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: kai zen : gentiluomini di fortuna dal 2003

Month: giugno, 2010

Dietrologia del mondiale

by kaizenj

Era ovvio uscissimo dal mondiale… (Uscissimo? Usciste. Io faccio repubblica per conto mio…) È stato il prezzo da pagare per aver vinto quello precedente. Le cose sono andate più o meno così:  nel 2006 travolti da Calciopoli i vertici del calcio nostrano avevano bisogno di un riscatto calcistico morale e altresì di un evento di distrazione di massa, ai vertici politici ovviamente la cosa andava più che bene e le soluzioni erano due: o re-innescare la strategia della tensione o vincere il mondiale. Moggi parlò con Zidane, il quale gli doveva diversi favori (in fondo la sua fortuna è stata proprio la Juve di Moggi) e si comprò la fatidica testata che costò l’altrettanto fatidica espulsione.

La fifa, complice, non disse nulla ma impose una ritirata dal mondiale 2010. E con chi andiamo a perdere? Con la Slovacchia. Bossi, al corrente della manovra come tutti nella stanza dei bottoni, ha provato a rivelare la cosa con un artificio retorico simile all’Antifrasi, e allo stesso tempo ha astutamente messo le mani avanti: impossibile perdere perché abbiamo venduto la partita in quanto avevo già detto che l’avevamo comprata…

Due Truck Driver al negozio di dischi

by kai zen a

“Merda, non ci credo… beccati questo.”

Guardo lo Slavo di sbieco, sono ancora incazzato marcio con lui. Non doveva nemmeno essere qui, oggi. Doveva essere in Romania con il mio Scania nuovo di pacca, a consegnare conserva di pomodoro e portare indietro carne secca rumena: dicono sia deliziosa. Ma il bastardo mi ha fatto la fiancata del bestione proprio ieri notte, giù alla cava dove organizzano gare notturne clandestine: tutta ammaccata da schifo. Hai capito, lo stronzo dello Slavo… E adesso, a trasporto rimandato, è voluto pure venire con me al negozio di dischi, mi sta appiccicato addosso come un cane bastonato. Tanto vale che lo bastoni, no?

‘Scortati’ di Garbo – anno 1982 – sollevato nella mia direzione con la mano destra, mentre con la sinistra lo Slavo ravana negli scaffali alla ricerca di altre perle sonore. Gli cammino incontro.

“Fico Garbo. Strano tipo. Adoravo i suoi guanti tagliati, erano così new wave. Li ho portati per anni anch’io.”

“Non ho mai capito un cazzo dei suoi testi… tu?”

“Certo che no, sei slavo.”

“Idiota.”

Lo Slavo si chiama così per la sua mania di portare jeans scoloriti, mica per origini geografiche. Umorismo da camionisti.

“Neanch’io li capivo. Ma perchè, è importante? Prendi le canzoni in inglese, da noi funzionano anche perchè nessuno ci capisce un cazzo. Io da ragazzino credevo sempre di sentire ‘Ignorais’ nei pezzi in inglese da hit parade alla radio, qualcosa forse sulle scarse capacità intellettive o sulla supponenza di chi cantava, pensavo… mica ‘In your eyes’…”

“Ah! Buona questa. Io invece stavo sul ’Tunait’ e sul ‘Mai beib’… Cosa ascoltavi ancora da moccioso?”

“‘Five o’clock in the morning’ dei Village People è una delle prime canzoni della radio che ricordo. Avrò avuto dieci anni… Il primo disco che mi ha preso in faccia - due o tre anni dopo, quello che ha scoperchiato il vaso musicale di Pandora, che mi ricordo ascoltavo per ore e ore in cucina con un vecchio giradischi grigio è questo.” Alzo il braccio e glielo mostro. Come minimo lo compro subito in versione cd e lo sparo sul bestione a mille.

“Alphaville, ‘Forever young’? Oh mio dio… pensavo fossi un camionista tutto ZZ Top, Turbonegro e Motley Crue.”

