di questo tipo. Che cazzo, mica si scopa sempre, amici! Cosa c’entra la passionalità con – per esempio – la temperatura esterna o la corretta alimentazione? Mah…
Vuol dire invece che semplicemente non sappiamo resistere, proprio a livello genetico. Un colpo di tosse? Inzeppiamolo di medicine. Non ha mangiato i soliti 5 kg di pasta al sugo quotidiani, obbligatori in famiglia? Vuol dire che sta male, ovvio. E vai di tachipirina, sciroppo, aerosol. Non ha fatto l’inchino e non ha dato due bacini a ognuno dei diciassette parenti che ci sono venuti a trovare? Questa è pura maleducazione. Non guarderà più gli spot tv per una settimana. E nemmeno i reality. No, papà, i reality no, ti prego… E va bene, i reality puoi guardarli.
Invece ultimamente mi sto convincendo di una cosa, sapete? Coi figli ci vuole basso profilo (bastardi, non intendo in senso fisico – sì, sono un tappo E ALLORA? Avvicinatevi se avete coraggio che vi dò un pugno): poche attenzioni, poca ansia, pochi regali, pochi vizi, poche regole ma poche concessioni, pochi patemi e così via. Insomma, pochi sbattimenti. I minori possibili. Inutile dare tutto di noi stessi, perchè tanto - parliamoci chiaro, internauti che non avete figli e che li volete tappatevi per un attimo le orecchie, anzi gli occhi scusate – a loro non gliene frega un cazzo: vogliono solo giocare, divertirsi, avere cose, fare cose, mangiare quello che vogliono, quando vogliono, essere coccolati, fare gli affettuosi durante i loro 10 secondi al giorno di affetto, e poco altro. E per di più, quando noi saremo vecchi non vorranno nemmeno pulirci il culo, quando non ne saremo più capaci da soli. Qualcuno è per caso in grado di negare quanto sopra? No? E allora, amici miei… allora che senso ha annullare la propria ancor giovine esistenza per votarsi a loro, senza limiti e senza vergogna, se mi permettete. Perchè diamine, essere mamma o papà non vuol dire mica cominciare a fare schifo. Si può e si deve ancora pensare a se stessi, a stare bene, a quello che ci piace, al fisico, alla forma, all’intelletto. Si può eccome e si deve fregarsene qualche volta di figli, amici dei figli, maschietti, femminucce, asili, scuole, pannolini e cazzi vari e andare a scatenarsi col drum’n'bass dei Noisia, ubriacandosi, per esempio. Come una volta. Solo, più ridicoli. E che cazzo…
Tra l’altro – e qui viene il bello – voi che già arricciate il naso, che vorreste vendermi la vostra moderna idea di: ma no, bisogna dargli tutto così verranno fuori persone equilibrate bla bla bla, funziona spesso esattamente al contrario: più gli state addosso, a ‘sti figli bamboccioni, più saranno rincoglioniti fino a diventare italiani a tutti gli effetti. Tutti tv, bei vestiti e amatriciana. Se invece provaste a trattenervi un pò, vi accorgereste che INCREDIBILE… cosa vedono i miei occhi… i bambini sanno fare anche da soli! E anche bene. E, un momento… pare che anche voi abbiate più tempo libero! Meno apprensioni! Più interessi! Sino ad arrivare al colmo dei colmi: avete anche voglia di scopare! E non con chiunque a caso, con il vostro compagno! Quello con cui li avete fatti, ‘sti marmocchi. Lo so, sono notizie sconvolgenti… sedetevi un attimo, per l’amor di dio.
E’ un miracolo, vero? Concordo. Il miracolo del basso profilo coi figli. Lo so, lo so. Credete che io parli e parli (anzi scriva), ma poi non faccia così. In effetti in teoria avreste ragione, io sono come voi, d’stinto farei proprio come voi con la medicina in mano e il volto corrucciato dall’incredibile apprensione, ma non posso: prendetevi una nordica (o un nordico) come compagna e capirete. Vi ridicolizzeranno ogni giorno, senza tregua, fino a farvi scomparire. E indovinate un pò? Gli esperti daranno ragione a loro, i libri, le riviste, i media… sembra che lo stronzo sei solo tu.
E allora fanculo, no? Basso profilo, e stappo una birra.
All our pain how did you think we’d get by without you? You’re so vain I bet you think this song is about you don’t you? don’t you? don’t you? don’t you? now I belong I’m one of the chosen ones now I belong I’m one of the beautiful ones
… è solo un promemoria per il futuro… spero gradiate
Nine Inch Nails: Pinion (1992) from Nine Inch Nails on Vimeo.