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: kai zen : gentiluomini di fortuna dal 2003

Month: settembre, 2009

Memento Mori 1

by kaizenj

010Mi accingo a iniziare, come annunciato, il mio lavoro da monatto. È un lavoro sporco ma qualcuno dovrà pur farlo.

“Il primo sintomo della morte è la nascita” (Stanisław Jerzy Lec), ma le cause sono ben altre:

Tubercolosi, Infezione meningococcica, AIDS (malattia da HIV), Epatite virale, Tumori maligni delle labbra, cavità orale e faringe, Tumori maligni dell’esofago, Tumori maligni dello stomaco, Tumori maligni del colon, Tumori maligni del retto e dell’ano, Tumori maligni del fegato e dei dotti biliari intraepatici, Tumori maligni del pancreas, Tumori maligni della laringe e della trachea/bronchi/polmoni, Tumori maligni della cute, Tumori maligni del seno, Tumori maligni della cervice uterina, Tumori maligni di altre parti dell’utero, Tumori maligni dell’ovaio, Tumori maligni della prostata, Tumori maligni del rene, Tumori maligni della vescica,Tumori maligni del tessuto linfatico/ematopoietico, Diabete mellito, Abuso di alcool (compresa psicosi alcolica), Dipendenza da droghe, tossicomania, Meningite, Malattie del sistema circolatorio, Malattie ischemiche del cuore, Malattie cerebrovascolari, Influenza, Polmonite, Malattie croniche delle basse vie respiratorie, Asma, Malattie dell’apparato digerente, Ulcera dello stomaco, duodeno e digiuno, Malattie epatiche croniche, Malattie della pelle e del tessuto sottocutaneo, Malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, Artrite reumatoide e osteoartrite, Malattie del sistema genitourinario, Malattie del rene e dell’uretere, Complicazioni della gravidanza, del parto e del puerperio, Alcune condizioni che hanno origine nel periodo perinatale, Malformazioni congenite e anormalità cromosomiche, Malformazioni congenite del sistema nervoso, Malformazioni congenite del sistema circolatorio, Sindrome della morte improvvisa nell’infanzia, Cause sconosciute e non specificate, Cause esterne di traumatismo e avvelenamento, Accidenti di trasporto, Cadute accidentali, Avvelenamento accidentale, Suicidio e autolesione intenzionale, Omicidio, aggressione.

La terza metà – Feuilleton

by kaizeng

la terza metàOn line il capitolo 46

Dodicesimo e penultimo capitolo della terza metà

Straordinario

by kai zen a

In un tempo pieno zeppo di personaggi e artisti ‘straordinari’, schiavo dell’evento ‘speciale’  e trainato alla cieca dal motto ‘diventa qualcuno anche tu (prima che sia troppo tardi)’, rivendico la bellezza di un’esistenza normale e lo status privilegiato di fruitore libero. No, non ho esagerato con l’aerosol in questi giorni per piegare una sinusite che mi impedisce di sentire odori e assaporare cibi. O meglio, ho esagerato sì per recuperare SUBITO due dei pochi elementi che mi tengono ancorato al suolo italico – l’olfatto e il gusto – ma non ho usato sostanze psicotrope. Dico, altre rispetto alle solite.

Parlo invece di una tendenza in continuo aumento: la sopravvalutazione artistica. Libri scarsi che diventano casi letterari, film mediocri osannati dal Vincenzo Mollica di turno (ma l’avete mai sentito non dico fare una mezza critica a un lavoro appena uscito, ci mancherebbe, ma formulare una semplice domanda vera?), dischi brutti usciti solo per sfruttare nome e popolarità dell’artista che ci mette la firma. Lo so, ho scoperto l’acqua calda. Ma secondo me la tendenza – oltre che per ovvi interessi commerciali – parte da una questione di fondo: ‘sta vita è una faticaccia, riempiamola di paroloni e dimentichiamocela con questa musica che DEVE piacerci, queste immagini che ci faranno sognare, questa evocazione che ci salverà. Eleviamoci. Per forza.