“Amico, il genere non c’entra un cazzo. Ci sono dischi di merda e dischi che spaccano, ebbene questo SPACCA. E mica nei singoli, nei pezzi famosi, ma soprattutto in quelli sconosciuti. ’Summer in Berlin’, ‘Lies’, ‘A victory of love’ ecc. Lo ascolterai tra un attimo. Mica è un caso quell’ennesimo rapper fabbrica-soldi, come si chiama… ha pubblicato da poco quella cover inutile di ‘Forever young’.”

“Io a quindici anni ero solo Iron Maiden e AC/DC.”

“Tabbozzo. Io invece ero new wave, cazzo: Yazoo, primi Depeche Mode, Tears for fears, the Cure, Thompson Twins, Howard Jones, Everything but the girl. Più taglio di capelli all’avanguardia che altro, in pratica. Ho sempre odiato i metallari capelloni, con i jeans stretti e quelle tshirt nere dalla grafica vomitevole. Gli adesivi cangianti sui Garelli, le scritte ’Metallica’ sulle borse a tracolla militari… BLEAH”

“Fottiti.” Mi fa il segno delle corna e muove la testa in headbang, mentre mi sventola ’Hail to England’ dei Manowar in faccia. Che uomo di cattivo gusto. Io adoro la musica pesante, ma non le tamarrate. D’altronde in musica è così, ognuno è il Re del suo castello. Cerco ancora. Non so cosa, ma è una droga. In pochi minuti afferro ‘Scoundrel days’ degli A-ha, ‘Scum’ dei Napalm Death e ‘The original singles collection’ di Hank Williams. Ecco, tutto parte da Hankie, sapete? Andate. Documentatevi. Il country è LA musica, tutto il resto non conta. E non rompete i coglioni.

Appoggio i dischi sul bancone della cassa, dove un nerd legge una rivista di equitazione. Porta occhiali con la montatura nera, come un… nerd. Non capisco se è look puro, voglia di vintage o proprio vera attitudine nerd. Oggigiorno è tutto così confuso. Guarda i titoli che appoggio e mi fa una smorfia di compiacimento. Chissà per quale disco in dettaglio.

“Fratello, quanti ne hai intenzione di comprare ancora? Mettici dentro anche questo, vai.” Lo Slavo mi allunga ‘Steps in Time’ di Paul King, cantando ‘Love & Pride’ in inglese maccheronico. Anzi, slavo. Non usa però nè ‘Ignorais’ nè ‘Tunait’, e mi sento sollevato.

“Non male, ma mi piacevano più i suoi Doc Martens colorati che non davvero la musica.”

“A me piacevano i Talk Talk e gli Housemartins, tra la roba leggera intendo.”

“Grandiosi entrambi. Io poi a un certo punto mi sono buttato su certi gruppi: The Jesus and Mary Chain, the Church, the Mission… adesso che ci penso, devo essere stato preda di qualche folgorazione religiosa. Poi però sono diventato davvero cattivo e ho cominciato ad ascoltare cani che abbaiano, più che complessi di musica leggera.”

“‘Compleassi di musica leggera’… mi sembri Pippi Baudo.”

“Yo brother Pippo. Troppo avanti, il pennellone. Riveditelo su Youtube che presenta a Sanremo certi tipi italiani negli anni ottanta, quando era tutto in playback. Grandioso.”

Poi d’improvviso lo trovo. O forse mi trova lui. Lo cercavo da un pò. Non avevo il coraggio di chiedere, o forse è tutto subconscio. Era sotto i singoli, giustamente. In verità è un remix del 1995: tante versioni della stessa merda. LA MIA MUSICA. Strade assolate. Caldo fottuto. Birra ghiacciata. Bambole formose e disponibili, in bikini. Violini, banjo, voce nasale con patata in bocca e TUM TUM TUM TUM

Ditemi qui sotto se non è il paradiso.

