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: kai zen : gentiluomini di fortuna dal 2003

Month: ottobre, 2009

Al bar da solo

by kai zen a

solo

Mi piace socializzare e sono senza dubbio un ‘animale da gruppo’: chiassoso, guascone, e col gomito ben alzato quando ci vuole. Ma questo non vuol dire che non apprezzi anche una dimensione più pacata e personale del tempo libero. Qui da noi sembra che se fai una cosa da solo, che so andare al cinema, a un concerto, al ristorante, o appunto al bar, vuol dire che sei triste, oppure rattristito da qualcosa. Sembri un poveretto da consolare. O uno sfigato dal quale stare alla larga. Credo sia anche il frutto italico di un’attitudine sociale e culturale senza dubbio allegra e di compagnia – e fin qui va benissimo – ma anche poco attenta alla sfera intellettiva strettamente personale. Il pensare, l’approfondire, il cavarsela da soli. Forse uno dei problemi che hanno contribuito al tracollo italico degli ultimi decenni è proprio questo. Forse dovremmo spendere più tempo con noi stessi e meno con gli amici al bar, con zii e parenti vari, o con Sky. Per esempio, l’altro giorno:

‘Ciao, dove stai andando?’
‘Al bar’
‘Da solo?’
‘Sì, perchè? Un bicchiere di rosso e mi leggo un pò questo…’
‘Un libro? Al bar?’
Mi guardo intorno, smarrito. ‘Mi stai prendendo in giro?’
‘Ti stavo chiedendo la stessa cosa…’
‘Vabbè, scappo’
‘Alla prossima’

‘Guarda chi ti incontro oggi…’
‘Ciao sderenato’
‘Da quando fai lo scrittore non ti si vede più da ‘ste parti’
‘Ma quale scrittore… Non mi si vede perchè sono sepolto di bimbe, altrochè’
‘Dove stai andando?’
‘Al bar’
‘Da solo?’
Sopracciglia corrucciate. ‘E allora?’
‘No, niente, per sapere. Certo che sei strano… Hai visto la Juve ieri sera?’
‘Ehm, no’
‘Manco il calcio ti guardi più? Te la tiri proprio…’
‘Vai a cagare’
‘Ciao strano, stammi bene. E se ti senti troppo solo al bar fammi un fischio’
Sorrido e saluto. Poi mormoro: ‘Piuttosto attacco bottone con qualche vecchio ubriaco di Campari…’

‘Ciao, quanti siete?’
‘Uno’
‘Cioè, tu più uno?’
‘No, solo io’
‘Ah’
Proseguo verso i tavoli nella sala interna, semi deserta vista la distanza di qualche metro dall’affollatissimo bancone strapieno di stuzzichini per l’aperitivo. Dopo un paio di minuti si avvicina un cameriere.
‘Cosa vi porto?’
‘Per me un bicchiere di rosso fermo, per gli altri clienti non so’
Non coglie l’umorismo asciutto nordeuropeo. ‘Quali altri clienti?’
‘No, scherzavo. Solo un bicchiere di rosso, grazie’
‘Sei solo?’
Inizio a sentirmi infastidito. ‘Sì’
‘Guarda che il maxi schermo lo accendiamo solo con la Serie A Tim’
‘Davvero? E come faccio io adesso…’
‘Vuoi che chiedo al titolare? Su Milan Channel ci sarà qualche servizio sugli allenamenti a Milanello, qualcosa…’
‘Ti ringrazio, ma lascia stare. Leggerò il mio libro.’
‘Al bar?’
‘Non vedo cartelli di divieto…’
‘Sì, ma è strano, no?’
‘Dici?’
Intanto gli si avvicina un cliente. ‘Franco, hai rotto i coglioni con ‘sto Enalotto. Mi devi cacare la fresca se vuoi giocare anche ‘sta settimana. Subito. Anzi, mò’
‘Arrivo, arrivo..’
‘Vai, vai’
‘Rosso frizzante, allora?’
‘No, rosso fermo’
‘Ah, giusto’

Memento Mori 4

by kaizenj

010Squali: un centinaio di vittime l’anno. Meduse: più di un centinaio di vittime. Ippopotami: il doppio. Leoni: 250. Api: 400. Elefanti: 500. Coccodrilli: 2000. Scorpioni, e qui si comincia a uccidere seriamente, 5000 vittime nel corso di 365 giorni.

Ma i veri professionisti sono i serpenti con  100.000 persone sulla loro “coscienza” e infine, la vera, unica, incontrastata signora del genocidio: la zanzara: 2.000.000 di persone muoiono ogni anno a causa della malaria.