Ma perchè? è così bello non essere speciali, l’ha scritto e cantato anche un sarcastico Thom Yorke in ‘Creep’: lasciamo gli speciali ingozzarsi di ponch andato a male al party della nuova firma della moda, i critici parlarsi addosso e spendere termini e paragoni ridicoli per presentare questo o quel lavoro. Invece spariamo (nel senso di sparire) nella normalità. Godiamoci davvero la vita. Sarà mica vita quella di David Beckham? Non può scapperarsi in santa pace senza che the Sun sbatta in prima pagina il suo indice che forza la narice, in modo così poco glamour. Baglioni se non è splendido e biancovestito non può nemmeno scendere a prendere due sfilatini e un litro di latte. Scamarcio, poveraccio, dovrà posare tutto il giorno per foto al cellulare con ragazzine cicciottelle dalla manicure perfetta e un grammo di materia grigia. Il suo agente dice che deve farlo per forza. Da lì la sua famosa espressione a metà tra l’incazzato e il tonto, credo.

Detto fra di noi, cazzi loro. Ci sarà pure un rovescio della medaglia per i soldi facili e il successo… A oguno il suo. Io non posso permettermi ville al mare, ma mi sdraio al parco a petto nudo con due figlie che mi saltano addosso, ridendo, mi vesto con quello che capita, il mio cellulare non suona mai, posso prendere per il culo chiunque e quando mi va. Posso prendermi un film o un disco o un libro, gustarmeli, e dire alla fine se mi è piaciuto o meno. Impegnare qualche ora libera nella fruizione di un lavoro creativo. Così, in modo normale e libero. Non ho bisogno di essere speciale, di saltare sul treno del nuovo trend, di coltivare anch’io una vena artistica, di produrre opere in serie. Non necessariamente, intendo. Non vi vengo a raccontare la storia che aborro soldi e fama: ho superato anche quella fase. Ma bisogna avere buon senso e capire quando è il tempo di cambiare aria, pratica in sostanza inesistente in suolo italico. Con i Kai Zen stiamo facendo cose interessanti, ma non è detto che saremo in grado di farne ancora. Magari un giorno smetteremo di scrivere e apriremo una gelateria virtuale. Idea grandiosa. Pensateci: non vi colerebbe manco un goccio di appiccicoso gelato addosso.

E poi chi l’ha detto che un musicista che ha fatto un bel disco una volta sia capace di farne altri? Anzi, statisticamente è molto difficile. Io proporrei una legge che impone UN solo disco (o libro o film) a persona, poi spazio agli altri. Troppo estremo? Forse, d’altronde la quantità di download gratuiti di musica oggi avvicina alla realtà anche un altro concetto estremo e, secondo me, perfettamente funzionante: l’accesso alla musica registrata, al supporto musicale, è gratuito per tutti, la differenza la fa la musica suonata. Chi è bravo farà concerti e la gente lo andrà a vedere. Chi è una chiavica se ne sta a casa. E lascia posto agli altri! é fondamentale questo concetto: lasciare spazio e attenzione agli altri, in un mondo già così complesso. A me di un nuovo disco mediocre dei Negramaro non frega niente, quando ci sono i Calibro 35 che spaccano e meritano spazio.

Dovremmo vivere tutti in una Repubblica del Fruitore: gli artisti sono lavoratori al servizio del cittadino, chi è bravo si prende stima e applausi, chi non lo è può cambiare professione: forse farà meglio come giardiniere. Il difficile è, obiettivamente, valutare le opere per quello che sono e non per chi le ha composte. Ecco perchè suggerisco la legge del ‘non più di uno’, oppure uno stratagemma per il quale il nome dell’autore è sempre diverso e non identificabile. Sarebbe un esperimento carino, tra l’altro: ve li immaginate fior di esperti esaltarsi per uno sconosciuto brutto e zozzone e bocciare con veemenza qualche intoccabile? Sabotaggio del sistema molto interessante. Ma forse basterebbe anche solo dare meno potere alle parole spese, sopravvalutare meno. Come dicevo prima. Basta paroloni, basta cose ‘straordinarie’, basta monografie ridicole, speciali televisivi, interviste, approfondimenti. A me di chi ha fatto una determinata opera non interessa molto, e comunque è molto più importante l’opera stessa. Possibile che non siamo in grado di spezzare questo circolo vizioso? Ragazzi miei, se ogni recitazione o brano musicale è ‘bellissimo’ e ’indimenticabile’, alla fine perde valore il termine stesso e bisognerà inventarne di nuovi, ancora più esagerati. Fino a quando scoppierà il vocabolario.

Non che da noi lo usino in molti, devo ammettere.