LA MARCIA VIRTUALE SU ROMA…

by kaizenb

La scorsa settimana il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60. Questo senatore non fa neanche parte della maggioranza al Governo… il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta. In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su facebook, o altro sulla rete) a disobbedire o a istigare contro una legge che ritiene ingiusta, i providers dovranno bloccarne il blog o il sito. Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all’estero; basta che il Ministro dell’Interno disponga con proprio decreto l’interruzione dell’attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio (!) fra le classi sociali. In pratica questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link “scomodi”. In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata. Non a caso siamo l’unico paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini preventivi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare. Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni anche grazie ad un uso intelligente di internet, l’Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l’Iran. In Italia gli unici media che hanno riportato la notizia sono stati la rivista specializzata “Punto Informatico” e il blog di Beppe Grillo.

Ode a chi guida il SUV

by kai zen a

Nota preventiva del Truck Driver: certo che quello sotto è un attacco personale. Innanzitutto per una questione di dimensioni: grossi come me in giro non ne voglio vedere. E poi perchè non posso farci niente, mi date fastidio. Ma sono qui, vi aspetto a braccia aperte e canotta bianca sporca di ketchup. Parliamone. Non fate i timidi. Magari cambio idea.

 

Ode a chi guida il SUV

 

O arricchito ostentatore, elegante e soave come una porzione di onion rings ammuffiti, ignorante e becero come la gazzetta che leggi ogni giorno, specialmente da quando qualche babbione del marketing di qualche multinazionale l’ha trasformata in stucchevole gossip su foglio rosa. Da quando si compra tutto a rate non hai capito più un cazzo: dalla Opel Tigra con minigonne, vetri neri e fari ultravioletti (cazzo… fichissima!) a questa triste deriva maggiorata, scialba, tanta ma poca, posivita solo per aver ispirato questa intensa ode.

O giovane madre tempestata di colpi di sole e sfoggiante occhiali scuri giganti, ammaritata a professionista o artigiano o commerciante - evasore fiscale e criminale - che fai da tassista full time ai tuoi figli di istruzione superiore (o Cepu, in caso vada male) e li porti zitta zitta da nuoto a judo, da danza a calcio, da jazz a hip hop, e giri come una trottola sempre con il culo attaccato a quel cesso di macchina che tieni. Perchè dopo tutto non hai altro da fare, vero? E allora intralci la vita agli altri. Spassionatamente: comprati una fottuta bici, anzi un risciò. E pedala.

O figlio di papà, stupido e sgradevole, bamboccione, ciuffone ridicolo, pinzato di griffe su tutto il corpo e incapace di un pensiero compiuto superiore per articolazione a un sms, di quelli che mandi a migliaia al giorno imitando Christian de Sica e compagnia pagliaccesca. Non vedi che rompi il cazzo a tutti per strada? Vergognati. Ti condanno a zero credito sul cell a vita.

E anche tu – con grande sorpresa – o anzianotto italico probabilmente frustrato, troppo a lungo sottomesso dalla moglie, o troppo bacato in capa a furia di Serie A, tettone su isole dei famosi, gratta e vinci, ruberie in posta e all’Inps per lasciare qualche briciola in più agli smidollati delle generazioni a venire. Eppure decenni fa hai guidato docile la tua Fiat 128 a 100 all’ora sull’Autosole, eri normale, felice, riconoscente. Hai avuto un lavoro, una casa, un quartiere, un ambiente tutto sommato a posto. Perchè adesso calpesti e intossichi i tuoi simili con ‘sto Suv del cazzo, credendo di essere alla moda e finendo invece per rovinare tutto ed essere ricordato solo come un benemerito COGLIONE? 

No, dico, ci siamo già noi camionisti ad appestare l’aria e intasare l’asfalto. Portiamo merci in giro da sempre perchè quelli della viabilità non hanno mai studiato una via di trasporto alternativa alla gomma su strada – come fanno altrove – non gliene può fregare di meno e fanno ovviamente il gioco dei mille stronzi del club del petrolio. Ma il nostro è un lavoro. Sbarchiamo il lunario. Sudiamo in abitacoli minimi con poster di pin up appesi ovunque. Ci rilassiamo a motori spenti su sedie da campeggio appostate tra i bestioni, nelle aree di sosta più orribili e asfaltate del mondo. Mica come voi…