La cosa simpatica però, è che sembra, che finalmente gli animali si siano rotti le scatole dell’homo sapiens e abbiano cominciato a prendere l’iniziativa, come riporta il Telegraph.

25 ottobre: giornata dello sbattezzo

by kaizenj


battezzati per sempre

Frivolezze

by kaizenj

bhutan_flagLa rete è piena di stronzate, anche se si chiamano widget, da appiccicare a blog e compagnia bella. Da oggi, perché quello dell’altro ieri è andato perso nel restyling, abbiamo anche noi il flag counter in a basso a destra…

Sarà che nonostante la mia personale avversione per stati, nazioni, razze, etnie e confini ho sempre avuto una passione viscerale per le bandiere… Mentre all’asilo gli altri sfogliavano la Pimpa, io mi immergevo nella “lettura” del mitico “bandiere di tutto il mondo” che conservo ancora oggi a oltre trent’anni di distanza… Per inciso, oggi come allora, la mia preferita è quella del Bhutan. Perciò se qualcuno di voi si trovasse per caso dalle parti di Thimphu, e sempre per caso si imbattesse in una connessione internet e ci venisse a trovare, mi farebbe felice. Alle volte basta poco…

La terza metà

by kaizenj

Da oggi potete trovare il testo integrale de “La Terza Metà”la terza metà in download (nel box azzurro in basso a destra)

NON

by kai zen a

Cosa NON fare quando diventi genitore (specialmente se babbo):

1- praticamente tutto, dovresti astenerti dal fare il 98% delle azioni che stai per intraprendere e che – puntuali – si riveleranno un’autentica zappa sui piedi. E la zappa sui piedi fa male, si sa. Potrei chiudere qui perchè è davvero tutto, ma volendo snocciolare meglio la questione e dare più importanza a quel 2% circa di cose giuste che un individuo può fare quando diventa genitore (in sostanza alimentare, cambiare pannolini e dispensare amore):

2- NON continuare a svegliarti di notte in preda al panico, pensando che la piccola (o piccolo) girandosi e rigirandosi nella culla non respiri più. Fallo magari una volta, datti subito dello scemo e poi dormi tranquillo. Almeno per questa cosa.

3- NON infilarle subito il sondino nel sedere quando piange come una pazza e ti sembra soffra delle famigerate ‘coliche’. Non fai che peggiorare le cose con tutto quel trambusto, tieni conto che ancora non sai nulla dei bebè. Guardati quando cambi un pannolino: sei quasi ridicolo. Per cui beccati le coliche con religioso spirito di abnegazione, prega che finiscano presto ed eventualmente tira fuori subito il tuo maschile asso nella manica, che ‘domani devo andare al lavoro mentre tu mamma stai a casa con lei… pensaci tu, io vado a dormire sul divano’. Magari se riesci evita di russare a sega elettrica, mentre lei passeggia inviperita avanti e indietro per la camera da letto con la bimba in braccio: in effetti può risultare fastidioso.

4- NON dire che la tua bimba non sta ferma un attimo, osserva tutto con attenzione e non vuole che tu ti sieda mentre la tieni in braccio. Stai dicendo banalità. Tutti i bimbi sono così, nessuno escluso. Mi spiace, forse già pensavi diventasse esploratrice da grande.. più probabile che finisca a vendere telefonini al centro commerciale, ovviamente precaria. A meno che Tremonti…

5- NON obbligare gli amici a vedere tutte le foto che hai fatto a tua figlia. Lasciali scorrere sereni le pagine degli album, è ovvio che tu ti fermeresti a ogni scatto a scrutare sorriso, guanciotte e boccoli, ma a loro francamente interessa poco. Se poi non hanno figli, li stai quasi infastidendo. Torna indietro nel tempo con la mente… due anni prima di avere la piccola: anche tu eri così. Birra, t-shirt di band heavy metal, mostre di Andy Warhol e poco altro captavano il tuo interesse.

6- NON stare incollato alla tua bimba quando la porti ai giardinetti. Che gattoni, cammini già o corra come una pazza, il significato dei giochi ai giardinetti è proprio quello: che gattoni, cammini o corra come una pazza quanto vuole. Afferra la tua nauseabonda protettività e ficcatela… in tasca. Ci sono genitori-ombra dei figli che non solo fanno sorridere nell’osservarli, o a volte proprio schiattare dalle risa, ma spesso contribuiscono alla scarsa sicurezza dei piccoli nei movimenti e nell’intraprendere azioni. E rilassati, cadere a terra succede. Siediti sulla panchina a 10 metri di distanza dai giochi, sì proprio lì accanto a quella mamma carina, e rispolvera le doti di brillante attaccatore di pezza, se ancora ricordi come. Di certo fai meglio così alla tua piccola, lasciandola respirare per qualche istante, piuttosto che starle appiccicato addosso anche ai giardini.

