Nick Cave and the Bad Seeds – From her to eternity (Mute 1983)

by kaizenj

I Bithday party sono dietro l’angolo con tutta la loro nera umoralità. È il 1983 e il seme è stato piantato, possiamo coglierne i frutti tutt’oggi anche se il sapore è un altro. From Her to Eternity è il punto d’incontro tra il post punk, la cold wave, il rumorismo di scuola berlinese, la canzone d’autore e il blues. Il disco si apre con la cover di Avalanche, stravolta, ma non priva del pathos originale. Il pugno allo stomaco arriva da Cabin Fever; ritmica à la Neubauten, chitarre acide, basso rantolante e quella voce. L’incedere da “chain gang” introduce la maledetta Well of Misery, I Bad Seeds fanno da coro a Re inchiostro, nelle pieghe del suono si cela una marimba e sul finale compare un’armonica arrugginita. La title track è tensione pura che arrivata allo spasimo, si allenta prima della rottura, Blixa grattugia le corde, il basso di Adamson pulsa e il piano incede demente: la storia prosegue. In tutte le canzoni del disco incombe un senso d’attesa, come se qualcosa di spiacevole dovesse accadere da un momento all’altro. The Moon is in the Gutter sottolinea le doti da crooner che marcheranno sempre più le produzioni a venire dell’australiano. Saint Huck, uno dei tanti personaggi che affollano le canzoni dei Bad Seeds, in una galleria che in ogni disco ci dona i più improbabili e inquietanti, è quello più devastante, con Cave invasato e la band che delira in spirali pulsanti di suono aspro e sofferto, tra fischiettii infantili e rumore bianco. In coda il funerale ai Birthday Party: A box for black Paul. Anche se per seppellire il vecchio bastardo del tutto, ci vorranno ancora diversi album.