Grazie per la vostra impagabile strafottenza, per fregarvene del prossimo, per calpestare strisce, piedi, diritti e persone. Grazie per la vostra ignoranza senza limiti, il senso civico al decimale, l’umanità non pervenuta. Al confronto, io e la mia cricca siamo il corpo di ballo della Scala. Laddove in mezza Europa si comincia a vietare traffico, smog, auto, a sfavorire business idioti come quello di un’auto sproporzionata, qui da noi comprano Suv anche gli ultimi stronzi. Lo parcheggiano dove gli pare. Contrastati solo da altre merdose Bmw o Audi o altre auto da pappone marchettaro, che fanno a gara a chi fa più schifo per strada. A chi se ne fotte meglio. Tanto chi li ferma più? Chi li becca? Chi li contrasta? Nessuno, in apparenza.

Ma il mio punteruolo magico…

Ve ne parlerò. A tempo debito.

Pop filosofia a Roma

by Kai Zen

Digital divide (et impera) – appunti per una fenomenologia

by kaizenj

In breve, banalmente e alla rinfusa (per ora): Cosa c’entra l’iPad (e i suoi consimili) con la legge bavaglio?

Immaginiamo che i giornalisti (categoria di cui il vostro affezionato fa parte) disubbidiscano al bavaglio ma lo facciano senza infrangere la legge. Possibile? Be’ in sostanza sì. Basterebbe inserire negli articoli su certi argomenti  il link alla relativa pagine del blog francese di reporter senza frontiere (scritto in italiano) dove verranno riportate le intercettazioni diventate illegali in Italia. E così ad altri siti con sede all’estero, alcuni dei quali potrebbero far capo ad alcune testate nazionali.

Al solito la classe politica non sa come comportarsi con internet, ma allo stesso modo la gran parte della popolazione italiana non è abituata a usare la rete.

A Torino, al salone del libro, l’attesa più elettrica non era per Saviano ma per l’E-Book. Gli editori sono tutti ai blocchi di partenza, l’autunno è alle porte e migliaia, centinaia di migliaia di titoli sono pronti nella loro versione e-pub.

I giornali, i settimanali ecc sono destinati a mio avviso a trasformasi presto nella versione elettronica (molti lo sono già da anni come Internazionale a cui è possibile abbonarsi anche in pdf) un po’ come i cd sono stati sostituiti dal mp3 ecc ecc. Un dei vantaggi è che i contenuti saranno aggiornabili rapidamente e saranno interattivi. Video, audio e tutto quello che potete immaginare… Immaginate allora l’articolo con il link all’intercettazione, con un tocco di dito aprirete la pagina relativa in Francia o da qualche altra parte… Rapido, indolore ed efficace.

Il digital divide aumenta sempre di più… un paese in cui ci saranno persone sempre informate e persone non informate. Un divide che allargherà la forbice tra gli uni e gli altri, un divide che in parte ha a che fare con l’alfabetizzazione informatica e naturalmente con il dato anagrafico. La bilancia pende naturalmente dalla parte di chi non è informaticamente abile ma forse teledipendemente inebetito e felice. Entrambi votano.

Pulp

by kai zen a

Prendete Quentin Tarantino. I dialoghi dei suoi personaggi, l’enfasi, le parolacce. La tamarraggine che regna. Ecco, per qualche strano motivo che non mi so ancora spiegare – e che la mia signorina cameriera  in un Highway Restaurant costretta a cavarsela a  mance odia a più non posso - mi sento molto vicino a quel maledetto figlio di puttana. O forse è lui che è vicino a me? C’è chi mi giura di averlo beccato più volte seguire il mio Scania a distanza di sicurezza per le arterie d’asfalto di mezza Europa… Mi piace, e non in qualità di genio del cinema. Ci mancherebbe. Non direi proprio: al massimo scoreggione del cinema.  Pagliaccio. Giullare. Sono gli altri che gridano al fenomeno, mica lui. Lui si strafa di bong di marijuana con i Cypress Hill in sottofondo (l’ho beccato) e se la ride di grosso. E incassa. Chiamalo scemo.