7- NON verstirla troppo o troppo poco. Ti basta fare un paio di considerazioni, una semplicissima: i bimbi sono come i grandi, solo in miniatura. Sono umani. Non possono avere freddo quando ci sono 30 gradi e 80% di umidità. Non farti tirar dentro da mamma, nonna, nonno e compagnia bella. Valuta tu, sei stai grondando di caldo, avrà caldo anche lui. Se hai freddo, coprilo bene e considera che – se ancora bebè – non muovendosi molto si scalda meno di te. Ma non ti spaventare per mani o piedini ghiacciati: è l’inverno, amico.

8- NON perdere la ragione quando la tua erede ha tosse, raffreddore, febbre. Io purtroppo l’ho persa anni fa e adesso è troppo tardi per recuperare. Mi è rimasto solo di fare post ironici su kaizenology senza uno straccio di credibilità, visto che tutti i NON di cui sopra me li sono sparati tutti. Uno dopo l’altro, anche più alla volta.

Lo scrivo per te, internauta di sesso maschile. Per il tuo bene di babbo e uomo. Non fare l’eroe. Non provare a sostituirti al ruolo materno. Sì, sarà anche moderno come atteggiamento ma non paga affatto. Esci dal vortice. Accontentati dei servizi generali. Alla fine è molto meglio così, credimi. Così come è meglio, in Italia oggi, essere un dipendente e il più anonimo e insignificante possibile, piuttosto che avere una ditta propria. Non essere ossessivo con tua figlia (o figlio). Pensa al quintogenito di una famiglia di Accra, Ghana: avrà le stesse attenzioni che ha la tua principessa? La stessa montagna di giocattoli rosa? Improbabile. E non sopravvive comunque (se le va bene)? E poi pensa ancora: questa signorina arriverà all’adolescenza e le farà schifo ogni cosa che dirò o farò. Poi crescendo se ne infischierà dei miei consigli e dei miei problemi. E quando da vecchio avrò bisogno di assistenza per pulirmi il sedere, farà di tutto per non esserci. O ci sarà, ma farà sorrisi finti e vaghi cenni col viso alle mie solite battute sul personale della casa di riposo, mentre scrive sms erotici all’amante.

Dammi retta, alimenta, cambia pannolini e dispensa amore. Ma poi stappa una birra e guardati District 9.

Il corpo di Carmilla

by Kai Zen

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Quest’anno il Romanzo Totale si è preso una pausa sabbatica… ma il progetto aperto di scrittura collettiva non è, e non mai stato, un esclusiva di casa : Kai Zen : e Il Corpo di Carmilla è un’evoluzione ulteriore e, a nostro avviso, perfezionata e diversa della ormai collaudata formula del RT. Dopo la spystory, la fantascienza, il western e il rosa, ci sentiamo di consigliarvi il gotico…

Ispirarsi alla storia 13….

by kaizenb

Un moto d’istinto mi spinge a tralasciare per una volta fatti che sono già storia per altri accadimenti che  faranno la storia un giorno, domani. Ed è proprio a qualcuno nel futuro che ho intenzione di lasciare due brevi videoclip come testimonianza dell’attuale situazione italiana con la speranza che un giorno lontano in qualche archivio mediatico, questo signor Qualcuno li possa ripescare. E se dopo averli visti la sua reazione sarà una grassa e piena risata allora forse questo nuovo Medio Evo che tutto avvolge e tutto sopisce sarà finito una volta per tutte, se invece un leggera lacrima gli solcherà il viso allorà vorrà dire che avrò trovato il modo di vivere per sempre…

Memento Mori 3

by Kai Zen

Cose fastidiose

by kai zen a

imagesIl cesto delle cose fastidiose non manca certo di elementi al suo interno, e uno specialista di ‘fastidio col sorriso sulle labbra’ come il sottoscritto (il prezzo da pagare è la scarsa stabilità comportamentale) lo sa benissimo. Ma ho voluto comunque scavare a mani nude nel cesto e afferrare alcuni esempi di insostenibilità, per mostrarveli orgoglioso. Siete d’accordo? No? Devo smetterla con certe sostanze?

