Principesse

by kai zen a

Mia figlia grande (quattro anni e mezzo) è in pieno trip da principessa. Per un bad boy dal passato antagonista – scolorito al giorno d’oggi sino al classico sdegno da salotto ad ogni trovata leghista, come da copione – è un bel problema. O forse no. Dipende da come la prendi. Ricordo ancora, circa cinque anni orsono, il qui presente no global  e la sua compagna giurarsi l’un l’altra tra grasse risate che la loro bimba non sarebbe mai stata vestita di rosa, come tutte le altre. Bella cazzata. Aprite l’armadio di mia figlia oggi e abbagliatevi con tutte le tonalità possibili: shocking, pallido, carne, e via dicendo. Perchè semplicemente è una bella cazzata pensare di proiettare sui figli una nostra idea o punto di vista. Tipo le felpe nere con teschio del babbo ‘strano’. A meno che non si voglia crescere un figlio frustrato e infelice.

Ma tornando alle principesse, con una miscela strampalata di fiabe, cartoni animati, gioco libero e semplice immaginario, mia figlia non parla d’altro che di gonne, vestiti lunghi fino ai piedi, principesse, matrigne, cavalieri, matrimoni, amori, figli piccoli e altre mostruosità simili. Per un alternativo che ascolta metal in cuffia e mangia zuppe di farro non condito non è bello. Ma, anche qui, dipende. Può essere divertente: l’altra sera piangevo dal ridere nel giocare con lei al ballo regale. Passo di valzer, giravolte, inchini e casquet fino al momento in cui lei, languida, con grande foulard ROSA legato sotto le ascelle a mo’ di vestito da sera piuttosto audace INVERO e con strascico, si stacca da me, il suo cavaliere, e guardandomi negli occhi sussurra: ‘Devo andare…’ E corre via non staccandomi gli occhi di dosso, soffocando un sorriso birichino per dovere di drammaticità interpretativa. Salvo poi riapparire giuliva dopo pochi secondi, ‘Sono tornata!’

Dolce, nevvero? Da stretta al cuore. Anche di un ex junkie da rave illegale. Ma soprattutto stimolante per tentare di capire la natura umana, o meglio quella della metà femminile. Credevo fossero stronzate, ma amici queste DAVVERO nascono e crescono con certe idee inchiodate in testa: amore, matrimonio, figli, vestiti lunghi, scarpe con i tacchi. Vi giuro, non abbiamo fatto nulla in particolare, io e la mia compagna, per favorire lo sviluppo di concetti simili nella testolina di nostra figlia. Dev’essere una cosa innata. Non riesco a capire. O meglio, solo adesso capisco. Anni e anni vita in rewind mentale, incomprensioni, litigi, problemi, scazzi con il mondo femminile: amori platonici, fidanzatine, sorella, madre, compagne d’avventura, donna della vita. E ora capisco. Capisco tutto. Non condivido, ovviamente, ma capisco. Amici, queste creature sono infettate sin dall’inizio. Non c’è modo di trascinarle dalla nostra parte, nel magico mondo della birra, musica alta e divertimento da canile municipale. Lasciamo perdere, ne va della nostra salute. Continuiamo a divertirci abbaiando, e lasciamole fare. Saremo anche meno ‘alti’ e nobili, ma abbiamo un vantaggio: le principesse, il rosa, i matromoni, gli amori romantici prima o poi si sbiadiscono, si sporcano di realismo, si guastano e vanno a male. Non tutti, ovvio, ma parecchi; è la parabola della vita. E sono fatti loro, affrontare la realtà a viso aperto. Noi sappiamo già. Anzi, non sappiamo molto. Il giusto. Quello che serve per abbaiare. Per attirare l’attenzione del padrone e farci riempire la ciotola.

Zotici marrone vestiti che non siamo altro.