Mi sento vicino a lui per il suo gusto popolare, dal basso, la linearità (leggi banalità, spesso) delle sue storie, il focus che non molla mai sui personaggi, sui loro dialoghi, la cialtroneria latente. Mi sembra che il suo raccontare sia molto simile al mondo reale: guardate cosa succede per strada quando passa una ragazza con un bel culo; notate le varie strategie maschili per girarsi ad ammirare senza dare troppo nell’occhio. Mi piace l’esagerazione di Tarantino, la verve, il non prendere mai nulla sul serio. Mi piace. E mi piace il femminismo che domina in qualche suo film recente. Femminismo Truck Driver, ovvio. Politicamente disdicevole. Quindi per me perfetto :) Donna non vuol mica sempre dire precisa, perfetta, romantica, dolce, raffinata. Fanculo. Per prendere a calci in culo gli stronzi macho che ci sono in giro (tipo me) ci vogliono donne con le palle. Dunque contradditorie. E così mi sento anch’io, che cazzo. Scoreggione. Contradditorio. Insolente. Venale. Cheap as fuck.

Buongiorno, sono il vostro Truck Driver. Fate una richiesta, Signori, e io umilmente vi servirò. Volete parolacce? Risse a bottigliate? Saloon messi a ferro e fuoco? Musica satanica ad alto volume? Sesso? Sangue/Ketchup? Ci penso io. E - badate bene - non sarò il vostro uomo pulp, molto pulp, pure troppo (IMMENSO Thomas Prostata) così, perchè va di moda e voglio saltare sul solito fottuto carro dei vincenti. Mi pare ci siano oggi altre mode più glam di quella dei cattivoni che sproloquiano. Prego, servitevene pure. Io rimango del mio partito. Mi riempio la bocca di parolacce. Proprio, mi piacciono, che vi devo dire? Se un giorno mi conoscerete, anche se non ve lo auguro, capirete in un istante. Con ogni probabilità a ‘sto punto della discussione vi avrò già mandato a fare in culo, oppure voi mi avrete messo le mani addosso. Forse ci staremo spingendo come galletti brufolosi fuori dalla disco, il sabato pomeriggio. O vi avrò già chiesto – con Vasco Rossi in sottofondo – quando mettono un pò di musica decente in ‘sto posto di merda. E poi, quando attacca Prince, avrò già fatto i segni delle corna con entrambe le braccia tese, sculettando come un finocchio, ma controllando minuzioso le cosce delle avventrici.

Lo so, sono sbagliato. Ma essere sboccati è una figata, no? Provate a pensarci. Altro che: Tesoro, sorseggia questo Teroldego Rotaliano. Superlativo, non trovi? Piuttosto: Cazzo, sorella ‘sta vinaccia spacca il culo, riempimene un pò la pinta, và.

Sapete quante ne ho viste di coppiette di innamorati sdolcinati sfilarmi davanti, tutte carine e dolci e premurose e romantiche? Alla volta dopo erano già leggermente più irrigidite nella relazione. Tempo un annetto – massimo - e si tiravano i capelli a vicenda. Fino a lasciarsi in modo brusco e odiarsi a distanza per tutta la vita. Datemi retta: non recitate in un rapporto con qualcuno. Non sempre, perlomeno. Siate reali, realisti, realistici. Senti un sassolino nella scarpa che ti dà fastidio? Estrailo subito e buttalo in faccia a chi te l’ha messo lì. Magari con fare un pò gentile, e comunque è ancora solo un sassolino: non farà male. E valuta poi la reazione. Ma non lasciare stare. Non accumulare. Non lasciar fermentare astio dentro di te. Esprimiti. Riempiti pure la bocca.

Già ti vedo, con la tua gonnellina a fiori e i sandaletti senza tacco e le unghie pittate di rosso da brava ragazza a fare le prove della camionista sboccata col tuo fidanza. Bene, bene… ti sta piacendo, vedo. Brava. Occhio però, il tuo rammollito ha lo stesso diritto. Non fare la troietta in giro o ti strizzerà le palle.

