Al bar da solo
by kai zen a

Mi piace socializzare e sono senza dubbio un ‘animale da gruppo’: chiassoso, guascone, e col gomito ben alzato quando ci vuole. Ma questo non vuol dire che non apprezzi anche una dimensione più pacata e personale del tempo libero. Qui da noi sembra che se fai una cosa da solo, che so andare al cinema, a un concerto, al ristorante, o appunto al bar, vuol dire che sei triste, oppure rattristito da qualcosa. Sembri un poveretto da consolare. O uno sfigato dal quale stare alla larga. Credo sia anche il frutto italico di un’attitudine sociale e culturale senza dubbio allegra e di compagnia – e fin qui va benissimo – ma anche poco attenta alla sfera intellettiva strettamente personale. Il pensare, l’approfondire, il cavarsela da soli. Forse uno dei problemi che hanno contribuito al tracollo italico degli ultimi decenni è proprio questo. Forse dovremmo spendere più tempo con noi stessi e meno con gli amici al bar, con zii e parenti vari, o con Sky. Per esempio, l’altro giorno:
‘Ciao, dove stai andando?’
‘Al bar’
‘Da solo?’
‘Sì, perchè? Un bicchiere di rosso e mi leggo un pò questo…’
‘Un libro? Al bar?’
Mi guardo intorno, smarrito. ‘Mi stai prendendo in giro?’
‘Ti stavo chiedendo la stessa cosa…’
‘Vabbè, scappo’
‘Alla prossima’
‘Guarda chi ti incontro oggi…’
‘Ciao sderenato’
‘Da quando fai lo scrittore non ti si vede più da ‘ste parti’
‘Ma quale scrittore… Non mi si vede perchè sono sepolto di bimbe, altrochè’
‘Dove stai andando?’
‘Al bar’
‘Da solo?’
Sopracciglia corrucciate. ‘E allora?’
‘No, niente, per sapere. Certo che sei strano… Hai visto la Juve ieri sera?’
‘Ehm, no’
‘Manco il calcio ti guardi più? Te la tiri proprio…’
‘Vai a cagare’
‘Ciao strano, stammi bene. E se ti senti troppo solo al bar fammi un fischio’
Sorrido e saluto. Poi mormoro: ‘Piuttosto attacco bottone con qualche vecchio ubriaco di Campari…’
‘Ciao, quanti siete?’
‘Uno’
‘Cioè, tu più uno?’
‘No, solo io’
‘Ah’
Proseguo verso i tavoli nella sala interna, semi deserta vista la distanza di qualche metro dall’affollatissimo bancone strapieno di stuzzichini per l’aperitivo. Dopo un paio di minuti si avvicina un cameriere.
‘Cosa vi porto?’
‘Per me un bicchiere di rosso fermo, per gli altri clienti non so’
Non coglie l’umorismo asciutto nordeuropeo. ‘Quali altri clienti?’
‘No, scherzavo. Solo un bicchiere di rosso, grazie’
‘Sei solo?’
Inizio a sentirmi infastidito. ‘Sì’
‘Guarda che il maxi schermo lo accendiamo solo con la Serie A Tim’
‘Davvero? E come faccio io adesso…’
‘Vuoi che chiedo al titolare? Su Milan Channel ci sarà qualche servizio sugli allenamenti a Milanello, qualcosa…’
‘Ti ringrazio, ma lascia stare. Leggerò il mio libro.’
‘Al bar?’
‘Non vedo cartelli di divieto…’
‘Sì, ma è strano, no?’
‘Dici?’
Intanto gli si avvicina un cliente. ‘Franco, hai rotto i coglioni con ‘sto Enalotto. Mi devi cacare la fresca se vuoi giocare anche ‘sta settimana. Subito. Anzi, mò’
‘Arrivo, arrivo..’
‘Vai, vai’
‘Rosso frizzante, allora?’
‘No, rosso fermo’
‘Ah, giusto’
Squali: un centinaio di vittime l’anno. Meduse: più di un centinaio di vittime. Ippopotami: il doppio. Leoni: 250. Api: 400. Elefanti: 500. Coccodrilli: 2000. Scorpioni, e qui si comincia a uccidere seriamente, 5000 vittime nel corso di 365 giorni.
La rete è piena di stronzate, anche se si chiamano widget, da appiccicare a blog e compagnia bella. Da oggi, perché quello dell’altro ieri è andato perso nel restyling, abbiamo anche noi il flag counter in a basso a destra…
in download (nel box azzurro in basso a destra)

Il cesto delle cose fastidiose non manca certo di elementi al suo interno, e uno specialista di ‘fastidio col sorriso sulle labbra’ come il sottoscritto (il prezzo da pagare è la scarsa stabilità comportamentale) lo sa benissimo. Ma ho voluto comunque scavare a mani nude nel cesto e afferrare alcuni esempi di insostenibilità, per mostrarveli orgoglioso. Siete d’accordo? No? Devo smetterla con certe sostanze?