Memento Mori

by kaizenj

010L’estate è il momento migliore per la gente di malaffare. Tramano, strisciano, evacuano, sbrodolano, grufolano, razzolano in santa pace mentre i gentiluomini di fortuna sono intenti a lanciarsi in mirabolanti avventure dal cuor leggero sotto il sigillo di un sole abbacinante.
La sbornia estiva, però, sta per andarsene, poco prima di sorseggiare il caffé autunnale contro il mal di testa da postumi, si discute, previo scambio di favori politico ecclesiastici dovuti all’aver infilato il cazzo laddove non è congeniale a un sant’uomo, di alimentazione forzata e di non volontà dei terminali.
Un paese per vecchi diventa tale solo quando si smette di morire. Non occorre scomodare l’esistenzialismo per capire che quando si cancella dalla vita la morte (lo si può fare in molti modi, il più efficace è forse quello di farla sparire dal linguaggio), la vita perde senso.
Aveva ragione da vendere il buon Kierkegaard (nomen omen in effetti… in danese potrebbe suonare come “cimitero”) quando scriveva: «nella vita l’unica cosa certa è la morte, cioè l’unica cosa di cui non si può sapere nulla con certezza.»
Ma questo valeva ai suoi tempi, oggi che siamo immersi fino al collo nel beato regno della certezza, andrebbe rivalutato il Memento Mori.
Anzi di più. Monatti, con campanelli e stracci lugubri a deformare il viso in teschio di iuta o in becco di avvoltoio, dovrebbero aggirarsi per le strade. Al trillo dei loro campanelli dovremmo ripartire con un conteggio. Ogni minuto passato: un minuto sottratto all’oblio, o regalato all’oblio (dipende dai punti di vista).

Ho bisogno di senso e quindi ho bisogno di dubbio.

Ribadisco il mio augurio alla gente di malaffare di cui sopra: atroci sofferenze e nessuno a staccare la spina per tutti loro.

La terza metà – Feuilleton

by kaizeng

la terza metàOn line il capitolo 45

L’undicesimo e terzultimo capitolo della terza metà

Hai mai rubato un’autoradio?

by kaizenj

La notte dei senza dimora

by kaizeng

homelessRiceviamo da Girolamo Grammatico e Percezione Sociopatica e volentieri ripubblichiamo:

Il 17 ottobre a Roma ci sarà un grande evento, gigantesco: LA NOTTE DEI SENZA DIMORA.

Siete e sarete tutti invitati a passare UNA NOTTE per strada, con noi, con i poveri, per poveri!
Per ora non vi dico molto, ma adesso ho bisogno del vostro aiuto e vi invito a dare una mano:

LUNEDì 14 settembre MATTINA PARTE IL TAM TAM OGNUNO DI VOI DIFFONDERA’ SUI PROPRI SPAZI IL SITO DELLA NOTTE CHIEDENDO AI PROPRI CONTATTI DI FARE ALTRETTANTO!

Spero vogliate inserire il link, tutti quanti, sul vostro status di facebook, sul vostro myspace, sul vostro blog, sul vostro mondo! [Confido in voi!] [e fatemi sapere!]

La terza metà – Feuilleton

by kaizeng

la terza metàOn line il capitolo 44

Il decimo capitolo della terza metà

Fossi per il lungo

by kai zen a

imagesSarà che di candeline da infilare sulla torta non ce ne stanno più, senza che così affollata e piena di lucine la stessa non sembri più un altare per devoti che un semplice dolce. Saranno forse i figli e l’essere genitore, quel temibile – ma salutare – ‘passaggio di consegne’ che in qualche modo accade davvero. Saranno la pancetta da impiegato e le sbronze sempre meno frequenti e più difficili da smaltire, la comodità di liquidare fatti e persone invece che provare a conoscerle, il potere della nostalgia che come ben sappiamo è canaglia, o chissà cos’altro. Ma con il passare del tempo anche gli individui più duri e puri – tra cui il sottoscritto, i più alternativi, i più gggiovani, i più relativisti di questo mondo si piegano al popolare detto:  ’Non ci sono più i xxxx di una volta’ (sostituire le x con ciò che si preferisce).