-Automobile di targa tedesca o svizzera parcheggiata alla cazzo per le strade di questa già avvilente città (parlo di Milano, dove lavoro). Adoro l’Europa intera e tutti i suoi figli più o meno legittimi, ma questa cosa mi fa imbestialire. Gente che a casa loro non osa sputacchiare la pellicina del mignolo appena strappata per strada, qui da noi molla il maledetto autoveicolo dove gli pare, marciapiedi e posti in evidente divieto di sosta inclusi. Forti dell’idea western – ormai dilagante – che qui da noi ognuno fa un pò come gli pare, e coscienti che dall’estero difficilmente una multa viene recapitata all’intestatario dell’auto (cosa che ammetto di pensare anch’io quando sono altrove, ma che c’entra? Io sono italiano!), questi simpatici visitatori si sbarazzano in una frazione di secondo della famosa integrità morale mitteleuropea e contribuiscono a rendere le nostre strade ancora più indecenti di quello che sono. Perchè? Che sia un modo per fraternizzare con gli autoctoni? Per sintonizzarsi sulla stessa frequenza? Allora, quali campioni di empatia, che si facciano un pò di cassa integrazione anche loro. E magari una bella fila alla posta. Così, per sentirsi ancor più in armonia con l’Italian way of life.

-Esercente che ti fulmina per un pagamento con banconota dal taglio superiore ai 10 euro. Ecco, ditemi voi. Se il tuo lavoro è vendere unità di prodotto (di qualsiasi tipo), e dopo anni conosci benissimo orari, picchi, flussi, abitudini della clientela ecc.. sarà tua unica responsabilità farti trovare pronto con conio spicciolo per i resti delle transazioni. Anzi, dovresti già preparare mucchietti di monete quale resto già pronto, se vogliamo dirla tutta. Io da buon amministrativo lo farei e mi divertirei un sacco. E’ inutile che ti lamenti, o negoziante. Purtroppo al bancomat dispensano solo banconote da 20, 50 e 100 euro. Ho provato a chiedere spicci, ma non sono previsti. Certo, capisco che la legge delle probabilità e il fato possono essere alquanto insolenti, che certi giorni sembrano esserci solo clienti da ’pezzo da cinquanta’, e magari fuori piove e fa freddo e tutto gira storto. Ma dare il resto fa parte sempre del tuo lavoro. Piuttosto tieniti accanto una boccetta di rum, usufruiscine a intervalli regolari – responsabilmente – e alita addosso al cliente comunque un mezzo sorriso, quando si presenta con un pezzo da venti per una brioche e un caffè. Altrimenti vendi ai cinesi.

-Costi accessori subdoli e nascosti che rendono i voli low cost non più tanto low. Sarà capitato anche a voi di recente: bagaglio a stiva, assicurazione, premio carburante, imbarco con precedenza, costo della transazione per certe carte di credito. E in molti casi si tratta di costi caricati in automatico nel totale: li devi togliere tu, altrimenti li paghi. Onesto, come servizio. Non sanno più cosa inventarsi per bastonare il cliente, fino a poco prima estasiato dall’invito della bella biondina che vive a Tallin (non sa ancora che stava scherzando) e contento delle tariffe a tratta abbordabili trovate in rete. E la situazione sembra peggiorare di stagione in stagione: presto ci sarà un costo extra se porti gli stivali di pelle e non le espadrillas, per questioni di peso. Oppure si pagherà una soprattassa se più alti di 1,75. In questo ultimo caso però devo ammettere che mi piacerebbe quasi pagarla…

-Locali con musica dal vivo che presentano colonne davanti al palco. Mi è capitato di recente: posto piuttosto ampio, insonorizzato, ben fornito di tavolini e sedie, soffitto alto. Okay, il solito unico barista con una trentina di personaggi sparsi lungo il bancone, sventolanti banconote per attirare l’attenzione e ordinare prima degli altri, ma siamo in Italia: sarà sempre così in qualsiasi locale. O bevi alle 20:30 quando non c’è ancora nessuno, o alle 2:40 quando sono già tutti ubriachi. Oppure bevi acqua del rubinetto del bagno (consigliato) o boccette di rum o vodka debitamente riempite a casa prima di uscire (vivamente consigliato). Ebbene il locale annoverava ben tre colonne – sì, di poco spessore, ma pur sempre tre colonne - a coprire in parte la visuale del palco. Ovvio, dietro la loro linea d’ombra il vuoto assoluto: non un tavolo, non un avventore, se non io, sfigatissimo, con birra in mano e ogni spazio attorno occupato da umani. Anzi, italici. Capisco gli obblighi architettonici, ma allora forse era meglio fare del luogo un minimarket? Un centro massaggi? Anche perchè le colonne erano solo maledettamente davanti al palco, in nessun altro posto del locale. Piazzare magari il palco dalla parte opposta? O sostituire le colonne con altre nuove fatte plexiglass, magari deformante? Altrimenti propongo di far diventare quel locale la sede stabile dei concerti di chessò, Antonacci o Grignani, togliendoceli dai piedi una volta per tutte.

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