Truck Driver avvisata…

Io sto con gli zingari…

by kaizenb

Fin da bambino, purtroppo, sono stato abituato a sospettare di quelli che venivano identificati  come “zingari”.  ”Stai lontano che quelli ti rubano i soldi” “Non farti prendere che poi ti rivendono all’estero!” Ecco, frasi di questo tipo rendevano solida e reale la mia paura verso quei ragazzetti dalla faccia sporca e i vestiti sgualciti che vedevamo aggirarsi in piccoli gruppi per la città. Io sono nato e cresciuto a Bolzano, non certo la città più ospitale d’Europa, forse la più pulita e ordinata, una città che comunque ha sempre nascosto sotto la sua patina di cortesia e civiltà una diffidenza e spesso un odio per tutto ciò che è diverso e incomprensibile. E agli occhi di bambini come noi, ben vestiti e anche un po’ viziati, gli “zingari” erano diversi e soprattutto incomprensibili: non capivamo i loro sorrisi, ci metteva a disagio la loro spigliatezza, ci infastidiva il loro vestire da pezzenti. Ero bambino, quindi forse scusabile, ma ora, trent’anni dopo, mi accorgo  che la situazione è drasticamente peggiorata. Nessuno in Italia sembra più avere a cuore la sorte di queste persone e quasi nessuno sembra più interessarsi ai loro problemi, alle loro difficoltà di vivere in un paese che li ha dimenticati. Avrete notato che fino ad ora ho messo la parola “zingari” fra parentesi perché in realtà è un termine errato. Perché? Prima di tutto perché si tratta di un eteronimo. Cioè di un termine attribuito dall’esterno, imposto. Quindi comincerei col chiamare le persone con il loro nome.
La parola “zingaro” di per sé non è dispregiativa, come non lo sarebbe la parola “negro”. Negro, una volta, non era un dispregiativo. Ora lo è diventato. E se il termine “zingaro” non avesse un carattere negativo? Potrebbe pure essere corretto se nella trattazione ci si riferisse ad un insieme di gruppi molto eterogenei tra loro per lingua, cultura, valori, modi di vita. Se si vuole invece far riferimento a gruppi particolari, è appropriato utilizzare termini più specifici.
Se vogliamo riferirci ai gruppi presenti storicamente in Italia, dovremo parlare di rom e sinti. Ogni gruppo ha poi denominazioni specifiche. Ci sono i rom napulengre (di Napoli), i rom abruzzesi, i sinti piemontesi, lombardi, veneti, teich (tedeschi), marchigiani, emiliani. E poi ancora ci sono i roma harvati, detti anche istriani o sloveni, anch’essi cittadini italiani dal secondo dopoguerra. Rispetto a questi ultimi, infatti, va considerato che il rimescolamento geografico dei rom e sinti europei a causa delle due guerre mondiali è stato forte. Durante il nazifascismo, poi, sono stati deportati e sterminati, per non essere infine riconosciuti come vittime di persecuzione razziale neppure al processo di Norimberga.
Quindi vi accorgete da soli quanto è fuorviante e sbagliato chiamarli “zingari”. E invece quanto è sbagliato avere dei pregiudizi nei loro confronti? E poi siamo sicuri che tutti quelli che crediamo “zingari” lo siano veramente e viceversa??

