Antony And The Johnsons – Antony And The Johnsons (Canadian 2000)
by Kai Zen
Il giovanissimo inglese Antony Hegarty, californiano d’adozione, folgorato dall’esordio di Boy George nei Culture Club, decide quale rotta avrebbe assunto la sua carriera artistica: è il 1982. Qualche anno dopo si trasferisce a New York e anima avanguardie nuove, ispirandosi all’estetica della Rossellini di Blue Velvet. Collabora con Steve Buscemi per “Animal Factory”. David Tibet e Lou Reed spianano la strada. Poi s’incarna l’incanto. “Twilight / I fall in the Harbor / Twilight / I fall in the hills / But here in the city / That never sleeps / I can fall /Through one’s fingers / When the swan / Flies to heaven / Soaring through / The utmost fear /There’s a feeling / That lingers in the afterwards / Will you ever return / Will you ever return / Will you ever return” La sua band, Antony & The Johnsons, pubblica un primo album di blues e jazz freddo. Liturgico. La voce di Antony è celestiale e luciferina: è la resistenza dell’umanità alla frenesia e all’ipocrisia della società postindustriale, l’incontenibile desiderio di ribellione e liberazione dall’egida dell’immagine e della produzione seriale; è destinata a restare scolpita nelle anime degli ascoltatori, e a solcare il tempo. Nina Simone incontra Lou Reed e Billie Holiday: si fondono, si confondono e si elevano in una creatura nuova, poliedrica, multanime ed empatica: dimenticate altra musica che non sia quella che sprofonda, sino ad annidarsi, nel segreto delle vostre anime: sprigionatevi. Questa è musica per eletti, e stavolta va ribadito senza mezzi termini, non s’offenda nessuno: non appartiene alle masse, non appartiene a questo tempo. E guai a chi ce la sporca con la sua catodica avidità, con la voracità idiota di chi non sa che normalizzare la bellezza. Antony è la voce di quel dio che abbiamo rifiutato e perduto, segregandolo – oscena razza la razza umana, e cieca – nella fantasia e nell’immaginazione. Torna e non domanda e non pretende nulla: è pura espressione. E allora è invincibile. (Gianfranco Franchi Lankelot)