Lo sento dire ovunque, sempre più spesso, nelle varianti ‘I nostri sì che erano xxxx, mica questi di oggi’, ‘Ah, quando ero giovane io…’, fino all’indimenticabile: ‘Quando avevo la tua età, saltavo i fossi per il lungo’. Meraviglia. L’ho sentita così spesso, al Circolo Cairoli o al San Clemente di Sesto, quando vecchietti avvinazzati ci cedevano a malavoglia il tavolo da biliardo, borbottando cose simili. O quando i lavoratori della Falck a fine turno, seduti in bicicletta nella nebbia, vestiti di tute blu e con le scarpe vecchie avvolte da sacchetti di plastica, in pure stile Fantozzi, ci incrociavano per strada e ci prendevano in giro per i vestiti neri e i capelli conciati come i Mohicani. E la sento anche oggi, quando tra amici si sfoglia una rivista musicale e non ci si raccapezza più tra le band in circolazione. O quando l’operatore Wind  – precario e sfruttato - ci fa incazzare. O sfottendo i giovinastri che si trascinano per strada, con i loro jeans tirati fin sotto le chiappe e le mutande Calvin Klein in bella vista.

Eppure sembra ieri, di sentire i ‘grandi’ ripetere le stesse noiosissime cose, e noi ad accusarli di pensare in modo vecchio, di agire in modo vecchio. Di essere vecchi. Ma oggi siamo qui a sostenere la medesima teoria, dubbia e non dimostrabile: una volta le cose erano meglio. La musica era meglio, le donne erano meglio, il lavoro era meglio ecc… Ma siamo sicuri?

No. Anzi, se vogliamo parlare di statistica, tempi di Usain Bolt o di Michael Phelps alla mano, con il passare del tempo le cose generalmente migliorano. E la società cambia. Nel nostro tempo, Guantanamo e Abu Ghraib giustamente ci indignano. Qualcuno potrebbe addirittura dire: ‘Ah, ai miei tempi le torture erano molto meglio’. Ecco, appunto. Ai nostri tempi le porcate venivano a galla di rado, altrimenti chissà. Ma è soprattutto nel mondo delle arti e dell’intrattenimento che si rischiano le patacche più grosse: la musica di oggi fa schifo. I balli di oggi fanno schifo. I film di oggi fanno schifo. E così via. Certo, se è vero che per forza di cose – a umanità stabile, cioè senza upgrade di materia grigia - le arti e i piaceri sono stati più o meno tutti provati, sviluppati, mescolati, il concetto che ci frega è quello del ‘nostro tempo’.

Da giovani, in adolescenza, duranti i vent’anni - e qui in Italia avanti fino ai quaranta - tutto è bellissimo, è troppo figo, ci fa sognare, fare pazzie, cantare a petto nudo davanti allo specchio, pogare addosso alla sorellina inerme. Perchè è il nostro tempo, quasi non importa la qualità di ciò che ci piace, in verità. Io ho ancora a casa l’LP ‘Make it big’ degli Wham! e lo adoro! Vogliamo parlarne? Io, cresciuto a pane, dialettica e Napalm Death? Io, che ritengo Ciprì e Maresco registi di sistema e Sasha Baron Cohen un innocuo giullare? Eppure potrei cantarvi ‘Wake me up before you go-go’ anche adesso, e anche ‘Wild boys’, prima che quello scombinato di Enzo Braschi mi rovinasse il pezzo per sempre su Drive In. Quindi sì, può essere che il progressive rock dei Genesis (primo periodo), dei King Crimson o del Banco di Mutuo Soccorso fosse fantastico, genuino, eccitante, ma magari anche quello dei Mars Volta di oggi è altrettanto apprezzabile. E per ogni Shakira e Lily Allen di oggi, c’erano Spagna e Samantha Fox ieri. Sicuri che era meglio?

Venendo ai confini italici, al solito il fenomeno ha una rilevanza più marcata che altrove. Ovvio, a noi piacciono le cose ben condite, giusto? Guardatevi attorno. C’è qualche trentenne in posizioni di rilievo nella nostra società? Qualche band di diciottenni? Le ragazzine le fanno impazzire i quarantenni stempiati, dopo secoli di gavetta. C’è forse qualche Sergey Brin di Google? Il problema è che da noi si mangia troppo bene, si fa la bella vita e non si schiatta mai. In questo senso servirebbe meno olio di oliva e più margarina per tutti! Scherzi a parte, qui più che altrove chiunque da giovane saltava i fossi per il lungo, andava con ragazze bellissime, ascoltava la miglior musica del pianeta, lavorava sodo, si comportava bene ecc… ecc… Infatti. I risultati li vediamo oggi. Non solo si tratta di bugie, ma come se non bastasse nessuno vuol passare a miglior vita liberando un posto (ci sono volontari?) e - oltre al danno, la beffa – si passa il tempo a dire che non ci sono più i ragazzi di una volta, le feste di una volta, il vino di una volta, la mafia di una volta, la DC di una volta…

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