Risponderò a queste domande con le parole di Lorenzo Monasta, un dottore in epidemiologia che da anni studia i rom e i sinti e che sull’argomento ha scritto diversi libri:  ”in realtà la stragrande maggioranza dei rom e sinti che vivono in Italia vogliono integrarsi. Ed è un dato di fatto. Se solo fossimo capaci di ascoltare, ci verrebbe detto da loro stessi.
Se inoltre fossimo capaci di vedere, ci accorgeremmo che quelli che noi etichettiamo come “zingari” sono solo una parte dei rom e sinti presenti in Italia. Molti rom e sinti sono assolutamente “integrati” e mai si sognerebbero di andare a dire in giro di essere “zingari”. Hanno una casa, un lavoro, le donne non portano le gonne lunghe. Nessuna di queste caratteristiche in realtà è fondamentale per essere rom o sinti.”
Ma se chiedessimo all’italiano medio chi sono i rom e cosa ne pensa ci accorgeremmo che nel 79% dei casi risponderebbe che sono rumeni scappati dal loro paese e per vivere fanno i ladri e mendicano e quindi sono sporchi e pericolosi e per questo andrebbero cacciati. Una risposta chiara, semplice. E agghiacciante. E purtroppo ho sentito spesso anche in ambienti dove la tolleranza e la cultura dovrebbero essere di casa, vedi centri sociali oppure sedi di partiti di sinistra, parlare male degli “zingari”, dei rom. Fra l’altro tengo anche a precisare che il termine rom non centra nulla con il paese Romania. Rom è l’autonimo che la maggioranza della popolazione di lingua romanes/romani originaria dell’India del Nord utilizza per denominare il proprio gruppo. Si ritiene che questo termine sia strettamente correlato all’etnonimo Ḍom/Ḍomba, la cui prima apparizione nei testi sanscriti risale al “Sádhanamálá” (VII secolo d.C.), dove viene narrata l’esistenza di un re Ḍom, Heruka. Questa ipotesi si basa sull’analogia tra la popolazione dei ḍomba o ḍomari (in sanscrito ḍoma, ma anche Domaki, Dombo, Domra, Domaka, Dombar e varianti dalla stessa radice), ed i dom, un gruppo etnico dalle caratteristiche sedentarie e nomadiche del Medio Oriente. Tra le varie ipotesi, una delle più suggestive indicherebbe nella radice sanscrita Ḍom, onomatopeicamente connessa al suono del tamburo, che in sanscrito corrisponde alla parola Ḍamara e Ḍamaru, l’origine del termine.

E allora, alla fine, quale futuro potrà esserci per loro nel nostro paese? Verranno cancellati dalla storia come qualcuno in Europa propone in modo subdolo e meschino oppure saranno di nuovo costretti a tornare “nomadi” e vagare all’infinito per terre straniere?  Come già accennato, nel secolo scorso i nazisti tentarono di sterminarli nei lager, quel momento si identifica in lingua romani col termine porajmos, devastazione. È un po’ l’equivalente della Shoah per gli ebrei. Si calcola che mezzo milione di nomadi di ogni paese ne siano stati vittima. Non sono in grado di sapere se e per quanto ancora i nomadi verranno bistrattati e emarginati dalla nostra società, penso solo che chi non è più voluto da nessuno e non trova pace e una casa debba sentirsi solo e a disagio e per questo meriti tutta la nostra attenzione, comprensione e aiuto. A tal proposito mi piace sempre ricordare le parole di Martin Niemoeller, un pastore morto pochi anni fa: Quando presero gli ebrei non dissi niente; non ero in effetti un ebreo/ Quando presero gli zingari non dissi niente: non ero in effetti uno zingaro/ Quando presero i comunisti non dissi niente, mica ero comunista/ Quando presero gli omosessuali non dissi niente, mica ero omosessuale/ Quando presero i socialisti non dissi nulla: non ero socialista/ Quando presero me, non c’era più nessuno che avrebbe potuto dire qualcosa.

FONTI:

LORENZO MONASTA in:

http://solleviamoci.wordpress.com/2008/06/02/i-pregiudizi-contro-gli-zingari-spiegati-al-mio-cane/

TULLIO DE MAURO in:

INTERNAZIONALE n°746  - “L’Italia e gli zingari” pag.19

Creativi

by kai zen a

L’altra sera io e la mia signorina – io camionista, lei cameriera part-time di un highway restaurant costretta a cavarsela a mance – pensavamo alla nostra vita e a quello che avrebbe potuto essere. Il giovane amico ormai affermato designer, l’ex compagno di capoeira trasferitosi a Rio de Janeiro e diventato esperto di arredamento e stile, la sua simpatica moglie creativa e piena di idee - anche lei sulla strada della popolarità nella cidade maravilhosa, l’amica videomaker ed artista multimediale, il webdesigner richiestissimo, quello e quell’altro… Gli ologrammi dei suddetti creativi e le loro scintillanti carriere ci danzavano in faccia, leggiadri e beffardi, sfoggiando insopportabili sorrisi da presa per il culo (e badate bene, quelle persone in realtà sono amabilissime).

Poi siamo usciti in balcone e ci siamo guardati attorno: casa modesta, via intasata di traffico e di rumore urbano, contesto residenziale non esattamente di alta qualità (leggi: una merda), e poi ancora: lavori monotoni, stipendi bassi, stanchezza, stress, routine, vita frenetica… A quel punto io ho proposto il suicidio tramite impiccagione simultanea in bagno, anche un gesto romantico, se vogliamo, e d’un tratto siamo entrambi scoppiati a ridere.

La verità è che noi ce la siamo spassata alla grande mentre gli altri si facevano il mazzo per raggiungere un obiettivo. Hanno speso giorni, sere, notti, fine settimana, anni a studiare, approfondire, mettere in pratica, investire nella loro passione lavorativa e nella professione. Hanno rinunciato a molto. Noi invece, sin da ventenni, lavoravamo quanto serviva per pagarci cibo e tempo libero, uscivamo ogni sera, amici, concerti, feste, rave party, trangugiando di tutto. Scroccavamo senza vergogna villeggiatura di fortuna da amici sparsi per il territorio, facevamo piccole vacanze improvvisate ed economiche, e bellissime. Insomma, ce la spassavamo. E quindi alla fine è giusto così: chi ha sacrificato qualcosa prima, adesso raccoglie i frutti.

Siamo rimasti per un pò interdetti. Quasi tristi, delusi. Ma allora abbiamo sbagliato tutto. Pensa che bello se fossimo anche noi creativi. Pensa: tu scultrice, io scrittore di romanzi porno. No, scherzo: ho detto romanzi rosa, altrimenti chi la sente poi, la cameriera… :D Pensa: tu creativa, io artista. Tu pittrice, io esperto di multimedialità. Tu body artist, io dj...

Al che, rabbuiato da un pessimismo amaro e ispirato dalle alte vette  filosofiche del working class hero, ho cominciato a ribellarmi alla segregazione del non-creativo. Che cazzo, sono un utente, un consumatore. Sono io che decido. Pago, beneficio e alla fine giudico. E compro o non compro. Stando a quello che ci raccontano da più di vent’anni dovrei essere il capo qui! Altro che creativi… E comunque professioni di un certo tipo richiedono anche tenori di vita di un certo tipo. Responsabilità di un certo tipo. Problemi, ansie, pensieri. Non si può essere sempre spensierati e goderecci come noi, in quelle situazioni. E anche in senso prettamente economico: se guadagni 100 ma il tuo tenore di vita ti fa spendere 70, ti avanza 30, che guarda caso è la stessa cifra che metti via se guadagni 50 e spendi 20. O 40 e 10. Fai anche che da non-creativo metto via 20 e non 30, senza tutte le rotture di coglioni sopra elencate, o 15, e sono già contento. Sereno. LIBERO.

Poi mi sono alzato dal divano vecchio di 15 anni, petto in fuori, sguardo fiero, la mia signorina a mani giunte e cuore palpitante che mi ammirava. L’usuale squisita arte oratoria del trascina-rimorchi colpito nell’orgoglio:

‘Che si fottano i creativi del cazzo e tutta la loro merda. Tanto poi si crepa tutti in modo uguale, o no? Se sei stato sereno e felice nella vita, buon per te. Altrimenti cazzi tuoi. Giusto, piccola?’

Ci siamo accesi e fumati un cannone lungo così, siamo passati dalla stanza delle bimbe, che dormivano serene come piccole camioniste-cameriere felici, le abbiamo stuzzicate e baciate tutte, ridendo come scemi, e poi abbiamo scopato come sinceramente non ricordavo da tempo.

Ecco.

Io sono a posto così.

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